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	<title>postalo &#187; centrali</title>
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		<title>Il nucleare è la risposta alle crisi energetiche</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:19:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari. Lo spiega un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari.</p>
<p>Lo spiega un editoriale pubblicato sul quotidiano americano Detroit News da Mark Perry, studioso dell’American Enterprise Institute di Washington e professore di economia alla University of Michigan di Flint.</p>
<p>Tanto per cominciare, secondo Perry, l’elettricità prodotta con l’energia nucleare è più economica rispetto a tutte le altre fonti. Gli alti costi iniziali per la costruzione delle centrali vengono ammortizzati nel corso della sua attività dai prezzi relativamente bassi del combustibile: in base ai dati più recenti, il costo medio di un kWh è di 1,4 centesimi di euro, contro i 2 centesimi del carbone, i 6 centesimi del gas naturale e i 13 centesimi del petrolio.</p>
<p>Inoltre la convenienza economica del nucleare crescerà con le tasse che saranno messe sulle emissioni di anidride carbonica.</p>
<p>Per quanto riguarda il solare e l’eolico, hanno costi di produzione bassi, ma anche l’inconveniente di doversi affidare all’energia di riserva prodotta da combustibili fossili in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli. Le centrali nucleari attualmente in attività negli Stati Uniti invece sono in funzione il 90% del tempo.</p>
<p>C’è poi la questione occupazionale: la costruzione e la gestione di altre 45 centrali richiederanno 350.000 posti di lavoro. Il problema è che da decenni non vengono costruite nuove centrali negli Stati Uniti e quindi potrebbe esserci carenza di tecnici specializzati. Per questo un’azienda nucleare del Maryland ha intrapreso un’iniziativa per la formazione di una nuova generazione di tecnici.</p>
<p>Per quanto riguarda le finanze pubbliche, ogni nuova centrale americana porterà ogni anno 20 milioni di dollari (15 milioni di euro) nelle casse dello Stato che la ospita e 75 milioni di dollari (56 milioni di euro) in quelle federali.</p>
<p>Infine, il nucleare riduce la dipendenza dalle importazioni di petrolio dall’estero (e in particolare dal Medio Oriente), che altrimenti potrebbe acuirsi ulteriormente: con la crescita del fabbisogno energetico, saranno necessarie almeno altre 30 centrali entro il 2030 solo per mantenere l’attuale quota del 20% di energia prodotta con il nucleare.</p>
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		<title>«Cara sinistra, sostieni il nucleare. Come Obama»</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 11:21:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chicco Testa, oggi, è favorevole al ritorno dell&#8217;Italia al nucleare. Non solo, alle sue tesi ha dedicato un libro nel 2008, diversi articoli di giornale e un blog che si chiama &#8220;newclear&#8221;. Un&#8217;autentica conversione. Di nucleare, si occupava già nel 1987. Solo che sosteneva il referendum abrogativo. Tra il prima e il dopo è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chicco Testa, oggi, è favorevole al ritorno dell&#8217;Italia al nucleare. Non solo, alle sue tesi ha dedicato un libro nel 2008, diversi articoli di giornale e un blog che si chiama &#8220;newclear&#8221;. Un&#8217;autentica conversione. Di nucleare, si occupava già nel 1987. Solo che sosteneva il referendum abrogativo. Tra il prima e il dopo è stato segretario, poi presidente, di Legambiente, presidente di Enel e deputato nelle file nel Pci. Oggi è managing director della banca di investimento Rothschild Italia, presidente di Telit e di Energie Valsabbia, start up nata tre anni fa attiva nel fotovoltaico. Il resto del tempo lo dedica al blog («controllo gli accessi ogni sera») e all&#8217;energia, «autentica passione». La fede politica, però, è sempre la stessa. Testa è ancora un uomo di sinistra, solo che non sopporta il dibattito «da tifo calcistico» e l&#8217;approccio «fantascientifico» di alcuni suoi esponenti. Tanto da sposare la politica energetica del centrodestra. Lo incontriamo a margine del Green technologies investment forum (Gtif), organizzato dall&#8217;Associazione Iban (Italian Business Angels Network) a Milano.</p>
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		<title>Perché gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 10:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I recenti successi dell’industria nucleare sudcoreana, e i grandi progetti di sviluppo della Cina, dell’India e dei Paesi arabi, rischiano di far perdere agli Stati Uniti la leadership mondiale del nucleare, a vantaggio dell’Asia. L’allarme è stato lanciato da Richard C. Hill, ex professore di ingegneria all’Università del Maine, con un articolo pubblicato sul quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti successi dell’industria nucleare sudcoreana, e i grandi progetti di sviluppo della Cina, dell’India e dei Paesi arabi, rischiano di far perdere agli Stati Uniti la leadership mondiale del nucleare, a vantaggio dell’Asia. L’allarme è stato lanciato da Richard C. Hill, ex professore di ingegneria all’Università del Maine, con un articolo pubblicato sul quotidiano Bangor Daily News.</p>
<p>Hill nota che gli Emirati Arabi Uniti, nonostante siano il terzo esportatore di petrolio al mondo, hanno lanciato un gigantesco programma nucleare affidandolo alla Corea del Sud, la quale, a sua volta, sta negoziando altri contratti con l’India, la Giordania e la Turchia. I Paesi occidentali, a partire da Stati Uniti e Francia, i capofila del nucleare, stanno a guardare.</p>
<p>Hill cita il segretario dell’energia degli Stati Uniti, Steven Chu, secondo cui il sistema di ricerca e sviluppo americano è ancora il migliore del mondo, e che può guidare la nuova rivoluzione industriale globale verso le energie pulite. «Ma – si chiede Hill – di cosa sta parlando Chu? Delle energie rinnovabili o del nucleare?». Un enorme vantaggio del nucleare rispetto al solare e all’eolico è che le centrali si possono costruire vicino ai centri che ne hanno bisogno, e non in zone necessariamente soleggiate o ventose: si possono evitare così spaventose reti di cavi ad alta tensione.</p>
<p>Secondo Hill, molti potenziali investitori nel nucleare sono intimoriti dai troppi vincoli posti dalle normative rispetto ai concorrenti asiatici. A Chu l’onere di rilanciare gli Stati Uniti e l’Occidente sul mercato del nucleare.</p>
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		<title>Centrali e radiazioni nucleari</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:47:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A seguito dello studio del BsF, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno studio di verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica, la quale è stata categorica nell&#8217;affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto affermato nello studio BfS. Tant&#8217;è che il Governo tedesco si è guardato bene dallo sgombrare bambini d&#8217;intorno alle centrali. Ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dello studio del BsF, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno studio di verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica, la quale è stata categorica nell&#8217;affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto affermato nello studio BfS. Tant&#8217;è che il Governo tedesco si è guardato bene dallo sgombrare bambini d&#8217;intorno alle centrali. Ha invece fatto quello che tutti gli chiedevano di fare. Cioè niente, a parte confermare la fiducia nella sicurezza delle centrali, di cui ha recentemente allungato di altri 20 la vita. Così come lo spagnolo Zapatero che ha preso una misura identica, od Obama e Gordon Brown che addirittura ne stanno promuovendo di nuove.</p>
<p>In Italia non ci sono centrali nucleari, eppure è noto che il tasso di tumori e leucemie infantili sia da noi superiore a quello di tutti gli altri Paesi industrializzati. Una percentuale molto superiore alla media di Francia, Germania, Gran Bretagna, Svezia e Spagna, che il nucleare ce l&#8217;hanno in casa.<br />
Come mai la vita media dei francesi e dei giapponesi è allineata a quella di tutti i paesi OCSE? e come mai gli operai(e) delle centrali nucleari francesi e giapponesi hanno una vita media pari a quella di tutti i francesi e giapponesi? </p>
<p><strong>E sempre sulla radioattività &#8230;</strong><br />
Viviamo immersi in un bagno di radioattività, anche se a dosi basse che variano a luogo a luogo. In India o in Brasile, la radioattività di base è dieci volte superiore a quella media italiana. In Italia la dose di radioattività naturale a cui è sottoposto annualmente ciascun individuo è pari all’incirca alla dose associata a una radiografia del torace moltiplicata per venti. Anche se non tutti se la passano allo stesso modo: Roma ha una radioattività doppia rispetto a Milano. Viterbo è tra le zone a più alta radioattività naturale. La situazione poi volge al paradossale quando si legge della curiosa vicenda riportata da Piero Angela nel suo libro “La sfida del secolo” e accaduto in occasione delle riprese di una puntata speciale di Super Quark su Chernobyl. “ Per sicurezza tutta la troupe è stata dotata di un dosimetro, cioè un apparecchio in grado di misurare le radiazioni assorbite. Poiché per le riprese dello Speciale dovevamo entrare nella zona interdetta, cioè entro i 30 chilometri dalla centrale, ci è sembrata una precauzione necessaria . infatti, non solo abbiamo visitato e girato, la cittadina fantasma di Pripjat, la più vicina alla centrale, ma ci siamo anche avvicinati a meno di 100 metri dal “sarcofago”, dove sono rinchiuse le rovine radioattive del disastro nucleare. Ebbene, prima di partire, il direttore della fotografia, oltre al dosimetro da portare addosso , se ne era fatto consegnare un altro che aveva lasciato nella sua abitazione a Roma. Sorpresa. Quando al ritorno siamo andati a leggere i dosimetri, quello rimasto a Roma aveva registrato una dose di radiazioni maggiore di quelli che avevamo indossato per tutto il viaggio nella zona interdetta e nella visita alla centrale di Chernobyl. Almeno nella nostra esperienza, vivere a Roma comporta una dose di radiazioni più alta di quella assorbita nella zona intorno a Chernobyl.”</p>
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		<title>Eppure in Europa fanno quasi a gara per avere le centrali</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul giornale La Provincia di Como leggo un intervento molto interessante di Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista specializzato. Vale la pena riflettere sul fatto che l&#8217;Italia è un Paese che oggi come oggi &#8220;funziona&#8221; ad energia nucleare perché il 20% circa della corrente che utilizziamo è prodotta da centrali nucleari, molto vicine ai nostri confini. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul giornale La Provincia di Como leggo un intervento molto interessante di Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista specializzato.<br />
Vale la pena riflettere sul fatto che l&#8217;Italia è un Paese che oggi come oggi &#8220;funziona&#8221; ad energia nucleare perché il 20% circa della corrente che utilizziamo è prodotta da centrali nucleari, molto vicine ai nostri confini.<br />
Quindi il referendum dell&#8217;87 non ci ha liberato né può liberarci dai &#8220;pericoli&#8221; del nucleare (che sono due: ipotetiche emanazioni ed effettiva produzione di scorie radioattive). Esso li ha solo allontanati in modo insignificante dal suolo patrio danneggiandoci però in modo determinante sul piano decisionale perché non siamo nella &#8220;stanza dei bottoni&#8221; e quindi potremmo subire l&#8217;arma del ricatto energetico, che già subiamo (tutti abbiamo avuto modo di accorgercene) dai Paesi produttori di petrolio e metano.</p>
<p>Le emissioni<br />
Produrre, come fa l&#8217;Italia, il 50% circa dell&#8217;energia tramite centrali termiche ci costa e ci costerà moltissimo sul piano della riduzione delle emissioni atmosferiche inquinanti: oltre 200 Euro all&#8217;anno per abitante contro i 3 Euro/anno della Germania (che va di nucleare al 33 %, come la media europea) e contro i 2 Euro/anno circa della Francia, che con la sua sessantina di reattori va di nucleare all&#8217;80% circa.</p>
<p>Questo se vogliamo rispettare il protocollo di Kyoto. In definitiva, proprio per non addentrarci troppo nello specifico tecnico, basti dire che, oggi come oggi, 8 centrali nucleari &#8220;tipo Caorso&#8221; lavorano esclusivamente per l&#8217;Italia qui vicino, a due passi da casa; nel frattempo paghiamo l&#8217;energia elettrica il 60% in più del costo medio europeo e il doppio della Francia. I Comuni che hanno sul proprio territorio una centrale nucleare godono di alcuni importanti vantaggi di tipo economico e paesaggistico. Credo che sia facilmente negoziabile ed ottenibile la fornitura elettrica gratuita, il teleriscaldamento, l&#8217;acqua calda sanitaria gratuita. Attorno alla centrale sorgerebbe un autentico parco naturale di rispetto ambientale. Le attività di manutenzione e controllo del territorio darebbero lavoro a molte persone</p>
<p>I controlli<br />
Paradossalmente la centrale nucleare è il luogo più controllato sullo stato di salute dell&#8217;aria e più tecnologicamente avanzato del Paese. Quando avvenne in Unione Sovietica il &#8220;fattaccio di Cernobyl&#8221; se ne accorsero in Svezia proprio vicino alle loro centrali nucleari perché era lì dove in controlli erano sempre all&#8217;erta. Fare i &#8220;denuclearizzati&#8221; è una scelta rispettabilissima a patto di illustrare le cose obiettivamente sapendo le spese collegate e cosa si addossa sulle spalle dei cittadini, magari i più poveri e i senza lavoro. Non desta meraviglia che per l&#8217;allocazione in Normandia di una nuova centrale nucleare, tre Comuni abbiano concorso per aggiudicarsela. Sono certo che alcuni ambientalisti, categoria alla quale mi sento di appartenere, protesteranno per quanto sto per dire. Il geologo ha ritenuto inopportuno un sito nucleare in una zona quale sarebbe il Pian di Spagna preferendo il Mantovano? Peccato, avremo gli stessi ipotetici rischi e nessun vantaggio.</p>
<p>I costi<br />
Il nucleare costa troppo? Strano, la Francia ci guadagna ed è ormai provato, con ben oltre 400 impianti nel mondo, che una centrale &#8220;rende&#8221; a fine vita (presumibilmente una ventina di anni) almeno 80 volte il capitale energetico investito, cioè costi quello che costi si ripaga in pochi mesi e non &#8220;in tempi lunghissimi&#8221; e i conti si fanno alla fine, non all&#8217;inizio altrimenti non avremmo mai realizzato nemmeno l&#8217;&#8221;elettroidraulico&#8221; (hanno idea di cosa costi una diga?) di cui è ricca la Valtellina.</p>
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		<title>In Spagna lunga vita alle centrali nucleari</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 12:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi crede che il nucleare sia passato di moda in Europa non ha dato un’occhiata a quello che sta accadendo in questi giorni in Spagna. Dove il governo socialista guidato da José Luis Rodríguez Zapatero ha appena approvato un aggiornamento della legislazione sull’energia prodotta con l’atomo. Grazie al provvedimento approvato dagli spagnoli, è stato dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi crede che il nucleare sia passato di moda in Europa non ha dato un’occhiata a quello che sta accadendo in questi giorni in Spagna. Dove il governo socialista guidato da José Luis Rodríguez Zapatero ha appena approvato un aggiornamento della legislazione sull’energia prodotta con l’atomo. Grazie al provvedimento approvato dagli spagnoli, è stato dato il via libea alla proroga della vita utile delle centrali oltre i 40 anni stabiliti e, in particolare, è stata fissata la chiusura della centrale di Garona al 2013 (in precedenza si era deciso 2011). Insomma l’impianto, salvo ulteriori proroghe, camperà ben 42 anni prima di andare in pensione.</p>
<p>E non è tutto. Perché l’esecutivo iberico ha deciso pure la costruzione del deposito temporaneo che ospiterà le scorie ad alta radioattività, in attesa di sviluppi tecnologici sul fronte della gestione e del trattamento dei residui. Lo stanziamento deciso per la costruzione del deposito e del parco tecnologico circostante è di 700 milioni. Una mossa, quella di Zapatero, che avrà qualche effetto positivo sul fronte dell’occupazione visto che i lavoratori previsti nel deposito e nel parco sono, per ora, circa 500.</p>
<p>Infine, per adeguarsi alle regole di Bruxelles, la Spagna ha deciso che ogni impianto nucleare sarà gestito da una società ad hoc di cui le varie aziende elettriche avranno una quota. Gli impianti nucleari spagnolo sono otto, per un totale di oltre 7 mila megawatt installati (due ad Ascò, due ad Almaraz, Garona, Vandellos, Cofrentes e Trillo). Endesa, la utility elettrica acquisita da Enel, ne controlla quattro e partecipa ad altre tre. La spa guidata da Fulvio Conti, tra altro, sta partecipando alla realizzazione di ben tre centrali in Europa (oltre a Flamanville, ci sono cantieri in Slovacchia e Romani). Il nucleare, dunque, non è stato abbandonato nel Vecchio continente e nel Mondo. In tutto gli impianti in costruzione sono 53, 16 dei quali in Cina.</p>
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		<title>Pubblicati tre nuovi libri sull’energia nucleare civile</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 12:56:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tre libri incentrati su altrettanti aspetti dell’energia nucleare a uso civile sono stati pubblicati recentemente dall’editore della rivista online di ingegneria nucleare Nuclear Engineering International. Il primo libro, scritto da Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca della World Nuclear Association, si intitola Core Issues: un gioco di parole fra core (il nocciolo, nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre libri incentrati su altrettanti aspetti dell’energia nucleare a uso civile sono stati pubblicati recentemente dall’editore della rivista online di ingegneria nucleare Nuclear Engineering International.</p>
<p>Il primo libro, scritto da Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca della World Nuclear Association, si intitola Core Issues: un gioco di parole fra core (il nocciolo, nelle centrali nucleari) e l’espressione “core issues” (Questioni fondamentali). Kidd analizza le sfide che deve affrontare il settore dell’energia nucleare e offre una panoramica dell’industria nucleare oggi: a che punto si trova, dov’è diretta e come può superare gli ostacoli che incontra. Gli argomenti trattati nel libro coprono tutti gli aspetti del nucleare, con particolare attenzione al combustibile, agli aspetti economici e all’atteggiamento dell’opinione pubblica.</p>
<p>Il secondo libro, scritto da Ian Jackson, consulente sul nucleare per oltre 20 anni per enti pubblici e privati britannici, si intitola Nukenomics e tratta degli aspetti commerciali dell’industria nucleare nel Regno Unito. Il volume, quasi un instant-book vista l’attualità del tema, esamina i nuovi investimenti britannici nel nucleare alla luce di cinque questioni economiche fondamentali:<br />
il mercato del decommissionamento<br />
la vendita degli impianti nucleari<br />
l’economia dei depositi di scorie<br />
il mercato del plutonio e dell’ossido misto<br />
l’economia dei reattori nucleari in prospettiva.</p>
<p>Il terzo libro, scritto da David Mosey, esperto canadese di nucleare con oltre 30 anni di esperienza, si intitola Reactor Accidents e parla appunto degli incidenti nucleari più famosi nella storia, argomentando che la loro causa profonda è da ricercare nelle colpe delle istituzioni coinvolte nelle centrali. Sono state queste istituzioni, secondo Mosey, che hanno portato a progetti difettosi e a una fiducia eccessiva nella tecnologia. Leggere il libro, e quindi conoscere queste cause, è allora un modo per evitare errori sistematici compiuti in passato.</p>
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		<title>Perchè mi batto per il nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Professore Marco Napolitano è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia? Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un&#8217;ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti. Com&#8217;è la situazione energetica italiana? L&#8217;Italia importa quasi tutta l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Professore Marco Napolitano è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia?<br />
Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un&#8217;ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti.</p>
<p>Com&#8217;è la situazione energetica italiana?<br />
L&#8217;Italia importa quasi tutta l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, ndr): importiamo da Francia, Slovenia e Svizzera dove sono presenti in totale circa 60 centrali nucleari, alcune molto vicine ai confini italiani. Il mix di produzione in Italia è sbilanciato verso le fonti più costose, gas naturale e petrolio, che sono anche in via di esaurimento. Il costo di generazione da carbone e nucleare è minore del 20 per cento rispetto a quello dei cicli combinati a gas.</p>
<p>Perché in Italia c&#8217;è questa forte opposizione al nucleare?<br />
C&#8217;è un problema di accettazione del nucleare. Il nucleare colpisce negativamente l&#8217;immaginazione popolare. Si pensa subito alla bomba atomica o, peggio, al disastro di Chernobyl che è l&#8217;incidente più grave mai accaduto. Se si pensa però che nel mondo sono in funzione, da diversi decenni, poco meno di 500 centrali, è possibile affermare che la probabilità di incidenti ad impianti nucleari è molto bassa.</p>
<p>Qual è allora il problema?<br />
Anche di conoscenza, mancano le necessarie informazioni su tale sistema di produzione energetica. C&#8217;è poi un problema politico. Spesso la politica preferisce non occuparsi di questa materia, considerandola una patata bollente da lasciare ad altri.</p>
<p>Come affrontare la questione legata alle scorie nucleari?<br />
Ogni fonte energetica ha costi e svantaggi. La natura non dà nulla gratis. Sulla questione delle scorie radioattive, ovvero dello scarto di combustibile nucleare esausto (o spento) derivante dalla fissione nucleare, la soluzione scelta per l&#8217;Italia è quella del deposito geologico, ovvero dello stoccaggio in bunker sotterranei profondi e schermati in modo da evitare la fuoriuscita di radioattività nell&#8217;ambiente esterno.</p>
<p>Di quanti reattori ha bisogno l&#8217;Italia?<br />
Basterebbero 4/5 impianti di terza generazione EPR (European Pressurized Reactor) – ad altissima sicurezza, progettati per rendere improbabili guasti tecnici o errori umani – per coprire almeno una parte del fabbisogno energetico nazionale. Si potrebbe partire con un 10 per cento di nucleare sul totale della produzione energetica italiana per poi allinearci alla media mondiale che si aggira intorno al 15 per cento.</p>
<p>Quanto ci vorrà per vedere in funzione la prima centrale italiana?<br />
Un processo lungo dovuto all&#8217;accettazione dell&#8217;impianto da parte dell&#8217;opinione pubblica. Trovato il sito, accettato dalla popolazione, ci vogliono i vari permessi e la licenza integrata di costruzione ed esercizio (Col). Dopodichè devono partire i lavori delle infrastrutture connesse all&#8217;impianto come la rete elettrica che deve supportare la centrale.</p>
<p>Ha mai trovato nei suoi studenti degli oppositori accaniti?<br />
No, devo dire di aver trovato sempre studenti molto interessati a saperne di più, ma senza preconcetti.</p>
<p>http://energiamodomio.blogspot.com/2009/12/perche-mi-batto-per-il-nucleare.html</p>
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		<title>Dove le nuove centrali nucleari?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 11:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8216;Il governo è favorevole alla reintroduzione dell&#8217;energia nucleare alternandole ad altre fonti energetiche, ma la scelta sul dove, come e quando sarà attuata una volta decisi i criteri di valutazione, considerando le varie realtà territoriali e le loro specificità, problematiche ed esigenze, attraverso un confronto con le comunità e le istituzioni locali. La bufala lanciata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Il governo è favorevole alla reintroduzione dell&#8217;energia nucleare alternandole ad altre fonti energetiche, ma la scelta sul dove, come e quando sarà attuata una volta decisi i criteri di valutazione, considerando le varie realtà territoriali e le loro specificità, problematiche ed esigenze, attraverso un confronto con le comunità e le istituzioni locali.<br />
La bufala lanciata dai Verdi, del resto già smentita dall&#8217;Enel, dimostra la leggerezza di alcuni nell&#8217;affrontare questioni importanti&#8217;. È quanto afferma il senatore Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl piemontese, a proposito dell&#8217;annuncio del presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, secondo il quale Enel avrebbe inviato al governo una mappa dei futuri siti per le centrali nucleari. &#8221;La posizione della sinistra rossoverde e&#8217; di retroguardia &#8211; aggiunge Ghigo &#8211; ed ha il solo scopo di creare ingiustificati allarmismi. Non tiene in considerazione che il nucleare di nuova generazione e&#8217; pulito, sicuro e, in combinazione con altre fonti energetiche, consente di ottenere un considerevole riscontro economico&#8221;<br />
Arrivata la smentita dell&#8217;Enel: «In merito a quanto dichiarato dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli Enel precisa &#8211; si legge in una nota dell&#8217;azienda energetica guidata da Fulvio Conti &#8211; di non aver inviato al Governo alcun dossier che indica i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia».<br />
«I siti &#8211; prosegue il comunicato &#8211; saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell&#8217;esecutivo e dell&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione».</p>
<p>È impossibile che questi siti siano già stati definiti. Se andate a vedere i nomi delle città pubblicate dai giornali, si nota che sono più o meno gli stessi luoghi di cui si parlava prima del referendum del 1987 e i giornali non hanno fatto altro che pubblicare quelli. I siti non li sceglie Enel, ma il governo. È normale che qualche idea si abbia perché cmq gli esperti stanno studiando i territori e stanno facendo le loro valutazioni, ma parlare di dossier segreti, mi sembra un fatto poco plausibile.<br />
Mi pare veramente impossibile che ci siano già i siti senza che il Governo abbia pubblicato i criteri per la localizzazione. Secondo me è la solita trovata di qualcuno per promuovere le proprie ideologie.</p>
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		<title>Dove gettare i rifiuti nucleari? &#8220;Prego, nel nostro cortile&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei Paesi più ecologisti del mondo, la Svezia, cambia idea sull&#8217;energia atomica. Dodici anni dopo aver deciso di chiudere gradualmente tutti i suoi reattori nucleari, 30anni dopo un referendum antinucleare, proprio mentre il petrolio tornato a prezzi ragionevoli fa raffreddare le smanie atomiche, Stoccolma ha deciso di revocare la moratoria, «autorizzando la sostituzione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei Paesi più ecologisti del mondo, la Svezia, cambia idea sull&#8217;energia atomica. Dodici anni dopo aver deciso di chiudere gradualmente tutti i suoi reattori nucleari, 30anni dopo un referendum antinucleare, proprio mentre il petrolio tornato a prezzi ragionevoli fa raffreddare le smanie atomiche, Stoccolma ha deciso di revocare la moratoria, «autorizzando la sostituzione dei reattori esistenti – afferma il Governo nel presentare il nuovo piano energetico – quando avranno raggiunto il loro limite di sfruttamento economico ». La moratoria antinucleare era stata adottata nel febbraio &#8217;97. I reattori atomici soddisfacevano circa la metà del fabbisogno elettrico.</p>
<p>La Svezia è il Paese in cui le macchine al semaforo rosso spengono i motori per inquinare di meno. La Svezia è il Paese dove due comuni litigano per accogliere un deposito di rifiuti nucleari. Dopo una contesa durata sette anni per aggiudicarsi il diritto di ospitare un deposito sotterraneo di rifiuti ad alta radioattività, la città di Osthammar ha sconfitto la rivale Oskarshamn, peraltro sede di una centrale nucleare. Sarà il primo e per ora unico esempio al mondo, di &#8220;cassaforte&#8221; a 500 metri di profondità per stoccare per i prossimi 10mila anni, i fusti contenenti combustibile esaurito.<br />
L’eccezionalità di Osthammar (così come della sua rivale Oskarshamn) non sta tanto nella sua specificità geologica quanto nell’atteggiamento Pimby (please in my backyard) della comunità locale: l’80% degli abitanti delle due cittadine è favorevole al deposito.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/10/26/scienze/025scorie.html" target="_blank">Repubblica </a></p>
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