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	<title>postalo &#187; centrale</title>
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	<description>Article Marketing allo stato puro</description>
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		<title>L&#8217;energia nucleare, l&#8217;Italia riparte</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 15:24:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi giorni ha raggiunto il porto di Napoli una portaerei a propulsione nucleaer, dotatia di 2 centrali nucleari che le conferiscono un&#8217;autonomia di ben 50 anni, durante i quali potrebbe navigare senza mai fermarsi per fare rifornimento. Accoglienza festosa, curiosità, e forse un motivo di riflessione per tutti coloro che si oppongono al nucleare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni ha raggiunto il porto di Napoli una portaerei a propulsione nucleaer, dotatia di 2 centrali nucleari che le conferiscono un&#8217;autonomia di ben 50 anni, durante i quali potrebbe navigare senza mai fermarsi per fare rifornimento. Accoglienza festosa, curiosità, e forse un motivo di riflessione per tutti coloro che si oppongono al nucleare civile e magari abitano a pochi metri da dove ha buttato gli ormeggi un bestione del genere.<br />
Questo aggiunge paradosso a paradosso,soprattutto strappa tutti i veli su un interrogativo di fondo che qualsiasi italiano di buon senso si fa: la tecnologia nucleare sia sui rendimenti sia sulla sicurezza ha fatto passi da giganti, al punto che al mondo sono in azione centrali situate in zone densamente abitate ed anche all&#8217;interno di talune città. Pure importiamo a caro prezzo energia dall&#8217;estero, rinunciando a produrcela qui da noi come potremmo benissimo fare.</p>
<p>Qual è il mare oscuro del nostro Paese che usa i prodotti della tecnologia, come per l&#8217;appunto l&#8217;energia nucleare, ma rifiuta di prodursela? Pure, siamo alla disperata ricerca di posti di lavoro, competitività, di fare come tutti nel mondo industrializzato. Non solo, ma per l&#8217;Italia l&#8217;energia nucleare è qualcosa di familiare, visto che con i ragazzi di via Panisperna e con il Cnen (Comitato Italiano energia nucleare) di Felice Ippolito siamo stati tra i primissimi ad attivarci negli usi pacifici dell&#8217;energia atomica. Realizzando con le nostre imprese fra i primi al mondo tutta una serie di reattori. Dopo parecchi decenni di stasi, nei quali non si è utilizzato tutto un comparto scientifico e tecnologico e si sono trasferiti a Paesi esportatori di energia, occupazione, competenze, esperti, sembra che oggi si possa finalmente riparire. Scetticismo e tentativi di veto, anche se non del tutto assenti sono in diminuzione, ed à l&#8217;industria che si sta attivando. In un autorevole &#8220;speciale&#8221; 24 Ore del 14 luglio riporta gli echi di un approfondito studio a livello industriale, conseguente all&#8217;azione che il mondo dell&#8217;industria sat intraprendendo.</p>
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		<title>Le centrali americane a prova di sicurezza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 13:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le centrali nucleari degli Stati Uniti sono sicure, a prova non solo di incidenti ma anche di eventuali attacchi terroristici. È la conclusione della Nuclear Regulatory Commission (NRC) sulla base di 179 ispezioni condotte nel 2009. Fra le ispezioni, 24 sono state condotte con la simulazione di un attacco da parte di un gruppo terroristico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le centrali nucleari degli Stati Uniti sono sicure, a prova non solo di incidenti ma anche di eventuali attacchi terroristici. È la conclusione della Nuclear Regulatory Commission (NRC) sulla base di 179 ispezioni condotte nel 2009. Fra le ispezioni, 24 sono state condotte con la simulazione di un attacco da parte di un gruppo terroristico intenzionato a distruggere o danneggiare una componente essenziale dell&#8217;impianto.</p>
<p>In tutto la NRC ha riportato 180 segnalazioni, di cui 168 di «rilevanza molto bassa» e i restanti 12 di «rilevanza da bassa a moderata»: nessuna segnalazione è stata classificata di «rilevanza sostanziale» o «alta». In ogni caso, per ogni segnalazione la NRC ha chiesto alle società che gestiscono gli impianti di apportare le modifiche opportune.</p>
<p>Secondo il rapporto della NRC, i punti di forza della sicurezza sono gli ottimi risultati registrati nei settori dei controlli di accesso, delle autorizzazioni, dei sistemi di protezione, dal controllo dei materiali e della risposta ad azioni estemporanee.</p>
<p>Le ispezioni rientravano nel programma annuale della NRC per la sicurezza nucleare. «Valutare con regolarità la sicurezza delle centrali nucleari è un aspetto cruciale del ruolo della NRC nella protezione della salute pubblica. Questo rapporto dovrebbe rendere chiaro a tutti il forte impegno che mettiamo per assicurare la sicurezza della nostra industria nucleare», ha commentato il presidente della NRC Gregory Jaczko.</p>
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		<title>Il Piemonte dice si al Nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In ordine sparso, un po&#8217; qua e un po&#8217; là, le amministrazioni locali disposte ad accogliere una centrale nucleare sul proprio territorio stanno piano piano uscendo allo scoperto. Dopo una prima apertura da parte di alcuni esponenti dell&#8217;Emilia Romagna a giugno, ora è il Piemonte a dichiararsi pronto a ospitare una centrale. È stato proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In ordine sparso, un po&#8217; qua e un po&#8217; là, le amministrazioni locali disposte ad accogliere una centrale nucleare sul proprio territorio stanno piano piano uscendo allo scoperto. Dopo una prima apertura da parte di alcuni esponenti dell&#8217;Emilia Romagna a giugno, ora è il Piemonte a dichiararsi pronto a ospitare una centrale.</p>
<p>È stato proprio l&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente, Roberto Ravello, a chiarire esplicitamente questa possibilità: «Il Piemonte non può che pensare di mettersi a disposizione per fare la propria parte», ha affermato intervenendo alla presentazione del decimo rapporto sull&#8217;ambiente dell&#8217;Arpa Piemonte. Ravello ha aggiunto di «non avere timori per il fatto che la nostra Regione possa aprirsi al nucleare».</p>
<p>Secondo l&#8217;assessore «è inaccettabile che il Piemonte possa solo subire i rischi dell&#8217;attività delle centrali francesi e svizzere e non i benefici derivanti dalla costruzione di impianti di ultima generazione con le più ampie garanzie di tutela per il territorio e la popolazione».</p>
<p>L&#8217;apertura del Piemonte era stata preannunciata dalla decisione da parte della nuova giunta regionale di ritirare il ricorso contro la delega al Governo in materia di nucleare che aveva presentato insieme ad altre 10 Regioni alla Corte Costituzionale (che lo ha respinto).</p>
<p>Il Piemonte è sempre stata una Regione protagonista del nucleare italiano: nel 1965 la centrale di Trino Vercellese è stata terza in Italia a entrare in attività; Saluggia, sempre in provincia di Vercelli, è stata scelta come sede prima del reattore sperimentale Avogadro e poi del deposito temporaneo di combustibile irraggiato.</p>
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		<title>La rinascita del nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:08:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera &#8220;Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?&#8221;, a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle critiche e accuse che siamo abituati a sentire da chi si oppone allo sviluppo del nucleare. Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell&#8217;appoggio pubblico accordato dal Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera &#8220;Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?&#8221;, a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle critiche e accuse che siamo abituati a sentire da chi si oppone allo sviluppo del nucleare.<br />
Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell&#8217;appoggio pubblico accordato dal Presidente degli Stati Uniti, giusto ieri, alla costruzione di 2 nuove unità nucleari a Burke, in Georgia.<br />
Un atto non estemporaneo, ma assolutamente coerente con la strategia enunciata da Obama nel recente Discorso sullo stato dell&#8217;Unione : &#8220;… we need more production, more efficiency, more incentives, and that means building a new generation of safe, clean nuclear power plants in this country.&#8221;<br />
Una chiara presa di posizione, in un contesto &#8211; quello americano &#8211; nel quale il nucleare non solo è vivo (104 reattori in funzione) ma ha già ripreso slancio (altro che &#8220;moribondo&#8221;) da tempo: sono già state presentate richieste di costruzione per 28 nuovi impianti! Forse non è il caso di soffermarsi sulle analisi del 1985… chi è che guarda al passato?</p>
<p>Anche sui dati relativi alle emissioni di CO2 converrebbe informarsi meglio: anche considerando &#8211; come è giusto fare! &#8211; l&#8217;intero ciclo di vita dell&#8217;impianto e non solo l&#8217;emissione netta durante il funzionamento, a una centrale nucleare si possono associare 10-15 grammi di anidride carbonica per ogni kWh prodotto, contro i 360 g/kWh del più efficiente ciclo combinato a gas!! Ogni tanto alle parole tipo &#8220;poco&#8221; o &#8220;moltissimo&#8221; bisognerebbe affiancare le cifre e confrontarle tra loro…<br />
I problemi di siccità nel 2003 ci sono stati, vero, ma non mi pare che la Francia la Spagna o la Germania abbiano rinunciato ad usare i loro (nell&#8217;insieme) 84 (!!) reattori … la Francia produce il 76% della sua energia elettrica col nucleare, la &#8220;verde&#8221; Germania il 28% (e un altro 40% abbondante col carbone, per la cronaca).</p>
<p>Lo stoccaggio è un tema rilevante, ma le soluzioni ci sono e Paesi come sono la Finlandia – che ha già iniziato i lavori – la Svezia, la Svizzera le stanno mettendo in pratica.</p>
<p>In ultimo un commento sulle paure legate al terrorismo. Nel mondo sono già in funzione 436 reattori, e chissà quante centinaia di siti contenenti materiale fissile militare e non: i malintenzionati non hanno certo bisogno di aspettare altri 10 anni per procurarsi materiale radioattivo nelle future centrali italiane &#8230;</p>
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		<title>Germania: il governo decide di tornare al nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 11:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sottovoce, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l&#8217;addio all&#8217;uso civile dell&#8217;energia atomica, ci ripensa. E non il solo. Oltre alla decisione di Germania, Belgio e Spagna di allungare la vita delle centrali, paesi come Cina, Russia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sottovoce, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l&#8217;addio all&#8217;uso civile dell&#8217;energia atomica, ci ripensa. E non il solo. Oltre alla decisione di Germania, Belgio e Spagna di allungare la vita delle centrali, paesi come Cina, Russia, India, Svezia, Emirati Arabi, Svizzera e Finlandia (oltre all’Italia) hanno in programma la costruzione di centrali nucleari. Perché è l&#8217;unica tecnologia in grado di contrastare efficacemente e su larga scala il cambiamento climatico e perché, a parità di investimento, fa risparmiare 10 volte più CO2 del solare e più del doppio dell&#8217;eolico, occupando un centesimo del territorio. Perché attualmente (vedi il caso della Germania) le energie rinnovabili non sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico.<br />
Ma torniamo alla Germania: dopo negoziati con i produttori di energia, il governo Merkel ha deciso  &#8211;  scrive oggi l&#8217;autorevole quotidiano conservatore Die Welt, molto vicino all&#8217;esecutivo  &#8211;  che per il momento tutti i 17 reattori nucleari resteranno in esercizio.</p>
<p>E&#8217; una sconfitta decisiva per gli avversari dell&#8217;uso civile dell&#8217;energia nucleare, e una vittoria sia per i grossi produttori di energia in Germania (Eon, Rwe, Vattenfall, EnBW) sia per i colossi industriali, Siemens prima fra tutti, che nella produzione, fornitura ed esportazione di centrali nucleari della nuova generazione hanno un punto di forza della loro strategia di global player.</p>
<p>Per l&#8217;esecutivo di Berlino l&#8217;energia nucleare resta una &#8216;soluzione-ponte&#8217;. Ma il ponte si allunga nel tempo a venire, in sostanza: è necessario molto più tempo di uso dei 17 reattori in esercizio, finché le energie rinnovabili ed ecologiche non saranno in grado di fornire significativamente più del 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale. &#8220;In Germania&#8221;, scrive il commento di Die Welt, &#8220;abbiamo posto limiti massimi d&#8217;uso di un reattore nucleare a 35 anni, negli Usa e in Svezia li usano per 60 anni&#8221;.</p>
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		<title>Il nucleare italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 14:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, il nucleare già c&#8217;è. Così l&#8217;impegno del governo per avviare 4 impiantientro il 2020 può trasformarsi in un appuntamento di business per l&#8217;intero sistema Italia. Strano a dirsi, infatti, ma in un Paese che ha abbandonato l&#8217;atomo nel 1987 ci sono oltre 150 imprese, che costruiscono parti ad altissimo contenuto tecnologico per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, il nucleare già c&#8217;è. Così l&#8217;impegno del governo per avviare 4 impiantientro il 2020 può trasformarsi in un appuntamento di business per l&#8217;intero sistema Italia. Strano a dirsi, infatti, ma in un Paese che ha abbandonato l&#8217;atomo nel 1987 ci sono oltre 150 imprese, che costruiscono parti ad altissimo contenuto tecnologico per i reattori nucleari di terza generazione avanzata. Non solo. Sono oltre 3.500, a oggi, i dipendenti delle stesse imprese con curriculum professionali specializzati in materia nucleare.</p>
<p>L&#8217;avvio del programma italiano aumenterà la richiesta di manodopera nel comparto. L&#8217;identikit dell&#8217;eccellenza italiana è costruito su un nucleo di aziende concentrato in larga parte nel Nord Italia. È la Lombardia a fare la parte del leone.</p>
<p>Un esempio dell&#8217;avanguardia raggiunta dall&#8217;industria tricolore è dato dal caso della Tectubi Raccordi. Installata a Podenzano, paesino in provincia di Piacenza, e nata nel 1954, opera in tre cantieri nucleari: Francia, Finlandia e Cina. Nel 2009 ha ottenuto il premio per l&#8217;innovazione assegnato da Ernst&amp;Young, che l&#8217;ha valutata azienda dell&#8217;anno. Insomma un complesso industriale-nucleare scelto a livello internazionale dai grandi committenti. E che si ritroverà Roma martedì prossimo a Viale dell&#8217;Astronomia.</p>
<p>L&#8217;occasione è infatti la giornata organizzata da Confindustria ed Enel per presentare alle imprese italiane, potenzialmente interessate alla filiera del nucleare, le informazioni utili per intraprendere il percorso di qualificazione per operare nel settore. E approfittare del progetto di Enel per riportare il nucleare in Italia che revede investimenti tra i 16 e i 18 miliardi di euro con ricadute nel contesto economico e occupazionale italiano.</p>
<p>Le aziende che hanno aderito sono tante. Finora oltre 400. Un segnale dell&#8217;interesse e della motivazione degli imprenditori italiani. Le cifre in gioco giustificano l&#8217;entusiasmo. Il 70% dei lavori di costruzione di una centrale nucleare può essere realizzato da imprese italiane: ingegneria, meccanica, elettronica ed elettrotecnica, montaggi, opere civili. Le quattro centrali in programma costano 4,5 miliardi l&#8217;una con un investimento di 18 miliardi. Ebbene 12 di questi possono restare alle imprese italiane. Di questi tempi la torta è allettante.</p>
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		<title>Si può fare a meno dell’energia nucleare?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:39:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel Vecchio Continente (UE e altri Paesi europei, Russia compresa), vi sono grandi centrali elettriche per circa 500.000 MW che nei prossimi 20-25 anni dovranno essere messe fuori servizio per anzianità. E quindi sostituite da nuove centrali per una potenza equivalente (senza qui considerare l’ulteriore potenza necessaria a soddisfare la nuova domanda, che, pur in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Vecchio Continente (UE e altri Paesi europei, Russia compresa), vi sono grandi centrali elettriche per circa 500.000 MW che nei prossimi 20-25 anni dovranno essere messe fuori servizio per anzianità. E quindi sostituite da nuove centrali per una potenza equivalente (senza qui considerare l’ulteriore potenza necessaria a soddisfare la nuova domanda, che, pur in presenza di politiche di risparmio e di efficienza energetica, è prevista in notevole crescita).<br />
Si tratta in gran parte di centrali “di base” (soprattutto nucleari e a carbone) il cui servizio è cioè indispensabile tutto l’anno, di notte e di giorno, in giornate ventose e senza vento, per cui è impensabile che possano essere sostituite da fonti rinnovabili, se non in minima parte.</p>
<p>Chi è convinto che si possa rinunciare al nucleare in Italia dovrebbe anche dire quale alternativa ci sia alla sostituzione di queste centrali. Anche in considerazione dei vincoli di competitività, di sicurezza degli approvvigionamenti, di inquinamento locale e di emissioni di gas serra che sono già forti oggi e che saranno di anno in anno crescenti.</p>
<p>Ovviamente non è né logico né razionale ipotizzare che tutta questa potenza venga sostituita da nuove centrali nucleari. Ma certo è difficile immaginare un futuro senza un rilevante ruolo anche per il nucleare, è che l’unica fonte che offre grandi potenze unitarie a prezzi competitivi, senza accrescere la dipendenza da altri Paesi , senza emettere alcun tipo di inquinante (ossidi di zolfo e di azoto, polveri, diossine e altri inquinanti chimici) e senza impatto sul clima globale.</p>
<p>E ancora. Sulla Terra vivono 6,7 miliardi di persone, di cui “i ricchi” (1,2 miliardi, pari al 18% circa) consumano quasi il 50% di tutta l’energia primaria prodotta e il 60% di quella elettrica. Dei rimanenti 5,5 miliardi, che si dividono il restante, circa un miliardi e mezzo di persone non ha nemmeno accesso all’elettricità.</p>
<p>Inoltre continuiamo ad aumentare di numero: tra poco più di 30 anni saremo 9 miliardi, con un incremento di popolazione tutto a carico dei Paesi oggi in via di sviluppo, che quindi raggiungeranno la cifra di 7,5-8 miliardi, mentre noi “occidentali” resteremo più o meno 1,2 miliardi. Ebbene, è lecito e giusto sperare che quei 7-8 miliardi di “altri” possano avere un consumo di energia elettrica adeguato a soddisfare dignitosi livelli di vita. Diciamo: un consumo, tra 30-40 anni, pari alla metà di quello medio oggi in Europa (e quindi ad a un quarto di quello medio americano).</p>
<p>Nell’auspicabile modesta ipotesi appena fatta, i consumi di energia elettrica nel mondo dovranno molto più che raddoppiare rispetto ad oggi. Il che vuol dire che occorrerà reperire una quantità enorme di energia supplementare, da utilizzare nel rispetto dell’ambiente e senza impatti sul clima globale.</p>
<p>In questo caso un ruolo di primo piano, forse determinante, potrà sicuramente essere svolto dalle fonti rinnovabili. Ma per la copertura della grande domanda di base proveniente da Paesi sempre più urbanizzati e sempre più industrializzati sarà comunque indispensabile una larga quota di energia prodotta da grandi centrali di potenza.<br />
E dunque, di nuovo, si pone la domanda: si può fare a meno dell’energia nucleare?</p>
<p><a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2009/11/si-puo-fare-meno-dellenergia-nucleare.html">Energia a modo mio</a></p>
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