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	<title>postalo &#187; EPR</title>
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	<description>Article Marketing allo stato puro</description>
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		<title>Francia: parte il dibattito pubblico sul prossimo reattore Epr</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 16:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Francia, dopo il reattore Epr in costruzione a Flamanville (Normandia), ne ha progettato un secondo a Penly (sempre in Normandia). Una fase preliminare consiste in un dibattito pubblico, aperto a tutti, sul nuovo reattore. Il dibattito, che si è aperto ufficialmente il 24 marzo e durerà 4 mesi, si articolerà intorno a un documento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Francia, dopo il reattore Epr in costruzione a Flamanville (Normandia), ne ha progettato un secondo a Penly (sempre in Normandia). Una fase preliminare consiste in un dibattito pubblico, aperto a tutti, sul nuovo reattore.<br />
Il dibattito, che si è aperto ufficialmente il 24 marzo e durerà 4 mesi, si articolerà intorno a un documento di 150 pagine redatto dall’EDF, la società che gestirà la centrale.</p>
<p>Il dibattito sarà gestito da un’apposita commissione locale e consisterà in 12 riunioni pubbliche e un sito internet dedicato. L’iniziativa si inserisce nel cosiddetto processo partecipativo che coinvolge la popolazione: è la strategia suggerita dagli esperti della comunicazione, e usata in alcuni dei Paesi più avanzati, per arrivare a decisioni condivise fra autorità, esperti e residenti, evitare manifestazioni di protesta e finalmente arrivare alla scelta più indicata da tutti i punti di vista.</p>
<p>«Il dibattito verterà sull’opportunità, gli obiettivi e le caratteristiche principali del progetto», ha spiegato Philippe Deslandes, presidente della Commission nationale du débat public, nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo Rouen.</p>
<p>Se al termine del dibattito EDF confermerà il progetto, la costruzione potrà iniziare nel 2012 e terminare nel 2017, per un costo totale di 4 miliardi di euro. Sarà il terzo reattore della centrale, e il secondo di tutta la Francia (dopo Flamanville) di terza generazione avanzata. </p>
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		<title>Flamanville: il modello nucleare francese</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare “Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare</p>
<p>“Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui l’Edf, insieme all’italiana Enel, sta costruendo un nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata, la tecnologia Epr (http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=41806613r) che in futuro l’Enel vorrebbe utilizzare anche in Italia.</p>
<p>Prima delle centrali nucleari in questo territorio si era lavorato nelle miniere di ferro, ma sono state chiuse nel 1962. Intorno, c’è solo agricoltura. Ora si è messa in moto una storia diversa, senza che le caratteristiche del paesaggio siano state cambiate, al di là dell’area coperta dalle centrali nascoste dietro una collina e che non hanno bisogno delle alte torri di raffreddamento tipiche di altri impianti nucleari, grazie alla grande disponibilità di acqua di mare.</p>
<p>Quello di Flamanville è il migliore esempio di come le amministrazioni locali francesi abbiano saputo sfruttare la presenza delle centrali nucleari, senza per questo rinunciare a dibattiti e confronti. Esattamente come in Italia, l’opinione pubblica d’Oltralpe è divisa a metà sull’energia nucleare. E quando si verifica qualche guaio non mancano mai polemiche. Ma la decisione d’investire è stata presa, ci sono 58 reattori in funzione in 19 siti e l’effetto di questi investimenti è visibile sul territorio e valutabile per l’economia nazionale.</p>
<p>Proprio attorno a Flamanville, per esempio, il paesaggio è rimasto agricolo e la costa punteggiata di paesini pittoreschi. “La prima cosa che abbiamo realizzato è stata il porto turistico di Dielette. In questo pezzo di costa incontaminata e lunga una sessantina di chilometri non c’erano altri punti di sosta, oltre a Cherbourg. Oggi ne abbiamo potenziati cinque. È un investimento per il futuro” ha proclamato un anno fa Fauchon, quando si è trattato di votare sull’ampliamento della centrale nucleare. Fauchon è un socialista e, oltre che sindaco, è dipendente dell’Areva a Beaumont-Haugue, impianto di stoccaggio dove arriveranno anche le scorie delle centrali italiane in via di smantellamento.</p>
<p>Ma in Francia la decisione sulle centrali non è mai di una sola parte: coinvolge tutti e prevede, come passaggio obbligato, la consultazione delle amministrazioni locali. Così, quando è stato il momento di votare, nel comune di Flamanville il 95 per cento dei consiglieri comunali ha detto sì all’ampliamento della centrale; lo stesso è accaduto nel vicino comune di Siouville, retto da Roger Bonnemains, sindaco di destra vicino a Jean-Marie Le Pen.</p>
<p>A differenza degli italiani, i politici e gli uomini d’azienda francesi non parlano di “compensazioni”, ma di “ricadute sociali ed economiche” delle centrali. Ce ne sono di precedenti e di contemporanee ai lavori per la costruzione dell’impianto. Prima di fare arrivare i circa 3 mila tra operai e ingegneri che devono costruire in 5-8 anni una centrale, in Francia si preparano infatti le abitazioni, le scuole, i pronto soccorso, gli impianti sportivi, le infrastrutture viarie. I cittadini lo sanno, e l’entità di questi lavori preparatori pesa non poco sul loro giudizio finale, senza il quale peraltro non si procede. E così si mette in moto un volano di modernizzazione e di lavoro, che a sua volta favorisce iniziative anche in altri settori, come la piccola e grande distribuzione e la ristorazione. In alcuni casi le acque di raffreddamento vengono poi usate per gli allevamenti. Capita frequentemente con il pesce. Ma vicino alla centrale di Pierrelatte, nel sud-est della Francia, è stata addirittura creata una fattoria di coccodrilli, dove l’habitat, che è ideale per i rettili, favorisce la produzione intensiva di un animale altrove difficilmente allevabile.<br />
<a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2009/12/flamanville-il-modello-nucleare.html">Energia a modo mio</a></p>
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		<title>Perchè mi batto per il nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Professore Marco Napolitano è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia? Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un&#8217;ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti. Com&#8217;è la situazione energetica italiana? L&#8217;Italia importa quasi tutta l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Professore Marco Napolitano è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia?<br />
Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un&#8217;ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti.</p>
<p>Com&#8217;è la situazione energetica italiana?<br />
L&#8217;Italia importa quasi tutta l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, ndr): importiamo da Francia, Slovenia e Svizzera dove sono presenti in totale circa 60 centrali nucleari, alcune molto vicine ai confini italiani. Il mix di produzione in Italia è sbilanciato verso le fonti più costose, gas naturale e petrolio, che sono anche in via di esaurimento. Il costo di generazione da carbone e nucleare è minore del 20 per cento rispetto a quello dei cicli combinati a gas.</p>
<p>Perché in Italia c&#8217;è questa forte opposizione al nucleare?<br />
C&#8217;è un problema di accettazione del nucleare. Il nucleare colpisce negativamente l&#8217;immaginazione popolare. Si pensa subito alla bomba atomica o, peggio, al disastro di Chernobyl che è l&#8217;incidente più grave mai accaduto. Se si pensa però che nel mondo sono in funzione, da diversi decenni, poco meno di 500 centrali, è possibile affermare che la probabilità di incidenti ad impianti nucleari è molto bassa.</p>
<p>Qual è allora il problema?<br />
Anche di conoscenza, mancano le necessarie informazioni su tale sistema di produzione energetica. C&#8217;è poi un problema politico. Spesso la politica preferisce non occuparsi di questa materia, considerandola una patata bollente da lasciare ad altri.</p>
<p>Come affrontare la questione legata alle scorie nucleari?<br />
Ogni fonte energetica ha costi e svantaggi. La natura non dà nulla gratis. Sulla questione delle scorie radioattive, ovvero dello scarto di combustibile nucleare esausto (o spento) derivante dalla fissione nucleare, la soluzione scelta per l&#8217;Italia è quella del deposito geologico, ovvero dello stoccaggio in bunker sotterranei profondi e schermati in modo da evitare la fuoriuscita di radioattività nell&#8217;ambiente esterno.</p>
<p>Di quanti reattori ha bisogno l&#8217;Italia?<br />
Basterebbero 4/5 impianti di terza generazione EPR (European Pressurized Reactor) – ad altissima sicurezza, progettati per rendere improbabili guasti tecnici o errori umani – per coprire almeno una parte del fabbisogno energetico nazionale. Si potrebbe partire con un 10 per cento di nucleare sul totale della produzione energetica italiana per poi allinearci alla media mondiale che si aggira intorno al 15 per cento.</p>
<p>Quanto ci vorrà per vedere in funzione la prima centrale italiana?<br />
Un processo lungo dovuto all&#8217;accettazione dell&#8217;impianto da parte dell&#8217;opinione pubblica. Trovato il sito, accettato dalla popolazione, ci vogliono i vari permessi e la licenza integrata di costruzione ed esercizio (Col). Dopodichè devono partire i lavori delle infrastrutture connesse all&#8217;impianto come la rete elettrica che deve supportare la centrale.</p>
<p>Ha mai trovato nei suoi studenti degli oppositori accaniti?<br />
No, devo dire di aver trovato sempre studenti molto interessati a saperne di più, ma senza preconcetti.</p>
<p>http://energiamodomio.blogspot.com/2009/12/perche-mi-batto-per-il-nucleare.html</p>
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		<title>Sviluppo Nucleare Italia Srl</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:35:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Enel e la corrispettiva francese EDF, il 3 agosto scorso, hanno costituito una joint venture, con il 50% delle quote a testa, denominata &#8220;Sviluppo Nucleare Italia Srl&#8221; con sede a Roma. Questa nuova società ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enel e la corrispettiva francese EDF, il 3 agosto scorso,  hanno costituito una joint venture, con il 50% delle quote  a testa, denominata &#8220;Sviluppo Nucleare Italia Srl&#8221; con sede a Roma.</p>
<p>Questa nuova società ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata EPR, come previsto dal Memorandum of Understanding firmato da Enel ed EDF il 24 febbraio scorso durante il summit Francia-Italia di Roma.</p>
<p>L&#8217;Amministratore Delegato di Sviluppo Nucleare Italia è Francesco De Falco al quale, e proprio a lui sono state fatte delle domande. Riporto un estratto dell&#8217;intervista, pubblicata integralmente su Ligurianotizie</p>
<p>Il nucleare è un tema destinato a dividere l’opinione pubblica e suscitare molte perplessità per la sicurezza dei cittadini.</p>
<p>R. Il nucleare è una fonte ormai assolutamente sicura, grazie alle tecnologie avanzate su cui possiamo contare oggi e grazie ai controlli costanti delle autorità indipendenti a livello europeo ed internazionale che sorvegliano con la massima attenzione e sistematicità gli impianti, il loro funzionamento, la produzione e tutto l&#8217;indotto, dalla costruzione della centrale fino alla messa in funzione.<br />
I dati oggettivi ci dicono che dal 1987, all&#8217;indomani di Chernobyl, fino ad oggi tutti i reattori nucleari in esercizio nel mondo hanno lavorato per 80 milioni di ore senza che si verificasse alcun incidente. Inoltre, a titolo di esempio, non tutti sanno che il livello radioattivo intorno alle centrali nucleari è inferiore a quello generato da un solo viaggio aereo.</p>
<p>D. Si tratta allora soltanto di un problema di informazione e di comunicazione?</p>
<p>R. E&#8217; proprio così: dobbiamo fare un grande sforzo di comunicazione e di informazione veritiera e trasparente per recuperare un ritardo di 25 anni e superare una serie di preconcetti e di luoghi comuni che non hanno fondamenti scientifici. Si tratta di un impegno che va gestito con responsabilità e buonsenso a tutti i livelli.</p>
<p>D. Quali benefici potranno avere i cittadini dall’introduzione del nucleare?</p>
<p>R. Sono soprattutto vantaggi di tipo economico ed ambientale. Anche qui sono i numeri a far capire la portata e la bontà della produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Per esempio, in Francia quasi l’80% dell&#8217;energia elettrica è prodotta da fonte nucleare e questo porta i nostri cugini d’oltralpe ad avere un costo delle bollette inferiore del 30% rispetto agli standard italiani. Allo stesso modo, avviene in Germania e in Spagna. L’Italia invece importa oggi energia nucleare per il 13% del proprio fabbisogno energetico, soprattutto da Francia, Svizzera, Slovenia, e si ritrova quindi con ben 27 impianti nucleari in un raggio di 200 km intorno ai propri confini, pur non potendo beneficiare dei relativi vantaggi economici. A livello ambientale, poi, basta dire che il nucleare non produce C02, né alcun altro tipo di emissione, per capire qual è l’effetto positivo: è stato calcolato che, con una produzione elettrica proveniente per il 25% da fonte nucleare, si eviterebbe l’immissione nell’atmosfera di qualcosa come 35 milioni di tonnellate di C02 ogni anno. Della sicurezza, infine, abbiamo già detto: aggiungo che le centrali di terza generazione, così come quelle future di quarta, hanno tecnologie tali da garantire la massima sicurezza perfino in caso di eventi sismici o di attentati terroristici mediante impatto con aerei di linea.</p>
<p>D. Il nucleare però ha il problema di generare scorie radioattive: come si pensa di risolvere la questione?</p>
<p>La tecnologia Epr, che verrà adottata da Enel ed EDF per le centrali da costruire in Italia, consente di ridurre al minimo la produzione di scorie. Anche in questo caso sono le cifre a confortarci: in un impianto Epr da 1650 MW le scorie cosiddette di alta radioattività, che hanno cioè tempi più lunghi per lo smaltimento, sono pari a nove metri cubi all&#8217;anno, ovvero ne viene riempito l’equivalente di un container in 7 anni, mentre le scorie relative a radioattività media e breve sono di 90 metri cubi, il che significa poco più di un container l’anno. Si tratta di quantità molto limitate e soprattutto gestibili con sistemi di stoccaggio assolutamente garantiti dal punto di vista della sicurezza e del controllo istituzionale e degli organismi indipendenti preposti al compito, a partire da Euratom.</p>
<p>D. Il nucleare può essere quindi visto come la soluzione a tutti i problemi energetici dell’Italia?</p>
<p>R. In ambito scientifico ed accademico si sente spesso dire che il nucleare non è la soluzione ma senza nucleare non c&#8217;è soluzione. Anch’io sostengo che il nucleare non è una panacea, ma certamente è una parte fondamentale ed insostituibile della soluzione alla questione energetica ed ambientale, così come lo sono le energie rinnovabili. Il mondo ha bisogno di energia abbondante, a basso costo e senza effetti negativi sull&#8217;ambiente e sul clima: ecco perché occorre puntare su un mix energetico che metta insieme diverse fonti: dai combustibili fossili, sempre in misura minore, al nucleare fino alle energie rinnovabili, che hanno grandi margini di crescita, ma che da sole non possono bastare. La nostra è una grande sfida che, per quanto riguarda l&#8217;Italia, intende affrancare il Paese dalla dipendenza da fonti energetiche importate da zone del mondo politicamente poco stabili, così da abbattere i costi e contribuire in modo determinante a contrastare il cambiamento climatico.</p>
<p>D. Quali sono i tempi previsti per l’avvio della produzione da nucleare in Italia e quali saranno i siti prescelti per le centrali?</p>
<p>R. Ci auguriamo di poter mettere in esercizio il primo impianto nucleare nel 2020, per poi arrivare nel giro di 4 o 5 anni a soddisfare il 12,5% del fabbisogno energetico italiano attraverso l&#8217;energia nucleare, pari al 50% dell’obiettivo stabilito per il sistema Italia. Per quanto concerne le centrali, diciamo subito che è troppo presto per parlare di siti.<br />
La decisione su dove localizzare le centrali spetterà alle aziende, ma prima il Governo dovrà definire i criteri in base ai quali saranno selezionati i siti: geologicamente adeguati, adatti per ospitare impianti di una vita utile di almeno 60 anni, in zone a bassa sismicità e vicine a grandi bacini di acqua, necessaria per il sistema di raffreddamento. Al momento dico che i cittadini possono stare tranquilli: gli impianti, come già detto, saranno realizzati con sistemi di massima sicurezza. I territori che accoglieranno le centrali avranno inoltre importanti ricadute socio-economiche; in Francia, giusto per fare un esempio, le municipalità fanno a gara per attrarre questo tipo di investimento che porta posti di lavoro, benessere, benefici economici e ambientali.</p>
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