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	<title>postalo &#187; enel</title>
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		<title>Enel e il nucleare in Slovacchia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 12:28:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Prove generali per il nucleare italiano in Slovacchia. L&#8217;Enel, che con Edf ha in programma di avviare la realizzazione di quattro centrali nel nostro Paese, a Mochovce (con la controllata locale Slovenske Elektrarne) va avanti con i lavori per il completamento dell&#8217;impianto e, quindi, con la ricostruzione delle competenze necessarie per il ritorno dell&#8217;atomo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prove generali per il nucleare italiano in Slovacchia. L&#8217;Enel, che con Edf ha in programma di avviare la realizzazione di quattro centrali nel nostro Paese, a Mochovce (con la controllata locale Slovenske Elektrarne) va avanti con i lavori per il completamento dell&#8217;impianto e, quindi, con la ricostruzione delle competenze necessarie per il ritorno dell&#8217;atomo in Italia dopo il referendum post-Chernobyl del 1987. Un passaggio fondamentale dei lavori è stata l&#8217;installazione del vessel, vale a dire l&#8217;involucro all&#8217;interno del quale avviene la fissione nucleare, in sostanza il &#8216;cuore&#8217; della centrale. L&#8217;enorme struttura in acciaio, realizzata dalla ceca Skoda Js, è stata posizionata nell&#8217;unità 3 e mostrata ieri a membri del governo slovacco, del Parlamento, dell&#8217;Autorità di controllo e alla stampa. Il terzo reattore sarà pronto nel dicembre 2012, mentre otto mesi dopo, e con un investimento complessivo che arriverà a 2,8 miliardi di euro, saranno ultimati i lavori nell&#8217;unità 4. Con la 1 e la 2, già in funzione dalla fine degli anni &#8217;90, Mochovce sarà in grado di soddisfare il 45% dei bisogni energetici della Slovacchia. Ma, quel che è forse ancora più importante per l&#8217;Enel, è la possibilità di rientrare concretamente nel nucleare con la costruzione di una centrale partendo sostanzialmente da zero, cioè quello che occorrerà fare in Italia, dove le vecchie centrali sono state ormai dismesse. Nei lavori sono stati impiegati circa 500 italiani (e circa una trentina di aziende del made in Italy), chiamati a &#8216;farsi le ossa&#8217; per affrontare la difficile sfida di casa nostra. «Le cose &#8211; ha spiegato il country manager dell&#8217;Enel per la Slovacchia, Paolo Ruzzini &#8211; sono complementari per competenze e tempistica».</p>
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		<title>Il nucleare promette prezzi più bassi e tagli alle emissioni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prezzi dell&#8217;elettricità europei, e quindi più bassi del 25-30%. Con un contemporaneo taglio di almeno il 20% alle emissioni medie di anidride carbonica le nostre centrali elettriche, che ci aiuterà non poco a rispettare i vincoli internazionali del patto di Kyoto. Il tutto con una bella iniezione di posti di lavoro: almeno 10mila. Ecco il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prezzi dell&#8217;elettricità europei, e quindi più bassi del 25-30%. Con un contemporaneo taglio di almeno il 20% alle emissioni medie di anidride carbonica le nostre centrali elettriche, che ci aiuterà non poco a rispettare i vincoli internazionali del patto di Kyoto. Il tutto con una bella iniezione di posti di lavoro: almeno 10mila. Ecco il ritorno italiano all&#8217;energia nucleare, nuovo Eldorado non solo per le nostre martoriate bollette elettriche ma anche per l&#8217;intera economia italiana.</p>
<p>Parola di Enel e Edf, alleate per dare corpo a sostanza al piano del governo Berlusconi per il nostro ritorno all&#8217;atomo elettrico. Via dunque alla mobilitazione di fior di economisti e scienziati per certificare la bontà dell&#8217;operazione sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale, sociale.</p>
<p>Grandi promesse quelle formulate nella ricerca &#8220;Il nucleare per l&#8217;economia, l&#8217;ambiente e lo sviluppo&#8221; commissionata al The European House-Ambrosetti e presentata oggi nella giornata conclusiva del forum di Villa d&#8217;Este. Che però contiene anche un monito: la tecnologia nucleare è materia complicata e impegnativa. Ha bisogno di un quadro di regole complesse. Che nostro governo ha ben imbastito. Ma che scontano qualche pericoloso ritardo in atti applicativi nevralgici (la stessa Agenzia per la sicurezza nucleare è ancora lontana dalla sua operatività) per dare certezze agli investitori e la necessaria dose di fiducia ai cittadini sulla corretta confezione del piano di battaglia.</p>
<p>Ottima sfida, garantiscono comunque gli esperti che hanno messo faccia e reputazione nella ricerca. Il ritorno a nucleare &#8211; argomentano &#8211; può regalare all&#8217;Italia corposi benefici su almeno quattro versanti. Il primo: così di generazione elettrica più bassi e stabili nel tempo. Il secondo: un ambiente più pulito grazie al significativo taglio della Co2 in un settore che ora contribuisce in maniera massiccia alle emissioni inquinanti. E anche questo garantisce vantaggi economici importanti visto che le quote aggiuntive di anidride carbonica vanno compensate con l&#8217;acquisto a caro prezzo i diritti di emissione.</p>
<p>Terzo punto: le ricadute economiche e occupazionali degli investimenti per costruire impianti. Quarto punto: la sicurezza del sistema energetico nazionale che sarà garantita dall&#8217;affidabilità ormai assoluta – giurano gli estensori della ricerca – delle centrali nucleari, e da una diversificazione delle fonti di approvvigionamento davvero indispensabile per il paese che più al mondo importa energia e che dipende dall&#8217;estero per l&#8217;86% del fabbisogno primario affidandosi per tre quarti (un record anche qui) ai combustibili fossili.</p>
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		<title>La prova definitiva sull&#8217;economicità del nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 09:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi farà il nucleare in Italia? C’è la società Sviluppo Nucleare Italia, costituita da Enel e dalla francese Edf. E per ora nessun altro. Si parla di una seconda cordata appoggiata alla Westinghouse, che detiene la tecnologia del reattore AP1000, alternativo all’EPR su cui punta Enel. Ma per ora se ne sta solo parlando. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi farà il nucleare in Italia? C’è la società <strong>Sviluppo Nucleare Italia</strong>, costituita da Enel e dalla francese Edf. E per ora nessun altro.<br />
Si parla di una seconda cordata appoggiata alla Westinghouse, che detiene la tecnologia del reattore AP1000, alternativo all’EPR su cui punta Enel. Ma per ora se ne sta solo parlando.<br />
Il bello è quando si cerca di <strong>capire dove sarebbe l’interesse di questa seconda cordata</strong>.</p>
<p><a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S4MYk_0HNQI/AAAAAAAAAGg/tC-LGrnhbiY/s1600-h/nuclear_Italiajpg.jpg"></a>Enel e Edf dichiarano di puntare a 4 reattori da 1.600 MW. Che sono la metà di quanto programmato dal Governo, ma costituiscono pur sempre un obiettivo ambizioso nella situazione attuale, viste le difficoltà che già si prospettano con chiarezza per la realizzazione anche solo di una centrale.<br />
Inoltre Enel e Edf dichiarano di essere in grado di reperire autonomamente i necessari finanziamenti, e anche questo può creare qualche problema all&#8217;eventuale seconda cordata, perché si tratta di cifre di tutto rispetto (4-5 miliardi a centrale), che certamente non prosciugano i canali finanziari, ma di sicuro li drenano niente male.</p>
<p>Tuttavia, secondo autorevoli osservatori finanziari, <strong>sono parecchie le aziende interessate alla famosa seconda cordata</strong>. A cominciare da  A2A, che è la seconda società elettrica italiana dopo Enel e la prima nel settore dei rifiuti. Il motivo? «<strong>Perché il nucleare affidato alla sola Enel significherebbe azzerare il mercato libero</strong>» secondo quanto dichiarato dal presidente del consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, e riportato oggi nell’inserto “Affari&amp;Finanza” de La Repubblica. Nel quale si precisa: «In altre parole, le utility temono che l’eventuale energia prodotta dalle centrali nucleari consenta ad Enel di offrire energia a prezzi più bassi, mandando fuori mercato tutti gli altri produttori che non hanno l’atomo nel mix delle loro fonti di energia».</p>
<p><strong>Viene da ridere a leggere queste cose</strong>. Questi sono industriali seri, cui magari non frega niente dell’ambiente in cui dovranno vivere i loro figli e nipoti, ma che ai libri contabili, ai bilanci da presentare ai propri azionisti sono sicuramente molto interessati. Eppure dobbiamo proprio pensare che di economia e di finanza non capiscano davvero niente. <strong>Altrimenti come potrebbero pensare che, con il nucleare, Enel possa offrire energia a prezzi più bassi?</strong> Non sanno farsi due conti in tasca? Non sanno che il nucleare è antieconomico? Non capiscono che è «Un’impresa senza futuro», come riferiva ieri il quotidiano ecologista Terra?</p>
<p>Beh! L’alternativa è che gli industriali quanto meno i conti se li sappiano fare. E che quindi, per lo meno dal punto di vista dei costi, le sciocchezze che continuano a ripetere gli antinucleari – ecologisti ideologizzati o politicanti interessati che siano – sono appunto sciocchezze.</p>
<p>Tra le due alternative scegliete voi.</p>
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		<title>I bond Enel. Un investimento chiaro</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 15:17:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Enel propone a tutti i risparmiatori l’opportunità di sottoscrivere una nuova offerta di obbligazioni, per un valore complessivo di 2 miliardi di euro (L’offerta potrà essere aumentata fino a 3 miliardi di euro. Di cui, 1,5 miliardi di euro destinati al pubblico in Italia e 500 milioni di euro destinati al pubblico in Belgio, Francia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enel propone a tutti i risparmiatori l’opportunità di sottoscrivere una nuova offerta di obbligazioni, per un valore complessivo di 2 miliardi di euro (L’offerta potrà essere aumentata fino a 3 miliardi di euro. Di cui, 1,5 miliardi di euro destinati al pubblico in Italia e 500 milioni di euro destinati al pubblico in Belgio, Francia, Germania e Lussemburgo).</p>
<p>Dal 15 al 26 febbraio (l&#8217;offerta pubblica potrà essere chiusa anticipatamente, prorogata, ritirata e annullata nelle ipotesi descritte nel Prospetto. In questo caso verrà data comunicazione con apposito avviso pubblicato su quotidiano a diffusione nazionale. Le adesioni fuori sede saranno raccolte fino al 19 febbraio.), è possibile scegliere due diversi tipi di obbligazioni &#8211; a tasso fisso o a tasso variabile &#8211; con un investimento minimo di 2.000 euro (2 obbligazioni del valore nominale di 1.000 euro ciascuna).<br />
E’ possibile scoprire tutti i vantaggi delle obbligazioni Enel presso gli sportelli dei collocatori, oppure online sul sito www.enel.com</p>
<p>Le obbligazioni costituiscono un investimento chiaro in un’azienda solida, che opera in un mercato in crescita. I rendimenti delle obbligazioni sia a tasso fisso che a tasso variabile sono facili da calcolare. Inoltre, non sono previste commissioni né spese di sottoscrizione.<br />
Le obbligazioni saranno ammesse alla negoziazione sul Mercato Telematico delle Obbligazioni (MOT), dove sarà possibile consultare quotidianamente la quotazione. In qualsiasi momento sarà possibile negoziare sul MOT anche una singola obbligazione.</p>
<p>In Italia, per ulteriori informazioni sull’operazione sono disponibili numero verde 800.13.23.13 e info@bondenel.it.<br />
<a href="http://www.youtube.com/user/enelvideo#p/c/8C11C76D8F23D882/1/781VV4r-nm8"><br />
Enel Video</a></p>
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		<title>E-mobility</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 17:28:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se ne parla sempre di più, eppure&#8230; ogni volta che all’idea di automobile si associa l’aggettivo ‘elettrica’, gli scettici spuntano come funghi. Non è una notizia: le auto più potenti al mondo hanno sempre montato motori a benzina, ‘bevendone’ in quantità proporzionale alla potenza che il motore sfogava sull’asfalto. Ne è nata una vera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne parla sempre di più, eppure&#8230; ogni volta che all’idea di automobile si associa l’aggettivo ‘elettrica’, gli scettici spuntano come funghi. Non è una notizia: le auto più potenti al mondo hanno sempre montato motori a benzina, ‘bevendone’ in quantità proporzionale alla potenza che il motore sfogava sull’asfalto. Ne è nata una vera e propria antologia: auto ‘cattivissime’ che consumano litri e litri di combustibile, ma regalano soddisfazioni enormi in termini di prestazioni. Oggi le cose stanno cambiando. I consumi senza freno sono sempre meno tollerati e sempre più automobilisti scelgono il diesel, meno costoso ma assai efficiente (non è un caso che persino la Porsche ora produca un Suv diesel: una cosa inconcepibile per la casa sveva, almeno fino a qualche tempo fa&#8230;), le cilindrate più basse offrono prestazioni ragguardevoli e consumano meno. Le leggi in vigore sono sempre più severe in materia di inquinamento e anche l’automobilista medio inizia a considerare sempre di più l’impatto della propria vettura sull’ambiente. E così si finisce per tener sempre più conto dei modelli che emettono la minor quantità di CO2 possibile nell’atmosfera: motori diesel sempre più puliti, con l’antiparticolato, lo start/stop, la verde sempre più verde, i bifuel, le ibride, il gpl…<br />
Ma c’è qualcosa di ancora più ecologico in circolazione. Si tratta delle auto elettriche.<br />
Le case produttrici hanno ormai metabolizzato questa idea e l’hanno messa quasi tutti in fase di realizzazione. Realizzazione, sì; perché la fase di studio è già alle spalle. Prova ne sia che i primi modelli che già circolano sono ben lontani dal tipo di vettura elettrica che immaginiamo: non si tratta di macinini dalle forme assurde e le prestazioni deprimenti. Anzi; le forme sono accattivanti, innovative, talvolta sono le stesse delle ‘sorelle’ a benzina, diesel, gpl ecc.; con la sola differenza che le elettriche non emettono alcun suono.<br />
Non emettono niente di niente, in effetti. Emissioni zero. Completamente pulite. Il trionfo dell’ecologia.<br />
Per sporcare l’ambiente sarebbe necessario fare una bella frenata e lasciare un po’ di gomma sull’asfalto.<br />
Altro non c’è. E le prestazioni? Sbalorditive. Verrebbe da pensare che, tenendo conto di quanto sia esigente l’automobilista medio in termini di risposta del motore, i progettisti si siano prefissati l’obiettivo di creare auto ecologiche che fossero anche altamente performanti. E ci stanno riuscendo. Per fare un esempio si potrebbe citare la Smart ForTwo Electric Drive, nata dalla collaborazione di Daimler ed Enel, e che è esattamente identica ad una Smart a carburante ed ha prestazioni accostabili alla sorella diesel: 30 kW e 41 cavalli l’elettrica contro 33 kW e 44 cavalli della diesel. La differenza, oltre alla velocità (pur scattando da 0 a 60 km/h in 6,5 secondi, la Electric Drive non supera i 100 km/h, che però in città sono più che sufficienti) la fanno le emissioni: una delle due non emette nulla.<br />
E dire che stiamo parlando già della seconda generazione di questa vettura, dato che la prima è in circolazione dal 2007 (a Londra), mentre il modello 2010 è stato ulteriormente migliorato a livello tecnologico. La batteria agli ioni di litio è sviluppata dalla Tesla Motors e ora garantisce un’autonomia di carica maggiore, esclude la necessità di scaricare tutta la batteria prima di poterla ricaricare e non richiede il raggiungimento di una certa temperatura (280°C) per poter funzionare. Miracoli della tecnologia. Per quanto riguarda la ricarica, sarà l’Enel (promotrice del progetto assieme alla Daimler) a costruire le infrastrutture necessarie a ricaricare questo gioiellino: 400 punti di ricarica per alimentare le prime 100 Smart ecologiche che verranno distribuite a Roma, Pisa e Milano, ad aziende e privati. Anche la tecnologia dei punti di ricarica è ragguardevole: è infatti la stessa utilizzata da Enel per le sue ‘reti intelligenti’, che consentono di monitorare oltre 32 milioni di contatori in tutta Italia. Quando la vettura sarà in carica (i tempi sono di 8 ore per un ciclo intero, ma lo si può parzializzare per le brevi percorrenze: in due ore si ottiene energia sufficiente a fare 50 chilometri) si potrà persino monitorare lo stato di carica con un iPhone. Si tenga presente che l’auto la si può ricaricare anche tramite una normale presa di corrente equipaggiata con lo smartbox fornito da Enel; tuttavia, l’intelligenza del servizio predisposto da Enel sta nel fatto che gli automobilisti potranno conoscere l’ubicazione delle stazioni di carica più vicine e quali sono disponibili subito per l’uso. Inoltre, le Smart Electric Drive si serviranno di energia certificata RECS (Renewable Energy Certificate System) un sistema internazionale che coinvolge 25 Paesi europei e che finanzia lo sviluppo delle rinnovabili (acqua, sole, vento e calore della terra).<br />
La massima autonomia di percorrenza è di 135 km ed è importante considerare che si spendono solo 10 euro di ricarica per coprire una distanza di 280 km, contro i canonici 120 delle auto a benzina: 25 euro al mese garantiscono la ricarica illimitata presso le infrastrutture Enel, per 48 mesi; cui si aggiungono 400 euro (Iva esclusa) per il noleggio della vettura che include anche manutenzione ordinaria e garanzia, senza contare l’assistenza dei tecnici Daimler ed Enel per ogni esigenza. Naturalmente la Electric Drive, bianca e verde, ha libero accesso a tutte le zone protette dall’inquinamento, è esente dal blocco delle auto e non paga pedaggio sulle strisce blu. Niente male, no?</p>
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		<title>Il nucleare italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 14:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, il nucleare già c&#8217;è. Così l&#8217;impegno del governo per avviare 4 impiantientro il 2020 può trasformarsi in un appuntamento di business per l&#8217;intero sistema Italia. Strano a dirsi, infatti, ma in un Paese che ha abbandonato l&#8217;atomo nel 1987 ci sono oltre 150 imprese, che costruiscono parti ad altissimo contenuto tecnologico per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, il nucleare già c&#8217;è. Così l&#8217;impegno del governo per avviare 4 impiantientro il 2020 può trasformarsi in un appuntamento di business per l&#8217;intero sistema Italia. Strano a dirsi, infatti, ma in un Paese che ha abbandonato l&#8217;atomo nel 1987 ci sono oltre 150 imprese, che costruiscono parti ad altissimo contenuto tecnologico per i reattori nucleari di terza generazione avanzata. Non solo. Sono oltre 3.500, a oggi, i dipendenti delle stesse imprese con curriculum professionali specializzati in materia nucleare.</p>
<p>L&#8217;avvio del programma italiano aumenterà la richiesta di manodopera nel comparto. L&#8217;identikit dell&#8217;eccellenza italiana è costruito su un nucleo di aziende concentrato in larga parte nel Nord Italia. È la Lombardia a fare la parte del leone.</p>
<p>Un esempio dell&#8217;avanguardia raggiunta dall&#8217;industria tricolore è dato dal caso della Tectubi Raccordi. Installata a Podenzano, paesino in provincia di Piacenza, e nata nel 1954, opera in tre cantieri nucleari: Francia, Finlandia e Cina. Nel 2009 ha ottenuto il premio per l&#8217;innovazione assegnato da Ernst&amp;Young, che l&#8217;ha valutata azienda dell&#8217;anno. Insomma un complesso industriale-nucleare scelto a livello internazionale dai grandi committenti. E che si ritroverà Roma martedì prossimo a Viale dell&#8217;Astronomia.</p>
<p>L&#8217;occasione è infatti la giornata organizzata da Confindustria ed Enel per presentare alle imprese italiane, potenzialmente interessate alla filiera del nucleare, le informazioni utili per intraprendere il percorso di qualificazione per operare nel settore. E approfittare del progetto di Enel per riportare il nucleare in Italia che revede investimenti tra i 16 e i 18 miliardi di euro con ricadute nel contesto economico e occupazionale italiano.</p>
<p>Le aziende che hanno aderito sono tante. Finora oltre 400. Un segnale dell&#8217;interesse e della motivazione degli imprenditori italiani. Le cifre in gioco giustificano l&#8217;entusiasmo. Il 70% dei lavori di costruzione di una centrale nucleare può essere realizzato da imprese italiane: ingegneria, meccanica, elettronica ed elettrotecnica, montaggi, opere civili. Le quattro centrali in programma costano 4,5 miliardi l&#8217;una con un investimento di 18 miliardi. Ebbene 12 di questi possono restare alle imprese italiane. Di questi tempi la torta è allettante.</p>
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		<title>Flamanville: il modello nucleare francese</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare</p>
<p>“Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui l’Edf, insieme all’italiana Enel, sta costruendo un nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata, la tecnologia Epr (http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=41806613r) che in futuro l’Enel vorrebbe utilizzare anche in Italia.</p>
<p>Prima delle centrali nucleari in questo territorio si era lavorato nelle miniere di ferro, ma sono state chiuse nel 1962. Intorno, c’è solo agricoltura. Ora si è messa in moto una storia diversa, senza che le caratteristiche del paesaggio siano state cambiate, al di là dell’area coperta dalle centrali nascoste dietro una collina e che non hanno bisogno delle alte torri di raffreddamento tipiche di altri impianti nucleari, grazie alla grande disponibilità di acqua di mare.</p>
<p>Quello di Flamanville è il migliore esempio di come le amministrazioni locali francesi abbiano saputo sfruttare la presenza delle centrali nucleari, senza per questo rinunciare a dibattiti e confronti. Esattamente come in Italia, l’opinione pubblica d’Oltralpe è divisa a metà sull’energia nucleare. E quando si verifica qualche guaio non mancano mai polemiche. Ma la decisione d’investire è stata presa, ci sono 58 reattori in funzione in 19 siti e l’effetto di questi investimenti è visibile sul territorio e valutabile per l’economia nazionale.</p>
<p>Proprio attorno a Flamanville, per esempio, il paesaggio è rimasto agricolo e la costa punteggiata di paesini pittoreschi. “La prima cosa che abbiamo realizzato è stata il porto turistico di Dielette. In questo pezzo di costa incontaminata e lunga una sessantina di chilometri non c’erano altri punti di sosta, oltre a Cherbourg. Oggi ne abbiamo potenziati cinque. È un investimento per il futuro” ha proclamato un anno fa Fauchon, quando si è trattato di votare sull’ampliamento della centrale nucleare. Fauchon è un socialista e, oltre che sindaco, è dipendente dell’Areva a Beaumont-Haugue, impianto di stoccaggio dove arriveranno anche le scorie delle centrali italiane in via di smantellamento.</p>
<p>Ma in Francia la decisione sulle centrali non è mai di una sola parte: coinvolge tutti e prevede, come passaggio obbligato, la consultazione delle amministrazioni locali. Così, quando è stato il momento di votare, nel comune di Flamanville il 95 per cento dei consiglieri comunali ha detto sì all’ampliamento della centrale; lo stesso è accaduto nel vicino comune di Siouville, retto da Roger Bonnemains, sindaco di destra vicino a Jean-Marie Le Pen.</p>
<p>A differenza degli italiani, i politici e gli uomini d’azienda francesi non parlano di “compensazioni”, ma di “ricadute sociali ed economiche” delle centrali. Ce ne sono di precedenti e di contemporanee ai lavori per la costruzione dell’impianto. Prima di fare arrivare i circa 3 mila tra operai e ingegneri che devono costruire in 5-8 anni una centrale, in Francia si preparano infatti le abitazioni, le scuole, i pronto soccorso, gli impianti sportivi, le infrastrutture viarie. I cittadini lo sanno, e l’entità di questi lavori preparatori pesa non poco sul loro giudizio finale, senza il quale peraltro non si procede. E così si mette in moto un volano di modernizzazione e di lavoro, che a sua volta favorisce iniziative anche in altri settori, come la piccola e grande distribuzione e la ristorazione. In alcuni casi le acque di raffreddamento vengono poi usate per gli allevamenti. Capita frequentemente con il pesce. Ma vicino alla centrale di Pierrelatte, nel sud-est della Francia, è stata addirittura creata una fattoria di coccodrilli, dove l’habitat, che è ideale per i rettili, favorisce la produzione intensiva di un animale altrove difficilmente allevabile.<br />
<a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2009/12/flamanville-il-modello-nucleare.html">Energia a modo mio</a></p>
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		<title>Sviluppo Nucleare Italia Srl</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:35:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Enel e la corrispettiva francese EDF, il 3 agosto scorso, hanno costituito una joint venture, con il 50% delle quote a testa, denominata &#8220;Sviluppo Nucleare Italia Srl&#8221; con sede a Roma. Questa nuova società ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enel e la corrispettiva francese EDF, il 3 agosto scorso,  hanno costituito una joint venture, con il 50% delle quote  a testa, denominata &#8220;Sviluppo Nucleare Italia Srl&#8221; con sede a Roma.</p>
<p>Questa nuova società ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata EPR, come previsto dal Memorandum of Understanding firmato da Enel ed EDF il 24 febbraio scorso durante il summit Francia-Italia di Roma.</p>
<p>L&#8217;Amministratore Delegato di Sviluppo Nucleare Italia è Francesco De Falco al quale, e proprio a lui sono state fatte delle domande. Riporto un estratto dell&#8217;intervista, pubblicata integralmente su Ligurianotizie</p>
<p>Il nucleare è un tema destinato a dividere l’opinione pubblica e suscitare molte perplessità per la sicurezza dei cittadini.</p>
<p>R. Il nucleare è una fonte ormai assolutamente sicura, grazie alle tecnologie avanzate su cui possiamo contare oggi e grazie ai controlli costanti delle autorità indipendenti a livello europeo ed internazionale che sorvegliano con la massima attenzione e sistematicità gli impianti, il loro funzionamento, la produzione e tutto l&#8217;indotto, dalla costruzione della centrale fino alla messa in funzione.<br />
I dati oggettivi ci dicono che dal 1987, all&#8217;indomani di Chernobyl, fino ad oggi tutti i reattori nucleari in esercizio nel mondo hanno lavorato per 80 milioni di ore senza che si verificasse alcun incidente. Inoltre, a titolo di esempio, non tutti sanno che il livello radioattivo intorno alle centrali nucleari è inferiore a quello generato da un solo viaggio aereo.</p>
<p>D. Si tratta allora soltanto di un problema di informazione e di comunicazione?</p>
<p>R. E&#8217; proprio così: dobbiamo fare un grande sforzo di comunicazione e di informazione veritiera e trasparente per recuperare un ritardo di 25 anni e superare una serie di preconcetti e di luoghi comuni che non hanno fondamenti scientifici. Si tratta di un impegno che va gestito con responsabilità e buonsenso a tutti i livelli.</p>
<p>D. Quali benefici potranno avere i cittadini dall’introduzione del nucleare?</p>
<p>R. Sono soprattutto vantaggi di tipo economico ed ambientale. Anche qui sono i numeri a far capire la portata e la bontà della produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Per esempio, in Francia quasi l’80% dell&#8217;energia elettrica è prodotta da fonte nucleare e questo porta i nostri cugini d’oltralpe ad avere un costo delle bollette inferiore del 30% rispetto agli standard italiani. Allo stesso modo, avviene in Germania e in Spagna. L’Italia invece importa oggi energia nucleare per il 13% del proprio fabbisogno energetico, soprattutto da Francia, Svizzera, Slovenia, e si ritrova quindi con ben 27 impianti nucleari in un raggio di 200 km intorno ai propri confini, pur non potendo beneficiare dei relativi vantaggi economici. A livello ambientale, poi, basta dire che il nucleare non produce C02, né alcun altro tipo di emissione, per capire qual è l’effetto positivo: è stato calcolato che, con una produzione elettrica proveniente per il 25% da fonte nucleare, si eviterebbe l’immissione nell’atmosfera di qualcosa come 35 milioni di tonnellate di C02 ogni anno. Della sicurezza, infine, abbiamo già detto: aggiungo che le centrali di terza generazione, così come quelle future di quarta, hanno tecnologie tali da garantire la massima sicurezza perfino in caso di eventi sismici o di attentati terroristici mediante impatto con aerei di linea.</p>
<p>D. Il nucleare però ha il problema di generare scorie radioattive: come si pensa di risolvere la questione?</p>
<p>La tecnologia Epr, che verrà adottata da Enel ed EDF per le centrali da costruire in Italia, consente di ridurre al minimo la produzione di scorie. Anche in questo caso sono le cifre a confortarci: in un impianto Epr da 1650 MW le scorie cosiddette di alta radioattività, che hanno cioè tempi più lunghi per lo smaltimento, sono pari a nove metri cubi all&#8217;anno, ovvero ne viene riempito l’equivalente di un container in 7 anni, mentre le scorie relative a radioattività media e breve sono di 90 metri cubi, il che significa poco più di un container l’anno. Si tratta di quantità molto limitate e soprattutto gestibili con sistemi di stoccaggio assolutamente garantiti dal punto di vista della sicurezza e del controllo istituzionale e degli organismi indipendenti preposti al compito, a partire da Euratom.</p>
<p>D. Il nucleare può essere quindi visto come la soluzione a tutti i problemi energetici dell’Italia?</p>
<p>R. In ambito scientifico ed accademico si sente spesso dire che il nucleare non è la soluzione ma senza nucleare non c&#8217;è soluzione. Anch’io sostengo che il nucleare non è una panacea, ma certamente è una parte fondamentale ed insostituibile della soluzione alla questione energetica ed ambientale, così come lo sono le energie rinnovabili. Il mondo ha bisogno di energia abbondante, a basso costo e senza effetti negativi sull&#8217;ambiente e sul clima: ecco perché occorre puntare su un mix energetico che metta insieme diverse fonti: dai combustibili fossili, sempre in misura minore, al nucleare fino alle energie rinnovabili, che hanno grandi margini di crescita, ma che da sole non possono bastare. La nostra è una grande sfida che, per quanto riguarda l&#8217;Italia, intende affrancare il Paese dalla dipendenza da fonti energetiche importate da zone del mondo politicamente poco stabili, così da abbattere i costi e contribuire in modo determinante a contrastare il cambiamento climatico.</p>
<p>D. Quali sono i tempi previsti per l’avvio della produzione da nucleare in Italia e quali saranno i siti prescelti per le centrali?</p>
<p>R. Ci auguriamo di poter mettere in esercizio il primo impianto nucleare nel 2020, per poi arrivare nel giro di 4 o 5 anni a soddisfare il 12,5% del fabbisogno energetico italiano attraverso l&#8217;energia nucleare, pari al 50% dell’obiettivo stabilito per il sistema Italia. Per quanto concerne le centrali, diciamo subito che è troppo presto per parlare di siti.<br />
La decisione su dove localizzare le centrali spetterà alle aziende, ma prima il Governo dovrà definire i criteri in base ai quali saranno selezionati i siti: geologicamente adeguati, adatti per ospitare impianti di una vita utile di almeno 60 anni, in zone a bassa sismicità e vicine a grandi bacini di acqua, necessaria per il sistema di raffreddamento. Al momento dico che i cittadini possono stare tranquilli: gli impianti, come già detto, saranno realizzati con sistemi di massima sicurezza. I territori che accoglieranno le centrali avranno inoltre importanti ricadute socio-economiche; in Francia, giusto per fare un esempio, le municipalità fanno a gara per attrarre questo tipo di investimento che porta posti di lavoro, benessere, benefici economici e ambientali.</p>
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		<title>Dove le nuove centrali nucleari?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 11:52:23 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Il governo è favorevole alla reintroduzione dell&#8217;energia nucleare alternandole ad altre fonti energetiche, ma la scelta sul dove, come e quando sarà attuata una volta decisi i criteri di valutazione, considerando le varie realtà territoriali e le loro specificità, problematiche ed esigenze, attraverso un confronto con le comunità e le istituzioni locali.<br />
La bufala lanciata dai Verdi, del resto già smentita dall&#8217;Enel, dimostra la leggerezza di alcuni nell&#8217;affrontare questioni importanti&#8217;. È quanto afferma il senatore Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl piemontese, a proposito dell&#8217;annuncio del presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, secondo il quale Enel avrebbe inviato al governo una mappa dei futuri siti per le centrali nucleari. &#8221;La posizione della sinistra rossoverde e&#8217; di retroguardia &#8211; aggiunge Ghigo &#8211; ed ha il solo scopo di creare ingiustificati allarmismi. Non tiene in considerazione che il nucleare di nuova generazione e&#8217; pulito, sicuro e, in combinazione con altre fonti energetiche, consente di ottenere un considerevole riscontro economico&#8221;<br />
Arrivata la smentita dell&#8217;Enel: «In merito a quanto dichiarato dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli Enel precisa &#8211; si legge in una nota dell&#8217;azienda energetica guidata da Fulvio Conti &#8211; di non aver inviato al Governo alcun dossier che indica i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia».<br />
«I siti &#8211; prosegue il comunicato &#8211; saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell&#8217;esecutivo e dell&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione».</p>
<p>È impossibile che questi siti siano già stati definiti. Se andate a vedere i nomi delle città pubblicate dai giornali, si nota che sono più o meno gli stessi luoghi di cui si parlava prima del referendum del 1987 e i giornali non hanno fatto altro che pubblicare quelli. I siti non li sceglie Enel, ma il governo. È normale che qualche idea si abbia perché cmq gli esperti stanno studiando i territori e stanno facendo le loro valutazioni, ma parlare di dossier segreti, mi sembra un fatto poco plausibile.<br />
Mi pare veramente impossibile che ci siano già i siti senza che il Governo abbia pubblicato i criteri per la localizzazione. Secondo me è la solita trovata di qualcuno per promuovere le proprie ideologie.</p>
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