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	<title>postalo &#187; carbone</title>
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	<description>Article Marketing allo stato puro</description>
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		<title>Più nucleare e meno carbone, per un futuro più pulito</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[La società energetica americana Tennessee Valley Authority (TVA) ha adottato un nuovo programma per il futuro, basato più sul nucleare e meno sul carbone, per migliorare la qualità dell&#8217;aria e garantire una migliore efficienza. La TVA, quinta società degli Stati Uniti quanto a potenza installata, punta così a diventare entro il 2020 l&#8217;azienda leader a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La società energetica americana Tennessee Valley Authority (TVA) ha adottato un nuovo programma per il futuro, basato più sul nucleare e meno sul carbone, per migliorare la qualità dell&#8217;aria e garantire una migliore efficienza.</p>
<p>La TVA, quinta società degli Stati Uniti quanto a potenza installata, punta così a diventare entro il 2020 l&#8217;azienda leader a livello nazionale per quanto riguarda le energie a zero emissioni e a basso costo. «I nostri limiti nel campo dell&#8217;energia eolica e solare rendono il nucleare la nostra fonte privilegiata a basse emissioni», recita fra l&#8217;altro il documento approvato.</p>
<p>Fra le misure più incisive, la società ha deciso di chiudere, a partire dal 2011, nove vecchie centrali a carbone. Gli impianti saranno sostituiti da impianti a basse emissioni, fra cui i reattori nucleari, senza tagli al personale. Il budget per il 2011 prevede infatti forti stanziamenti per riprendere la costruzione di due reattori, interrotta negli anni Ottanta per la scarsa domanda di elettricità: 635 milioni di dollari (500 milioni di euro) per quello di Watts Bar (Tennessee) e 248 milioni di dollari (195 milioni di euro) per quello di Bellefonte (Alabama).</p>
<p>Il consiglio di amministrazione della società ha anche approvato il bilancio aziendale per sostenere il nuovo programma. «La nostra idea di guidare la nazione verso un futuro di energie pulite significa affidarsi di più al nucleare, continuare a migliorare la qualità dell&#8217;aria, dipendere meno dal carbone e potenziare il nostro interesse per l&#8217;efficienza energetica», ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato Tom Kilgore.</p>
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		<title>Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<description><![CDATA[Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale. La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano ad essere noti i primi <strong>dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009</strong>. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.</p>
<p>La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (<a href="http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2008/indexeh.htm">consultabili qui</a>) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).</p>
<p>Dunque i <strong>consumi totali lordi di energia nel 2009</strong>  hanno raggiunto i <strong>2,17 miliardi di tep</strong>, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%” perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su <em>China Daily</em>, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.<br />
Perché <strong>il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno</strong>, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito, portando l’incremento del 2008 a “solo” il 4%.</p>
<p>Che l’incremento dei consumi di energia in Cina riprenda a correre è allarmante, in relazione ai valori in gioco.<br />
Si tenga infatti presente che <strong>la domanda è coperta per il 76,6% da carbone</strong>, l’11,3% da petrolio, 3,9% da gas e 8,2% da “altro”, cioè prevalentemente idroelettrico, essendo il ruolo del nucleare (con 11 centrali in esercizio) è ancora minimo e quello delle nuove fonti rinnovabili – solare ed eolico – quasi non rilevabile.</p>
<p>Inoltre <strong>la Cina copre l’88,6% della propria domanda con produzioni nazionali</strong>, ricorrendo alle importazioni per l’11,4%. <strong>Ma l’11,4% di 2,17 miliardi vuol dire circa 250 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>. Un valore, peraltro, in costante crescita.</p>
<p>Infine vale ricordare che <strong>la domanda di energia elettrica </strong>(3.650 miliardi di kWh nel 2009) sta crescendo a tassi il linea con gli altri parametri: del <strong>7% rispetto al 2008, e di ben il  270% nel periodo 2000 – 2009</strong>.  Ma si tratta di <strong>valori destinati a crescere, e di molto</strong>. Il consumo medio pro-capite di elettricità è infatti stato nel 2009 di circa 2.500 kWh. In linea con la media mondiale, ma pari a meno della metà del valore pro capite della UE (circa 5.800 kWh) e 5 volte inferiore al valore USA (circa 12.700 kWh).</p>
<p>Il dato impressionante è però che questo valore medio è fortemente tenuto su dalla scarsa efficienza energetica dell’industria e dei servizi cinesi. <strong>I consumi elettrici domestici sono infatti bassissimi: di soli 275 kWh pro capite</strong>, secondo le statistiche ufficiali 2007, circa un quarto della media italiana.</p>
<p>È dunque <strong>facile immaginare che i consumi di energia in Cina continueranno a crescere in modo molto rilevante</strong>, giocando un ruolo di primissimo piano nello scenario energetico mondiale.<br />
Senza dimenticare che un dinamismo molto simile a quello della Cina (1,3 miliardi di abitanti) sta avendo l’India (oltre 1,1, miliardi) e quasi un altro miliardo di abitanti di altri Paesi emergenti o in via di accelerato sviluppo.</p>
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		<title>Le molte valutazioni da fare per scegliere una fonte di energia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 12:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Quelle energetiche sono questioni davvero complesse, che non dovrebbero essere trattate con semplificazioni eccessive. Ma, ovviamente, non è nemmeno possibile fare un discorso di due ore o consultare un’enciclopedia ogni qual volta si vuole esprimere un’opinione in merito. Così si finisce a fare confronti tra questa e quella fonte sulla base di espressioni come: questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelle energetiche sono questioni davvero complesse, che non dovrebbero essere trattate con semplificazioni eccessive. Ma, ovviamente, non è nemmeno possibile fare un discorso di due ore o consultare un’enciclopedia ogni qual volta si vuole esprimere un’opinione in merito.<br />
Così si finisce a fare confronti tra questa e quella fonte sulla base di espressioni come: questa costa di più, quella ha meno impatti sull’ambiente eccetera.</p>
<p>In realtà anche affermazioni del tipo “questa mi piace e quella no” meritano il massimo rispetto. Purché si stia parlando di cose per uso personale.<br />
Se però si pretende di <strong>imporre le preferenze personali agli altri</strong>, beh! allora il discorso cambia.<br />
Il fatto è che in un contesto di valutazioni nazionali, alla domanda <em>con quali fonti di energia dovrebbe soddisfare le proprie esigenze elettriche oggi l’Italia?</em> non si può scegliere  <em>questa o quella fonte</em> sulla base di gusti, opinioni o interessi personali. Ci sono un po’ di valutazioni da fare. Un po’ tante, per la verità. E anche piuttosto complesse.</p>
<p>Qui di seguito ne ricordiamo solo quelle si maggiore rilievo.</p>
<p><strong>Dove si consuma l’energia?</strong> Le esigenze di un paesino su un’isola sono diverse da quelle di una grande città. Ma anche le medesime esigenze richiedono risposte diverse se l’uso è in una azienda di campagna o in un laboratorio cittadino. La necessità di 20 kW elettrici nel primo caso può essere soddisfatta in molti modi (anche autonomi, fuori rete) che nel secondo caso non sarebbero possibili.</p>
<p><strong>Quanta energia è necessaria e per quanto tempo?</strong> Di nuovo: una impresa che ha l’esigenza di 3-4 MW di potenza in una zona di campagna può trovare soluzioni che in nessun modo possono essere adottate in ambiente cittadino o comunque in un contesto diverso. Parimenti, un grande impianto industriale o una città, che hanno esigenze di decine di MW 24 ore su 24, ben difficilmente potrebbero utilizzare alcune fonti rinnovabili e rinunciare alla fornitura di elettricità in rete o all’uso di proprie centrali termoelettriche.</p>
<p><strong>Per quali usi è necessaria l’energia, in relazione alle tecnologie disponibili?</strong> Non è la stessa cosa se l’energia serve per gli elettrodomestici o l’illuminazione, per produrre calore o per usi industriali, per alimentare apparati elettronici o per far andare autoveicoli, per usi costanti senza interruzioni o per periodi ben circoscritti.</p>
<p><strong>Qual è il livello di qualità dell’energia che si ritiene accettabile?</strong> Questo è un aspetto che viene troppo spesso trascurato, e non solo in relazione alla continuità delle forniture (assenza di interruzioni). Non è un caso se negli oltre 800.000 km di cavi di distribuzione dell’elettricità che abbiamo in Italia la frequenza debba essere ovunque e sempre di 50 Herz (con variazioni di solo ±1%) e la tensione di 230 Volt (con variazioni non oltre  ±10%). Questi fattori sono importanti sempre, ma diventano fondamentali in molti casi, come, ad esempio, per l’uso di apparati elettronici. Anche il piccolo Pc con cui state leggendo, ad esempio, è estremamente interessato alla qualità dell’energia che lo alimenta, perché da essa dipende la sua stessa vita.</p>
<p><strong>Qual è il ventaglio, da un punto di vista tecnologico, delle fonti energetiche disponibili?</strong> Nel senso della loro evoluzione, disponibilità ed efficienza in relazione alle esigenze da soddisfare qui ed ora. Non tra dieci o vent’anni <em>se</em> la ricerca darà certi risultati, <em>se</em> verranno individuate nuove tecnologie, <em>se</em> l’evoluzione sociale subirà certi sviluppi eccetera.</p>
<p><strong>Quali sono i costi diretti e indiretti delle singole fonti?</strong> In relazione alle risorse economiche del Paese, ovidentemente. Ma anche in relazione a fattori diversi, come, ad esempio, l’impatto sulle vulnerabilità ambientali del territorio, gli eventuali valori aggiunti che si renderebbero disponibili (indotto industriale e commerciale, risorse secondarie rese disponibili) o che verrebbero compromessi (aspetti paesaggistici e turistici, usi alternativi del territorio).</p>
<p><strong>Qual è la garanzia di approvvigionamento delle varie fonti nel tempo?</strong> Che è importante in un’ottica di lungo periodo (decenni), ma anche in termini di ore e giorni, settimane e anni.</p>
<p><strong>Qual è il contesto internazionale in cui il Paese è collocato e in cui intende competere?</strong> Altro aspetto fondamentale che viene spesso trascurato. Ad esempio in relazione agli impegni internazionali che si prendono (come nel caso della riduzione delle emissioni climalteranti), come pure alle logiche di mercato. Ad esempio non è proprio ragionevole pensare di poter competere a lungo con gli altri Paesi Europei che, in media, hanno un costo di generazione dell’energia elettrica del 30 o del 50%% inferiore al nostro.</p>
<p><strong>Qual è lo sviluppo e il livello tecnologico del sistema di trasmissione e distribuzione di cui possiamo disporre qui ed ora?</strong> Ovviamente pur considerando le migliori opzioni possibili e le esigenze di adeguamento e aggiornamento.</p>
<p>È solo dalla <strong>valutazione ponderata e contemporanea di TUTTE queste variabili </strong>(e di altre) che può derivare una seria valutazione su quali fonti di energia optare per soddisfare le esigenze elettriche dell’Italia di oggi e dei prossimi anni.<br />
Ed è proprio perché queste valutazioni vengono fatte che <strong>tutti i Paesi industrializzati affidano grosso modo il 50% della loro generazione elettrica al carbone e al nucleare</strong>. Noi invece utilizziamo soprattutto gas (quasi tutto importato) oltre ad un po’ di carbone e di fonti rinnovabili, che sono le uniche sulle quali siamo già allineati con gli altri Paesi.</p>
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		<title>Come produciamo energia elettrica e perchè ci costa di più</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[costo kWh]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[La tabella illustra il mix di generazione elettrica nei principali Paesi europei. Il dato di partenza è il costo. Le rilevazioni più autorevoli (OCSE e UE relative al 2008) attestano che le industrie italiane pagano l’elettricità mediamente il 33%in più di quelle europee, con punte di quasi il 100% rispetto a Paesi come la Francia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tabella illustra il <strong>mix di generazione elettrica nei  principali Paesi europei</strong>.<br />
Il dato di partenza è il costo.<br />
Le  rilevazioni più autorevoli (OCSE e UE relative al 2008) attestano che <strong>le  industrie italiane pagano l’elettricità mediamente il 33%in più di quelle  europee, con punte di quasi il 100%</strong> rispetto a Paesi come la Francia e  la Svezia.<br />
La tabella conferma questo stato di cose, pur considerando che i  dati sono al netto delle imposte, cioè quelli reali di generazione industriale.  Le imposte possono poi modificare un poco le cose: ad esempio la Danimarca ha un  livello di tassazione particolarmente alto, pari a circa il 55% del costo di  generazione, come pure la Svezia e i Paesi Bassi hanno livelli di tassazione  superiori a quelli italiani. Ma è comunque<strong> un dato di fatto che le  industrie italiane siano particolarmente penalizzate nella competizione  internazionale dai costi dell’energia elettrica derivanti dal mix di generazione  nazionale</strong>.</p>
<p>L’Italia affida infatti la maggior quota di generazione elettrica alla fonte  più costosa (gas). Mentre è evidente che i Paesi con il  costo più competitivo sono quelli che ricorrono maggiormente alle fonti meno  costose, cioè il <strong>nucleare</strong> (Francia, Belgio e Svezia), il  <strong>carbone</strong> (Danimarca), il carbone e il nucleare (Germania, Spagna  e Gran Bretagna).</p>
<p>Per quanto concerne le <strong>fonti rinnovabili</strong>, va detto che il  ruolo di gran lunga predominante è svolto da idroelettrico e da biomassa.</p>
<p>Soprattutto l’<strong>idroelettrico</strong> (che è la fonte in assoluto meno  costosa) riveste un ruolo di particolare importanza sia a livello globale (10,2%  della generazione elettrica dei 27 Paesi UE e 61,8% della sola generazione  rinnovabile) sia per alcuni Paesi. In Svizzera, ad esempio, l’idroelettrico  copre il 94% della generazione da rinnovabili, in Francia il 90%, in Svezia  l’84%, in Italia il 68% e in Spagna il 49%. In altri Paesi sono le biomasse ad  essere prevalenti (come la Gran Bretagna).<br />
<strong>L’unico Paese dove  l’eolico svolge un ruolo davvero significativo è la Danimarca</strong> (63,8%  della generazione da rinnovabili, pari al 18,3% della generazione elettrica  totale) e in misura minore in Spagna (44% della generazione da rinnovabili, pari  al 10% di quella totale) e Germania (40% della generazione da rinnovabili, pari  al 6,2% di quella totale). In Germania e soprattutto Spagna tali valori sono poi  aumentati di alcuni punti percentuali negli ultimi due anni.</p>
<p>I dati sono tratti dall’<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-PC-09-001/EN/KS-PC-09-001-EN.PDF">Energy:  Yearly Statistics 2007</a> per le quote di produzione e dalle <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/energy/data/main_tables">statistiche  Eurostat</a> per i costi.</p>
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		<title>Il grande contributo alle emissioni di gas serra di un certo ambientalismo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[gas serra]]></category>
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		<description><![CDATA[È crescente il numero degli ambientalisti impegnati che si ferma a ragionare sui risultati di decenni di attività ambientalista. Scoprendo una cosa ovvia, e cioè che l’ambiente in cui viviamo è davvero l’unico ambiente in cui può e deve vivere non un astratta umanità, ma questa umanità, composta da quasi 7 miliardi di persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È crescente il numero degli ambientalisti impegnati che si ferma a ragionare sui  risultati di decenni di attività ambientalista. Scoprendo una cosa ovvia, e cioè  che l’ambiente in cui viviamo è davvero l’unico ambiente in cui può e deve  vivere non un astratta umanità, ma questa umanità, composta da quasi <strong>7  miliardi di persone che intendono svilupparsi, muoversi, divertirsi, alimentare  il corpo e l’anima in modo adeguato alle proprie individuali  esigenze</strong>.</p>
<p>Esigenze che, per la quasi totalità di  individui, sono molto diverse da quelle auspicate da alcuni illuminati  ambientalisti. E che prevedono crescenti consumi di energia.</p>
<p>Non c’è quindi  da stupirsi che siano <strong>sempre di più gli ambientalisti &#8220;doc&#8221; convinti che  l’energia nucleare sia il modo migliore per soddisfare la domanda mondiale di  energia e per  salvaguare l’ambiente</strong>.</p>
<p>Mi ha colpito il post  pubblicato da <em>Enerblog</em> (<a href="http://www.enerblog.it/%c2%abil-nucleare-puo-salvare-il-mondo%c2%bb-secondo-un-noto-ambientalista.html">Il  nucleare può salvare il mondo</a>) con la posizione filo-nucleare di  <strong>Mark Lynas</strong>, un noto ambientalista britannico, esperto di  cambiamenti climatici, di cui ho letto il recente <em>6 gradi: la sconvolgente  verità sul riscaldamento globale</em> (tradotto in italiano da Fazi  editore).</p>
<p><strong>Quella di Lynas è tutt’altro che una posizione  isolata</strong>. Apertamente a favore del nucleare si sono infatti dichiarati  ambientalisti di rango come <strong>Jared M. Diamond</strong> (uno degli  intellettuali più noti a livello internazionale, autore tra l’altro di Armi,  acciaio e malattie – con il quale vinse il Premio Pulitzer nel ’97 – e di  Collasso: come le società scelgono il fallimento o il successo), <strong>Patrick  Moore</strong> (uno dei fondatori di Greenpeace), <strong>Stewart Brand</strong> (tra i più noti ambientalisti americani, si è spinto a prevedere che nei  prossimi 10 anni la maggior parte del movimento ambientalista sarà  filo-nucleare), <strong>Fredd Krupp</strong> (di Environmental Defense),  <strong>Jonathan Lash</strong> (del World Resources Institute), <strong>James G.  Speth</strong> (rettore della Scuola di Studi Ambientali di Yale) e molti altri.  Senza dimenticare il più famoso di tutti, <strong>James Lovelock</strong>, che  da quando si sta battendo per convincere i giovani ambientalisti che il nucleare  è «l’unica opzione oggi possibile per salvare il pianeta» è stato trasformato  dal “padre” degli ambientalisti che era (è lui il creatore della teoria di  “Gaia”) all’attuale vecchio rincoglionito (espressione riferitami pochi giorni  fa da una ambientalista piuttosto nota nel movimento, qui in Italia).</p>
<p>Ciò  che più mi ha colpito nella posizione di Lynas è l’affermazione che  <strong>proprio gli ambientalisti vanno annoverati tra i maggiori responsabili  delle emissioni di gas ad effetto serra.</strong> « Le emissioni di anidride  carbonica dovute alle attività degli ambientalisti &#8211; afferma &#8211; hanno un ordine  di grandezza che probabilmente si aggira intorno alle centinaia di milioni di  tonnellate».</p>
<p>Lynas fa riferimento al fatto che <strong>l’opposizione  degli ambientalisti ha ridotto o evitato la costruzione di nuove centrali  nucleari, ma, così facendo, ha anche incentivato la realizzazione di centrali a  fonti fossili</strong>, come il gas, nel caso dell’Italia, e soprattutto il  carbone, nel resto del mondo.</p>
<p><strong>Il suo è un discorso globale.  Tuttavia ha un rilievo davvero particolare per l’Italia</strong>, dove la  rinuncia la nucleare seguita al referendum ambientalista dell’87 ha portato non  solo ad aumentare considerevolmente le emissioni di gas serra, ma anche a  sostenere costi ingentissimi (a cominciare dai 5.000 miliardi di lire già spesi  per le due centrali nucleari di Montalto di castro, chiuse a lavori avanzati,  per non parlare della centrale di Caorso, fermata quando era già in servizio) e  ad incrementare la vulnerabilità energetica del Paese.</p>
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		<title>Il vero peso delle politiche energetiche</title>
		<link>http://www.postalo.it/energia/20101197-il-vero-peso-delle-politiche-energetiche.html</link>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) non si stanca di ripetere che la questione energetica è, a livello mondiale, allarmante. Molto più – precisa – di quanto l’opinione pubblica stia percependo. E aggiunge che non ci sono soluzioni tra cui scegliere: c’è una sola soluzione, cioè il ricorso a tutte, ma proprio tutte le opzioni possibili. Qualunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) non si stanca di ripetere che la questione energetica è, a livello mondiale, allarmante. Molto più – precisa – di quanto l’opinione pubblica stia percependo. E aggiunge che non ci sono soluzioni tra cui scegliere: <strong>c’è una sola soluzione</strong>, cioè il ricorso a tutte, ma proprio tutte le opzioni possibili.<br />
Qualunque scenario si voglia immaginare, comunque si girino le cose, <strong>nei prossimi anni assisteremo ad un incremento molto forte dell’uso dei combustibili fossili</strong> e, in particolare, dei consumi di carbone, in un quadro che vedrà la domanda energetica mondiale crescere di almeno il 40% entro il 2030.<br />
Non so quanto questo semplice concetto sia presente all’opinione pubblica italiana, o quanto meno a quella parte di opinione pubblica che continua a gingillarsi con l’idea che si possa fare a meno del nucleare, che si debba puntare solo sulle fonti rinnovabili o che la nostra principale fonte di energia debba essere il risparmio e l’efficienza energetica.</p>
<p><strong>La realtà mondiale è un’altra</strong>, come ben sanno Paesi quali la Germania o la Danimarca (per citarne solo due molto cari agli antinucleari italiani), che si danno certamente da fare sulle fonti rinnovabili, ma che <strong>coprono quasi l’80 % della propria domanda elettrica con il carbone</strong> (la <strong>Danimarca</strong>) o con il carbone e il nucleare (la <strong>Germania</strong>, per il 50% con il carbone e il 29% con il nucleare).</p>
<p>La realtà mondiale è data anche dal <strong>reale peso politico delle scelte energetiche europee</strong>. Un peso che, seppur indirettamente, è stato molto efficacemente evidenziato dal Ministro dell’Ambiente, <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, la quale, commentando il fallimento del summit di Copenaghen, ha detto senza mezzi termini: «mesi e mesi di trattative sono stati vanificati dal G2, cioè dall&#8217;accordo tra <strong>USA e Cina i cui presidenti, a un certo punto, si sono visti cinque minuti in albergo e hanno mandato a monte tutto</strong>».</p>
<p>È forse opportuno ricordare che nel biennio 2006-2007 la Cina ha messo in servizio 205.000 nuovi MW elettrici, più del doppio dell’intera potenza elettrica realizzata in Italia nell’intero secolo trascorso. E l’80% di quella nuova potenza è stato a carbone: oltre 160.000 MW che hanno emissioni annuali di CO2 pari a quelle di tutte le centrali elettriche (di ogni tipo) dei 27 Paesi UE.</p>
<p>Come pure è opportuno ricordare che l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 che si è data la UE (meno 20% al 2020) rappresenterà (seppure verrà raggiunto) solo qualche punto percentuale dell’incremento di gas serra che invece si registrerà nel resto del mondo al 2020.</p>
<p><strong>Le fonti rinnovabili forniranno (dovranno fornire ) un importante contributo alla domanda energetica mondiale</strong>. Ma non oggi, non tra dieci anni.</p>
<p>Quello che abbiamo oggi è che le nostre industrie non riescono a competere perché pagano l’energia elettrica dal 30 al 50% in più degli altri Paesi europei (<em>dati OCSE confermati dalla UE</em>). L’ultimo caso, di questi giorni, è quello dell’Alcoa (produzione di alluminio) che sta chiudendo gli impianti di Portovesme (Carbonia-Iglesias) e di Fusina (Venezia) per l’unico motivo che paga l’energia elettrica a prezzi giudicati non competitivi. Altri 2.000 lavoratori a spasso che rendono solo un flash tra i tanti &#8211; ma questo si, concreto, reale &#8211; di quanto pesino le scelte energetiche di un Paese.</p>
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		<title>Ragioni etiche a favore del nucleare e del carbone</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono molte buone ragioni che consigliano di limitare al massimo i consumi di idrocarburi (petrolio e gas) in occidente. Perché le riserve fossili, sono limitate. Soprattutto quelle di petrolio, che è la fonte più versatile, e quindi più utile nei Paesi con infrastrutture ancora scarse o con un livello di sviluppo ancora arretrato. Perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono molte buone ragioni che consigliano di <strong>limitare al massimo i consumi di idrocarburi</strong> (petrolio e gas) in occidente.<br />
Perché le riserve fossili, sono limitate. Soprattutto quelle di petrolio, che è la fonte più versatile, e quindi più utile nei Paesi con infrastrutture ancora scarse o con un livello di sviluppo ancora arretrato.<br />
Perché i Paesi occidentali sono ancora di gran lunga i maggiori consumatori di idrocarburi, e quindi ogni azione per ridurne la domanda (o per limitarne l’ulteriore crescita) ha positive ripercussioni sui prezzi a livello globale.<br />
E per molte altre ragioni note ai lettori di <a href="http://energy-mix.blogspot.com/" target="_self">questo blog</a>.  Tra le quali ci metto anche <strong>ragioni etiche</strong>, che sono straordinariamente ignorate e che invece dovrebbero essere di grande rilievo, se realmente crediamo che tutti gli essere umani hanno i medesimi diritti.</p>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/SwsCVkEnZXI/AAAAAAAAAA0/OQpIGiFsKuU/s1600/World-Population-Repor5.jpg"><img src="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/SwsCVkEnZXI/AAAAAAAAAA0/OQpIGiFsKuU/s320/World-Population-Repor5.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<p>Infatti, per quanto ovvio, è utile ricordare che ogni goccia di petrolio, ogni metro cubo di gas che viene bruciato in Occidente, non può più essere utilizzato altrove. Ma mentre <strong>in Occidente abbiamo delle alternative </strong>(carbone, <strong>nucleare</strong>, <strong>fonti rinnovabili</strong>, risparmio, nuove tecnologie) <strong>“altrove” spesso le alternative non ci sono</strong>. Con conseguenze locali di maggiore povertà, miseria e fame. E anche con conseguenze che ci interessano da vicino, perché il fatto che oltre un miliardo e mezzo di persone siano escluse dal mercato dell’energia e debbano procurarsi un po’ di legna in qualunque modo gli sia possibile, o addirittura ricorrere al letame secco, per poter anche solo cucinare il proprio cibo, è cosa che dà forza alla catena della disperazione, aumentando la crescita demografica, il degrado ambientale e le tensioni sociali.</p>
<p>Dovremmo pensarci, quando <strong>ci dichiariamo contrari all&#8217;energia nucleare o ad un maggiore ricorso al carbone</strong>.<br />
Invece un <strong>dibattito sull’etica degli usi dell’energia </strong>non mi risulta sia mai stato fatto qui in Italia, con l’eccezione dell’associazione ambientalista Amici della Terra, che su queste basi sono arrivati ad auspicare un <strong>maggior ricorso del carbone in Occidente, come uno dei modi per ridurre le emissioni globali di CO2</strong>.<br />
Il ragionamento è questo: più puntiamo sul gas in Italia, per ridurre le NOSTRE emissioni di CO2, più contribuiamo ad alzare i prezzi internazionali delle materie prime energetiche di migliore qualità, come appunto è il gas. Di conseguenza i Paesi più poveri saranno sempre più costretti ad utilizzare le risorse meno costose, cioè il carbone. E lo faranno con tecnologie meno avanzate e con minore attenzione all’ambiente di quanto non si farebbe qui in Italia.<br />
Il risultato è che le emissioni globali aumenteranno insieme all&#8217;inquinamento locale in aree già svantaggiate, in maniera molto, ma molto maggiore di quante ne riduciamo in Italia.<br />
L’uso del carbone in Italia, invece, con le migliori tecnologie disponibili e in centrali ad alto rendimento, congiuntamente all&#8217;utilizzo di strumenti flessibili quali quelli previsti dal Protocollo di Kyoto, consentirebbe di ridurre sia l&#8217;inquinamento locale che le emissioni di gas serra a livello globale».</p>
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