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	<title>postalo &#187; costi</title>
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		<title>Il nucleare e la salute: rischi reali e bufale</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 16:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Germania allunga la vita delle centrali e gli antinuclearisti tornano alla ribalta con uno studio commissionato nel 2007 e presentato pubblicamente: l&#8217;&#8221;Epidemiological Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants&#8221;, ossia il KiKK. In sintesi si trattava di una ricerca che denunciava una correlazione statistica tra la prossimità della residenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Germania allunga la vita delle centrali e gli antinuclearisti tornano alla ribalta con uno studio commissionato nel 2007 e presentato pubblicamente: l&#8217;&#8221;Epidemiological Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants&#8221;, ossia il KiKK. In sintesi si trattava di una ricerca che denunciava una correlazione statistica tra la prossimità della residenza di una persona ad una centrale nucleare, al momento della diagnosi, e il rischio del soggetto a contrarre cancro (o leucemia) nei primi cinque anni di vita.</p>
<p>Lo studio fece brevemente il giro del mondo, tanto che il Ministero dell’Ambiente tedesco istituì una commissione internazionale, costituita da 8 ricercatori, inglesi, tedeschi e francesi soprattutto epidemiologi e radiologi. La commissione concluse che lo studio KiKK aveva numerosi deficit metodologici, soprattutto al riguardo della determinazione dell’esposizione alle radiazioni e della valutazione dei fattori biologici di rischio e pertanto non aveva alcun valore scientifico. Le valutazioni radio-ecologiche della commissione internazionale hanno indicato che l’esposizione a radiazioni derivanti dalla vicinanza degli impianti nucleari non poteva assolutamente spiegare i risultati evidenziati dallo studio KiKK.</p>
<p>L’esposizione ad una radiazione aggiuntiva causata dalla centrale nucleare, che effettivamente esiste ma è molto bassa, avrebbe dovuto essere di almeno mille volte superiore rispetto a quello che effettivamente è stato evidenziato nello studio KiKK per causare le leucemie che ha causato. Va sottolineato che la radioattività rilasciata nell’ambiente da una centrale nucleare è pari a circa un venticinquesimo della radioattività scaricata da un impianto a carbone di pari potenza.</p>
<p>Mai che succeda che uno dei tanti gruppi antinucleare si metta a far gli stessi rilievi su centrali a gas per poi comparare i risultati, troppo difficile e troppa paura immagino, e si che tecnicamente non ci vuole molto, se sono in grado di farlo per le centrali nucleari che problema c’è nel farlo pure per le altre?</p>
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		<title>Il nucleare promette prezzi più bassi e tagli alle emissioni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prezzi dell&#8217;elettricità europei, e quindi più bassi del 25-30%. Con un contemporaneo taglio di almeno il 20% alle emissioni medie di anidride carbonica le nostre centrali elettriche, che ci aiuterà non poco a rispettare i vincoli internazionali del patto di Kyoto. Il tutto con una bella iniezione di posti di lavoro: almeno 10mila. Ecco il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prezzi dell&#8217;elettricità europei, e quindi più bassi del 25-30%. Con un contemporaneo taglio di almeno il 20% alle emissioni medie di anidride carbonica le nostre centrali elettriche, che ci aiuterà non poco a rispettare i vincoli internazionali del patto di Kyoto. Il tutto con una bella iniezione di posti di lavoro: almeno 10mila. Ecco il ritorno italiano all&#8217;energia nucleare, nuovo Eldorado non solo per le nostre martoriate bollette elettriche ma anche per l&#8217;intera economia italiana.</p>
<p>Parola di Enel e Edf, alleate per dare corpo a sostanza al piano del governo Berlusconi per il nostro ritorno all&#8217;atomo elettrico. Via dunque alla mobilitazione di fior di economisti e scienziati per certificare la bontà dell&#8217;operazione sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale, sociale.</p>
<p>Grandi promesse quelle formulate nella ricerca &#8220;Il nucleare per l&#8217;economia, l&#8217;ambiente e lo sviluppo&#8221; commissionata al The European House-Ambrosetti e presentata oggi nella giornata conclusiva del forum di Villa d&#8217;Este. Che però contiene anche un monito: la tecnologia nucleare è materia complicata e impegnativa. Ha bisogno di un quadro di regole complesse. Che nostro governo ha ben imbastito. Ma che scontano qualche pericoloso ritardo in atti applicativi nevralgici (la stessa Agenzia per la sicurezza nucleare è ancora lontana dalla sua operatività) per dare certezze agli investitori e la necessaria dose di fiducia ai cittadini sulla corretta confezione del piano di battaglia.</p>
<p>Ottima sfida, garantiscono comunque gli esperti che hanno messo faccia e reputazione nella ricerca. Il ritorno a nucleare &#8211; argomentano &#8211; può regalare all&#8217;Italia corposi benefici su almeno quattro versanti. Il primo: così di generazione elettrica più bassi e stabili nel tempo. Il secondo: un ambiente più pulito grazie al significativo taglio della Co2 in un settore che ora contribuisce in maniera massiccia alle emissioni inquinanti. E anche questo garantisce vantaggi economici importanti visto che le quote aggiuntive di anidride carbonica vanno compensate con l&#8217;acquisto a caro prezzo i diritti di emissione.</p>
<p>Terzo punto: le ricadute economiche e occupazionali degli investimenti per costruire impianti. Quarto punto: la sicurezza del sistema energetico nazionale che sarà garantita dall&#8217;affidabilità ormai assoluta – giurano gli estensori della ricerca – delle centrali nucleari, e da una diversificazione delle fonti di approvvigionamento davvero indispensabile per il paese che più al mondo importa energia e che dipende dall&#8217;estero per l&#8217;86% del fabbisogno primario affidandosi per tre quarti (un record anche qui) ai combustibili fossili.</p>
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		<title>Proprio sicuri che l&#8217;energia solare costi meno del nucleare?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, se si ricorre ad assunti irrealistici e trucchi contabili di Carlo Stagnaro e Daren Bakst Il solare costa meno del nucleare, quindi niente atomo, solo sole. Lo dice uno studio realizzato dagli economisti John Blackburn e Sam Cunningham, per conto dell&#8217;organizzazione ambientalista del North Carolina NC Warn. Il paper ha fatto rapidamente il giro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, se si ricorre ad assunti irrealistici e trucchi contabili<br />
di Carlo Stagnaro e Daren Bakst<br />
Il solare costa meno del nucleare, quindi niente atomo, solo sole. Lo dice uno studio realizzato dagli economisti John Blackburn e Sam Cunningham, per conto dell&#8217;organizzazione ambientalista del North Carolina NC Warn. Il paper ha fatto rapidamente il giro del mondo: grazie prima al lancio del New York Times, poi all&#8217;attenzione dei maggiori quotidiani, anche nel nostro paese; e forse anche grazie alla penuria estiva di notizie. Nessun dubbio, del resto, che ne escano numeri sensazionali. Ma sono numeri convincenti?</p>
<p>Secondo gli autori, l&#8217;energia solare ha un costo medio di generazione di 15,9 centesimi di dollaro al kilowattora (in discesa), contro i 17 centesimi del nucleare (in salita) e un prezzo di mercato di circa 8 centesimi (nel 2008 in North Carolina, stato americano a cui lo studio si riferisce). Dietro questi dati ci sono una serie di ipotesi che tendono a sottostimare il costo del solare: per esempio, i due economisti assumono che i pannelli producano energia per quasi 1.600 ore l&#8217;anno, contro le circa 1.400 ore effettivamente registrate in North Carolina. Anche prendendo tutto per buono, si ottiene un risultato diverso: cioè 35 centesimi. Per scendere fino a 15,9 centesimi &#8211; cioè far apparire competitivo ciò che non lo è &#8211; ci vuole un trucco, immediatamente smascherato, ieri, in una nota dell&#8217;Associazione italiana nucleare: basta includere il credito fiscale federale e quello dello stato del North Carolina, rispettivamente del 30 e del 35 per cento. Con questo sussidio il costo unitario dell&#8217;investimento precipita da 6.000 a 2.730 dollari/kilowatt. Equasi triviale dire che, con la stessa logica, con una detassazione del 100 per cento, l&#8217;energia potrebbe sgorgare gratis&#8230; Ovviamente, così non è: semplicemente, anziché pagare i consumatori in proporzione a quanto consumano, lo farebbero i contribuenti in proporzione a quanto dichiarano. Cambiando l&#8217;ordine degli addendi, possono intervenire considerazioni di efficienza allocativa (che sconsigliano il ricorso alla leva fiscale, peraltro), ma non muta il risultato: il solare è ancora maledettamente costoso.</p>
<p>Un discorso uguale e contrario vale per il nucleare. Blackburn e Cunningham si affidano a una sola fonte, che pure fornisce stime largamente inferiori ai 35 centesimi. Il bello è che, applicando la stessa formula al nucleare, pur facendo una serie di ipotesi peggiorative e aggiungendo i costi del personale e della gestione degli impianti (ignorati per il solare), si arriva attorno ai 15 centesimi: cioè al di sotto sia del costo &#8220;vero&#8221; del solare, sia addirittura del suo costo &#8220;sussidiato&#8221;. Tutto ciò senza neppure considerare i costi di rete. Come la leggendaria formichina, Blackburn e Cunningham si concentrano sulla foglia, e perdono di vista la foresta. A leggere il loro paper, infatti, pare che le utility del North Carolina &#8211; e, implicitamente, tutte le altre &#8211; abbiano una scelta secca: nucleare oppure solare. Non è così. La competizione non è mai tra una singola fonte e l&#8217;altra, ma tra un portafoglio di generazione e l&#8217;altro. Soddisfare la domanda elettrica di una società moderna richiede di sfruttare tutte le fonti disponibili, nella misura e per gli scopi in cui sono relativamente più convenienti. Il futuro non è, quindi, sole oppure atomo. L&#8217;unica cosa che sappiamo del futuro è che ci saranno sia i pannelli fotovoltaici, sia gli impianti nucleari: e pure il carbone, il gas, l&#8217;idroelettrico, eccetera. Beato quel mondo che non ha bisogno di tecnologie eroiche, ma usa razionalmente quel che l&#8217;ingegno umano ha creato, nell&#8217;attesa delle prossime, e migliori, invenzioni.</p>
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		<title>Il nucleare è la risposta alle crisi energetiche</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari. Lo spiega un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari.</p>
<p>Lo spiega un editoriale pubblicato sul quotidiano americano Detroit News da Mark Perry, studioso dell’American Enterprise Institute di Washington e professore di economia alla University of Michigan di Flint.</p>
<p>Tanto per cominciare, secondo Perry, l’elettricità prodotta con l’energia nucleare è più economica rispetto a tutte le altre fonti. Gli alti costi iniziali per la costruzione delle centrali vengono ammortizzati nel corso della sua attività dai prezzi relativamente bassi del combustibile: in base ai dati più recenti, il costo medio di un kWh è di 1,4 centesimi di euro, contro i 2 centesimi del carbone, i 6 centesimi del gas naturale e i 13 centesimi del petrolio.</p>
<p>Inoltre la convenienza economica del nucleare crescerà con le tasse che saranno messe sulle emissioni di anidride carbonica.</p>
<p>Per quanto riguarda il solare e l’eolico, hanno costi di produzione bassi, ma anche l’inconveniente di doversi affidare all’energia di riserva prodotta da combustibili fossili in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli. Le centrali nucleari attualmente in attività negli Stati Uniti invece sono in funzione il 90% del tempo.</p>
<p>C’è poi la questione occupazionale: la costruzione e la gestione di altre 45 centrali richiederanno 350.000 posti di lavoro. Il problema è che da decenni non vengono costruite nuove centrali negli Stati Uniti e quindi potrebbe esserci carenza di tecnici specializzati. Per questo un’azienda nucleare del Maryland ha intrapreso un’iniziativa per la formazione di una nuova generazione di tecnici.</p>
<p>Per quanto riguarda le finanze pubbliche, ogni nuova centrale americana porterà ogni anno 20 milioni di dollari (15 milioni di euro) nelle casse dello Stato che la ospita e 75 milioni di dollari (56 milioni di euro) in quelle federali.</p>
<p>Infine, il nucleare riduce la dipendenza dalle importazioni di petrolio dall’estero (e in particolare dal Medio Oriente), che altrimenti potrebbe acuirsi ulteriormente: con la crescita del fabbisogno energetico, saranno necessarie almeno altre 30 centrali entro il 2030 solo per mantenere l’attuale quota del 20% di energia prodotta con il nucleare.</p>
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		<title>L’energia nucleare è economicamente competitiva</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 13:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’energia nucleare è un’opzione altamente competitiva per la produzione di elettricità. Lo afferma il rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”, prodotto dalla Nuclear Energy Agency (NEA) e dall’International Energy Agency (IEA). Il documento, presentato il 25 marzo a Parigi dal direttore esecutivo dell’IEA Nobuo Tanaka e dal direttore generale della NEA Luis Echavarri, ha preso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’energia nucleare è un’opzione altamente competitiva per la produzione di elettricità. Lo afferma il rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”, prodotto dalla Nuclear Energy Agency (NEA) e dall’International Energy Agency (IEA).</p>
<p>Il documento, presentato il 25 marzo a Parigi dal direttore esecutivo dell’IEA Nobuo Tanaka e dal direttore generale della NEA Luis Echavarri, ha preso in esame i dati più recenti relativi a 190 centrali elettriche in 21 Paesi: 17 dell’OCSE (che comprende i Paesi industrializzati dell’Occidente) più Brasile, Cina, Russia e Sudafrica.</p>
<p>Il documento analizza i costi delle diverse fonti energetiche: carbone, gas naturale, nucleare, idroelettrico, eolico on-shore e off-shore, biomasse, solare, onde, maree e cicli combinati. Per una valutazione comparativa però è decisivo il prezzo dei permessi per le emissioni di anidride carbonica. In assenza di una tassa sufficientemente elevata il carbone resta un’opzione competitiva.</p>
<p>In generale, secondo lo studio, il nucleare, il carbone e il gas sono al momento «abbastanza convenienti», come pure l’eolico e l’idroelettrico sotto opportune condizioni. Gli autori sottolineano però che «la competitività dipende più che da ogni altra cosa dalle specifiche caratteristiche di ogni mercato: il futuro vedrà quindi una competizione fra le diverse tecnologie, che sarà decisa in base alle preferenze dei singoli Paesi e dei vantaggi a livello locale».</p>
<p>Nessuna fonte infatti è preferibile a tutte le altre da tutti i punti di vista: ognuna ha lati positivi e altri negativi. Per quanto riguarda il nucleare, il vantaggio principale è la produzione di elettricità a bassissime emissioni di anidride carbonica e a prezzi stabili nel tempo. Gli svantaggi sono i costi del decommissionamento e della gestione delle scorie, oltre alle preoccupazioni dell’opinione pubblica sulla sicurezza e la proliferazione.</p>
<p>«I risultati di questo studio dimostrano che il nucleare gioca, e continuerà a giocare, un ruolo fondamentale nel mix energetico europeo. Queste conclusioni appoggiano la scelta di vari Paesi europei di investire in nuove centrali o di estendere la durata dell’attività di quelle esistenti», ha commentato Santiago San Antonio, direttore generale del Foratom, l’associazione delle industrie nucleari europee. </p>
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		<title>Il nucleare non danneggia la salute. Parola di Umberto Veronesi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 17:03:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nucleare non fa male alla salute. A dirlo è uno dei più famosi scienziati italiani, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia. In un articolo apparso sul numero di febbraio del mensile indipendente Le Formiche, Veronesi analizza i rischi del ritorno del nucleare in Italia, iniziando dal suo campo più specifico: «Il rischio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare non fa male alla salute. A dirlo è uno dei più famosi scienziati italiani, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia.</p>
<p>In un articolo apparso sul numero di febbraio del mensile indipendente Le Formiche, Veronesi analizza i rischi del ritorno del nucleare in Italia, iniziando dal suo campo più specifico: «Il rischio cancerogeno dell’energia nucleare con i moderni reattori è di fatto vicino allo zero». Anzi: «Complessivamente i rischi dell’industria nucleare moderna sono molto inferiori a quelli di altre attività industriali, in particolare quella dei trasporti».</p>
<p>Secondo Veronesi la contrarietà di molti italiani al nucleare è legata al ricordo dell’incidente di Cernobyl, che però «era un impianto obsoleto e carente di sistemi di sicurezza», molto diverso dalle centrali attualmente in costruzione.</p>
<p>Un problema più reale è quello della gestione delle scorie radioattive, sulla cui soluzione comunque Veronesi è molto fiducioso: «sono state messe a punto tecniche di stoccaggio ad altissima sicurezza; vengono trattate per renderle inerti e quanto rimane viene sotterrato a una profondità di 600 o 800 metri, in luoghi geologicamente stabili, o conservato in blocchi di cemento e vetro all’interno di depositi isolati».</p>
<p>Veronesi è convinto che l’Italia debba puntare sul nucleare e sulle fonti di energia rinnovabili, ma fa una precisazione: per le rinnovabili «ancora non abbiamo le tecnologie che ne rendano accessibili i costi di trasformazione, e resta ancora molto da investire in ricerca tecnologica».</p>
<p>Invece il nucleare è conveniente anche economicamente. Veronesi cita uno studio patrocinato dalla Commissione europea svolto in collaborazione con il Dipartimento per l’energia degli Stati Uniti, secondo cui l’energia nucleare è economicamente competitiva: «È vero che per costruire un reattore nucleare occorre un notevole investimento, tuttavia, una volta ultimato, può funzionare per 40 anni e più a un costo di esercizio minimo. Il prezzo del combustibile nucleare infatti è molto inferiore al prezzo per chilowattora di energia elettrica».</p>
<p>Il nucleare non fa male alla salute. A dirlo è uno dei più famosi scienziati italiani, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia.<br />
In un articolo apparso sul numero di febbraio del mensile indipendente Le Formiche, Veronesi analizza i rischi del ritorno del nucleare in Italia, iniziando dal suo campo più specifico: «Il rischio cancerogeno dell’energia nucleare con i moderni reattori è di fatto vicino allo zero». Anzi: «Complessivamente i rischi dell’industria nucleare moderna sono molto inferiori a quelli di altre attività industriali, in particolare quella dei trasporti».</p>
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		<title>Made in Italy di qualità anche per il nucleare – episodio 1</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 18:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’immaginifico valzer delle ragioni antinucleari, quella che va di moda in questi giorni afferma che realizzare nuove centrali qui in Italia non converrebbe, perché la nostra industria non ha sufficiente esperienza e dunque finirebbe che a guadagnarci sarebbero solo le imprese francesi. Che è un modo di ragionare di cui ancora una volta viene gratificato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’immaginifico valzer delle ragioni antinucleari, quella che va di moda in questi giorni afferma che realizzare nuove centrali qui in Italia non converrebbe, perché la nostra industria non ha sufficiente esperienza e dunque finirebbe che a guadagnarci sarebbero solo le imprese francesi.</p>
<p>Che è un modo di ragionare di cui ancora una volta viene gratificato solo il nucleare. Naturalmente il discorso non vale per autovetture o apparati elettronici che sono assemblati fino all’ultima vite all’estero; vale invece per le centrali nucleari che dovranno essere interamente costruite, mattone su mattone, in Italia.</p>
<p>Vediamo allora qual è la suddivisione dei compiti e il livello di competenze necessari per partecipare alla realizzazione di una centrale elettronucleare.<br />
Il problema deriva dal fatto che per un’opera altamente specializzata come una centrale, la realizzazione della parte più critica (in questo caso la cosiddetta “isola nucleare”) se la riserva il progettista (Areva) che poi ne deve garantire l’affidabilità. Siccome per una centrale nucleare EPR da 1.600 MW, come quelle proposte da Enel, circa il 50% dei costi complessivi di realizzazione dell’impianto sono imputabili appunto all’isola nucleare, ne deriverebbe che le industrie italiane potrebbero spartirsi solo il rimanente 50%. Troppo poco, obiettano gli oppositori, anche se questo 50% è pur sempre una fetta da oltre 2 miliardi di euro.</p>
<p>In realtà questo modo di ragionare è sbagliato. È vero che circa il 50% dei costi sono attribuibili all’isola nucleare, ma questa non è fatta solo del reattore vero e proprio. È fatta anche di scavi e movimentazione di materiale, di muri e carpenteria metallica, di cemento e materiali vari, di apparati di controllo e sistemi informatici, e anche del sudore di alcune migliaia di persone. Per questo motivo l’AD di Enel può tranquillamente dire che la quota di commesse riservate ad Areva e altre imprese estere è del 30% al massimo, mentre oltre il 70% delle commesse resterà in Italia.</p>
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		<title>Conti alla mano, il nucleare conviene</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 16:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nucleare in Italia conviene, ma bisogna fare bene i conti per evitare di parlare di cifre senza fondamenti. Lo sostiene Luigi De Paoli, professore di economia dell’energia all’Università “Bocconi” di Milano, in un intervento sul sito Staffetta Quotidiana. Per De Paoli i principali argomenti a favore del nucleare sono tre: la lotta ai cambiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare in Italia conviene, ma bisogna fare bene i conti per evitare di parlare di cifre senza fondamenti. Lo sostiene Luigi De Paoli, professore di economia dell’energia all’Università “Bocconi” di Milano, in un intervento sul sito Staffetta Quotidiana.<br />
Per De Paoli i principali argomenti a favore del nucleare sono tre:<br />
la lotta ai cambiamenti climatici, il tentativo di sostituire la dipendenza dalle importazioni di combustibile fossile con attività industriali interne e la convenienza economica.<br />
Ed è proprio su questo terzo punto che, secondo De Paoli, non c’è sufficiente chiarezza.<br />
Nel mondo sono in costruzione numerosi reattori, ma la maggior parte in Paesi come la Cina, la Russia e l’India che nono sono paragonabili alla realtà italiana. L’esempio migliore secondo De Paoli viene dalla Corea del Sud, che sta costruendo 6 nuovi reattori con costi piuttosto contenuti e indotti notevoli, tanto da vendere tecnologia nucleare e puntare ai primi posti del mercato mondiale. Secondo il modello coreano, la produzione di energia nucleare verrebbe a costare poco più di 40 euro per MWh: un prezzo sicuramente conveniente per un Paese come l’Italia.<br />
La situazione europea però è diversa: nei due reattori EPR in costruzione a Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia i lavori sono in ritardo e dunque i costi sono aumentati rispetto alle stime iniziali. La stima aggiornata della società francese EDF per il prezzo dell’energia è fra 55 e 60 euro per MWh: comunque inferiore al prezzo medio dell’elettricità italiana nel 2009 di 63,72 euro per MWh.<br />
L’Areva, che si occupa della costruzione dei reattori EPR, e l’EDF, che gestirà le centrali francesi, hanno comunque spiegato che i ritardi attuali sono legati al prototipo del reattore e alla scarsa pratica degli ingegneri: due condizioni che a regime scompariranno.<br />
Secondo De Paoli in definitiva il nucleare è comunque conveniente, ma il suo costo è anche un indicatore dell’efficienza di un sistema-Paese: una prova particolarmente significativa per l’Italia.</p>
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