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	<title>postalo &#187; Ambiente</title>
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		<title>Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 10:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Cliccando qui potete osservare una tabella, elaborata da Enerblog, che mette a confronto costi e occupazione del suolo per il nucleare, l’eolico e il solare (fotovoltaico e collettori cilindro-parabolici o CCP). Vorrei far notare, in particolare, l’enorme occupazione di suolo di cui hanno bisogno le fonti rinnovabili per generare la stessa quantità di energia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2010/08/costi-e-occupazione-del-suolo-di.html">Cliccando qui</a> potete osservare una tabella, elaborata da Enerblog, che mette a confronto costi e occupazione del suolo per il nucleare, l’eolico e il solare (fotovoltaico e collettori cilindro-parabolici o CCP).</p>
<p>Vorrei far notare, in particolare, l’enorme occupazione di suolo di cui hanno bisogno le fonti rinnovabili per generare la stessa quantità di energia di una centrale nucleare.</p>
<p>Una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) produce 12,6 miliardi di kWh/anno e occupa circa 20 ettari.</p>
<p>Per produrre la stessa energia con l’eolico sono necessari circa 3.000-4.000 aerogeneratori, che occupano direttamente 4.200 ettari e indirettamente 84.000 ettari (area totale intorno alle installazioni che può essere utilizzata per usi agricoli, di allevamento o simili, ma non per tutti gli usi).</p>
<p>Con il fotovoltaico si occuperebbero 7.800 ettari: bisogna tenere in conto che le superfici coperte dai pannelli fotovoltaici non possono essere utilizzate per altri usi, e che il suolo sotto i pannelli subisce un notevole degrado, in particolare dal punto di vista della riduzione della biodiversità.</p>
<p>Infine, sempre nell’ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW, con il solare CCP sarebbero necessari ben 12.643 ettari. I collettori cilindro-parabolici sono quelli utilizzati nella centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, e attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico.</p>
<p><a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2010/08/costi-e-occupazione-del-suolo-di.html">Fonte Enerblog</a></p>
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		<title>Il nucleare è la risposta alle crisi energetiche</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari. Lo spiega un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari.</p>
<p>Lo spiega un editoriale pubblicato sul quotidiano americano Detroit News da Mark Perry, studioso dell’American Enterprise Institute di Washington e professore di economia alla University of Michigan di Flint.</p>
<p>Tanto per cominciare, secondo Perry, l’elettricità prodotta con l’energia nucleare è più economica rispetto a tutte le altre fonti. Gli alti costi iniziali per la costruzione delle centrali vengono ammortizzati nel corso della sua attività dai prezzi relativamente bassi del combustibile: in base ai dati più recenti, il costo medio di un kWh è di 1,4 centesimi di euro, contro i 2 centesimi del carbone, i 6 centesimi del gas naturale e i 13 centesimi del petrolio.</p>
<p>Inoltre la convenienza economica del nucleare crescerà con le tasse che saranno messe sulle emissioni di anidride carbonica.</p>
<p>Per quanto riguarda il solare e l’eolico, hanno costi di produzione bassi, ma anche l’inconveniente di doversi affidare all’energia di riserva prodotta da combustibili fossili in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli. Le centrali nucleari attualmente in attività negli Stati Uniti invece sono in funzione il 90% del tempo.</p>
<p>C’è poi la questione occupazionale: la costruzione e la gestione di altre 45 centrali richiederanno 350.000 posti di lavoro. Il problema è che da decenni non vengono costruite nuove centrali negli Stati Uniti e quindi potrebbe esserci carenza di tecnici specializzati. Per questo un’azienda nucleare del Maryland ha intrapreso un’iniziativa per la formazione di una nuova generazione di tecnici.</p>
<p>Per quanto riguarda le finanze pubbliche, ogni nuova centrale americana porterà ogni anno 20 milioni di dollari (15 milioni di euro) nelle casse dello Stato che la ospita e 75 milioni di dollari (56 milioni di euro) in quelle federali.</p>
<p>Infine, il nucleare riduce la dipendenza dalle importazioni di petrolio dall’estero (e in particolare dal Medio Oriente), che altrimenti potrebbe acuirsi ulteriormente: con la crescita del fabbisogno energetico, saranno necessarie almeno altre 30 centrali entro il 2030 solo per mantenere l’attuale quota del 20% di energia prodotta con il nucleare.</p>
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		<title>L’energia nucleare è economicamente competitiva</title>
		<link>http://www.postalo.it/ambiente/20101727-l%e2%80%99energia-nucleare-e-economicamente-competitiva.html</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 13:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[costi]]></category>
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		<description><![CDATA[L’energia nucleare è un’opzione altamente competitiva per la produzione di elettricità. Lo afferma il rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”, prodotto dalla Nuclear Energy Agency (NEA) e dall’International Energy Agency (IEA). Il documento, presentato il 25 marzo a Parigi dal direttore esecutivo dell’IEA Nobuo Tanaka e dal direttore generale della NEA Luis Echavarri, ha preso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’energia nucleare è un’opzione altamente competitiva per la produzione di elettricità. Lo afferma il rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”, prodotto dalla Nuclear Energy Agency (NEA) e dall’International Energy Agency (IEA).</p>
<p>Il documento, presentato il 25 marzo a Parigi dal direttore esecutivo dell’IEA Nobuo Tanaka e dal direttore generale della NEA Luis Echavarri, ha preso in esame i dati più recenti relativi a 190 centrali elettriche in 21 Paesi: 17 dell’OCSE (che comprende i Paesi industrializzati dell’Occidente) più Brasile, Cina, Russia e Sudafrica.</p>
<p>Il documento analizza i costi delle diverse fonti energetiche: carbone, gas naturale, nucleare, idroelettrico, eolico on-shore e off-shore, biomasse, solare, onde, maree e cicli combinati. Per una valutazione comparativa però è decisivo il prezzo dei permessi per le emissioni di anidride carbonica. In assenza di una tassa sufficientemente elevata il carbone resta un’opzione competitiva.</p>
<p>In generale, secondo lo studio, il nucleare, il carbone e il gas sono al momento «abbastanza convenienti», come pure l’eolico e l’idroelettrico sotto opportune condizioni. Gli autori sottolineano però che «la competitività dipende più che da ogni altra cosa dalle specifiche caratteristiche di ogni mercato: il futuro vedrà quindi una competizione fra le diverse tecnologie, che sarà decisa in base alle preferenze dei singoli Paesi e dei vantaggi a livello locale».</p>
<p>Nessuna fonte infatti è preferibile a tutte le altre da tutti i punti di vista: ognuna ha lati positivi e altri negativi. Per quanto riguarda il nucleare, il vantaggio principale è la produzione di elettricità a bassissime emissioni di anidride carbonica e a prezzi stabili nel tempo. Gli svantaggi sono i costi del decommissionamento e della gestione delle scorie, oltre alle preoccupazioni dell’opinione pubblica sulla sicurezza e la proliferazione.</p>
<p>«I risultati di questo studio dimostrano che il nucleare gioca, e continuerà a giocare, un ruolo fondamentale nel mix energetico europeo. Queste conclusioni appoggiano la scelta di vari Paesi europei di investire in nuove centrali o di estendere la durata dell’attività di quelle esistenti», ha commentato Santiago San Antonio, direttore generale del Foratom, l’associazione delle industrie nucleari europee. </p>
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		<title>Piccole notizie, ma grande disinformazione</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 09:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sforzo di essere razionale. Ovviamente non posso essere io il giudice per stabilire se lo sono e nemmeno se ho gli strumenti culturali per esserlo. Però sono sicuro che mi sforzo di esserlo. Per questo l’informazione ideologica mi fa letteralmente torcere le budella. Soprattutto quando a farla sono organi di informazione che pretendono di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sforzo di essere razionale. Ovviamente non posso essere io il giudice per stabilire se lo sono e nemmeno se ho gli strumenti culturali per esserlo. Però sono sicuro che mi sforzo di esserlo.<br />
Per questo l’informazione ideologica mi fa letteralmente torcere le budella. Soprattutto quando a farla sono organi di informazione che pretendono di essere autorevoli e seri, che in campo giornalistico vorrebbe dire verifica delle fonti, confronto di dati, commenti basati su dati di fatto.</p>
<div><a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S66saOjBIGI/AAAAAAAAAII/zRmFiySbBeg/s1600/cherry_blossoms.jpg"></a></div>
<p>Beh! Oggi ho le budella del tutto attorcigliate. A causa di <strong>un paio di notiziole</strong> che, di per sé, sono robetta, niente di particolarmente significativo. Eppure proprio per questo <strong>a me sono sembrate il segno dell’ideologia più becera,</strong> quella cui non importa nulla di diventare addirittura stupida.<br />
<strong>La prima notizia è sui ciliegi giapponesi</strong>. Che quest’anno (ho letto sull’Ansa, sul Corriere della Sera e sull’Unità, ma non so quanti altri giornali l’hanno riportata) sono fioriti – udite udite – con ben 6 giorni di anticipo rispetto allo scorso anno.<br />
È questa la notizia? No, <strong>la notizia è che, secondo i giornali sopra citati, il motivo dello “straordinario” anticipo è l’effetto serra causato dall’uomo</strong>: «l&#8217;anticipo record di 6 giorni sul 2009 e di 13 giorni sulla media del dopoguerra la dice lunga sui cambiamenti climatici in atto» informa il Corriere. Senza peraltro precisare che tali cambiamenti climatici devono essere in corso da un bel po’ di tempo, visto che un anticipo simile della fioritura in Giappone si è già verificato nel 1955, 1959 e 1973. Come pure che, ovviamente, le fioriture non avvengono tutte lo stesso giorno alla stessa ora, ma con differenze di oltre un mese a seconda della zona, dell’altitudine e dell’andamento meteorologico (in Giappone la data ufficiale dell’evento è annunciata dai telegiornali per ciascuna singola località).<br />
<strong>La seconda notizia </strong>l’ho letta su Repubblica di ieri, ma poi ho verificato che è stata data anche dalle agenzie Ansa e APcom e ripresa con evidenza da La Stampa e Il giornale (e chissà quanti altri: Beppe Grillo, ad esempio, nel suo blog ci è andato a nozze). Ed è questa: <strong>l’isola di New Moore, situata più o meno a un paio di km tra le coste dell’India e del Bangladesh, è sparita</strong>. «Inghiottita dal mare» titola Repubblica (che gli ha dedicato una intera pagina), precisando nel sommario: «Questi eventi sono legati al riscaldamento globale, alla crescita degli oceani e a catastrofi come gli uragani».</p>
<p>Sempre Repubblica mi ha informato che l’isola era alta sul mare circa 2 metri, e che il sollevamento del mare è di circa 3,5 mm l’anno: circa 10 cm negli ultimi 30 anni.<br />
A quelli di Repubblica non gli è venuto il <strong>dubbio che 35 cm di sollevamento del mare dovrebbero avere qualche difficoltà a “inghiottire” un’isola alta 2 metri</strong>.<br />
Possibile che non abbiano un po’ di senso critico? Un po’ di voglia di verificare quello di cui parlano? Possibile che è sufficiente che una notizia (anche una baggianata, come in questo caso) sia appena un po’ funzionale alla propria ideologia per darla con la massima evidenza (ripeto: gli hanno dedicato una intera pagina!) fregandosene se così fanno solo allarmismo, senza nessun distinguo, senza far vedere nessuna luce in fondo al tunnel?</p>
<p><strong>A me invece il dubbio è venuto</strong>, e così ho scoperto (peraltro molto facilmente) che quella di News Moore era un’isola solo in senso tecnico, cioè di terra circondata dal mare. In realtà si trattava di un agglomerato di terriccio e sabbia formatosi dai detriti depositati dalle intricatissime correnti del grande delta del Gange, in una zona in cui gli isolotti di sabbia vanno e vengono con regolarità. New Moore si era formata agli inizi degli anni ’70 e, da isolotto, era poi cresciuta parecchio (circa 10 km quadrati) senza però mai stabilizzarsi e in via di lenta “sparizione” (erosione) da almeno un decennio. Niente a che vedere con i cambiamenti climatici.</p>
<p>Non sono sicuro che i giornali abbiano il pieno diritto di sostenere le loro tesi e/o ideologie (a parte quelli che lo fanno in modo esplicito, tipo l’Unità) invece di limitarsi a fare informazione . Però lo fanno. Ma quanti lettori hanno abbastanza competenze tecniche sugli aspetti ambientali per fare le opportune valutazioni? In questo senso credo fermamente che anche notiziole come queste, date in questo modo, costituiscano una grave forma di disinformazione da contrastare in ogni modo.</p>
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		<title>James Hansen: “Il nucleare il male minore”</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 17:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[James Hansen]]></category>
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		<description><![CDATA[James Hansen, climatologo della Columbia University e direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, è stato ospite a Roma ieri per una “lecture” del WWF Italia e della Fondazione Aurelio Peccei. La conferenza, dal titolo “L’impatto umano sul sistema climatico”, è stata anche l’occasione per presentare il primo libro di Hansen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>James Hansen, climatologo della Columbia University e direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, è stato ospite a Roma ieri per una “lecture” del WWF Italia e della Fondazione Aurelio Peccei. La conferenza, dal titolo “L’impatto umano sul sistema climatico”, è stata anche l’occasione per presentare il primo libro di Hansen (Storms of my grandchildren” (“Le tempeste dei miei nipoti. La verità sulla catastrofe climatica che verrà e la nostra ultima possibilità per salvare l’umanità”). James Hansen è una figura storica degli studi sul riscaldamento globale. Nel 1988 la sua testimonianza alla Commissione Energia del Senato USA è rimasta nella storia come uno dei primi atti di uno scienziato che esplicitava il legame esistente tra i cambiamenti climatici in atto e l’attività umana.</p>
<p>DOMANDA. Professore, andiamo subito al sodo: mai come in quest’ultimo periodo alcuni scienziati hanno contestato le tesi dei cambiamenti climatici. Come possiamo essere sicuri che l’emergenza sia reale e che non si tratti della diatriba di due lobby concorrenti?</p>
<p>RISPOSTA. «Beh, se si trattasse di opinioni, potrebbe essere. Ma qui abbiamo davanti a noi i fatti. Secondo le più importanti organizzazioni scientifiche del mondo, per evitare effetti disastrosi e insospettati su tutti i sistemi economici e sociali e sui sistemi naturali che sono alla loro base, la concentrazione di CO2 in atmosfera non dovrebbe oltrepassare le 350 pari per milione, ma siamo già a 388 e la differenza tra l’energia solare che entra nel nostro sistema climatico e quella che ne esce non dovrebbe superare 1 watt per metro quadro, ma siamo già a 1,6».</p>
<p>D. E ora che abbiamo superato i confini climatici, che possiamo fare?<br />
R. «Dobbiamo agire subito. Senza riserve».</p>
<p>D. Certo, dopo il fallimento di Copenhagen è difficile avere speranze…<br />
R. «Dobbiamo proprio partire da quelle ceneri, e dare il buon esempio. Ma agendo in fretta. Coinvolgendo i Paesi in via di sviluppo,. Bisogna assolutamente ridurre le emissioni».</p>
<p>D. Professore, gli ambientalisti spesso sono visti come i fautori dei no a prescindere…<br />
R. «Non sono tra quelli. Tra una centrale a carbone e il nucleare non propenderei certo per il carbone».</p>
<p>D. Lester Brown, fondatore del World Watch Institute, ci ha illustrato il suo piano B, che parte dalle azioni dei singoli. Visto che i governi non riescono a definire le strategie e i piani, possiamo noi cittadini essere più incisivi?</p>
<p>R. «Certo, le nostre scelte sono fondamentali. Ma come possiamo pensare che si adottino i pannelli fotovoltaici se non ci sono incentivi statali corposi? Non può ricadere tutto sulle spalle del cittadino. Il problema è che i nostri politici sono vecchi. Non riescono a vedere il futuro, nemmeno quello più prossimo. Dobbiamo mandarli a casa, e far governare chi ha a cuore il dopodomani».</p>
<p>di Stefania Divertito<br />
Dal quotidiano gratuito Metro del 16 marzo 2010</p>
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		<title>Obama, la scelta nucleare USA ed il silenzio verde in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 16:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
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		<description><![CDATA[A fronte della scelta coraggiosa di Obama riguardo l&#8217;atomo, sorgono spontanee alcune domande da rivolgere agli oppositori “organici” nostrani al nucleare che pochi giorni fa avevano invaso i media per sparare a zero contro il provvedimento del Governo che dettava norme precise e chiare per l’individuazione dei siti nazionali delle centrali. Per esempio, vorremmo chiedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fronte della scelta coraggiosa di Obama riguardo l&#8217;atomo, sorgono spontanee alcune domande da rivolgere agli oppositori “organici” nostrani al nucleare che pochi giorni fa avevano invaso i media per sparare a zero contro il provvedimento del Governo che dettava norme precise e chiare per l’individuazione dei siti nazionali delle centrali.<br />
Per esempio, vorremmo chiedere alla Presidente uscente del Piemonte come si pone di fronte all’uscita USA visto che lei aveva sostenuto che “il nucleare è una scelta non economica, pericolosa e non più adottata all’estero”. Analogamente, come si giustifica oggi la posizione vetero-ecologista dell’Italia dei Valori contraria al nucleare quando un presidente democrata compie un passo in avanti di tale portata?</p>
<p>Obama ha spiazzato tutti coloro che sin dalla sua elezione lo avevano innalzato ad icona mistica della purezza ambientale basata sul risparmio e l’uso delle fonti rinnovabili: un sogno che non tiene conto del fatto che un paese ha bisogno di energia 24 ore su 24, in maniera continua e regolare, e che questo non si può ottenere dalle fonti rinnovabili, utili ma aggiuntive alle sorgenti primarie. Finché non si troverà qualcosa di nuovo, volenti o nolenti, gli idrocarburi, il carbone ed il nucleare sono scelte dalle quali non si può prescindere. Il nucleare, peraltro, è la sola scelta che permette una reale diminuzione dei gas serra come dimostra il caso della Francia che, con le sue 56 centrali nucleari, è l’unico paese che è riuscito a rispettare i vincoli del Protocollo di Kyoto.<br />
La scelta di Obama, inserita in un piano globale, ha sparigliato i giochi degli oppositori nostrani proprio nel momento in cui il nostro Governo sta rilanciando il nucleare. Sarà interessante vedere le reazioni dei prossimi giorni: aspettiamoci sottili distinguo, frasi furbescamente bizantine del tipo “ negli USA si che la scelta si può fare, ma da noi, con il nostro territorio..”. Per ora tutto tace grazie al rimestio nel fango di questi giorni e che durerà sino alle prossime elezioni amministrative. Da un punto di vista prettamente tecnico lascia estremamente perplessi il titolo con cui Il Sole 24 Ore riportava la notizia e che, non è chiaro su quali basi scientifiche, parla di “Nucleare Verde”! Forse qualcuno gli ha soffiato in anteprima quale sarà il colore delle mura esterne degli impianti che saranno realizzati in Georgia.</p>
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		<title>Da Obama la lezione nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla sede del sindacato degli elettrici – ridurranno le emissioni di CO2 di 16 milioni di tonnellate ogni anno, il che equivale a togliere dalle strade tre milioni e mezzo di automobili”.</p>
<p>Con questa mossa, il Presidente ha ottenuto tre risultati contemporaneamente. Il primo è aver trasformato il nucleare in una parola d’ordine ambientalista, ripensando da sinistra a forme di energia non inquinanti. Il secondo è aver spazzato via la vulgata per cui nel mondo non si costruirebbero più centrali atomiche. Non è così perché siamo in piena new wave dell’atomo: Germania, Olanda, Scandinavia, tutte nazioni che hanno governi e opinioni pubbliche particolarmente attente e consapevoli dal punto di vista ambientalista, nei prossimi anni costruiranno nuove centrali o proseguiranno nei loro programmi precedenti. Lo Stato pioniere, la Francia, che ha fatto dell’atomo la sua principale fonte di energia, progetta 5 impianti e la Gran Bretagna e gli Usa (l’America di Bush e quella di Obama) fanno altrettanto.</p>
<p>C’è poi un terzo risultato che mostra l’abilità politica del Presidente: aver spiazzato i radicali del Partito Democratico è servito ad aumentare il suo consenso in pezzi non trascurabili dell’elettorato indipendente e repubblicano. Come ha fatto Obama a raggiungere questo risultato bipartisan? Esponendosi in prima persona senza farsi condizionare troppo dalle possibili reazioni dell’elettorato alla parola “nucleare”. Grazie a una visione chiara e una progettualità condivisa, visto che l’atomo può essere un ottimo oggetto di scambio con i governatori degli Stati americani e i politici delle comunità locali che ospiteranno le centrali, compresi i suoi avversari (commesse, compensazioni, pochi ma qualificati posti di lavoro, eccetera).</p>
<p>Noi che il nucleare ancora non l’abbiamo dovremmo prendere esempio da quello che è accaduto in America. Non è un discorso che riguarda i Verdi e gli ambientalisti di casa nostra, che se si parla di nucleare paiono francamente irrecuperabili a qualsivoglia forma di dialogo con il governo. Ci rivolgiamo invece a quella parte della classe politica che ha deciso di (ri)lanciare questo progetto. Nel nostro Paese continuiamo a vivere con lo spettro di Chernobyl e a pensare che il mondo possa fare a meno del nucleare. Così anche la nostra classe politica, quella favorevole alle nuove politiche del governo, teme che l’elettorato possa reagire malamente alle centrali – come dimostra la campagna elettorale per le regionali, con Vendola e la Bonino che ripropongono le loro nostalgiche ma ancora propizie battaglie giovanili, senza trovarsi di fronte avversari pronti a sventolare con la stessa chiarezza la bandiera del nucleare, bensì dicendo “sì ma non a casa mia”.</p>
<p>Proceda, allora, il ministro Scajola, nell’accelerazione dei tempi per la costituzione della Agenzia per la sicurezza nucleare – tassello fondamentale – confrontandosi apertamente con la società italiana, che non è detto sia pregiudizialmente contraria alla ripresa dell’atomo.</p>
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		<title>I veri rischi nucleari del pianeta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 15:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In realtà i rischi “nucleari” che sta correndo il pianeta sono molti. In Italia si parla sempre più del rischio e della paura per le centrali e le scorie nucleari. Ma intorno all’atomo del pianeta gravitano una serie di rischi molto maggiori. E la cosa grave è che sono pochissimi i giornali, le TV e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In realtà i rischi “nucleari” che sta correndo il pianeta sono molti. In Italia si parla sempre più del rischio e della paura per le centrali e le scorie nucleari. Ma intorno all’atomo del pianeta gravitano una serie di rischi molto maggiori. E la cosa grave è che sono pochissimi i giornali, le TV e in media in genere che si prendono la briga di ricordarli, di tanto in tanto.</p>
<p>Su Enerblog un articolo di sintesi visiva, fulminante nella sua immediata efficacia</p>
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		<title>Obama nucleare. Con serietà</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne. Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre. Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.<br />
Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Barac_Obama-1.jpg"></a></p>
<p>Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio del <a href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/remarks-president-energy-lanham-maryland" target="_blank">discorso di Obama</a> per offrire ai nostri politici e politicanti <strong>un esempio di serietà</strong>, da parte del Presidente di un grande Paese che si pone il problema delle cose da fare per il bene di tutto il Paese (non di una parte), e le fa mettendosi personalmente in gioco, anche a costo di perdere un po’ di popolarità.</p>
<p>Gli impianti citati, come noto, sono i 2 reattori di Vogtle da 1.100 MW ciascuno, cui l’Amministrazione Obama ha concesso prestiti garantiti di 8 miliardi di dollari, e che dovranno essere costruiti entro i prossimi 6-7 anni.</p>
<p><strong>Ha detto Obama:</strong><br />
(…) «Ci saranno certamente alcuni che accoglieranno positivamente questo annuncio, alcuni penseranno anche che giunge con eccessivo ritardo. Per contro ci saranno quelli che sono fortemente contrari. Esattamente come accade per altri aspetti del nostro dibattito sull’energia: dalla produzione di idrocarburi off-shore all’ipotesi di mettere una tassa sulle emissioni di CO2.<br />
Ma quello che voglio sottolineare è questo: <strong>anche quando tra noi ci sono delle differenze, non possiamo permettere che queste ci impediscano di procedere verso il progresso</strong>. Su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a rimanere impantanati nel solito vecchio trito dibattito tra destra e sinistra, tra ambientalisti e imprenditori.<br />
I nostri concorrenti stanno facendo a gara per creare posti di lavoro e per controllare la crescente industria energetica. E l’energia nucleare non fa eccezione. Giappone e Francia hanno da tempo investito pesantemente in questo settore. Nel frattempo, ci sono 56 reattori nucleari in costruzione in tutto il mondo: 21 solo in Cina, 6 nella Corea del Sud, 5 in India. E l’impegno di questi Paesi non è solo creare posti di lavoro in tali impianti, bensì di mettere le basi per sviluppare competenze e nuove tecnologie.<br />
Quindi non dobbiamo commettere errori. <strong>Che si tratti di energia nucleare, o energia solare o eolica, se rinunciamo a investire nelle tecnologie di domani, poi dovremo importare tali tecnologie invece di esportarle</strong>. Torneremo indietro. Posti di lavoro verranno creati all’estero, invece che qui negli Stati Uniti d’America. E non è un futuro che sono disposto ad accettare». (…)<br />
«So bene che da molto tempo si dà per scontato che chi sostiene l’ambiente è contrario all’energia nucleare. Ma il fatto è che, anche se non abbiamo realizzato una nuova centrale nucleare da 30 anni, <strong>l’energia nucleare resta la nostra maggiore fonte di energia che non produce emissioni di CO2</strong>. Dunque per soddisfare le nostre crescenti esigenze energetiche e prevenire le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici abbiamo bisogno di aumentare le nostre forniture di energia nucleare. È semplice. Questo impianto, ad esempio ci consentirà di tagliare 16 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2, rispetto ad un impianto equivalente a carbone. È come eliminare dalle strade 3,5 milioni auto»</p>
<p>Quindi, a proposito dei problemi che possono venire a crearsi e della serietà con cui devono essere affrontati, <strong>Obama ha aggiunto</strong>:</p>
<p>«Ora, niente di quanto ho detto intende negare che ci siano seri inconvenienti nella produzione elettronucleare, che devono essere affrontati. L’energia nucleare genera scorie, e <strong>dobbiamo accelerare gli sforzi per trovare il modo di stoccare e smaltire questi rifiuti in modo sicuro</strong>. Ecco perché abbiamo chiesto a un gruppo bipartisan di esperti nucleari di affrontare questa sfida. Come pure per i nuovi impianti ci si atterrà alle maggiori e più restrittive norme di sicurezza per rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini che vivono vicino e lontano da essi. Questo è un imperativo.<br />
Ma gli investimenti in energia nucleare restano un passo necessario. Ciò che spero è che con questo annuncio venga sottolineata contemporaneamente sia <strong>la nostra serietà nel far fronte alla sfida energetica</strong>, sia la nostra buona <strong>volontà di non guardare a questa sfida come una questione di parte, ma come una questione che è più importante della stessa politica</strong>, poiché  le scelte che ci accingiamo a fare non riguardano solo la prossima generazione, ma molte generazioni a venire».</p>
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		<title>La rinascita del nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera &#8220;Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?&#8221;, a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle critiche e accuse che siamo abituati a sentire da chi si oppone allo sviluppo del nucleare. Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell&#8217;appoggio pubblico accordato dal Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera &#8220;Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?&#8221;, a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle critiche e accuse che siamo abituati a sentire da chi si oppone allo sviluppo del nucleare.<br />
Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell&#8217;appoggio pubblico accordato dal Presidente degli Stati Uniti, giusto ieri, alla costruzione di 2 nuove unità nucleari a Burke, in Georgia.<br />
Un atto non estemporaneo, ma assolutamente coerente con la strategia enunciata da Obama nel recente Discorso sullo stato dell&#8217;Unione : &#8220;… we need more production, more efficiency, more incentives, and that means building a new generation of safe, clean nuclear power plants in this country.&#8221;<br />
Una chiara presa di posizione, in un contesto &#8211; quello americano &#8211; nel quale il nucleare non solo è vivo (104 reattori in funzione) ma ha già ripreso slancio (altro che &#8220;moribondo&#8221;) da tempo: sono già state presentate richieste di costruzione per 28 nuovi impianti! Forse non è il caso di soffermarsi sulle analisi del 1985… chi è che guarda al passato?</p>
<p>Anche sui dati relativi alle emissioni di CO2 converrebbe informarsi meglio: anche considerando &#8211; come è giusto fare! &#8211; l&#8217;intero ciclo di vita dell&#8217;impianto e non solo l&#8217;emissione netta durante il funzionamento, a una centrale nucleare si possono associare 10-15 grammi di anidride carbonica per ogni kWh prodotto, contro i 360 g/kWh del più efficiente ciclo combinato a gas!! Ogni tanto alle parole tipo &#8220;poco&#8221; o &#8220;moltissimo&#8221; bisognerebbe affiancare le cifre e confrontarle tra loro…<br />
I problemi di siccità nel 2003 ci sono stati, vero, ma non mi pare che la Francia la Spagna o la Germania abbiano rinunciato ad usare i loro (nell&#8217;insieme) 84 (!!) reattori … la Francia produce il 76% della sua energia elettrica col nucleare, la &#8220;verde&#8221; Germania il 28% (e un altro 40% abbondante col carbone, per la cronaca).</p>
<p>Lo stoccaggio è un tema rilevante, ma le soluzioni ci sono e Paesi come sono la Finlandia – che ha già iniziato i lavori – la Svezia, la Svizzera le stanno mettendo in pratica.</p>
<p>In ultimo un commento sulle paure legate al terrorismo. Nel mondo sono già in funzione 436 reattori, e chissà quante centinaia di siti contenenti materiale fissile militare e non: i malintenzionati non hanno certo bisogno di aspettare altri 10 anni per procurarsi materiale radioattivo nelle future centrali italiane &#8230;</p>
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		<title>In Francia si può conoscere la radioattività nell’ambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Francia chiunque può sapere in tempo reale i valori della radioattività, in particolare (ma non solo) in prossimità delle centrali e degli altri siti legati all’industria nucleare. L’iniziativa, unica finora in Europa, si è concretizzata il 2 febbraio 2010 grazie a www.mesure-radioactivite.fr. Il sito raccoglie e mette a disposizione del pubblico i risultati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Francia chiunque può sapere in tempo reale i valori della radioattività, in particolare (ma non solo) in prossimità delle centrali e degli altri siti legati all’industria nucleare. L’iniziativa, unica finora in Europa, si è concretizzata il 2 febbraio 2010 grazie a <a href="http://www.mesure-radioactivite.fr/public/">www.mesure-radioactivite.fr</a>. Il sito raccoglie e mette a disposizione del pubblico i risultati di tutte le misurazioni dei livelli di radioattività nell’ambiente eseguite in Francia.</p>
<p>Il sito è stato sviluppato dall’Autorité de Sûreté Nucléaire (ASN) e dall’Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire (IRSN), in collaborazione con gli altri enti interessati, fra cui il ministero della Salute, il ministero dell’Ecologia, dell’energia e dello sviluppo, la Marina, le agenzie sanitarie, le associazioni di protezione dell’ambiente e naturalmente tutti i grandi enti nucleari: EDF, ANDRA, AREVA, CEA. Il sito raccoglie così in un’unica struttura centralizzata le circa 15.000 misurazioni effettuate ogni mese dai diversi enti.</p>
<p>Inoltre, vengono riportati i documenti di sintesi sulla situazione radiologica nel territorio e la valutazione delle dosi di radioattività a cui è esposta la popolazione. È presente infine una rubrica di informazione generale sulla radioattività: che cos’è, da dove viene, quali effetti ha, come si misura.</p>
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		<title>Radioattività ed energia elettronucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di  disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale  vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni  elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i  tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti  biologici tale interazione può portare a danneggiamento delle cellule. Un danno  che nella maggior parte dei casi viene riparato dai normali meccanismi di difesa  dell’organismo ma che, comunque, dipende dal tipo di radiazione, dalla sua  entità e dal tempo di esposizione.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno complesso, che in questa sede affrontiamo senza  dettagli tecnici solo per sottolineare che <strong>si tratta di un fenomeno del  tutto naturale, che da sempre ha accompagnato l’origine e lo sviluppo della  vita</strong>. Cercando di capire perché, in relazione agli allarmismi che  alcuni hanno interesse a diffondere circa la gestione delle centrali e dei  rifiuti nucleari, i timori per i rischi radioattivi siano del tutto  irragionevoli e dettati solo da scarsa conoscenza.</p>
<p>La radioattività può avere <strong>origine naturale o artificiale</strong> e,  nel Sistema Internazionale, si misura in Gray (Gy,  misura la dose assorbita) e in <strong>Sievert</strong> (<strong>Sv</strong>,  misura la dose equivalente di radiazione in relazione agli effetti biologici  sull’organismo). È importante sottolineare che <strong>non c’è differenza  qualitativa tra la radioattività naturale e artificiale</strong>: sono entrambe  dovute esattamente agli stessi fenomeni fisici.</p>
<p>La <strong>radioattività artificiale</strong> è quella che si genera a  seguito di attività umane, quali: produzione di energia, apparecchiature mediche  per diagnosi e cure, apparecchiature industriali, attività di ricerca, eventuali  attività militari eccetera. Le attività non militari sono rigorosamente regolate  da legislazioni nazionali (in Italia la norma di riferimento è il <a href="http://www.apat.gov.it/site/_files/dlvo230c.pdf" target="_blank">decreto  legislativo n. 230 del 17 marzo 1995</a> e successive modifiche e integrazioni.  Vale precisare che stiamo parlando di radiazioni ionizzanti: quelle ad opera di  onde radio – emesse da cellulari, antenne, forni a microonde eccetera – non  generano ionizzazione e, quindi, non costituiscono radiazioni nucleari).</p>
<p>La <strong>radioattività naturale</strong> è dovuta alla presenza di  radiazioni provenienti dal cosmo, alle interazioni tra queste e l’atmosfera e  alla presenza di molti elementi radioattivi esistenti fin dalle origini della  Terra e presenti ovunque nell’aria, nel suolo, nelle acque e perfino nel nostro  corpo.</p>
<p>Mediamente <strong>la dose di radiazione che assorbiamo dal fondo naturale è  dell’ordine di circa 3 mSv (milliSievert) l’anno</strong>. Questo valore medio è  però fortemente variabile da luogo a luogo: si va da un minimo di poco  superiore  a 1 mSv, fino ad un <strong>massimo di 260 mSv nella città iraniana  di Ramsar</strong>. In Italia, ad esempio, come media regionale, la differenza è  di circa il 400% tra i minimi della Val d’Aosta e della Sardegna e i massimi  della Campania e del Lazio. Inoltre i valori variano anche in relazione  all’altitudine (praticamente la dose raddoppia in modo lineare ogni 1.000 metri,  motivo per cui si è maggiormente esposti durante i viaggi in aereo, che  fortunatamente durano solo poche ore!).<br />
<strong>Elementi radioattivi sono  inoltre presenti nei cibi</strong>, sia di origine animale, sia vegetale (la  dose media assorbita è di circa 0,2 mSv l’anno), <strong>come pure nel corpo  umano</strong> (0,4 mSv l’anno).</p>
<p>A tutto ciò vanno aggiunte le <strong>dosi che vengono normalmente assorbite  dalle attività quotidiane</strong>. Gli oggetti di porcellana, i graniti, le  piastrelle, gli oggetti di cristallo di cui ci circondiamo emettono una dose di  radiazioni che è mediamente calcolata in 0,001 mSv l’anno. Molto maggiore (0,01  mSv) è la <strong>dose annua che assorbiamo dagli schermi di computer e  televisori</strong>. E ancora maggiori sono le <strong>dosi assorbite da  pratiche mediche</strong>: una radiografia convenzionale può dare una dose di 1  mSv, una TAC fino a 4 mSv, una PET o una scintigrafia fino a 20 mSv.</p>
<p>In questo contesto <strong>le esposizioni della popolazione alla  radioattività prodotta dagli impianti nucleari sono davvero minime </strong>(<strong>circa 0,001 mSv</strong>), di gran lunga inferiori a quelle  dovute a tutte le altre cause sopra citate.</p>
<p>Il problema dell’esposizione alle radiazioni è serissimo, ma il modo con cui  molti lo stanno oggi utilizzando per contrastare l’ipotesi di un nuovo ricorso  all’energia elettronucleare è allarmistico e del tutto irresponsabile.<br />
Che  l’esposizione a dosi elevate di radiazioni sia dannoso per gli organismi animali  è purtroppo ben noto. Ma per osservare effetti evidenti si devono raggiungere  dosi elevatissime: occorre assorbire <strong>1 Sv in un’ora</strong> (attenzione, finora si è parlato di milliSievert l’anno) per constatare lievi  alterazioni temporanee nell’emoglobina e almeno 2-5 Sv per subire danni seri e  rischi di morte.</p>
<p>Invece i rischi di cui si parla minacciosamente (vedi il recente <a href="http://www.enerblog.it/informazione-nucleare-la-repubblica-e-la-strategia-della-paura.html" target="_blank">articolo di Repubblica di cui abbiamo parlato nel precedente  post</a>) sono quelli attribuiti alle basse dosi di radiazioni. Cioè quelle  dentro cui la vita umana è nata e si è evoluta (per modo di dire: milioni di  anni fa la radioattività naturale era molto più forte di oggi). E lo si fa ben  sapendo che non esiste un solo studio scientifico – <strong>uno</strong> – che  sia giunto a conclusioni affidabili in merito ad eventuali rischi.</p>
<p>Ad esempio, ricerche scientifiche molto serie ipotizzano che si può avere un  aumento misurabile del 10% dell’insorgenza di tumori a causa di radiazioni per  una dose complessiva assorbita di circa 2,5 Sv. Questo, in una situazione come  quella italiana, significa un’esposizione continuativa di 260 mSv l’anno (oltre  50 volte la dose media che si può assorbire in Italia) per un totale di circa 10  anni. Ebbene questo caso è la normalità nella città iraniana di Ramsar (260 mSv  l’anno) dove, anzi, le persone che ci vivono assorbono tali dosi per l’intera  vita, cioè molto più di 10 anni, senza che si sia mai riscontrata una maggiore  percentuale di tumori (vedi <a href="http://www.angelfire.com/mo/radioadaptive/ramsar.html" target="_blank">qui  uno dei molti studi</a> disponibili al riguardo).</p>
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