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	<title>postalo &#187; Energia</title>
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	<description>Article Marketing allo stato puro</description>
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		<title>Positivo il debutto di Hera in chat sul Bilancio di Sostenibilità</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 16:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ZZUB.it</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raccolta differenziata, acqua e garanzia dei dati i temi di maggiore interesse: domande e risposte diventeranno un documento consultabile on line.57 domande e altrettante risposte nell’arco di poco più di due ore. Sono questi i numeri del BS Chat Da...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://blog.zzub.it/wp-content/uploads/2011/04/logo-hera-w.jpg"><img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 220px; height: 83px;" src="http://blog.zzub.it/wp-content/uploads/2011/04/logo-hera-w.jpg" alt="" border="0" /></a><strong>Raccolta differenziata, acqua e garanzia dei dati i temi di maggiore interesse: domande e risposte diventeranno un documento consultabile on line.</strong><br /><br />57 domande e altrettante risposte nell’arco di poco più di due ore. Sono questi i numeri del BS Chat Day, il canale di dialogo aperto da Hera nel pomeriggio di ieri sulla sezione web dedicata al <a href="http://bs.gruppohera.it/">Bilancio di Sostenibilità 2010</a>, per confrontarsi in tempo reale con i propri interlocutori sul documento pubblicato on line lunedì scorso.<br /><br />Rappresentanti di associazioni di consumatori, forze economiche e singoli cittadini hanno posto in diretta domande sul Bilancio di Sostenibilità a un pool di dirigenti e tecnici dell'azienda riuniti ad hoc. Tutte le domande e gli interventi arrivati sono stati pubblicati e il confronto si è sviluppato in maniera costruttiva.<br /><br />Tra i temi che hanno destato maggiore interesse la raccolta differenziata e l'idrico. Nella prima categoria sono rientrate numerose domande sullo sviluppo della raccolta porta a porta e di altre esperienze volte ad incrementare la percentuale di differenziata, sulla presunta contrapposizione fra incenerimento rifiuti e raccolta differenziata e sulla dinamica tariffaria. Per quanto attiene l'idrico, oltre all'ammontare degli investimenti si sono registrate alcune richieste di chiarimenti rispetto a tematiche tariffarie, depurazione e reti. Particolare interesse anche rispetto alla veridicità e affidabilità dei rendiconti presentati nel Bilancio.<br /><br />La <a href="http://bs.gruppohera.it/csr_chat/">chat</a> rimarrà visualizzabile sul sito ancora per alcuni giorni, per diventare successivamente un documento consultabile on line.<br /><br />"Siamo molto soddisfatti dell'esperienza", spiega Filippo Bocchi, Direttore Corporate Social Responsability Hera. "Si è trattato di una prima assoluta sia per  Hera che per il settore. Credo che questa modalità di confronto potrà in futuro diventare una delle prassi di dialogo con i nostri stakeholders".<br /><br />Vai al sito <a href="http://bs.gruppohera.it/">http://bs.gruppohera.it</a><br />Consulta la chat:  <a href="http://bs.gruppohera.it/csr_chat/">http://bs.gruppohera.it/csr_chat/</a><div class="blogger-post-footer"><a href="http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/">Comunicati stampa aziendali</a> - Pubblica i tuoi articoli gratis!<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/37567438-6041689890067928548?l=cs-comunicatistampa.blogspot.com' alt='' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Luce e gas da internet: Be smart</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>melchiorre74</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[La privatizzazione dell’energia elettrica e della fornitura di gas naturale ha portato i suoi vantaggi soprattutto per le bollette delle famiglie. Ancora una volta il catalizzatore di questa possibilità è il web. Alcune aziende, infatti, per fare in modo che i propri clienti accedano ad uno sconto sicuro sia in termini di tempo dedicato al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La privatizzazione dell’<strong>energia elettrica</strong> e della <strong>fornitura di gas naturale</strong> ha portato i suoi vantaggi soprattutto per <strong>le bollette delle famiglie</strong>. Ancora una volta il catalizzatore di questa possibilità è il web. Alcune aziende, infatti, per fare in modo che i propri clienti accedano ad uno<strong> <a title="Edisoncasa" href="http://www.edisoncasa.it/" target="_self">sconto sicuro</a></strong> sia in termini di tempo dedicato al servizio, alla gestione delle proprie<strong> bollette elettriche</strong> e al controllo, sia in termini finanziari, hanno promosso e messo in atto un servizio di gestione per la luce e il gas totalmente appoggiato sul web.</p>
<p>Come il web ci possa far risparmiare tempo nella gestione delle nostre bollette casalinghe è chiaro: il<strong> monitoraggio dei nostri consumi </strong>è sempre live e disponibile su di pagine dinamiche appositamente create; l’<strong>assistenza al cliente è immediata</strong> tramite web e la segnalazione dei problemi ancora più veloce. Verranno così tagliate le noiose e lunghissime telefonate con gli operatori o le lunghe attese passate aspettando una risposta in compagnia di un irritante jingle. Inoltre aver tutto sempre sott’occhio permetterà ai singoli gestori di calcolare i propri consumi e gestire le proprie spese comodamente da casa. In questo luogo introduciamo il vantaggio economico che comporta il gestire le bollette di luce e gas direttamente da un supporto web. Innanzitutto si può scegliere la<strong> tariffazione che più conviene</strong> in base all’abitudine di consumo, per cui potremmo accedere ad un area personalizzata e costumizzare il nostro contratto. In secondo luogo il taglio delle strutture e delle pratiche burocratiche permette a questi contratti per la gestione energetica della casa di <strong>eliminare i costi per l’utente riguardanti l’adesione</strong>,<strong> il canone e cauzioni per gli apparecchi</strong>.</p>
<p>Oltre tutto questo, che già da un’idea del vantaggio cui si può accedere attraverso la sottoscrizione di un contratto di utenza energetica domestica, va ricordato che il passaggio e l’adesione ad una compagnia energetica che sfrutti il web per gestire le bollette comporta un impiego di tempo pari a 4 minuti circa.</p>
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		<title>Un paio di dubbi sugli investimenti per la fusione nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fusione nucleare è una sorta di chimera. Una specie di creatura improbabile (energia illimitata, con poco impatto ambientale, a basso costo, sviluppata da tutto il mondo congiuntamente, senza rischi di proliferazione militare, senza rischi di incidenti con gravi contaminazioni nucleari) la cui unica caratteristica certa è il tempo necessario per averla disponibile. Circa 50 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fusione nucleare è una sorta di chimera. Una specie di creatura improbabile (energia illimitata, con poco impatto ambientale, a basso costo, sviluppata da tutto il mondo congiuntamente, senza rischi di proliferazione militare, senza rischi di incidenti con gravi contaminazioni nucleari) la cui unica caratteristica certa è il <strong>tempo necessario per averla disponibile. Circa 50 anni.</strong> È infatti da 60 anni, oggi come allora, che si continua a dire con convinzione che «sarà disponibile tra 50 anni».<br />
 <a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/TCp9BVi9s3I/AAAAAAAAAK4/7coYfkkvVvI/s1600/Sole_in_bottiglia.gif"></a><br />
In realtà <strong>non sappiamo ancora se sia tecnicamente realizzabile</strong> con le tecnologie attuali, e tanto meno sappiamo se potrà essere economicamente concorrenziale. Però ci si crede, al punto che si investono cifre favolose. Solo per il progetto ITER si parla di oltre 10 miliardi di euro, ma globalmente la cifra è di<strong> decine di miliardi l’anno</strong>.</p>
<p>Ci sono molti <strong>motivi per appoggiare la fusione nucleare</strong>. A cominciare dal fatto che si tratta ancora dell’unico vero grande progetto di cooperazione globale (USA, Unione Europea, Russia, Cina, Giappone, India, Corea e altri). Inoltre le grandi sfide danno sempre grandi risultati, anche se non sempre nella direzione sperata. Nel caso della fusione, ad esempio, immagino che solo le ricerche sui nuovi materiali avranno ricadute più che importanti per molti e diversi settori industriali.</p>
<p>Tuttavia sono anche certo che se domattina sul monte Tabor scendesse dai cieli Albert Einstein in carne ed ossa a chiedere 100 miliardi di euro sull’unghia (è il minimo che si possa oggi prevedere per ipotizzare un reattore a fusione commerciale) in cambio della promessa di darci FORSE una fonte di energia sicura, pulita e illimitata tra 50 anni …. beh! secondo me quel “forse” ci farebbe dire al caro vecchio Einstein che apprezziamo molto l’idea, che siamo felici che sia tornato dall’al di là per rendersi ancora utile, ma purtroppo c’è la crisi, ci sono urgenze sociali maggiori e quindi &#8211; non ce ne voglia &#8211; preferiamo non rischiare.</p>
<p>Però quei 100 miliardi nel mondo verranno spesi nel giro di qualche lustro, e sono molto di più quelli che abbiamo già speso da 60 anni in qua.<br />
<strong>Il punto non è se si debba o no investire per la fusione nucleare</strong>. Certo che si. Mi resta però il dubbio se la mole di spese sia adeguatamente sotto controllo, visto che è piuttosto difficile scoprire quanto in realtà si spende, per cosa e con quali modalità. E soprattutto mi resta il dubbio se non sia il caso di<strong> ridurre queste spese di una ragionevole quota &#8211; diciamo del 10% &#8211; da destinare alla ricerca sulle altre fonti</strong>. Ad esempio per il fotovoltaico.</p>
<p>Resto del parere che è assurdo puntare sul fotovoltaico come si sta facendo allo stato attuale della tecnologia. Cioè con gli alti costi e con la modesta resa di conversione del fotovoltaico attuale. Ma certo se ci fosse un programma di ricerca internazionale che al fotovoltaico destinasse anche solo 1 miliardo di euro l&#8217;anno per dieci anni (l&#8217;equivalente del solo progetto ITER), probabilmente entro un decennio le cose sarebbero molto diverse, sia per i costi, sia per la resa dei pannelli.</p>
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		<title>Il nucleare indispensabile per il clima, secondo le agenzie energetiche dell’OCSE</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 13:10:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra – ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a produrre con il nucleare il 25% dell’elettricità mondiale. Lo afferma la Roadmap sulle tecnologie energetiche  presentata all’Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall’International Energy Agency (IEA) e dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per tagliare sul serio le emissioni di gas serra – ridurre cioè del 50% le emissioni di CO2 dovute al settore energetico - occorrerà arrivare a <strong>produrre con il nucleare il 25% dell’elettricità mondiale</strong>.<br />
Lo afferma la <em>Roadmap </em>sulle tecnologie energetiche  presentata all’Asian Climate Forum tenutosi a Seul il 16 giugno dall’International Energy Agency (IEA) e dalla Nuclear Energy Agency (NEA), le due principali agenzie energetiche dell’OCSE (l’organizzazione per la cooperazione tra Paesi industrializzati).<br />
<a rel="attachment wp-att-411" href="http://www.postalo.it/?attachment_id=411"></a>Al momento, si legge nel dossier, la potenza nucleare installata (373.000 MW) soddisfa il 14% della domanda elettrica mondiale. Nello scenario di una riduzione del 50% delle emissioni di CO2 entro il 2050, <strong>l’IEA stima che la capacità nucleare debba arrivare a 1,2 milioni di MW entro il 2050</strong>, fornendo così (considerata la maggiore domanda globale che verrà nel frattempo registrata) appunto circa il 25% del fabbisogno mondiale di elettricità a quella data.</p>
<p>Dunque: triplicare l’attuale potenza installata.<strong> Un programma “ambizioso” ma “realizzabile”</strong> secondo la <em>Roadmap, </em>che rileva come il nucleare sia una tecnologia matura, senza emissioni di CO2 e pronta a espandersi rapidamente nel prossimo decennio. «Gli ultimi reattori ora in fase di realizzazione in diversi Paesi del mondo – afferma l’IEA – sono costruiti sulla base di oltre 50 anni di sviluppo tecnologico» e sono «affidabili e competitivi» per diventare «pilastri per l’espansione del nucleare dopo il 2020».</p>
<p>Ovviamente<strong> rimangono alcuni nodi cruciali da superare</strong> per garantire una completa rinascita del nucleare. <strong>Nodi di tipo politico, industriale e finanziario</strong>. Per questo l’IEA e la NEA esortano a impegni politici chiari e stabili, a progressi nell’attuazione dei piani di smaltimento delle scorie e a sistemi di salvaguardia per prevenire la proliferazione nucleare.<br />
<strong>La maggiore sfida è però rappresentata dai finanziamenti</strong>. «In alcuni casi i governi dovranno fornire delle garanzie fino a che i programmi per la realizzazione del nucleare non saranno consolidati».</p>
<p>Secondo l’IEA e la NEA, a lungo termine «il continuo sviluppo dei reattori e delle tecnologie del ciclo di combustibile sarà importante per il mantenimento della competitività dell’energia nucleare», mentre le nuove tecnologie ora in fase di sviluppo «offrono potenzialmente maggiore sostenibilità, economia, sicurezza e affidabilità».<br />
«L’energia nucleare – ha sottolineato il direttore dell’IEA, Nobuo Tanaka – è una delle tecnologie chiave a basse emissioni di CO2 che possono contribuire (insieme all’efficienza energetica, alle rinnovabili e alle tecnologie di cattura e sequestro della CO2)  alla “decarbonizzazione” delle forniture di energia elettrica entro il 2050».</p>
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		<title>Rèdais: Le case di domani, oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spreco energetico nel settore residenziale in Italia, pesa per 8 miliardi di euro l’anno. Quasi quanto una manovra finanziaria. Si capisce bene, quindi, che la necessità di un ripensamento degli standard con cui vengono costruiti i nostri immobili, sia di estrema urgenza. Da questo e da altri ragionamenti, non da ultimo quello che concerne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Redais-Casal-Bertone-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-115" style="margin: 8px;" title="Sostenibilità ambientale Rèdais " src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Redais-Casal-Bertone-4.jpg" alt="Redais Casal Bertone 4 Rèdais: Le case di domani, oggi" width="500" height="354" /></a>Lo <strong>spreco energetico nel settore residenziale in Italia</strong>, pesa per 8 miliardi di euro l’anno. Quasi quanto una manovra finanziaria. Si capisce bene, quindi, che la necessità di un ripensamento degli standard con cui vengono costruiti i nostri immobili, sia di estrema urgenza. Da questo e da altri ragionamenti, non da ultimo quello che concerne <strong>la salvaguardia ambientale del nostro pianeta</strong>, nasce il concetto di <a title="Abitare sostenibile" href="http://blog.redais.it/2010/04/case-benessere-individuo-rispetto-ambiente/" >Rèdais – Abitare Sostenibile</a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo nuovo <strong>concetto di edilizia residenziale a Casal Bertone</strong>, rappresenta il primo tentativo a <strong>Roma</strong> di costruire un immobile che sia allo stesso tempo architettonicamente intrigante, ecologicamente corretto ed energeticamente sostenibile. Da sempre, questi tre concetti sono stati svincolati l’uno dall’altro. Ecco perché lo sforzo di costruire un immobile che rispetti queste tre caratteristiche rappresenta non solo una sfida ma anche una precisa scelta filosofica da parte del costruttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-114"></span><a title="rèdais" href="http://www.redais.it/" >Rèdais</a>, marchio di proprietà della Bross Srl di Stefano Tersigni nasce infatti con il preciso intento di coniugare da un lato, <strong>il benessere abitativo dell’individuo e dall’altro, il rispetto dell’ambiente grazie all’utilizzo di tecnologie moderne</strong>, in grado di garantire la piena funzionalità dell’appartamento con un considerevole <strong>risparmio energetico</strong>. Risparmio che, inoltre, è anche certificato sia dall’altoatesina CasaClima che dall’americana LEED. Due marchi a garanzia del risparmio energetico e del rispetto dell’ambiente</p>
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		<title>Nucleare, TV ed emotività</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 15:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho seguito in TV uno speciale sull’energia nucleare, con un intervento di Ermete Realacci (Legambiente) ovviamente contro il nucleare. Per sostenere la sua posizione antinucleare Realacci snocciola la solita serie di argomentazioni. Io sono favorevole e sono altrettanto pronto a snocciolare la mia solita serie di argomentazioni. Qualcuno convincerà l’altro? Non ci sono argomentazioni da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho seguito in TV uno speciale sull’energia nucleare, con un intervento di Ermete Realacci (Legambiente) ovviamente contro il nucleare.<br />
Per sostenere la sua posizione antinucleare Realacci snocciola la solita serie di argomentazioni. Io sono favorevole e sono altrettanto pronto a snocciolare la mia solita serie di argomentazioni. Qualcuno convincerà l’altro?<br />
<strong>Non ci sono argomentazioni da sostenere</strong>, studi e dati da esibire, esperienze da divulgare. <strong>Le posizioni pro o contro il nucleare credo siano impermeabili ai ragionamenti</strong>.<br />
<strong>Alla fin fine la partita si giocherà tutta sull’emotività</strong>.</p>
<p><strong>Ha ragione Berlusconi</strong>: non resta che convincere gli italiani, e le televisioni sono il mezzo migliore per farlo. E visto che le televisioni le gestisce lui, possiamo ragionevolmente ipotizzare che <strong>presto gli italiani saranno massicciamente filonucleari</strong>.<br />
Non che questo voglia automaticamente dire che, quindi, si riuscirà poi a realizzare velocemente il programma nucleare. Ma comunque, da filonucleare, <strong>dovrei esserne lieto. Invece la cosa mi deprime</strong>.<br />
E non solo perché ritenga che una battaglia per la riduzione dell’inquinamento e delle emissioni di gas serra, per un sistema energetico più sicuro e competitivo, per un Paese meno dipendente dall’estero e con infrastrutture più efficienti dovrebbe essere – almeno questo – condiviso da tutti, senza distinzioni di parti politiche. Quello che sopra ogni cosa mi deprime è che tutta questa storia, alla fin fine, si sta risolvendo in una <strong>ulteriore, tragica sconfitta della volontà di basare le scelte sulla razionalità</strong>, sulla capacità di programmare e agire di conseguenza.<br />
E la cosa non mi sembra una sconfitta solo dal punto di vista energetico. Ma anche da quello più generale delle speranze del Paese. Perchè riesco a capire &#8211; ho difficoltà ad accettarlo, ma capisco &#8211; che il raziocinio abbia difficoltà a prevalere sull&#8217;emotività in questioni che sono in qualche modo legate all&#8217;humus sociale in cui si vive e percepite come prevalentemente personali, quali l’identità culturale e territoriale, la percezione della sicurezza individuale, la sensibilità etica e morale, la solidarietà sociale e simili. Ma proprio non capisco come si possa <strong>mettere volutamente da parte il raziocinio (o la cultura, se preferite) e si ricorra all&#8217;emotività anche per questioni strettamente tecniche, come l’energia</strong>.<br />
Al riguardo c’è un’<strong>accusa che viene sovente rivolta agli esperti di energia nucleare</strong>, che la dice lunga su tutto ciò. Ed è quella che non sarebbero giudici obiettivi nelle loro scelte energetiche, perché, appunto… esperti di nucleare. E quindi, si dice, non obiettivi, filonucleari per necessità.<br />
È un’accusa vecchia. Veniva fatta anche a gente del calibro di <strong>Edoardo Amaldi</strong> negli anni ’70, che, in occasione della Conferenza sulla sicurezza nucleare tenutasi a Venezia nel 1980, così rispose:<br />
«Il punto sorprendente che è venuto fuori è che, nel prendere una decisione sull’energia nucleare, ci si debba guardare dai competenti in quanto possono essere non completamente obiettivi. L’argomento è veramente straordinario, soprattutto se eretto a norma di comportamento di fronte a importanti decisioni: esclusi i competenti restano i meno competenti, cioè gli incompetenti. Al limite, più grave è il problema da affrontare e risolvere e più incompetenti debbono essere le persone maggiormente ascoltate o che si debbano assumere la responsabilità delle decisioni. In qualsiasi Paese del mondo questa sarebbe un’ottima barzelletta, ma, qui da noi, tale orientamento trova chi gli dà voce e trova ascolto da parte di un’ampia fascia dell’opinione pubblica».</p>
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		<title>Impianti fotovoltaici chiavi in mano: ma lo sono veramente?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 12:21:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kseolink</dc:creator>
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		<category><![CDATA[impianti fotovoltaici]]></category>

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		<description><![CDATA[A differenza di quanto è avvenuto ed avviene in altri paesi Europei, gli Italiani non vedono di buon occhio gli impianti fotovoltaici. I dubbi sono molteplici: alcuni riguardano la progettazione degli impianti fotovoltaici e i relativi permessi di installazione, altri gli installatori di impianti fotovoltaici, altri ancora gli aspetti burocratici legati all&#8217;installazione di impianti fotovoltaici. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.pefitalia.it/images/impianto-fotovoltaico.jpg" alt="Un impianto fotovoltaico" align="right" />A differenza di quanto è avvenuto ed avviene in altri paesi Europei, gli Italiani non vedono di buon occhio gli impianti fotovoltaici. I dubbi sono molteplici: alcuni riguardano la <a href="http://www.pefitalia.it/">progettazione degli impianti fotovoltaici</a> e i relativi permessi di installazione, altri gli <a href="http://www.pefitalia.it/ita/formazione_energie_rinnovabili.asp">installatori di impianti fotovoltaici</a>, altri ancora gli aspetti burocratici legati all&#8217;installazione di impianti fotovoltaici.</p>
<p>Quello che è triste è che spesso e volentieri la tecnologia non viene messa in discussione, tutt&#8217;altro. Gli Italiani capiscono la validità degli impianti fotovoltaici, ma hanno il timore di incorrere in problemi da cui non saprebbero come uscire.</p>
<p>Da quanto sopra riportato è evidente che la scelta di installatori di impianti fotovoltaici che possano metterci al riparo da ogni sorpresa diventa importantissima. In alcuni casi, vi sono anche aziende di installazione di impianti fotovoltaici che forniscono il servizio di realizzazione <a href="http://www.pefitalia.it/ita/fotovoltaico.asp">impianti fotovoltaici chiavi in mano</a>. Ma, anche in questo caso, vi invitiamo a leggere con attenzione cosa significhi in dettaglio e di richiedere sempre una lista di referenze. Non c&#8217;è infatti migliore garanzia di sapere di aver affidato la progettazione del proprio impianto fotovoltaico ad aziende dotate di installatori esperti e costantemente formati.</p>
<p>Nei casi di grandi impianti fotovoltaici che vengono spesso realizzati a titolo di investimento nel settore delle energie rinnovabili, affidare il lavoro ad una grande azienda con molta esperienza alle spalle è da considerarsi ancora più strategico. Qualora siate interessati ad effettuare questo tipo di investimento, vi consigliamo di verificare che l&#8217;infrastruttura di rete a cui collegherete il vostro impianto sia realmente pronta a recepire l&#8217;energia elettrica generata. Infine, vogliamo ricordarvi che il 2010 è l&#8217;anno migliore in termini economici per la realizzazione di piccoli, medi e grandi impianti fotovoltaici.</p>
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		<title>Perchè il nucleare produce energia di alta qualità e le rinnovabili no</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 12:12:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[In uno degli ultimi commenti, un anonimo amico mi invita a spiegare cosa si intende per qualità dell’energia elettrica («Sarebbe interessante anche che spiegassi come fa l&#8217;energia ad essere di qualità diverse&#8230;manco fosse vino&#8230;»). Effettivamente mi è capitato più volte di confrontare la “scarsa” qualità dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, con quella di “alta qualità” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>In uno degli ultimi commenti, un anonimo amico mi invita a spiegare <strong>cosa si intende per qualità dell’energia elettrica</strong> («Sarebbe interessante anche che spiegassi come fa l&#8217;energia ad essere di qualità diverse&#8230;manco fosse vino&#8230;»).<br />
Effettivamente mi è capitato più volte di confrontare la “scarsa” qualità dell’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, con quella di “alta qualità” delle centrali nucleari, senza entrare in ulteriori dettagli. Mi rendo conto che sia un discorso complesso e quindi provo qui a chiarire, per quanto possibile in uno spazio non troppo lungo e senza termici eccessivamente tecnici.</p>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S-xkNl4ss8I/AAAAAAAAAJw/1Id3srIX2mM/s1600/Qualita_energia_elettrica.jpg"></a>Con qualità dell’energia elettrica si intendono soprattutto due cose (ce ne sono altre, ma da un punto di vista tecnico queste sono le principali):<br />
<strong><br />
1.</strong>  la <strong>continuità dell’alimentazione</strong>, cioè la fornitura costante senza interruzioni . Il problema non è solo di evitare black out di ore o minuti, ma anche le microinterruzioni, che, pur potendo durare solo un quarto di secondo, sono dannose per i sistemi elettronici</div>
<div><strong>2.</strong>  la <strong>qualità della tensione</strong>, intesa come corrispondenza della forma d’onda dell’elettricità che abbiamo (ampiezza, frequenza, variazioni eccetera.) rispetto alla forma d&#8217;onda ideale dell&#8217;energia che vogliamo.</div>
<div>
Garantire queste due cose è tutt&#8217;altro che semplice.<br />
Per quanto concerne la continuità dell&#8217;alimentazione, ad esempio, <strong>in  Italia ci sono circa 1,4 milioni di km di linee elettriche</strong>, di cui più di 900 mila km in bassa tensione. Inoltre del sistema elettrico fanno parte <strong>svariate migliaia di cabine primarie di trasformazione</strong> da alta a media tensione, <strong>centinaia di migliaia di cabine secondarie</strong> da media a bassa tensione (solo Enel ne ha circa 400 mila) e varie altre cose.</div>
<div>Si tratta cioè di un <strong>sistema enermemente complesso </strong>dove qualunque cosa accade ad un impianto, ad un componente o a un tratto di linea si ripercuote (o rischia di ripercuotersi) a cascata sui componenti e le linee a valle.</p>
<p>Tuttavia la complessità non è data solo dall’imponenza delle cifre. Infatti <strong>il problema non è solo di garantire la continuità delle forniture</strong>, ma anche di fare in modo che sull&#8217;intera rete la tensione di alimentazione resti costante o comunque nei limiti previsti (non oltre ± 10% della tensione nominale), che la frequenza non abbia variazioni superiori a ±1% rispetto ai 50 Hz previsti, e che la forma dell’onda dell’elettricità che viaggia nei cavi resti “armonica”, cioè non abbia rilevanti variazioni di ampiezza, causate ad esempio da buchi di tensione (abbassamenti improvvisi e momentanei della tensione oltre il limite del 10%), sovratensioni, fluttuazioni (variazioni ripetute dell’ampiezza di tensione) o distorsioni armoniche (flussi d’onde di diversa frequenza che si creano all’interno del flusso d’onda principale).</div>
<p>Garantire tutte queste cose (ripeto: con oltre 1,4 milioni di km di linee elettriche e mezzo milione di impianti di trasformazione in gioco), richiede una organizzazione ed una esperienza professionale di estrema competenza. Di fatto, <strong>la gestione di un sistema elettrico è l’attività più complessa in assoluto che esista in una moderna civiltà industriale</strong>.<br />
Richiede, tra l’altro, complicatissimi sistemi previsionali in grado di interagire con eventi imprevisti, che però devono essere immediatamente riconosciuti (ad esempio: un guasto in una centrale o in una linea, danni da fulmini, improvvisi picchi di domanda eccetera) in modo che si possa reagire ad essi letteralmente nel giro di secondi. E questo per archi di tempo che, in relazione ai vari gradi di potenza in gioco, variano dai minuti alle ore, dai giorni alle settimane, fino a molti mesi.</p>
<p>Si aggiunga che <strong>le reti elettriche sono state progettate e costruite con l’unico scopo di portare l’elettricità dalle grandi centrali verso gli utenti</strong>. Non prevedono la possibilità che l’energia faccia il percorso contrario (es: dal piccolo impianto fotovoltaico posizionato alla fine di una linea di bassa tensione verso la rete). E consentire quest’ultima cosa, necessaria per la diffusione delle rinnovabili (come in effetti si sta facendo, pur con molta fatica), è roba difficile, non per cattiva volontà o disorganizzazione, ma proprio per aspetti tecnici. Richiede interventi non semplici se ad immettere energia sono pochi impianti, e molto complessi e vasti quando i piccoli impianti diventano centinaia o migliaia concentrati su una rete locale. Che poi è il motivo per cui vi sono svariate zone dove si realizzano impianti rinnovabili e poi non si riesce a collegarli in rete.<br />
In questa situazione, <strong>l’ideale astratto sarebbe di avere un centinaio di grandi centrali e basta </strong>(circa la metà di base &#8211; a carbone, nucleari o idroelettriche &#8211; e l&#8217;altra metà per seguire le variazioni di domanda e le punte &#8211; prevalentemente turbogas e idroelettrico, meglio se a pompaggio). Questa sarebbe la situazione ideale che garantirebbe la massima qualità dell’energia. Invece <strong>in Italia ci sono oltre 1.000 centrali termoelettriche e circa 2.600 centrali da rinnovabili, escluso il fotovoltaico</strong> (circa 300 grandi impianti idroelettrici, 1.800 impianti mini-idro, 150 eolici, 33 geotermici, 280 a biomasse e rifiuti e qualcos’altro. Non sono cifre esatte: sto citando a mente, ma assicuro che sono dati molto vicini alla realtà). E per finire si aggiunga che negli ultimi anni sono stati realizzati oltre <strong>71.000 piccoli impianti fotovoltaici</strong>.</p>
<p>Non so se sono stato chiaro, ma, insomma, <strong>è tutta in questi dati la diversa qualità dell’energia</strong>.<br />
<strong>Una centrale nucleare </strong>produce in modo stabile esattamente quello che noi abbiamo preventivato, quando lo vogliamo, per il tempo che vogliamo e nel punto della rete dove noi abbiamo deciso.<br />
<strong>Una centrale rinnovabile </strong>produce quello che può in relazione alla disponibilità del vento, dell’acqua o del sole, quando queste fonti sono disponibili e in modo continuamente varabile in relazione al variare delle fonti. Tutte cose che si traducono in problemi per la qualità della tensione dell&#8217;energia.  E dove? Dove richiederebbero le esigenze di rete? No, bensì ovunque sono riusciti a realizzare la centrale gli investitori o gli speculatori. Cosa, quest&#8217;ultima, che di regola corrisponde esattamente all’ultimo posto dove un impianto dovrebbe essere situato, cioè nella parte finale della rete, dove ci sono le linee di distribuzione in bassa tensione.</p>
<p>Le cose ovviamente cambieranno, quando saranno realizzate <strong>le cosiddette reti elettriche intelligenti (smart grids)</strong>. Che certamente realizzeremo. Ma non domani. E non gratis. Occorreranno decine di miliardi di investimenti e molti anni (decenni, probabilmente). Nel frattempo abbiamo le reti che abbiamo. Che peraltro hanno svolto egregiamente il loro compito fino ad oggi e lo fanno ancora, a parte il problema della generazione diffusa di piccoli impianti rinnovabili, comunque necessaria per soddisfare le nuove esigenze ambientali.<br />
Ognuno è libero di immaginare un mondo diverso e migliore. Ma in questo mondo, con la rete elettrica oggi esistente in Italia, le centrali nucleari producono elettricità di alta qualità, e i piccoli impianti da fonti rinnovabili di pessima qualità.</p>
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		<title>Le rinnovabili? Costose e poco incisive. Parola di Scaroni</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 12:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[eolico]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo una brevissima sintesi dell’intervento tenuto dall’Amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni,  alla World Economic Outlook Conference, organizzato a Roma da IHS Global Insight. Il testo è tratto dall’agenzia specializzata Quotidiano Energia. Le fonti rinnovabili, ha affermato Scaroni «hanno ancora bisogno di massicci investimenti in ricerca e sviluppo e di avanzamenti tecnologici per diventare davvero competitive con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riportiamo una brevissima sintesi dell’intervento tenuto dall’Amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni,  alla <em><a href="http://guest.cvent.com/EVENTS/Info/Summary.aspx?e=5a300120-b18e-48d9-bf67-1787b02a7d4f" target="_blank">World Economic Outlook Conference</a></em>, organizzato a Roma da IHS Global Insight. Il testo è tratto dall’agenzia specializzata <a href="http://www.quotidianoenergia.it/" target="_blank">Quotidiano Energia</a>.</p>
<p><a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/04/Paolo_Scaroni.jpg"></a><strong>Le fonti rinnovabili</strong>, ha affermato Scaroni «hanno ancora bisogno di massicci investimenti in ricerca e sviluppo e di avanzamenti tecnologici per diventare davvero competitive con i combustibili fossili. La crisi economica ha accentuato ancora di più questa tendenza, il calo dei prezzi dell’energia tradizionale ha causato una forte riduzione degli investimenti nelle rinnovabili».<br />
<strong><br />
Particolarmente oneroso, secondo l’A.D. di Eni è il solare</strong>: «1 kWh ottenuto con l’energia fotovoltaica costa sei volte rispetto a 1 kWh ottenuto con il gas». Ci sono poi anche problemi di spazio: «anche se tutta l’Italia fosse ricoperta di pannelli solari e la popolazione venisse trasferita su navi – ha dichiarato -avremmo comunque a disposizione 1/4 dell’energia necessaria».</p>
<p>Allo stato attuale delle tecnologie per Scaroni «<strong>il futuro del solare è ancora nella piccola quantità</strong>».<br />
<strong>Più competitivo invece l’eolico, anche se i problemi non mancano</strong>: «dove c’è molto vento non abita nessuno e quindi l’energia prodotta andrebbe comunque trasportata con un aumento dei costi». Senza dimenticare il nodo intermittenza della generazione eolica.</p>
<p>In sostanza, ha concluso Scaroni «<strong>le rinnovabili vanno bene se costituiscono una piccola parte del totale</strong>». Se invece la percentuale aumentasse, «ne risentirebbe la bolletta dei consumatori e si complicherebbe l’equilibrio del sistema».</p>
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		<title>Investimenti in rinnovabili e nucleare in Spagna</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 09:42:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È interessante lo studio Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional che analizza la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico –  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020. Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È interessante lo studio <a href="http://www.funciva.org/uploads/ficheros_documentos/1269445551_informe_energia_funciva.pdf">Prospectiva y Planificación Estratégica: Pilares de una política energética racional</a> che analizza <strong>la situazione energetica spagnola – con riferimento al settore elettrico –  e i relativi piani di sviluppo governativo al 2020</strong>.<br />
Lo studio è stato commissionato dalla Fundación Ciudadanía y Valores (una associazione indipendente ben nota in Spagna, costituita prevalentemente da accademici universitari) a tre tra i massimi esperti energetici spagnoli (tra cui Pedro Mielgo, ex direttore di REE, la società che gestisce la rete elettrica nazionale) e poi sottoposto a verifica presso una vasta platea di tecnici di varie competenze. <a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/Eolico_Espagna-2.jpg"></a></p>
<p><strong>La Spagna ha un mix di generazione elettrico molto diverso da quello italiano</strong>: rispetto a noi usano metà gas, doppio carbone, circa il 50% in più di rinnovabili e, inoltre, hanno il 18% di generazione nucleare. Come noi, però, hanno una <strong>fortissima dipendenza dalle importazioni, circa l’80%</strong>, poco meno del nostro 85% (contro una media europea del 50%).</p>
<p>In questa situazione, lo studio sopra citato calcola che – per soddisfare la crescente domanda elettrica, renderla più competitiva e ridurre le importazioni – <strong>gli investimenti previsti dal Governo di Madrid ammonteranno a circa 100 miliardi di euro al 2020</strong>. In gran parte dedicati alle rinnovabili, con l’obiettivo di portare il loro contributo dall’attuale 25% al 42%. Questo perché gli impegni comunitari impongono alla Spagna di <strong>ridurre le emissioni di CO2 del 10% rispetto a quelle del 2005</strong> (per l’Italia l’impegno è maggiore: del 17%).</p>
<p>Secondo gli esperti spagnoli, <strong>il grosso sforzo sulle rinnovabili non cambierà molto la situazione</strong>: nucleare, carbone e gas rimarranno fondamentali per coprire tanto il fabbisogno di base, quanto i picchi di domanda elettrica. Le rinnovabili al 42% svolgeranno un ruolo sicuramente molto importante, ma comunque subordinato alle altre fonti. Per diventare davvero determinanti dovranno migliorare parecchio l’efficienza e la competitività, puntando allo sviluppo di tecnologie innovative.<br />
<strong>In compenso, però, i costi </strong>(sovvenzioni)<strong> saliranno dai 5 miliardi di euro del 2009 a 19,5 miliardi di euro nel 2020</strong>.</p>
<p>Il punto – osserva il rapporto – è che, in termini di riduzione delle emissioni di CO2, <strong>esattamente lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto sostituendo una quota delle rinnovabili con 2 nuove centrali nucleari e mantenendo in servizio quella di Garona</strong> (che il Governo centrale ha deciso di chiudere per limiti di età, tra la forte opposizione delle Amministrazioni locali, che vorrebbero mantenerla in servizio per altri 10-20 anni, cosa possibilissima da un punto di vista tecnico).<br />
Il risultato finale sarebbe lo steso, tranne un piccolo particolare: <strong>la soluzione nucleare farebbe infatti scendere l’ammontare degli investimenti totali a 60 miliardi</strong>, con un risparmio secco di 40 miliardi di euro nei prossimi dieci anni.</p>
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		<title>Filonucleari in fondo a sinistra</title>
		<link>http://www.postalo.it/energia/20101652-filonucleari-in-fondo-a-sinistra.html</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[energia nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlando con amici, colleghi e qualche politico noto con piacere (ma anche con molte perplessità di metodo) che, sotto sotto, anche a sinistra sono molti ad essere convinti della necessità dell’energia nucleare in Italia. Inevitabilmente, per ora, la parola d’ordine è fare politica per guadagnare consensi, contrastando il Governo praticamente su tutto, ma soprattutto sugli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando con amici, colleghi e qualche politico noto con piacere (ma anche con molte perplessità di metodo) che, sotto sotto, <strong>anche a sinistra sono molti ad essere convinti della necessità dell’energia nucleare in Italia</strong>.</p>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S6a7O4nD9kI/AAAAAAAAAH4/q4vVvOHykE4/s1600-h/bersani.jpg"></a></div>
<p>Inevitabilmente, per ora, la parola d’ordine è <strong>fare politica per guadagnare consensi</strong>, contrastando il Governo praticamente su tutto, ma soprattutto sugli aspetti ritenuti di maggior presa sull’opinione pubblica.<br />
Quindi: no al nucleare in linea di principio e certamente mai e poi mai nel nostro Comune, nella nostra Provincia, nella nostra Regione.<br />
Tuttavia, ripeto, constato che sono in molti a ritenere che si tratti di una necessaria posizione strumentale, perché (sento dire sottovoce) in realtà … a ben vedere … se si tiene conto della situazione energetica generale … insomma, forse il discorso nucleare lo dovremo riprendere.</p>
<p>E come? – chiedo io – dopo questo popò di campagna antinucleare?</p>
<p>E qui cade l’asino, perché la soluzione non viene immediata. Ci si limita a qualche “vedremo”.<br />
Comunque, a rafforzare la mia constatazione che una cosa è l’antinuclearismo preelettorale, altro sono le convinzioni reali, cito <strong>un articolo se non proprio filonucleare, per lo meno molto possibilista che ho trovato dove proprio non me l’aspettavo</strong>, cioè in ambienti della sinistra meno integrata. Come almeno giudico <strong><a href="http://www.rinascita.eu/index.php">Rinascita</a></strong>, che nella testata si definisce “quotidiano di sinistra nazionale”. E poi ancora, nella migliore tradizione della sinistra radicale (dove le idee non sempre sono del tutto chiare), si definisce ancora, nel proprio manifesto programmatico, “L&#8217;unico quotidiano italiano, fuori dalla massa, che ha il coraggio di dire le cose come stanno realmente, senza trincerarsi dietro un politicamente corretto che distorce ad arte la realtà. Libero da una informazione univoca mediatica di stampo ed interesse filoamericano, Rinascita è apartitico e laico, lontano da interessi politici di destra e di sinistra e da gruppi ed ambienti ad essi legati”.<br />
Riporto qui la parte conclusiva dell’articolo <em><a href="http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&amp;id=974">Una nuova era mondiale per il nucleare</a></em>  pubblicato da Rinascita l’8 marzo.</p>
<p>«Resta il fatto che l’Italia non si può permettere di rimanere esclusa da uno sviluppo del nucleare, sia dal punto di vista della realizzazione pratica che da quello teorico. Non possiamo rinunciare ad essere esclusi dalla disponibilità dell’utilizzo di una tecnologia che avrà enormi ricadute su tutto il nostro apparato industriale. E allo stesso tempo non possiamo rinunciare a far crescere quadri di ingegneri e tecnici specializzati capaci di gestire il nucleare di “terza generazione” e di preparare, quando sarà, la nascita di quello di “quarta generazione”, basato sulla fusione nucleare, quindi sull’idrogeno, un’energia pulita e inesauribile».</p>
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		<title>Si può essere intelligenti e filonucleari anche a sinistra. Come Margherita Hack</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 11:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Margherita Hack]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[risparmio energetico]]></category>

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		<description><![CDATA[Che vi devo dire. A me la Hack piace. Sarà perchè sorride sempre, sarà perchè è consapevole che il tempo passa per tutti e sa accettarlo, sarà perchè non l&#8217;ho mai sentita dire una cosa non condivisibile, a me la Margherita astrofisica nazionale piace davvero. Anche in questi giorni, con le elezioni regionali che la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che vi devo dire. A me la Hack piace. Sarà perchè sorride sempre, sarà perchè è consapevole che il tempo passa per tutti e sa accettarlo, sarà perchè non l&#8217;ho mai sentita dire una cosa non condivisibile, a me la Margherita astrofisica nazionale piace davvero.</p>
<div><a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S5rLtl4rNgI/AAAAAAAAAHg/6VIWJSrGfs4/s1600-h/hack2.jpg"></a></div>
<p>Anche in questi giorni, con le elezioni regionali che la vedono <strong>candidata della Federazione della Sinistra</strong>, non si smentisce.</p>
<p>Quelli della Federazione della Sinistra rappresentano<strong> il movimento più antinucleare</strong>. Ed è ovvio che si lustrino l&#8217;immagine ricordando ad ogni piè sospinto che le loro liste annoverano la Hack.<br />
Finora sono riusciti a non dire mai esplicitamente che anche lei condivide le posizioni antinucleari, ma sotto sotto ci provano.<br />
Guardate le loro dichiarazioni. Cominciano quasi sempre con l&#8217;annuncio che «sarà l&#8217;astrofisica Margherita Hack a guidare la lista dei candidati della Federazione della Sinistra nel Lazio alle prossime regionali», poi passano ad altro, sempre precisando, però, che la Federazione ha sottoscritto con la Bonino un accordo «su alcuni punti programmatici condivisi, tra i quali il no al nucleare». Dal che <strong>si potrebbe dedurre che anche la Hack si è convertita a questa fede</strong>.</p>
<p>Invece, lei rimane la persona intelligente che è. Nelle sue dichiarazioni politiche parla di necessità di difendere la Costituzione, di moralità politica, di sostegno ai lavoratori e molto alto. Mai di nucleare, come è giusto che faccia per non dare adito a polemiche strumentali e per disciplina politica in questo momento preelettorale. Ma tutte le volte che deve rispondere a domande dirette (Si o no al nucleare?) non si tira indietro e continua a ripetere che <strong>«La soluzione dei problemi energetici italiani non può prescindere dalla costruzione delle centrali nucleari»</strong>.</p>
<p><strong>Perchè allora l&#8217;impegno in una lista antinucleare?</strong> Perchè la Hack è scevra da posizioni ideologiche e - giustamente &#8211; ritiene che un singolo argomento non debba condizionare tutte le convinzioni politiche. <strong>Si può essere di sinistra e filonucleari</strong>. Anzi &#8211; aggiungo io &#8211; proprio a sinistra si dovrebbe essere maggiormente filonucleari, come una persona per bene, informata e intelligente qual è la Hack dimostra.</p>
<p>Potete facilmente trovare in rete le più recenti dichiarazioni filonucleari di Margherita.<br />
Qui sotto riporto una <strong>sua dichiarazione del settembre 2008</strong>, che è un pochino più articolata, pur rimanendo non un testo ponderato a lungo, ma una veloce dichiarazione verbale.</p>
<p>«Penso che l’apertura delle centrali nucleari in Italia sia una vera e propria necessità. È da parecchio tempo, infatti, che compriamo l’energia nucleare dalla Francia e dalla Slovenia. Se dovesse verificarsi un incidente nucleare in una zona confinante con l’Italia, saremmo i primi a subirne le conseguenze: siamo quindi soggetti agli stessi rischi che corrono i Paesi che producono questo tipo di energia, ma dobbiamo pagare per ottenerla. C’è da dire, poi, che le centrali nucleari di oggi sono molto più sicure di quelle di una volta: in una centrale moderna, un incidente potrebbe verificarsi solo a causa di una disattenzione umana e non certo a causa di guasti nell’impianto, riducendo molto le possibilità di rischio effettivo.<br />
<strong>«Il nucleare, quindi, è una necessità, non c’è via di scampo</strong>. Il petrolio, infatti, va esaurendosi, mentre le energie rinnovabili possono dare un contributo enorme, ma non sufficiente a soddisfare tutti i nostri bisogni… a meno, naturalmente, che non accettiamo di ridurre il consumo di energia, modificando il nostro modo di vivere attuale.</p>
<p>«Certo, il nucleare dà vita al problema delle scorie: queste ultime possono impiegare migliaia e migliaia di anni prima di perdere del tutto la loro radioattività e quindi vengono sotterrate in profonde miniere. A questo proposito, mi sembra di aver letto che il maggior esperto in proposito, Carlo Rubbia, ha suggerito l’utilizzo del torio o di altri minerali radioattivi caratterizzati da una vita media molto più breve di quella dell’uranio, che è di qualche miliardo d’anni. <strong>L’utilizzo del nucleare, però, dovrebbe senz’altro essere accompagnato da un netto incremento del ricorso alle energie alternative!</strong> Le energie eoliche si sfruttano ancora troppo poco, ma quello su cui si dovrebbe puntare in Italia è senza dubbio l’energia solare. Bisognerebbe prendere esempio dalla Svezia, che la utilizza molto più di noi! L’utilizzazione in massa dei pannelli solari darebbe un grosso contributo per risolvere il problema del riscaldamento e dell’acqua calda. Secondo me, come per legge tutti i nuovi edifici devono avere un certo numero di posti macchina, così, sempre per legge, dovrebbero disporre obbligatoriamente anche di pannelli solari.</p>
<p>«Ci tengo a sottolineare, infine, che <strong>ognuno di noi, nel suo piccolo, può contribuire a non aggravare il problema energetico con qualche piccola attenzione nella vita di ogni giorno</strong>. Io ci tengo molto al risparmio energetico: ho solo lampadine a basso consumo e faccio lavatrici a pieno carico. L’energia si può risparmiare a partire da qualche accortezza in casa. Bisognerebbe fare la raccolta differenziata e spegnere le luci quando non servono. Si dovrebbe stare attenti non riscaldare in maniera eccessiva la casa: durante l’inverno, diciotto gradi sono più che sufficienti per stare bene! Si potrebbe limitare un po’ l’abuso di tanti elettrodomestici che si utilizzano in continuazione. Se si deve sostituire un frigorifero si dovrebbe sceglierne uno nuovo a basso consumo e magari bisognerebbe stare attenti ad usare le lavatrici di notte, in modo da ridurre un po’ l’affollamento. Insomma, si dovrebbe utilizzare l’energia solo quando serve: è nell’interesse di tutti».</p>
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		<title>Abissale il divario di costo tra nucleare e fotovoltaico</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:57:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Autorità energia]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho letto con grande interesse un post su Enerblog (Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che si stanno buttando sul fotovoltaico?) che mi permetto di consigliare a tutti. In particolare mi hanno lasciato di stucco i dati sui costi del fotovoltaico che quelli di Enerblog hanno sintetizzato da fonti ufficiali (Autorità Energia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con grande interesse un post su <strong>Enerblog</strong> (<a href="http://www.enerblog.it/sicuri-che-non-si-possano-spendere-meglio-i-soldi-che-stiamo-buttando-nel-fotovoltaico.html">Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che si stanno buttando sul fotovoltaico?</a>) che mi permetto di consigliare a tutti.</p>
<p>In particolare mi hanno lasciato di stucco i dati sui <strong>costi del fotovoltaico</strong> che quelli di Enerblog hanno sintetizzato da fonti ufficiali (Autorità Energia e Ministero Sviluppo Economico).</p>
<div><a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S5bx-5JcAHI/AAAAAAAAAHY/bJrKFC3BnuE/s1600-h/Costo_FV.jpg"></a></div>
<p>Si parla di <strong>circa 66 miliardi di euro nei prossimi 20 anni per sovvenzionare 4.450 MW fotovoltaici</strong> (i 1.200 MW che abbiamo quasi finito di realizzare, più gli altri 3.350 MW che sono programmati per il triennio 2011-2013).<br />
Il tutto per una produzione di energia che è la metà di quella di una centrale nucleare da 1.600 MW, il cui costo Enerblog stima, in 20 anni, a circa 14 miliardi di euro.</p>
<p>Ho provato a verificare i conti fatti da Enerblog è devo dire che per il fotovoltaico più o meno mi tornano, miliardo più miliardo meno, a seconda di quanto si stima per gli investimenti di installazione nei prossimi tre anni.</p>
<p><strong>Per il nucleare, su 20 anni ipotizzarei una spesa un po&#8217; maggiore</strong> (19 miliardi), perchè oltre al combustibile credo vadano aggiunti i costi di gestione e di accantonamento per il decommissiong, che ora sono previsti per tuta la vita dell&#8217;impianto, in modo che alla fine non ci siano spese aggiuntive.<br />
Ma anche così <strong>il divario è abissale</strong>. Tenuto conto che la produzione di energia di 1.600 MW nucleari è più del doppio di 4.450 MW fotovoltaici, <strong>il costo del kWh fotovoltaico su 20 anni risulta quasi 7 volte superiore a quello del kWh nucleare!!</strong></p>
<p>Aggiungerei che il fatto che l&#8217;Autorità per l&#8217;Energia ha cominciato a sottolineare sempre i costi previsti degli incentivi fotovoltaici è, a mio avviso, <strong>una sorta di allarme che l&#8217;Autorità sta lanciando</strong>. Come Autorità non può certo permettersi di dire chiaramente ai politici che stanno buttando i soldi al vento, ma sotto sotto lo sta facendo, per chi ha voglia di capire.</p>
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		<title>Nelle valutazioni energetiche non dimentichiamo la Cina</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 11:47:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[Cina]]></category>
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		<description><![CDATA[Cominciano ad essere noti i primi dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale. La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (consultabili qui) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciano ad essere noti i primi <strong>dati ufficiali sui consumi energetici cinesi 2009</strong>. Sulle cui tendenze è certamente opportuno fare qualche considerazione, qualsiasi discorso si voglia fare sull’evoluzione del settore energetico internazionale.</p>
<p>La figura riporta alcuni indicatori significativi. Si tenga presente che i dati ufficiali cinesi (<a href="http://www.stats.gov.cn/tjsj/ndsj/2008/indexeh.htm">consultabili qui</a>) sono espressi in tonnellate equivalenti di carbone (tec) che noi abbiamo convertito in tonnellate equivalenti di petrolio (tep) sulla base del convenzionale fattore di conversione 0,7 (1 tec = 0,7 tep).</p>
<p>Dunque i <strong>consumi totali lordi di energia nel 2009</strong>  hanno raggiunto i <strong>2,17 miliardi di tep</strong>, con un incremento di almeno il 6,3% rispetto al 2008. Diciamo “almeno 6,3%” perché i dati 2009 (e la figura) li abbiamo tratti da un intervento del responsabile della National Energy Administration, Zhang Guobao, su <em>China Daily</em>, ove Zhang ha fornito i dati del 2009 affermando che l’incremento è stato del 6,3%. Un semplice calcolo sul valore dei dati stessi dà invece un incremento dell’8,5%. La cosa non è tuttavia rilevante nel nostro discorso, anzi lo rafforza.<br />
Perché <strong>il dato significativo è proprio il livello di incremento dei consumi registrato lo scorso anno</strong>, che ha invertito la tendenza al ribasso pur in presenza della crisi internazionale, del fatto che il PIL cinese ha registrato una delle minori crescite degli ultimi 20 anni (dal 1990 al 2009 il prodotto interno lordo è cresciuto ad un tasso medio annuo del + 10,2%) e degli sforzi del Governo sul risparmio energetico, che qualche effetto lo avevano sortito, portando l’incremento del 2008 a “solo” il 4%.</p>
<p>Che l’incremento dei consumi di energia in Cina riprenda a correre è allarmante, in relazione ai valori in gioco.<br />
Si tenga infatti presente che <strong>la domanda è coperta per il 76,6% da carbone</strong>, l’11,3% da petrolio, 3,9% da gas e 8,2% da “altro”, cioè prevalentemente idroelettrico, essendo il ruolo del nucleare (con 11 centrali in esercizio) è ancora minimo e quello delle nuove fonti rinnovabili – solare ed eolico – quasi non rilevabile.</p>
<p>Inoltre <strong>la Cina copre l’88,6% della propria domanda con produzioni nazionali</strong>, ricorrendo alle importazioni per l’11,4%. <strong>Ma l’11,4% di 2,17 miliardi vuol dire circa 250 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>. Un valore, peraltro, in costante crescita.</p>
<p>Infine vale ricordare che <strong>la domanda di energia elettrica </strong>(3.650 miliardi di kWh nel 2009) sta crescendo a tassi il linea con gli altri parametri: del <strong>7% rispetto al 2008, e di ben il  270% nel periodo 2000 – 2009</strong>.  Ma si tratta di <strong>valori destinati a crescere, e di molto</strong>. Il consumo medio pro-capite di elettricità è infatti stato nel 2009 di circa 2.500 kWh. In linea con la media mondiale, ma pari a meno della metà del valore pro capite della UE (circa 5.800 kWh) e 5 volte inferiore al valore USA (circa 12.700 kWh).</p>
<p>Il dato impressionante è però che questo valore medio è fortemente tenuto su dalla scarsa efficienza energetica dell’industria e dei servizi cinesi. <strong>I consumi elettrici domestici sono infatti bassissimi: di soli 275 kWh pro capite</strong>, secondo le statistiche ufficiali 2007, circa un quarto della media italiana.</p>
<p>È dunque <strong>facile immaginare che i consumi di energia in Cina continueranno a crescere in modo molto rilevante</strong>, giocando un ruolo di primissimo piano nello scenario energetico mondiale.<br />
Senza dimenticare che un dinamismo molto simile a quello della Cina (1,3 miliardi di abitanti) sta avendo l’India (oltre 1,1, miliardi) e quasi un altro miliardo di abitanti di altri Paesi emergenti o in via di accelerato sviluppo.</p>
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		<title>Sicuri che non si possano spendere meglio i soldi che stiamo buttando nel fotovoltaico?</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:15:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[biomasse]]></category>
		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020. Per rispettare questo impegno, secondo il recente documento previsionale del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È ormai ufficialmente assodato che l’Italia non riuscirà a rispettare autonomamente gli obiettivi previsti dal “pacchetto clima-energia” della UE per il nostro Paese, cioè <strong>coprire con fonti rinnovabili il 17% del consumo lordo di energia al 2020</strong>.<br />
Per rispettare questo impegno, secondo il recente <a href="http://www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/documenti/allegatodoc_prev2.pdf">documento previsionale</a> del Ministero dello Sviluppo Economico, pur considerando il prevedibile sviluppo delle rinnovabili in Italia, <strong>a fine periodo dovremo importare circa 14 TWh (miliardi di kWh) di energia verde </strong>prodotta in altri Paesi (per un confronto, si tratta di quasi il 5% dei consumi elettrici 2009).<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/03/sovvenzioni_FV.jpg"></a><strong>Inoltre</strong> l’Italia dovrà importare biocombustibili prodotti all’estero (o prodotti in Italia con biomassa proveniente dall’estero) per circa <strong>2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio l’anno</strong>.</p>
<p>La situazione è modificabile agendo sulle due voci. È possibile aumentare l’import di elettricità verde e ridurre quello di biomasse, o aumentare l’import di biomasse e ridurre quello di elettricità. Ma, in ogni caso, <strong>per la nostra bilancia dei pagamenti non c’è da stare allegri</strong>, perché per entrambe le voci si tratta dell’energia più cara che ci sia.<br />
In particolare le importazioni elettriche peseranno significativamente, sia in termini economici, sia di sicurezza energetica. Già oggi, infatti, <strong>l’Italia è il Paese al mondo che più ricorre alle importazioni di elettricità</strong>, per circa il 14% dei consumi elettrici lordi l’anno. Lo facciamo per esigenze economiche, poiché importiamo energia nucleare ad un costo che è inferiore a quello dell’energia che possiamo produrre noi con il gas. Ma con le nuove importazioni “verdi” si arriverà al 20%, che è una percentuale altissima, a meno che non si vogliano ridurre le importazioni da nucleare per sostituirle con quelle molto più costose da fonti rinnovabili.</p>
<p>C’è da chiedersi se, a fronte di questo quadro, <strong>la nostra politica energetica sia adeguata alle esigenze. E la risposta è: certamente no</strong>. Si è fatto pochissimo sul fronte delle rinnovabili, e per giunta – a nostro avviso – si è anche fatto male. È totalmente mancata una politica industriale di settore, e anche ora, che sembra si vogliano percorrere i primi passi (ad esempio nella geotermia) ci si sta muovendo con titubanza e senza una visione d’insieme.</p>
<p>Particolarmente grave ci sembra il <strong>dispendio di risorse che si stanno dilapidando sul fotovoltaico</strong>. Cifre che a leggerle sono talmente impressionanti da sembrare inverosimili.</p>
<p>Secondo l’Autorità per l’energia <strong>i primi 1.200 MW fotovoltaici installati in Italia costeranno ai cittadini 20 miliardi di euro nei prossimi 20 anni, oltre al costo di installazione (altri 6 miliardi circa)</strong>.<br />
Per il futuro, la relazione tecnica che illustra il nuovo decreto MSE – Ministero ambiente, che fissa le nuove tariffe incentivanti per il fotovoltaico negli anni  2011-2013, riferisce che <strong>i previsti 3.350 MW da incentivare nel triennio peseranno sulle bollette elettriche di tutti gli italiani per circa 25 miliardi nei 20 anni successivi</strong> (cui, anche in questo caso, vanno aggiunti gli <strong>investimenti di installazione, pari a circa 16 miliardi</strong>). Tutti soldi da sommare a quelli dei primi 1.200 MW sopra citati.</p>
<p><strong>E per ottenere cosa? </strong>Nella stessa relazione illustrativa il Ministero dello Sviluppo Economico ipotizza che gli impianti fotovoltaici producano energia per l’equivalente di 1.200 ore l’anno di potenza di picco. Ciò vuol dire che <strong>i 4.450 MW fotovoltaici (1.200 + 3.350) produrranno ogni anno circa 5,3 miliardi di kWh</strong>.<br />
Quindi 66 miliardi di euro in 20 anni, cioè 45 miliardi spalmati sulle bollette per 20 anni, più 21 miliardi di installazione, per avere <strong>una produzione annua di energia pari a quella che una centrale nucleare da 1.600 MW produce in meno di 5 mesi</strong>. Per un confronto, il costo della centrale nucleare nei 20 anni sarebbe di 10 miliardi, cioè 5 miliardi di investimento iniziale (ad essere pessimisti), più altri 5 miliardi per il combustibile, con una <strong>produzione elettrica che è però più che doppia rispetto ai 4.450 MW fotovoltaici</strong>.</p>
<p>Produrre energia rinnovabile è necessario. Ma <strong>una cosa è investire denaro, altro è buttarlo</strong>.</p>
<p>Occorre fermare il prima possibile lo spreco che si sta facendo con il fotovoltaico e <strong>destinare le stesse risorse alle tecnologie rinnovabili già disponibili che consentono di ottenere risultati molto più efficaci con minore spesa</strong>. Cioè praticamente tutte le altre fonti: eolico, mini-idro, geotermico, solare termico, biomasse, efficienza eccetera.</p>
<p>In particolare ci sono <strong>due azioni che ci permettiamo di consigliare</strong>.</p>
<p>La prima è relativa alla <strong>valorizzazione del kWh termico</strong>. Non si sa bene per quale motivo, ma parlando di rinnovabili si parla esclusivamente di produzione di energia elettrica. Tuttavia, <strong>ai fini degli obiettivi comunitari, produrre kWh elettrici o kWh termici è la stessa cosa. Solo che un kWh termico è molto più semplice da ottenere e a costi molto inferiori</strong>, sia in ambito domestico (in sostituzione totale o parziale del gas e dell’energia elettrica per la climatizzazione e la produzione di acqua calda) sia in quello industriale (in sostituzione totale o parziale di ogni tipo di combustibile per il calore di processo). E le tecnologie disponibili sono più mature e più differenziate.</p>
<p><strong>La seconda azione, fondamentale, è sulla ricerca</strong>. Sulla quale abbiamo un grande ritardo da recuperare, ma anche nuove opportunità che potremmo sfruttare, se si uscisse dalla logica secondo cui “fonti rinnovabili” sono solo l’eolico e il fotovoltaico.<br />
Ovunque nel mondo si stanno effettuando ricerche su tecnologie molto innovative (produzione di biocarburanti direttamente da fotosintesi, biocarburanti tramite nuovi enzimi, biomasse da microalghe, materiali per fotovoltaico innovativo, per citare solo quattro esempi promettenti). <strong>In Italia esiste un importante patrimonio di conoscenze che nessuno sembra interessato a valorizzare</strong>. È evidente che farlo solleciterebbe interessi molto minori di quanto non facciano i sontuosi incentivi concessi al fotovoltaico. Ma sarebbe davvero il caso di cominciare.</p>
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		<title>L&#8217;intervento di Prodi sul nucleare. Critico, ma anche con la sinistra</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 11:54:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Leggo sul Messaggero del 28 febbraio l&#8217;intervento di Romano Prodi sul nucleare, dal titolo La sfida di un treno che deve correre forte (lo linko qui, ma temo che entro pochi giorni non sarà più disponibile sul sito del Messaggero). Lo leggo e non posso fare a meno di pensare che Prodi si staglia ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Leggo sul Messaggero del 28 febbraio l&#8217;intervento di Romano Prodi sul nucleare, dal titolo <strong>La sfida di un treno che deve correre forte</strong> (lo linko <a href="http://carta.ilmessaggero.it/view.php?data=20100228&amp;ediz=20_CITTA&amp;npag=1&amp;file=PRODI_36.xml&amp;type=STANDARD">qui</a>, ma temo che entro pochi giorni non sarà più disponibile sul sito del Messaggero). Lo leggo e non posso fare a meno di pensare che Prodi si staglia ancora come un gigante nella platea di politicanti che ci circonda, a destra e a sinistra.</div>
<div><a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S42jZCu4ZjI/AAAAAAAAAHA/KRQ8zGF-Xu8/s1600-h/Prodi-1.jpg"></a>A ben vedere la sua non è una posizione di parte. É l&#8217;intervento di uno statista che valuta lo <em>status quo</em>.</div>
<div><strong>Prodi ricorda di aver votato a favore del nucleare nel famoso referendum del 1987</strong>. E dal suo testo è evidente che sarebbe ancora pronto a condividere le sue vecchie posizioni pro nucleare. Ma a certe condizioni, perchè &#8211; avverte &#8211; molto tempo è trascorso da allora; le scelte fatte nel frattempo pesano come zavorra inamovibile sulle scelte per il futuro, e dunque occorre valutare con attenzione i prossimi passi. E il nucleare è indubbiamente un passo difficile per vari motivi.</p>
<p><strong>Prodi ha ragione da vendere quando individua i vari ostacoli che il nucleare deve affrontare</strong>, tanto più in un Paese dove «i politici si dividono ferocemente tra favorevoli e contrari, ma si uniscono comunque fraternamente nel non volere nessun impianto nucleare, di nessun tipo, né nella loro Regione né, tantomeno, nel loro collegio. Una schizofrenia così profonda e radicata da obbligare il rinvio di ogni decisione a dopo le elezioni».<br />
Inoltre, tra gli altri rilevanti ostacoli da superare: gli aspetti economici legati all&#8217;elevata intensità di capitale del nucleare; la necessità di ricostruire una cultura e una industria nazionale di settore; infine l&#8217;esigenza di supportare un settore così sensibile con una nuova organizzazione della Pubblica amministrazione.</p>
<p><strong>É possibile superare questi ostacoli?</strong> Si, afferma Prodi, è possibile, ma ad un costo enorme e con margini di incertezza altrettanto grandi. Anche perchè, conclude «non vedo, almeno fino ad ora, uno sforzo di mobilitazione in questo senso. Vedo piuttosto la volontà di scaricare sui vicini l&#8217;onere di affrontare un problema così delicato, affidando principalmente a incentivi finanziari da indirizzare direttamente ai cittadini il difficile compito di cambiare gli orientamenti dell&#8217;opinione pubblica».</p>
</div>
<p>E conclude con una vena di pessimismo: «Mi sembra quindi di dovere concludere che o si comincia davvero questa strategia complessa, difficile e di dubbio risultato economico, o è meglio lasciar perdere. Quando si è perso un treno è molto faticoso corrergli dietro. O meglio, lo si può fare, ma bisogna correre molto forte».</p>
<p><strong>Ebbene, prof. Prodi, dia una mano a correre forte</strong>.<br />
È impossibile non condividere la sua analisi. Ma sia sincero: a quanti altri settori industriali è possibile applicarla, pur con qualche particolarità in più o in meno? Tutti o, più realisticamente, quasi tutti? <strong>E allora che facciamo: abbandoniamo tutto o ci sforziamo di superare i problemi?<br />
</strong>Chi scrive appartiene con consapevolezza a quella schiera di centro-sinistra che ha molto rimpianto i suicidi dissidi interni che hanno portato al fallimento delle sue esperienze di governo. E ritiene che <strong>ci sono mille e uno motivi per opporsi con decisione alla maggioranza che ci governa</strong>, a cominciare da alcuni fondamentali che riguardano il rispetto delle istituzioni e dei loro differenti ruoli, l&#8217;etica politica, il valore delle pari opportunità, il senso dello Stato, la salvaguardia dell&#8217;ambiente, l&#8217;integrità morale dei nostri rappresentati e molto altro. <strong>Mille e uno motivi. Ma non tutti i motivi e, soprattutto, non per principio preso</strong>. Ci sono (ci devono essere) dei punti di incontro con la maggioranza su temi che semplicemente interessano il benessere, la sicurezza e lo sviluppo dei cittadini. <strong>E l&#8217;energia è uno di questi punti</strong>, come pure la competitività del nostro sistema produttivo che è penalizzata (anche) dagli elevati costi dell&#8217;energia.</p>
<p><strong>Se il discorso è soprattutto economico</strong>, secondo lei va bene puntare soprattutto sulle fonti rinnovabili? <strong>E se non è economico</strong>, ma legato all&#8217;esigenza di avere un Paese diverso e migliore, vale la pena di rinunciare o non è piuttosto il caso di sfruttare l&#8217;opportunità del nucleare per cominciare a cambiare?</p>
<p>Il suo, prof. Prodi, è un discorso critico ma dialettico, che non dice &#8220;no&#8221;, anzi, dice &#8220;si a certe condizioni&#8221;. Il che vuol dire discutere sulle condizioni. Mi consenta di pensare che voglia anche essere una bacchettata sulle mani di certa sinistra che si ostina a dire &#8220;no, perchè no, e basta&#8221;. <strong>Io ho voglia di correre forte</strong>.</p>
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		<title>Non male l&#8217;idea del nucleare nelle scuole. Ma ci vuole altro</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 12:18:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Torno sul tema dell’informazione, riprendendo il filo dell’ultimo post, perché davvero credo che sia il tema fondamentale su cui dovremmo concentrarci. Oggi tiene banco la proposta della ministro dell’Istruzione Gelmini, secondo la quale sul nucleare occorrerebbe dare una corretta informazione anche nelle scuole. Mi sembra un argomento importante, di cui si dovrebbe tornare a parlare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Torno sul tema dell’informazione, riprendendo il filo dell’ultimo post, perché davvero credo che sia il tema fondamentale su cui dovremmo concentrarci.<br />
Oggi tiene banco la <strong>proposta della ministro dell’Istruzione Gelmini, secondo la quale sul nucleare occorrerebbe dare una corretta informazione anche nelle scuole</strong>.</p>
<p>Mi sembra un <strong>argomento importante, di cui si dovrebbe tornare a parlare subito dopo le elezioni</strong>, quando, forse, l’opposizione avrà meno l’esigenza di contrastare qualsiasi cosa venga dalla maggioranza.</div>
<div><a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S4nD9liP--I/AAAAAAAAAG4/DowrfipOAZQ/s1600-h/ragazzi_discoteca.jpg"></a>Se non sbaglio fu della sinistra, a suo tempo, l’idea di introdurre argomenti di attualità nella formazione scolastica, proponendo la lettura dei quotidiani sotto la guida dei docenti. Se quella è stata – come è stata – un’ottima idea, non capisco la differenza con <strong>l’attuale proposta della Gelmini. Che onestamente a me sembra da condividere</strong>, pur con qualche distinguo. A cominciare dal fatto che tirata fuori così, in questo momento, puzza un po&#8217; troppo di strumentalizzazione di parte.<br />
L’argomento è invece serissimo, perché <strong>è davvero grave la carenza di informazione e formazione tecnico scientifica</strong> nel nostro industrializzato Paese, il cui sviluppo e benessere è necessariamente legato all’evoluzione tecnologica.</p>
<p>Gli studenti di oggi diventeranno cittadini con diritto di voto e con dovere di scelta. Ma <strong>è ragionevole far decidere a cittadini del tutto ignoranti di scienza e di tecnologia se è bene puntare su questa o su quella tecnologia?</strong>Nella mia famiglia, qualche mese fa, si è posto il problema di cambiare la caldaia del gas. A nessuno è venuto in mente di fare un referendum tra parenti e amici per decidere prima se cambiarla, e poi quale tipo e quale taglia di caldaia scegliere. Ci siamo informati, ma alla fine abbiamo comunque capito che era meglio affidarci al parere di un tecnico specializzato. E sto parlando di una caldaietta a gas nel’ambito di un bilancio familiare, con aspetti tecnici che conosco piuttosto bene.</p>
<p>Invece se si deve decidere su cose di complessità estrema, che riguardano il futuro non solo nostro, ma anche dei nostri figli, nipoti e pronipoti, è considerato normale affidarsi all’opinione di cittadini del tutto disinformati. Sto parlando delle decisioni sull’uso del nucleare, ma il discorso vale anche per il carbone, i rigassificatori, le fonti rinnovabili, gli OGM, le biotecnologie, la ricerca scientifica in genere e una infinità di altre cose che implicano approfondite valutazioni economiche, tecniche, di geopolitica e molto altro.</p>
<p><strong>È il gioco della democrazia, lo so</strong>. E non dico che sia sbagliato: le alternative mi piacciono molto meno. Dico che la democrazia dovrebbe impegnarsi al massimo per rendere quei cittadini informati sulle cose su cui saranno chiamati a decidere e consapevoli delle possibili conseguenze delle loro scelte.<br />
E il primo e più importante posto dove farlo è proprio la scuola.</p>
<p>I distinguo sulla proposta della Gelmini riguardano dunque non tanto la proposta in sé (che comunque sarebbe meglio di niente) ma il fatto che si dovrebbe andare oltre l’argomento di moda e di contrasto politico (nucleare), introducendo nella scuola una adeguata informazione e formazione sulla complessità tecnologica della società in cui viviamo.</p>
</div>
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		<title>I veri rischi nucleari del pianeta</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 15:31:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In realtà i rischi “nucleari” che sta correndo il pianeta sono molti. In Italia si parla sempre più del rischio e della paura per le centrali e le scorie nucleari. Ma intorno all’atomo del pianeta gravitano una serie di rischi molto maggiori. E la cosa grave è che sono pochissimi i giornali, le TV e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In realtà i rischi “nucleari” che sta correndo il pianeta sono molti. In Italia si parla sempre più del rischio e della paura per le centrali e le scorie nucleari. Ma intorno all’atomo del pianeta gravitano una serie di rischi molto maggiori. E la cosa grave è che sono pochissimi i giornali, le TV e in media in genere che si prendono la briga di ricordarli, di tanto in tanto.</p>
<p>Su Enerblog un articolo di sintesi visiva, fulminante nella sua immediata efficacia</p>
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		<title>La sinistra e la logica televisiva del &#8220;no al nucleare&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 11:44:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le elezioni si avvicinano. E le preoccupazioni aumentano, soprattutto per chi è seriamente in apprensione per lo stato del Paese: per quello che è diventato e per quello che sta diventando, visto che a mio avviso ci si sta sempre più allontanando da una visione e da un realtà di progresso. Inteso, quest’ultimo, non solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Le elezioni si avvicinano. E le preoccupazioni aumentano, soprattutto per chi è seriamente in <strong>apprensione per lo stato del Paese</strong>: per quello che è diventato e per quello che sta diventando, visto che a mio avviso ci si sta sempre più allontanando da una visione e da un realtà di progresso. Inteso, quest’ultimo, non solo come incremento del Pil.</div>
<p><a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S4FR04GSg-I/AAAAAAAAAGY/r6bC8YMz2pg/s1600-h/PD_no_nucleare.jpg"></a>Tralascio, per brevità, un argomento che pure dovrebbe appassionare, e cioè come si sia potuti giungere alla <strong>pseudo democrazia televisiva che ci governa</strong>.<br />
Dove il termine “progresso” non può essere contemplato per definizione, poiché la prassi del governo televisivo è semplicemente di monitorare i desideri del pubblico e quindi di fornirgli (televisivamente parlando, cioè in modo virtuale, non concreto) quello che desidera. Cosa che, appunto, esclude ogni possibilità di <strong>progresso, che non è nemmeno concepibile senza volontà di impegno personale, senza accrescimento culturale e senza disponibilità al cambiamento ed anche ad un minimo di rischio</strong>.<br />
Tutte cose che sono l’esatto contrario di quanto i sudditi televisivi chiedono, per cui l’unica azione del governo televisivo non può che essere di retroguardia, nel tentativo di fare qualcosa per recuperare le posizioni che man mano si perdono.</p>
<p><strong>Vorrei invece parlare del futuro</strong>. E non posso che farlo guardando all’area politica nella quale bene o male mi ritrovo. Cioè la sinistra.</p>
<p>Leggo sul giornale di oggi una dichiarazione di Veltroni, secondo cui «il PD è lontano dal Paese». Dichiarazione ad effetto non seguita da alcuna puntualizzazione, per cui non so di preciso cosa intendesse dire. Sono però personalmente convinto che <strong>la sinistra</strong> (che qui esemplifico con il PD)<strong> sia lontano da quelli che dovrebbero essere gli interessi del Paese</strong>. E siccome l’altra parte politica è molto, ma molto più lontana da questi interessi (in un’ottica di progresso) capirete l’apprensione che mi attanaglia</p>
<p>Capisco che ci siano difficoltà (in prossimità delle elezioni e dopo che si è consentito alla pseudo democrazia televisiva di giungere al potere) ad affrontare direttamente argomenti come <strong>crescita del senso civico, pari opportunità, sviluppo sostenibile, ruolo delle istituzioni, rispetto delle regole</strong> e simili. Tutta roba astratta, poco televisiva, noiosa. Quindi ci si occupa di problemi all’altezza dei sudditi televisivi, e lo si fa a fini elettorali, cioè in un modo finalizzato non a far progredire quei sudditi, bensì a tranquillizzarli, a non creargli conflitti, a conquistarne le simpatie, in una parola a solleticarne il consenso. Solo che, in tal modo, si ricade in pieno nella logica della pseudo democrazia televisiva. Si procede per slogan, si offrono sogni impossibili come facilmente raggiungibili, si promette di rendere disponibili in pochi anni un mondo ideale che magari può essere raggiunto, ma in decenni e con difficoltà.</p>
<p>Mi occupo di energia e mi <strong>è impossibile non citare il caso del nucleare</strong>, che nella logica di cui sopra è diventato uno dei principali cavalli di battaglia della sinistra. Campeggiano per le strade i manifesti del PD con su scritto «Economia verde per lo sviluppo. Sì alle energie rinnovabili. No al nucleare. In poche parole, un’altra Italia». E si promettono «un milione di posti di lavoro in 5 anni» grazie all’economica verde, che ovviamente, si precisa, andrebbero anche a coprire le centinaia di migliaia di posti di lavoro persi in altri settori.</p>
<p>Io credo che <strong>il progresso di un Paese dipenda anche dalla capacità di assumersi consapevoli responsabilità</strong>.<br />
Forse sarebbe il caso di domandarsi: perché si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro negli altri settori? Per la crisi internazionale, certo, ma anche perché l’Italia è il Paese industrializzato che paga più cara l’energia che consuma, perché non fa più ricerca tecnologica a livelli adeguati, perché il livello di cultura individuale non è adeguato a quello di un Paese industrialmente avanzato, perché non si è più disposti a rischiare nulla e perché si crede che si possa proteggere il benessere acquisito impedendo ogni ulteriore evoluzione (il famoso fenomeno Nimby).</p>
<p>Si alle energie rinnovabili e no al nucleare è solo uno slogan ad effetto. Esattamente come sarebbe un assurdo lo slogan opposto: infatti nessuno sostiene si al nucleare e no alle rinnovabili, che sono necessarie per molte buone ragioni. Ma <strong>quelle rinnovabili sono le fonti di energia più costose in assoluto</strong>. In quale modo dovrebbero permetterci di essere competitivi con gli altri Paesi che l’energia la producono principalmente con il carbone, con il nucleare e poi un pochino anche con le rinnovabili? E quanti altri posti di lavoro dovranno poi prometterci le rinnovabili per coprire gli ulteriori posti di lavoro che continueremo a perdere in tutti gli altri settori produttivi, continuando a perdere competitività sul costo dell&#8217;energia? Con precisione, qualcuno può dirci quanti di questi posti di lavoro ci consentiranno di mantenere viva e anzi di accrescere le nostre esportazioni?</p>
<p>Infine, è poco di sinistra se ci poniamo anche il <strong>problema di quali posti di lavoro si promettono</strong>? Faccio un solo esempio: per raggiungere gli obiettivi europei sulle rinnovabili l’Italia dovrà impegnarsi molto anche nel settore delle biomasse, per sostituire una quota crescente di benzina e diesel con biocarburanti.<br />
A dir poco 500 mila di quei 5 milioni di posti di lavoro promessi sono in lavori agricoli, nelle campagne e nelle zone marginali di collina, per far funzionare la filiera delle biomasse. Secondo voi: saranno i televisivi ragazzi italiani a correre in massa per andare a lavorare in campagna o saranno centinaia di migliaia di nuovi immigrati gli unici disposti a farlo?</p>
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		<title>Obama nucleare. Con serietà</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 14:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne. Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre. Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella di Barak Obama che rilancia il nucleare americano è una notizia che ha fatto il giro di tutti i media al punto che ormai non varrebbe nemmeno la pena di parlarne.<br />
Non ci sembra però che nel riportare la notizia gli stessi media  siano andati molto oltre.<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Barac_Obama-1.jpg"></a></p>
<p>Ci permettiamo quindi di riportare un ampio stralcio del <a href="http://www.whitehouse.gov/the-press-office/remarks-president-energy-lanham-maryland" target="_blank">discorso di Obama</a> per offrire ai nostri politici e politicanti <strong>un esempio di serietà</strong>, da parte del Presidente di un grande Paese che si pone il problema delle cose da fare per il bene di tutto il Paese (non di una parte), e le fa mettendosi personalmente in gioco, anche a costo di perdere un po’ di popolarità.</p>
<p>Gli impianti citati, come noto, sono i 2 reattori di Vogtle da 1.100 MW ciascuno, cui l’Amministrazione Obama ha concesso prestiti garantiti di 8 miliardi di dollari, e che dovranno essere costruiti entro i prossimi 6-7 anni.</p>
<p><strong>Ha detto Obama:</strong><br />
(…) «Ci saranno certamente alcuni che accoglieranno positivamente questo annuncio, alcuni penseranno anche che giunge con eccessivo ritardo. Per contro ci saranno quelli che sono fortemente contrari. Esattamente come accade per altri aspetti del nostro dibattito sull’energia: dalla produzione di idrocarburi off-shore all’ipotesi di mettere una tassa sulle emissioni di CO2.<br />
Ma quello che voglio sottolineare è questo: <strong>anche quando tra noi ci sono delle differenze, non possiamo permettere che queste ci impediscano di procedere verso il progresso</strong>. Su una questione che riguarda la nostra economia, la nostra sicurezza e il futuro del nostro pianeta, non possiamo continuare a rimanere impantanati nel solito vecchio trito dibattito tra destra e sinistra, tra ambientalisti e imprenditori.<br />
I nostri concorrenti stanno facendo a gara per creare posti di lavoro e per controllare la crescente industria energetica. E l’energia nucleare non fa eccezione. Giappone e Francia hanno da tempo investito pesantemente in questo settore. Nel frattempo, ci sono 56 reattori nucleari in costruzione in tutto il mondo: 21 solo in Cina, 6 nella Corea del Sud, 5 in India. E l’impegno di questi Paesi non è solo creare posti di lavoro in tali impianti, bensì di mettere le basi per sviluppare competenze e nuove tecnologie.<br />
Quindi non dobbiamo commettere errori. <strong>Che si tratti di energia nucleare, o energia solare o eolica, se rinunciamo a investire nelle tecnologie di domani, poi dovremo importare tali tecnologie invece di esportarle</strong>. Torneremo indietro. Posti di lavoro verranno creati all’estero, invece che qui negli Stati Uniti d’America. E non è un futuro che sono disposto ad accettare». (…)<br />
«So bene che da molto tempo si dà per scontato che chi sostiene l’ambiente è contrario all’energia nucleare. Ma il fatto è che, anche se non abbiamo realizzato una nuova centrale nucleare da 30 anni, <strong>l’energia nucleare resta la nostra maggiore fonte di energia che non produce emissioni di CO2</strong>. Dunque per soddisfare le nostre crescenti esigenze energetiche e prevenire le conseguenze peggiori dei cambiamenti climatici abbiamo bisogno di aumentare le nostre forniture di energia nucleare. È semplice. Questo impianto, ad esempio ci consentirà di tagliare 16 milioni di tonnellate l’anno di emissioni di CO2, rispetto ad un impianto equivalente a carbone. È come eliminare dalle strade 3,5 milioni auto»</p>
<p>Quindi, a proposito dei problemi che possono venire a crearsi e della serietà con cui devono essere affrontati, <strong>Obama ha aggiunto</strong>:</p>
<p>«Ora, niente di quanto ho detto intende negare che ci siano seri inconvenienti nella produzione elettronucleare, che devono essere affrontati. L’energia nucleare genera scorie, e <strong>dobbiamo accelerare gli sforzi per trovare il modo di stoccare e smaltire questi rifiuti in modo sicuro</strong>. Ecco perché abbiamo chiesto a un gruppo bipartisan di esperti nucleari di affrontare questa sfida. Come pure per i nuovi impianti ci si atterrà alle maggiori e più restrittive norme di sicurezza per rispondere alle legittime preoccupazioni dei cittadini che vivono vicino e lontano da essi. Questo è un imperativo.<br />
Ma gli investimenti in energia nucleare restano un passo necessario. Ciò che spero è che con questo annuncio venga sottolineata contemporaneamente sia <strong>la nostra serietà nel far fronte alla sfida energetica</strong>, sia la nostra buona <strong>volontà di non guardare a questa sfida come una questione di parte, ma come una questione che è più importante della stessa politica</strong>, poiché  le scelte che ci accingiamo a fare non riguardano solo la prossima generazione, ma molte generazioni a venire».</p>
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		<title>Il referendum nucleare di fine marzo</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Feb 2010 12:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’impressione è che il nucleare stia catalizzando il confronto politico, al punto che a fine marzo non si andrà tanto a votare per le elezioni regionali, ma piuttosto per una sorta di referendum sul nucleare. Non mi sembra che ci sia da rallegrarsi. Credo che il Paese abbia una miriade di problemi sui quali occorrerebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>L’impressione è che il nucleare stia catalizzando il confronto politico, al punto che a fine marzo non si andrà tanto a votare per le elezioni regionali, ma piuttosto per <strong>una sorta di referendum sul nucleare</strong>.<br />
Non mi sembra che ci sia da rallegrarsi.<br />
<a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S3n5aw85rWI/AAAAAAAAAGI/OXDQrHcOMBU/s1600-h/Elezioni_nucleare.jpg"></a>Credo che il Paese abbia una miriade di problemi sui quali occorrerebbe confrontarsi: dallo scempio urbanistico al dissesto idrogeologico, dal sistema sanitario alle politiche per l’occupazione, dal degrado morale alla corruzione dilagante, dalla qualità dell’informazione a quella dell’istruzione, dalla competitività del sistema Paese alla gestione dei rifiuti, dalle infrastrutture da realizzare al debito pubblico da sanare.</div>
<p>È su questi e molti altri temi simili che vorrei ci si confrontasse e su cui vorrei che ci si battesse. Invece si chiede il voto perché “noi siamo contrari al nucleare”.</p>
<div>Mah!<br />
Far diventare una elezione politica una sorta di referendum pro o contro il nucleare è un rischio enorme. Non per il risultato, ma per <strong>una questione di educazione civica</strong><strong>Non sono affatto convinto che oggi un referendum sul nucleare si risolverebbe contro</strong>. E non solo perché Berlusconi in TV che giura sulla testa dei propri figli che il nucleare è sicuro e indispensabile credo (purtroppo) che farebbe ancora la differenza. Ma perché <strong>constato che la maggioranza delle persone con cui parlo è timorosa dei rischi del nucleare (come di molti altri rischi) ma anche abbastanza intelligente da capire</strong> che se tutti gli altri Paesi ce l’hanno qualche motivo ci sarà pure.</div>
<p>Addirittura la scorsa settimana sono stato invitato a tenere una modesta relazione sul tema “energia e ambiente” nell’ambito delle attività giovanili di una parrocchia. Erano presenti solo una ventina di giovani sui 18-20 anni, ma con mio immenso stupore ho constatato che tutti (e credetemi: tutti) erano favorevoli all’uso dell’energia nucleare.<br />
Il problema è che <strong>decidere sul nucleare non è come decidere se si è pro o contro la caccia</strong>, pro o contro l’ergastolo, la scala mobile, la liberalizzazione delle droghe leggere o simili.<br />
Si tratta di un <strong>argomento dannatamente tecnico</strong>, che per una valutazione seria richiede competenze elevate di tipo tecnico-scientifico ed economico-politico.</p>
<p>Nessuno di voi, su una nave in un mare agitato, si sognerebbe di proporre seriamente agli altri passeggeri un referendum su chi affidarne la guida: al capitano esperto o al rag. Pascucci? Nemmeno se fosse certo che i passeggeri sceglierebbero il capitano. Invece sul nucleare &#8211; che è un po&#8217; più complesso del pilotare una nave &#8211; si crede che la massaia di Voghera (o di Canicattì) sia in grado di poter scegliere.</p>
<p>Magari vi sembrerà che il mio sia un discorso poco democratico. Io invece credo che <strong>non sia democratico pensare che ognuno possa fare quel che gli pare nel proprio orticello</strong>. Senza tener conto delle conseguenze delle proprie azioni e delle proprie scelte sul bene comune. Senza considerare che il senso profondo della vita democratica è nel sapersi porre al di fuori della propria soggettività e riflettere sulle interazioni sociali che le nostre scelte individuali hanno.</p>
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		<title>Aiuto!! Ci stanno circondando</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 15:43:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[competitività]]></category>
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		<description><![CDATA[Finora potevamo guardare a sud e non sentirci soli. A nord, nord-est e nord-ovest da decenni non si possono volgere gli occhi: ben 13 centrali francesi (6), svizzere (4), tedesche (2) e slovene (1) circondano le nostre Alpi a distanza ravvicinata, inferiore a quella che separa Venezia, tanto per dire, dalla vecchia centrale italiana di Caorso, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Finora potevamo guardare a sud e non sentirci soli. A nord, nord-est e nord-ovest da decenni non si possono volgere gli occhi: <strong>ben 13 centrali francesi (6), svizzere (4), tedesche (2) e slovene (1) circondano le nostre Alpi a distanza ravvicinata</strong>, inferiore a quella che separa Venezia, tanto per dire, dalla vecchia centrale italiana di Caorso, spenta dopo il referendum del 1987.<br />
Ma a sud il panorama cambia. Ci sono solo le spiagge, c&#8217;è il sole e c&#8217;è una piacevole brezza marina che rinfresca gli aperitivi sotto le incannucciate fiorite. E <strong>nemmeno l&#8217;ombra di una centrale nucleare all&#8217;orizzonte</strong>. Niente che possa distoglierci dalle piacevoli fantasie vacanziere, o ricordarci, ad esempio, che dovremo tornare a lavorare, o addirittura – orrore! – che la ridotta competitività del nostro sistema produttivo potrebbe avercelo cancellato, il posto di lavoro.<a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S3VCMKWzu5I/AAAAAAAAAGA/wyIG1haVrzw/s1600-h/spiaggia_lsud.jpg"></a></div>
<p>Ma anche le cose più belle hanno una fine. E, infatti, pure i Paesi nord-africani si stanno dando da fare per estrometterci dal progredito club dei Paesi <em>no nuke</em>.</p>
<p>Da sinistra a destra, guardando le coste africane dalla sdraio che utilizzo sulla bella e denuclearizzata spiaggia di Selinunte, <strong>2 centrali nucleari sono state annunciate in Egitto</strong>, la prima delle quali già ai nastri di partenza. E purtroppo non sul mar Rosso ai confini con il Sudan, ma sulla costa mediterranea di El-Dabaa.</p>
<p><strong>La Libia per ora è più affidabile</strong>, non avendo ancora approvato programmi operativi che prevedano centrali nucleari. Ma occorre comunque vigilare, perché anche a Tripoli pare ci stiano facendo su un pensierino. Trattative sono in corso con la Francia e la Russia.<br />
<strong>Dei tunisini, invece, proprio non ci si può fidare</strong>. Non solo hanno intenzione di realizzare la prima centrale nucleare, ma zitti zitti, hanno già presentato il progetto all’IAEA (l’agenzia internazionale di controllo, che lo ha approvato) e stanno procedendo con gli studi tecnico economici per avviare i lavori. Il progetto prevede che la centrale entri in servizio entro il 2020.<br />
<strong>Idem per l&#8217;Algeria</strong>, che – secondo quanto affermato dal ministro dell&#8217;Energia, Chakib Khelil – avrà anch&#8217;essa la sua prima centrale nel 2020.<br />
E infine la batosta peggiore, quella che proprio non mi sarei aspettato, da parte del <strong>Marocco</strong>. E dire che la scorsa estate, se non fosse stato per la crisi economica, avevo addirittura pensato di farmi una settimana in un villaggio ad Agadir. Beh! I marocchini non ti hanno messo su un piano industriale che prevede addirittura 2 – vi rendete conto? Non una: due &#8211; centrali da 1.000 MW?</p>
<p>Ditemi voi. Ma questi qui – marocchini, tunisini, algerini ed egiziani &#8211; i conti, se li sanno fare? Non hanno il deserto con tanto sole e tanto vento? È vero che hanno in programma anche grandi investimenti nelle fonti rinnovabili (e ci mancherebbe: se non li fanno lì…. ), ma perché anche il nucleare?</p>
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		<title>L’ipotesi Albania e la responsabilità nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 12:17:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Perseguire la possibilità di realizzare centrali nucleari in altri Paesi, ad esempio in Albania – a nostro avviso è un bene. Volenti o nolenti quello nucleare è un business che a livello internazionale è ripartito, e noi possiamo solo decidere o di (più o meno) parteciparvi, oppure di stare a guardare gli altri che fanno. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Perseguire la possibilità di realizzare centrali nucleari in altri Paesi, ad esempio in Albania – a nostro avviso è un bene. Volenti o nolenti <strong>quello nucleare è un business che a livello internazionale è ripartito</strong>, e noi possiamo solo decidere o di (più o meno) parteciparvi, oppure di stare a guardare gli altri che fanno.<br />
E delle due – per un mucchio di motivi che non è nemmeno il caso di riassumere – è decisamente meglio la prima ipotesi, anche se fosse solo per una partecipazione ridotta.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Nucleare_Paese_Aquile1.jpg"></a><br />
Caso mai avremmo dovuto muoverci prima, perché sé è vero che difficilmente potremo ormai partecipare al business maggiore (nelle Americhe e in Asia, se non raccogliendo qualche briciola dai nostri partners francesi), quanto meno <strong>nell’est europeo e nell’area del Mediterraneo un qualche ruolo lo dovremmo perseguire</strong>. E non si tratta comunque di poca cosa, visto che (per citare  solo i Paesi nord-africani) <strong>concreti programmi nucleari sono stati annunciati in Egitto e Marocco</strong>, e si stanno aprendo anche i mercati di <strong>Tunisia</strong>, <strong>Algeria</strong> e probabilmente <strong>Libia</strong>. Tutti Paesi con una domanda elettrica in crescita, ma che stanno programmando impianti di grande potenza anche con la prospettiva di esportare elettricità in Europa, cosa che potranno fare – almeno in parte – solo passando per l’Italia.</p>
<p>Ben venga dunque l’ipotesi di collaborare alla (eventuale) realizzazione del primo reattore nucleare nel “Paese delle aquile”. Ricordando peraltro che <strong>l’Albania dista dalle coste italiane meno di 80 km</strong>, sicché, di fatto, qualunque reattore là costruito è come se ce lo fossimo messi nel salotto di casa.</p>
<p>Ci auguriamo quindi che i discorsi con l’Albania costituiscano una reale prospettiva di sviluppo industriale, e non siano soprattutto <strong>un modo per aggirare gli ostacoli politici e sociali che si prospettano da noi</strong>. Della serie: troppo difficile fare centrali in Italia?  Bene, allora li facciamo in Albania (o in Montenegro o in Tunisia) e poi importiamo l’elettricità a costi ridotti.</p>
<p>Oddio, vista la ridotta competitività del nostro sistema energetico, dovuta agli alti costi dell’energia che dobbiamo sopportare, anche questa potrebbe essere una mossa ragionevole.<br />
Ma ci piacerebbe molto meno della prima ipotesi. Per <strong>motivi di sicurezza, ma anche per motivi etici</strong>.<br />
Etici, si. Un argomento sul quale converrà ritornare, perché sta diventando vergognosa – oltre che economicamente deleteria – la prassi vigente nel nostro Paese di pensare che si possa evitare ogni rischio, pagando per scaricarli sugli altri.</p>
<p>Qui, però, vogliamo mettere <strong>l’accento soprattutto sull’aspetto sicurezza</strong>.<br />
Diciamoci la verità. Se doveste valutare il livello di sicurezza ad una centrale in Italia e di una in Albania, a quale dareste il punteggio maggiore?<br />
Non che una centrale in Albania sia di per sé meno sicura di una in Italia: non è che gli ingegneri albanesi sono meno bravi o che i controlli internazionali siano là meno severi.<br />
Il fatto è che <strong>il livello di sicurezza davvero garantito dagli organismi internazionali è quello minimo</strong>. Oltre questo livello di garanzia, assolutamente necessario e preteso, <strong>il livello “massimo” è connesso all’efficienza del sistema Paese</strong>. E si può dire quel che si vuole sull’Italia, ma una centrale costruita nel nostro territorio avrebbe sicuramente il livello di sicurezza massimo. Infatti in Lituania è stata per anni in esercizio una centrale (finalmente chiusa un mese fa), e un’altra è ancora in servizio in Bulgaria, che qui in Italia sarebbero state chiuse da (molti) anni.</p>
<p>Insomma, siamo certi che se, ad un certo punto, <strong>oltre alle valutazioni sulla sicurezza cominciassero a farsi sentire anche valutazioni di tipo economico, In Italia quest’ultime avrebbero meno peso</strong> e la spinta dell’opinione pubblica farebbe comunque fermare la centrale e provvedere ad elevare la sicurezza. Altrove, in Paesi meno sviluppati, come è l’Albania, crediamo che verrebbe fatto con meno certezza (o con meno prontezza, se preferite) che qui da noi.</p>
<p>Non prendiamoci in giro. Non è realizzando centrali in contesti meno avanzati a 100 km dall’Italia che si sta più sicuri. <strong>La sicurezza deriva prima di tutto da una seria e consapevole assunzione di responsabilità</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Le offerte Stai Con Noi di A2A: prezzo invariato e zero impatto ambientale</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 15:52:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicati stampa energia]]></category>
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		<description><![CDATA[A2A, leader nazionale nel settore energetico, e ai primi posti come multiutility italiana per clientela e fatturato, per capacità elettrica installata, gas venduto o volumi di vendita, è alla costante ricerca di progetti e iniziative volte a rafforzare e favorire uno sviluppo ambientale sostenibile. L’utilizzo di tecnologie innovative, l’impiego di politiche gestionali ed industriali fortemente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/staiconnoi.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-104" style="margin: 8px;" title="staiconnoi offerte energia gas A2A" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/staiconnoi.jpg" alt="staiconnoi Le offerte Stai Con Noi di A2A: prezzo invariato e zero impatto ambientale " width="500" height="375" /></a><a href="http://www.a2a.eu/gruppo/cms/a2a/" >A2A</a>, leader nazionale nel settore energetico, e ai primi posti come multiutility italiana per clientela e fatturato, per capacità elettrica installata, gas venduto o volumi di vendita, è alla costante ricerca di progetti e iniziative volte a rafforzare e favorire uno sviluppo ambientale sostenibile</strong>. L’utilizzo di tecnologie innovative, l’impiego di politiche gestionali ed industriali fortemente condizionate dalle problematiche energetiche, l’utilizzo esclusivo di fonti di produzione rinnovabili, evidenzia l’impegno e la volontà decisionale del gruppo A2A di creare giusto valore nel mercato del gas, dell’elettricità e dei servizi energetici, allo scopo unico di preservare l’impatto ambientale e incrementare, altresì, la soddisfazione dei propri clienti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Gruppo A2A, attualmente impegnato nei settori della produzione, vendita e distribuzione di energia elettrica, della vendita e distribuzione del gas, della produzione, distribuzione e vendita di calore tramite reti di teleriscaldamento, della gestione dei rifiuti e della gestione del ciclo idrico integrato</strong>, ha ultimamente realizzato un progetto di fidelity aziendale per la propria clientela, al fine di assicurare e consentire nuovi vantaggi e opportunità  in termini di costo e risparmio.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-103"></span><strong><a href="http://www.staiconnoi.a2a.eu/" >Stai Con Noi</a>, ultima campagna del gruppo, prevede l’introduzione di due nuovi piani di consumo per le utenze elettriche e del gas relative al settore di vendita privato, e lega la convenienza dell’offerta all’utilizzo energetico realizzato nelle singole abitazioni. Prezzo Sicuro Verde</strong> è la proposta di A2A che offre massima sicurezza per l’ambiente e una migliore combinazione di costi relativi ai consumi di energia in bolletta. Il prezzo applicato alla componente energia è fisso e non subisce alcuna variazione per ben 24 mesi, eliminando, di fatto, ogni problematica e timore relativa ad eventuali rincari di spesa. <strong>Prezzo Sicuro Gas</strong>, invece, è la proposta del gruppo per il controllo dei costi di energia con un prezzo fisso e invariato per un periodo di due anni, anche in questo caso, indipendentemente dalla variazioni del prezzo dei combustibili. Così come da ottica aziendale, si tratta, sempre di energia prodotta da fonti rinnovabili, evitando quindi qualsiasi ripercussione sull’ambiente, e con un più forte abbattimento per le emissioni di CO2.</p>
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		<title>Ma la vicenda dell’ALCOA ci insegnerà qualcosa sui prezzi dell’elettricità?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:32:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[costi energia]]></category>
		<category><![CDATA[elettricità]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[La vicenda dell’ALCOA qualcosa dovrà pure insegnare, al di là dell’esigenza immediata di salvaguardare i circa 2.000 posti di lavoro (diretti, più un numero imprecisato nell’indotto) tra Sardegna e Veneto. Non entro qui nel merito della vicenda che è indubbiamente complessa. Mi limito a ricordare che c’è un punto sul quale non ci sono discussioni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>La vicenda dell’ALCOA qualcosa dovrà pure insegnare, al di là dell’esigenza immediata di salvaguardare i circa 2.000 posti di lavoro (diretti, più un numero imprecisato nell’indotto) tra Sardegna e Veneto.<br />
Non entro qui nel merito della vicenda che è indubbiamente complessa. Mi limito a ricordare che c’è un punto sul quale non ci sono discussioni, e cioè <strong>il motivo per cui l’ALCOA vuole chiudere</strong>.</div>
<div><a href="http://1.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S2tZMNCLpOI/AAAAAAAAAFw/HlGQasekVmY/s1600-h/produzione_alluminio-2.jpg"></a></div>
<div>Si tratta della terza azienda al mondo nella produzione di alluminio primario, cioè prodotto dal minerale originario, la bauxite. <strong>Tale produzione di alluminio</strong> viene effettuata tramite particolari processi elettrolitici, che richiedono <strong>enormi consumi di energia elettrica (circa 15- 16 kWh per ogni kg prodotto)</strong>, tanto che qualcuno si diverte a definirlo “elettricità allo stato solido”. Per questo motivo la maggiore produzione di alluminio avviene nei Paesi che dispongono di grandi quantità di energia elettrica a basso costo, come nel Canada (maggiore produttore al mondo) e nei Paesi scandinavi, dove gli impianti di produzione hanno in genere delle centrali idroelettriche dedicate. In Europa un altro Paese grande produttore è (guarda caso) la Francia.</div>
<div>L’Italia è invece uno dei maggiori produttori (per la precisione il terzo al mondo e il primo in Europa, a pari merito con la Germania) di alluminio riciclato, ottenuto cioè dal recupero di lattine e di altri rifiuti di alluminio. Un processo che richiede una quantità di energia elettrica infinitamente inferiore rispetto alla produzione primaria: circa 0,8 kWh per kg prodotto.</p>
<p><strong>Dunque per quale motivo l’ALCOA vuole chiudere?<br />
Perché l’energia elettrica in Italia costa troppo</strong>. Come dichiara un comunicato dell’azienda del 12 dicembre scorso (sintetizzo il virgolettato) «i prezzi dell’elettricità in Italia non sono comparabili a quelli pagati da altre società che operano nel settore dell’industria pesante in altri Paesi europei. […] Gli impianti produttivi di alluminio primario italiani pagano per l’elettricità prezzi tali da rendere impossibile la loro competitività sui mercati globali. Gli impianti di ALCOA perderanno più di 8 milioni di euro ogni mese. […] Nessuna società può continuare a operare con un tale livello di perdite».</p>
<p>Se questa è la situazione, <strong>può stupire che l’ALCOA minacci di chiudere?</strong> Ripeto, non entro nel merito della questione specifica, dove giocano ragionamenti ed esigenze di tipo politico e industriale molto complessi.<br />
C’è però <strong>un punto sul quale è indispensabile riflettere</strong>. E cioè che la vicenda dell’ALCOA non può semplicemente essere risolta in modo aziendale. <strong>C’è l’intera questione energetica che deve essere tirata in ballo. </strong>E con la massima urgenza.</p>
<p>Ma scusate, mettiamo che il Governo riesca a garantire all’ALCOA tariffe elettriche molto, ma molto agevolate, tali che da convincerla a non chiudere. E mettiamo che l’Europa accetti tale situazione. Secondo voi, perché io che produco carta, o ceramiche, o cloro, o prodotti chimici o uno qualsiasi degli altri infiniti prodotti che richiedono rilevanti consumi di energia elettrica, e che per tale motivo mi vedo fortemente penalizzato nella competizione internazionale … <strong>perché io che già pago l’elettricità il 50% in più</strong> di quanto la pagano le aziende francesi e il 30% più di quanto la pagano le industrie tedesche&#8230; perchè dovrei accettare di essere così penalizzato mentre all&#8217;ALCOA la si fa pagare tanto meno di me? Cos’è, sono più belli? Hanno conoscenze migliori?</p>
</div>
<p>No, <strong>la voglio anch’io l’elettricità ai prezzi che concedete all’ALCOA</strong>. Se chiude la mia azienda che ha solo 40-50 lavoratori la cosa ha meno significato? E se ha chiudere, a causa dei maggiori costi elettrici, non è solo la mia azienda, ma 200 o 300 piccole e medie aziende ciascuna con 40-50 lavoratori? Magari una alla volta, in modo che la cosa non sia troppo appariscente: solo per questo i nostri dipendenti valgono meno?</p>
<p><strong>Che l’elettricità in Italia costi molto più che negli altri Paesi europei è cosa ben nota</strong>. E recriminare sugli sbagli del passato ora è perfettamente inutile. Ma <strong>qualcosa sarà pure ora di farla per ridurre i costi e accrescere la nostra competitività</strong>.<br />
È possibile farlo entro 2-3 anni? Certamente no, e certamente no con alcune fonti rinnovabili come l’eolico e il solare (che sono indispensabili per altri motivi, ma certamente non per ridurre i costi, che anzi incrementano). Ma nell’arco di una decina di anni si può fare molto: ad esempio con il risparmio e l’efficienza. E con il nucleare.</p>
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		<title>Perché è proprio questo il momento per investire nel nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[competitività]]></category>
		<category><![CDATA[infromazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Con il gran parlare che si fa di nucleare si e nucleare no, di fonti rinnovabili che ovunque si stanno sviluppando a ritmi forsennati tranne che in Italia, di risparmio e di efficienza che sarebbero la nostra più importante fonte di energia se solo volessimo, se solo ci impegnassimo ……a noi sembra proprio che per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con il gran parlare che si fa di nucleare si e nucleare no, di fonti rinnovabili che ovunque si stanno sviluppando a ritmi forsennati tranne che in Italia, di risparmio e di efficienza che sarebbero la nostra più importante fonte <a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/Italia_Pizzamandolino1.jpg"></a>di energia se solo volessimo, se solo ci impegnassimo ……a noi sembra proprio che <strong>per il cittadino italiano sia impossibile percepire il senso delle cose, relativamente all’energia</strong>.<br />
Anche ammesso che abbia voglia di informarsi e di diventare un cittadino più consapevole, infatti, <strong>non ha strumenti per farlo</strong>. Meglio: non gli vengono offerti strumenti per farlo.</p>
<p>Il vero problema è che l’informazione – tutti i quotidiani, senza eccezioni e senza differenza di orientamenti politici, e soprattutto la fondamentale informazione televisiva –  parlando di energia (quando lo fanno) si danno all’orgia del populismo. Sparano <strong>notiziole irrilevanti come fossero conquiste della tecnica e dello</strong> <strong>sviluppo, purché facciano sognare</strong>: le celle fotovoltaiche ai lamponi, l’economia di domani che va ad idrogeno, la centrale solare nello spazio, i batteri che mangiano rifiuti e defecano petrolio, il politico che promette (ai disoccupati di oggi) posti di lavori grazie ad un prossimo sviluppo basato solo sulle energie verdi ….</p>
<p>Nessuno che si prenda la briga di precisare che stiamo parlando di buoni propositi che nella realtà, nell’economia reale, sono (ancora) quisquilie. Nessuno che ricordi che <strong>il mondo va ancora (nell’ordine) a petrolio, carbone e gas</strong>. E soprattutto nessuno che precisi che ancora per 2-3 decenni andrà a petrolio, carbone e gas, come invece periodicamente ricorda l’Agenzia internazionale dell’energia.</p>
<p><strong>Non è dunque sui buoni propositi che si deve fare affidamento</strong> in questo contesto internazionale, in questa Italia, in questo momento. I buoni propositi vanno coltivati, finanziati, arricchiti e sviluppati. Ma intanto non si può contare sul grano seminato ieri per il pane che si vuole spezzare a tavola tra due ore. Quel grano, e solo se sapremo coltivarlo bene e farlo rendere, ci darà pane non prima di 8-10 mesi, che fuor di metafora, nel caso dell’energia, vuol dire 8-10 anni.</p>
<p><strong>Qualunque scenario si voglia immaginare</strong> per il mercato degli idrocarburi, anche nel caso che (come sembra probabile) di petrolio e gas ce ne sia molto più di quanto gli sprovveduti o gli allarmisti vogliono far credere, certamente i bassi costi degli anni ’90 ce li possiamo scordare. Sarà perché il forte aumento della domanda nei Paesi in via di sviluppo creerà tensioni sui prezzi, sarà perché le nuove risorse richiedono investimenti maggiori per essere sfruttate, sarà per altri motivi… in ogni caso i prezzi degli idrocarburi tenderanno ad aumentare. E ricordiamo che oggi il barile si sta assestando sui 70- 80 dollari, una cifra che quasi ci tranquillizza nella necessità di far buon viso al gioco corrente, ma che solo tre anni fa metteva paura.</p>
<p>Ora come ora non sembra reale il rischio di una carenza fisica di energia (salvo il sempre possibile caso di interruzioni sulle forniture dei gasdotti). Ma resta <strong>il problema dei costi</strong>. O meglio, resta il problema che tutti tacciono (dato che non possono farci niente nel breve termine) e cioè che la struttura energetica italiana è fortemente penalizzante per la nostra competitività. E lo sarà sempre di più, visto che per almeno altri dieci anni dipenderemo dal petrolio e (in maniera ancora maggiore) dal gas di importazione e che gli investimenti in fonti rinnovabili hanno costi elevatissimi in cambio di una scarsa quantità di energia e per giunta di pessima qualità.</p>
<p><strong>Anche noi vorremmo energia abbondante e pulita</strong>, senza inquinamento e a basso costo, senza impatti sul clima globale e di facile gestione. E la vorremmo presto, anzi <strong>la vorremmo subito</strong>. In qualche modo anche noi, e anche per l’energia, vorremmo tutto e subito.</p>
<p>Ma è possibile? Ed è possibile senza tener alcun conto della competizione internazionale?<br />
“La Repubblica” di oggi ci ricorda che le multinazionali stanno abbandonando l’Italia. Lo stanno facendo l’Alcoa e la Motorola, la Pfizer e l’Alcatel, la Merck Sharpe e la Videocon, la Wyeth, Severstal, Nestlè, Nokia, Glaxo, Yamaha e altre. E ci ricorda anche i motivi: «il peso della burocrazia, il costo dell’energia, la fragilità delle infrastrutture, la lentezza della giustizia civile». Due motivi su quattro hanno a che fare con l’argomento del nostro post.<br />
E il bello è che le multinazionali che se ne vanno, non lo fanno per trasferirsi in Malaysia, in India o in Vietnam. L’Alcoa ci lascia per andare in Arabia Saudita semplicemente perché là l’energia costa meno, la Nokia chiude a Cinisiello Balsamo per aprire nel Texas, la Yamaha chiude in Brianza per andare in Spagna.</p>
<p>C’è l’urgente necessità di programmare cambiamenti realistici (dal punto di vista della competitività) in tempi ragionevoli. <strong>Ecco perché è questo il momento di investire nell’energia nucleare</strong>, oltre che nell’ampliamento e nella razionalizzazione delle altre infrastrutture.</p>
<p>Diciamoci la verità: con le scelte assurde fatte in passato oggi noi paghiamo l’energia elettrica molto più degli altri Paesi, ma per quantità ne abbiamo in abbondaza. Tanta che non avremmo nessuna esigenza di nuove centrali, né nucleari, né solari, né eoliche, né di altro tipo. Ma non sarà così tra dieci anni, che è esattamente il tempo che ci serve per pianificare e realizzare un adeguato rientro dell’Italia nel nucleare. Se lasciassimo la demagogia e ci concentrassimo sul punto che – ripetiamo – è per noi fondamentale. Cioè la competitività del sistema Paese.</p>
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		<title>Elettricità: sicurezza garantita solo fino al 2020</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 12:23:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[dipendenza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[domanda elettrica]]></category>

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		<description><![CDATA[Di grande interesse l’ultimo rapporto di previsione dell&#8217;Ensto-E (organismo di coordinamento di 42 gestori di rete di 34 Paesi europei) sull&#8217;adeguatezza della capacità di generazione elettrica in Europa nel periodo 2010-2025. Secondo il rapporto (consultabile qui, in inglese) l&#8217;equilibrio tra domanda e offerta di elettricità in Europa non presenta rischi fino al 2020 grazie agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di grande interesse l’ultimo rapporto di previsione dell&#8217;<strong>Ensto-E</strong> (organismo di coordinamento di 42 gestori di rete di 34 Paesi europei) sull&#8217;<strong>adeguatezza della capacità di generazione elettrica in Europa nel periodo 2010-2025</strong>.</p>
<p>Secondo il rapporto (<a href="http://www.entsoe.eu/index.php?id=42&amp;tx_ttnews[tt_news]=32&amp;tx_ttnews[backPid]=43&amp;cHash=3910a7061a">consultabile qui</a>, in inglese) l&#8217;equilibrio tra domanda e offerta di elettricità in Europa non presenta rischi fino al 2020 grazie agli investimenti effettuati e in corso. Tuttavia <strong>serviranno circa 70.000 MW in più nei prossimi anni</strong> se si vogliono conservare gli attuali margini tra capacità e domanda, che altrimenti inizieranno a restringersi a partire dal 2015.</p>
<p>Entso-E prevede (pur tenendo conto della crisi economica) una <strong>crescita della domanda elettrica al 2025 di circa il 27-28% rispetto all’attuale</strong>.</p>
<p>70.000 MW sono una bella cifra: più dell’intera potenza mediamente disponibile in Italia.<br />
Per coprire la quale in Europa ci sono diverse opzioni, a partire dalle rinnovabili, previste in forte aumento. Un aumento che però contribuirà a incrementare il già forte aumento degli impianti termoelettrici convenzionali, indispensabili anche per coprire l’intermittenza della produzione rinnovabile.&gt;<br />
<strong>Ma in Italia?  </strong>Nel nostro Paese &#8211; secondo Entso-E – da oggi al 2025 verrà realizzata una nuova potenza termoelettrica di circa 10.000 MW. Inoltre aumenteranno le importazioni di energia nucleare da altri Paesi, mentre le rinnovabili dovrebbero registrare un incremento di potenza di circa 17.500 MW (di cui 4.000 eolici).<br />
Con tutto ciò, <strong>dopo il 2020 l’equilibrio tra domanda e offerta comincierà ad essere sempre più critico</strong>, con margini di sicurezza che dal 2023 circa saranno affidati solo alle importazioni.</p>
<p>Ci sembra che questo scenario dovrebbe essere tenuto ben presente da quanti ritengono che un accelerato sviluppo del nucleare non sia indispensabile oggi nel nostro Paese.</p>
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		<title>Le molte valutazioni da fare per scegliere una fonte di energia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 12:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Quelle energetiche sono questioni davvero complesse, che non dovrebbero essere trattate con semplificazioni eccessive. Ma, ovviamente, non è nemmeno possibile fare un discorso di due ore o consultare un’enciclopedia ogni qual volta si vuole esprimere un’opinione in merito. Così si finisce a fare confronti tra questa e quella fonte sulla base di espressioni come: questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quelle energetiche sono questioni davvero complesse, che non dovrebbero essere trattate con semplificazioni eccessive. Ma, ovviamente, non è nemmeno possibile fare un discorso di due ore o consultare un’enciclopedia ogni qual volta si vuole esprimere un’opinione in merito.<br />
Così si finisce a fare confronti tra questa e quella fonte sulla base di espressioni come: questa costa di più, quella ha meno impatti sull’ambiente eccetera.</p>
<p>In realtà anche affermazioni del tipo “questa mi piace e quella no” meritano il massimo rispetto. Purché si stia parlando di cose per uso personale.<br />
Se però si pretende di <strong>imporre le preferenze personali agli altri</strong>, beh! allora il discorso cambia.<br />
Il fatto è che in un contesto di valutazioni nazionali, alla domanda <em>con quali fonti di energia dovrebbe soddisfare le proprie esigenze elettriche oggi l’Italia?</em> non si può scegliere  <em>questa o quella fonte</em> sulla base di gusti, opinioni o interessi personali. Ci sono un po’ di valutazioni da fare. Un po’ tante, per la verità. E anche piuttosto complesse.</p>
<p>Qui di seguito ne ricordiamo solo quelle si maggiore rilievo.</p>
<p><strong>Dove si consuma l’energia?</strong> Le esigenze di un paesino su un’isola sono diverse da quelle di una grande città. Ma anche le medesime esigenze richiedono risposte diverse se l’uso è in una azienda di campagna o in un laboratorio cittadino. La necessità di 20 kW elettrici nel primo caso può essere soddisfatta in molti modi (anche autonomi, fuori rete) che nel secondo caso non sarebbero possibili.</p>
<p><strong>Quanta energia è necessaria e per quanto tempo?</strong> Di nuovo: una impresa che ha l’esigenza di 3-4 MW di potenza in una zona di campagna può trovare soluzioni che in nessun modo possono essere adottate in ambiente cittadino o comunque in un contesto diverso. Parimenti, un grande impianto industriale o una città, che hanno esigenze di decine di MW 24 ore su 24, ben difficilmente potrebbero utilizzare alcune fonti rinnovabili e rinunciare alla fornitura di elettricità in rete o all’uso di proprie centrali termoelettriche.</p>
<p><strong>Per quali usi è necessaria l’energia, in relazione alle tecnologie disponibili?</strong> Non è la stessa cosa se l’energia serve per gli elettrodomestici o l’illuminazione, per produrre calore o per usi industriali, per alimentare apparati elettronici o per far andare autoveicoli, per usi costanti senza interruzioni o per periodi ben circoscritti.</p>
<p><strong>Qual è il livello di qualità dell’energia che si ritiene accettabile?</strong> Questo è un aspetto che viene troppo spesso trascurato, e non solo in relazione alla continuità delle forniture (assenza di interruzioni). Non è un caso se negli oltre 800.000 km di cavi di distribuzione dell’elettricità che abbiamo in Italia la frequenza debba essere ovunque e sempre di 50 Herz (con variazioni di solo ±1%) e la tensione di 230 Volt (con variazioni non oltre  ±10%). Questi fattori sono importanti sempre, ma diventano fondamentali in molti casi, come, ad esempio, per l’uso di apparati elettronici. Anche il piccolo Pc con cui state leggendo, ad esempio, è estremamente interessato alla qualità dell’energia che lo alimenta, perché da essa dipende la sua stessa vita.</p>
<p><strong>Qual è il ventaglio, da un punto di vista tecnologico, delle fonti energetiche disponibili?</strong> Nel senso della loro evoluzione, disponibilità ed efficienza in relazione alle esigenze da soddisfare qui ed ora. Non tra dieci o vent’anni <em>se</em> la ricerca darà certi risultati, <em>se</em> verranno individuate nuove tecnologie, <em>se</em> l’evoluzione sociale subirà certi sviluppi eccetera.</p>
<p><strong>Quali sono i costi diretti e indiretti delle singole fonti?</strong> In relazione alle risorse economiche del Paese, ovidentemente. Ma anche in relazione a fattori diversi, come, ad esempio, l’impatto sulle vulnerabilità ambientali del territorio, gli eventuali valori aggiunti che si renderebbero disponibili (indotto industriale e commerciale, risorse secondarie rese disponibili) o che verrebbero compromessi (aspetti paesaggistici e turistici, usi alternativi del territorio).</p>
<p><strong>Qual è la garanzia di approvvigionamento delle varie fonti nel tempo?</strong> Che è importante in un’ottica di lungo periodo (decenni), ma anche in termini di ore e giorni, settimane e anni.</p>
<p><strong>Qual è il contesto internazionale in cui il Paese è collocato e in cui intende competere?</strong> Altro aspetto fondamentale che viene spesso trascurato. Ad esempio in relazione agli impegni internazionali che si prendono (come nel caso della riduzione delle emissioni climalteranti), come pure alle logiche di mercato. Ad esempio non è proprio ragionevole pensare di poter competere a lungo con gli altri Paesi Europei che, in media, hanno un costo di generazione dell’energia elettrica del 30 o del 50%% inferiore al nostro.</p>
<p><strong>Qual è lo sviluppo e il livello tecnologico del sistema di trasmissione e distribuzione di cui possiamo disporre qui ed ora?</strong> Ovviamente pur considerando le migliori opzioni possibili e le esigenze di adeguamento e aggiornamento.</p>
<p>È solo dalla <strong>valutazione ponderata e contemporanea di TUTTE queste variabili </strong>(e di altre) che può derivare una seria valutazione su quali fonti di energia optare per soddisfare le esigenze elettriche dell’Italia di oggi e dei prossimi anni.<br />
Ed è proprio perché queste valutazioni vengono fatte che <strong>tutti i Paesi industrializzati affidano grosso modo il 50% della loro generazione elettrica al carbone e al nucleare</strong>. Noi invece utilizziamo soprattutto gas (quasi tutto importato) oltre ad un po’ di carbone e di fonti rinnovabili, che sono le uniche sulle quali siamo già allineati con gli altri Paesi.</p>
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		<title>La paura nucleare, l’informazione e i Simpson’s</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:19:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[É ben noto che l’Italia detiene il record mondiale del NYMBI, la famosa sindrome per cui nessuno vuole “vicino casa” una qualsiasi infrastruttura che abbia un impatto anche minimo sul territorio. E non parliamo solo di infrastrutture come centrali a carbone o nucleari, ma proprio tutto: dagli impianti industriali alle centrali eoliche, dalle tangenziali agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>É ben noto che l’Italia detiene il record mondiale del NYMBI, la famosa sindrome  per cui <strong>nessuno vuole “vicino casa” una qualsiasi infrastruttura che  abbia un impatto anche minimo sul territorio</strong>. E non parliamo solo di  infrastrutture come centrali a carbone o nucleari, ma proprio tutto: dagli  impianti industriali alle centrali eoliche, dalle tangenziali agli incenritori,  dalle autostrade alle ferrovie, dalle discariche alle centraline a biomassa e  via elencando.</p>
<p>Al riguardo ci sembra meriti qualche riflessione il <strong>caso  spagnolo</strong>, ove in questi giorni si è assistito ad una <strong>vera e  propria corsa da parte di città piccole e grandi, fino a microscopici paesini,  per aggiudicarsi il futuro “Magazzino temporaneo centralizzato” dei rifiuti  prodotti dalle centrali nucleari</strong>. Cioè, in pratica, il deposito  nazionale delle scorie nucleari, previsto per una durata di 60 anni e costituito  da un mega silos di 26 metri di altezza per 78 di larghezza e lungo quasi 300  metri, oltre agli edifici per i servizi annessi.</p>
<p>Il termine del bando indetto dal governo socialista di Zapatero scadeva il 29  gennaio. A quanto risulta <strong>sono almeno 12  i comuni che hanno presentato  la propria candidatura</strong>, quasi sempre all’unanimità dei consigli  comunali.<br />
E si capisce il perché. In particolare per i comuni più piccoli,  infatti, <strong>il deposito nucleare è garanzia di rinascita  economica</strong>, di stop alla fuga dei giovani, addirittura la  “<strong>soluzione di tutti i problemi</strong>”, come ha commentato il quotidiano <em>Publico</em> in una inchiesta su Canas, uno  dei comuni candidati, che venti anni fa aveva 1.800 abitanti oggi ridotti a 480,  al cui servizio sono rimasti aperti solo un paio di negozi, una macelleria, una  farmacia e un bar.</p>
<p>È evidente che in queste situazioni <strong>le ragioni economiche siano  importanti</strong>: il deposito, infatti, porterà al comune vincitore  investimenti per circa 700 milioni di euro, 300 posti di lavoro e un premio  annuale di 5 milioni di euro, più altri 7 milioni ai comuni limitrofi. Ragioni  molto “solide” dunque, ma, evidentemente, non ad ogni costo. Non a costo della  salute, ad esempio.<br />
Solo che <strong>in Spagna la gente crede che il deposito  nucleare porterà benefici e non rischi</strong>.</p>
<p>Ed è proprio su questo punto che ci sembra opportuna una riflessione, con  riferimento all’<strong>informazione che gira in Italia e, in particolare, alla  campagna di informazione che il Governo ha in programma</strong>. Una campagna  su cui ancora non si sa nulla, se non che vi parteciperà una gran quantità di  enti e amministrazioni. Troppi, a nostro avviso, se il punto è quello di  effettuare una seria e produttiva campagna di informazione e non tanto di  partecipare per dividersi una succulenta torta.</p>
<p>Allora è interessante meditare su un punto sottolineato dal quotidiano <em>El  Mundo</em>. E cioè che <strong>a placare le paure del “popolino” spagnolo è  stata</strong> non chissà quale campagna di informazione del Governo o  dell’industria nucleare, bensì – udite udite – <strong>la serie Tv dei  <em>Simpson’s</em></strong>. La popolarissima famigliola gialla che vive a  Springfield, cittadina virtuale con al centro una bella centrale nucleare, dove  lavora papà Homer e intorno alla quale è organizzata la vita  cittadina.<br />
Meditate, gente, meditate.</p>
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		<title>Il nucleare conviene. Per due ragioni, più una da valutare con attenzione</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 12:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Corea]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono due ragioni per cui il nucleare è senz’altro una opzione cui ricorrere. La lotta ai cambiamenti climatici e la possibilità di accrescere l’indipendenza energetica, riducendo le importazioni di combustibili fossili. E poi c’è una terza ragione, anche questa a favore del nucleare. Ed è quella economica. Che però va valutata con attenzione, perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono <strong>due ragioni per cui il nucleare è senz’altro una opzione cui  ricorrere</strong>. La lotta ai cambiamenti climatici e la possibilità di  accrescere l’indipendenza energetica, riducendo le importazioni di combustibili  fossili.<br />
E poi c’è una <strong>terza ragione</strong>, anche questa a favore  del nucleare. Ed è <strong>quella economica</strong>. Che però va valutata con  attenzione, perché la sua convenienza non è scontata, ma <strong>dipende in gran  parte dalla capacità del “sistema Paese” di saperla cogliere</strong>.</p>
<p>È  questa la convinzione di Luigi De Paoli (<em>nella foto</em>), professore di  economia dell’energia all’Università “Bocconi” di Milano, espressa in un recente  intervento sulla <a href="http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=79131">Staffetta  Quotidiana</a> (agenzia quotidiana specializzata in energia, accessibile solo a  pagamento).<br />
Secondo De Paoli i favorevoli e gli oppositori al nucleare citano  spesso cifre senza i necessari distinguo, senza l‘indispensabile  chiarezza.</p>
<p>Nel mondo &#8211; afferma &#8211; sono in costruzione numerosi reattori,  ma la maggior parte di essi in situazioni economiche e sociali (<strong>Russia,  India e Cina</strong>) non confrontabili con la realtà italiana. <strong>Citare  questi casi per confronti economici è quindi del tutto fuori  luogo</strong>.</p>
<p><strong>Un esempio che invece potrebbe essere  paragonabile è quello della Corea del Sud</strong>, dove si stanno costruendo  <strong>6 nuovi reattori con costi piuttosto contenuti</strong> e notevoli  indotti industriali e commerciali. Non a caso i coreani stanno vendendo  tecnologia nucleare in numerosi Paesi e puntano a controllare una grande fetta  del mercato mondiale.<br />
Secondo il modello coreano – afferma De Paoli &#8211; la  produzione di energia nucleare verrebbe a costare poco più di <strong>4  centesimi di euro per kWh</strong>: un prezzo sicuramente conveniente per un  Paese come l’Italia.</p>
<p>Tuttavia <strong>la situazione delle centrali che si  stanno costruendo in Europa è diversa</strong>. I due reattori EPR che sono in  costruzione in Finlandia e in Francia stanno infatti costando più del previsto a  causa di difficoltà e ritardi. Le stime più attuali calcolano un costo finale  che varia tra <strong>5,5 e 6 eurocent/kWh</strong>. Che comunque è pur sempre  inferiore al costo medio dell’elettricità italiana (circa 6,4 eurocent/kWh nel  2009), mentre il progettista Areva non ha tutti i torti ad affermare che gli  attuali ritardi sono legati al fatto che i due reattori sono dei prototipi e  dunque alla scarsa pratica degli ingegneri e delle aziende costruttrici. Due  condizioni che a regime scompariranno.</p>
<p>Secondo De Paoli in definitiva  <strong>il nucleare è comunque conveniente, ma il suo costo è anche un  indicatore dell’efficienza di un sistema-Paese</strong>. Una prova  particolarmente significativa per l’Italia, a suo parere. Ma, aggiungo io,  dobbiamo davvero dare per scontato che non siamo in grado di confrontarci con i  migliori e accettare una eterna subalternità?</p>
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		<title>Le ragioni e le contraddizioni della sinistra sul nucleare</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 12:09:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
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		<description><![CDATA[L’opposizione all’energia nucleare in Italia non è patrimonio esclusivo della sinistra politica, ma quasi. Ed è comprensibile. Oggi ci sono le elezioni Regionali e in qualche modo è comprensibile che la sinistra debba contrastare le posizioni della maggioranza, anche utilizzando un po’ di demagogia. Prima la sinistra aveva semplicemente l’esigenza di diventare maggioranza, quindi di acquisire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’opposizione all’energia nucleare in Italia non è patrimonio esclusivo della sinistra politica, ma quasi.<br />
Ed è comprensibile.</p>
<p><strong>Oggi </strong>ci sono le elezioni Regionali e in qualche modo è comprensibile che la sinistra debba contrastare le posizioni della maggioranza, anche utilizzando un po’ di demagogia.<br />
<strong>Prima </strong>la sinistra aveva semplicemente l’esigenza di diventare maggioranza, quindi di acquisire consenso, e in qualche modo era comprensibile che si promettessero i miracoli che la gente auspicava, cioè energia a buon mercato, non inquinante, senza rischi in un ambiente più naturale e più salutare.<br />
<strong>Domani </strong>ci sarà l’esigenza di contrastare ancora la maggioranza oppure di mantenere le promesse fatte, e magari sarà comprensibile che si continuino a cercare soluzioni utopistiche e fuori dalle regole del mercato e della competitività internazionale.<br />
<strong>Isomma è tutto comprensibile, tranne la situazione energetica in cui l’Italia si trova</strong>, che deriva da scelte equamente attribuibili all’attuale maggioranza (ex opposizione) e all’attuale opposizione (ex maggioranza). Ma è un dato di fatto che <strong>la nostra situazione energetica è fortemente anomala </strong>rispetto a quella di tutti i Paesi industrializzati. <strong>Anomala e penalizzante</strong>.</p>
<p>È dunque allarmante, a nostro modo di vedere, che si continuino ad <strong>usare le scelte energetiche prevalentemente come uno strumento di lotta politica</strong>.<br />
Perché (in termini di quantità disponibile, ma anche di qualità tecnica) <strong>l’energia costituisce la risorsa, il fattore della produzione più importante di un Paese industrialmente avanzato, tanto con la destra che con la sinistra al governo</strong>. E i vincoli che oggi vengono concretamente posti, o demagogicamente paventati per esigenze politiche e di esclusiva ricerca del consenso, saranno macigni che peseranno domani sulla nostra società e sulla nostra economia, che peraltro già soffre pesantemente di scarsa competitività.</p>
<p><strong>La posizione della sinistra  sul nucleare </strong>è in questi giorni efficacemente sintetizzata da un gran numero di dichiarazioni più o meno autorevoli. Riportiamo qui uno stralcio di una interrogazione dell’on. Alessandra Siragusa (PD), che in poche righe ci sembra la riassuma in modo molto chiaro.</p>
<p>«… il Governo attualmente in carica assegna, nelle strategie energetiche d’Italia, un ruolo centrale al rilancio della fonte nucleare sulla base delle tecnologie attualmente disponibili. Tale scelta viene presentata come in grado di fornire significative quantità di energia elettrica a prezzi molto più bassi degli attuali; il Partito Democratico ritiene che la soluzione non sia un ritorno al nucleare che, a questo stato di tecnologia, <strong>comporta costi elevati, tempi molto lunghi, problemi legati allo smaltimento delle scorie radioattive; è invece necessario puntare</strong> in via prioritaria su efficienza, risparmio energetico, innovazione tecnologica, fonti rinnovabili per affrontare le sfide che abbiamo davanti a cominciare dalla necessità, ribadita nel summit mondiale sul clima di Copenhagen, di ridurre drasticamente le emissioni di CO2».</p>
<p>Vogliamo ancora una volta sottolineare le intrinseche <strong>contraddizioni di dichiarazioni come questa</strong>, in cui si accusa il nucleare di:</p>
<p><strong>–</strong> <strong>essere troppo costoso</strong>. Che è una obiezione curiosa se fatta da chi, nel contempo, propone di spingere su fonti molto, ma molto più costose, come, ad esempio, il fotovoltaico. Un autorevole studio sullo sviluppo del fotovoltaico in Italia, presentato nei giorni scorsi da Asso Energie Future (una associazione di categoria attiva nelle rinovabili), stima che per realizzare 9.000 MW fotovoltaici al 2020 sia necessario un investimento di 29 miliardi di euro. Ma, in termini di energetici, 9.000 MW fotovoltaici producono in un anno da 12 a 14 miliardi di kWh elettrici, che è esattamente la stessa energia prodotta da una sola centrale da 1.600 MW, il cui costo è però al massimo di 5 miliardi di euro.</p>
<p><strong>–</strong> <strong>Richiedere tempi lunghi di realizzazione</strong>. Una affermazione, questa, talmente assurda che è rivelatrice se non della malafede, almeno dell’ignoranza degli aspetti energetici di cui si parla.<br />
È a tutti noto (o almeno dovrebbe esserlo a chi si occupa di cose pubbliche) che l’Italia non ha alcuna necessità di nuova potenza elettrica nè oggi nè certamente per i prossimi 6-7 anni. Per scelte fatte in passato ne abbiamo in abbondanza, anche se a costi non competitivi con gli altri Paesi, e lo stesso fatto che importiamo una quota di energia nucleare francese, svizzera e slovena non è per necessità, ma solo per convenienza economica. Le centrali nucleari non devono soddisfare nessuna necessità di oggi, ma quella dei prossimi 60 anni, a meno che non si creda che si possa restare attaccati alla mammella del gas naturale per sempre.<br />
L’aspetto paradossale, peraltro, è che in ogni caso nessuna delle proposte presentate come alternative al nucleare (efficienza, rinnovabili, risparmio, innovazione) ha tempi più veloci di esso. Nessuna di queste alternative è singolarmente in grado di produrre entro dieci anni (o di far evitare la produzione) dell’energia generata da una sola centrale nucleare da 1.600 MW. Né, tutte insieme, l’energia prodotta dalle 4 centrali che propone di realizzare Enel.</p>
<p><strong>–</strong> <strong>Essere pericoloso per via delle scorie.</strong> E anche questa è una affermazione non vera, oltre che politicamente rischiosa. Perché a forza di lanciare allarmi di questo tipo, magari poi la gente comincia a chiedersi quante altre produzioni pericolose (più pericolose) ci siano in giro, con il rischio che si cominci a pretendere lo stop di ogni tipo di attività industriale e chimica in particolare.<br />
Il problema dello smaltimento dei rifiuti nucleari non va certo banalizzato. È una cosa seria per la quale si stanno ancora cercando soluzioni ideali. Ma è anche vero che è un problema tutto politico, non tecnico. Le scorie vengono smaltite da 50 anni: a qualcuno risulta che ci sia mai stato un solo concreto problema di allarme ambientale? Non è curioso che tutta questa preoccupazione per i rischi che lasceremo ai nostri discendenti sia relativa solo alla radioattività delle scorie nucleari e non – ad esempio – alle milioni di tonnellate di prodotti chimici pericolosi (che oltretutto, a differenza della radioattività, nemmeno decadono con il tempo: sono eterni)? Il vero, reale problema dei rifiuti nucleari, è che per la sua soluzione occorrono due fattori: il primo è tecnico (che c’è ed è in costante perfezionamento) e il secondo politico. È tutto qui il problema.</p>
<p><strong>–</strong> <strong>Per il resto è certamente vero che occorre impegnarsi</strong> su «efficienza, risparmio energetico, innovazione tecnologica e fonti rinnovabili per affrontare le sfide che abbiamo davanti a cominciare dalla necessità, ribadita nel summit mondiale sul clima di Copenhagen, di ridurre drasticamente le emissioni di CO2». Noi, come stanno facendo gli altri Paesi. Che però lo fanno partendo da una base notevole di vantaggio, dovuta ai minori costi dell’energia che largamente producono con carbone e nucleare. Noi dovremmo farlo attingendo ai vantaggi che ci derivano dal sole, dagli spaghetti e dai mandolini? Chi paga le pur indispensabili cose  sopra elencate se decidiamo di continuare a produrre energia elettrica esclusivamente con fonti molto costose, come il gas, o costosissime, come le rinnovabili? E, in ogni caso, perché dovremmo farlo per forza senza il nucleare, che comunque resta il modo più incisivo per ridurre in modo massiccio le emissioni di CO2?</p>
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		<title>L’opportunità offerta dal nucleare: tornare a ragionare in termini di programmazione energetica</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 11:40:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A leggere le disinteressate riflessioni di alcuni autorevoli commentatori, basate su inoppugnabili dati, effettivamente verrebbe da chiedersi: ma che bisogno c’è di nuove centrali nucleari? I dati sono questi (tutti di fonte Terna, dati consolidati 2008). In Italia è installata una potenza netta di generazione elettrica di 98.625 MW. Ovviamente non tutta questa potenza è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A leggere le disinteressate riflessioni di alcuni autorevoli commentatori, basate su inoppugnabili dati, effettivamente verrebbe da chiedersi: ma <strong>che bisogno c’è di nuove centrali nucleari?</strong></p>
<p><strong></strong>I dati sono questi (<em>tutti di fonte Terna, dati consolidati 2008</em>).<br />
In Italia è installata una potenza netta di generazione elettrica di <strong>98.625 MW</strong>.<br />
Ovviamente non tutta questa potenza è sempre disponibile. Perché non sempre c’è sufficiente vento per gli impianti eolici o acqua per quelli idroelettrici, perché periodicamente alcuni impianti vengono fermati per manutenzione programmata  mentre altri subiscono imprevisti guasti, perché alcuni impianti sono progettati per funzionare solo in certi periodi dell’anno e per molte altre ragioni. Tuttavia, <strong>nel 2008, la disponibilità media è stata di 63.500 MW</strong>, cioè molto superiore alla domanda media sulla rete (e peraltro anche alla punta massima, che è stata di 55.292 MW  il 26 giugno alle ore 12). Tant’è vero che, nell’anno, gli impianti a gas hanno generato elettricità per una media di circa 4.000 ore, cioè meno della metà del tempo disponibile.</p>
<p>A fronte di questa abbondanza, <strong>nel 2009, la domanda elettrica è diminuita del 7%</strong>, e molto probabilmente ci vorranno anni prima che torni ai livelli del 2008. Mentre continuano ad entrare in servizio nuovi impianti a gas: considerando esclusivamente i progetti già autorizzati, nel 2013 la potenza dei soli impianti a ciclo combinato a gas sarà di circa 50.000 MW, cioè quasi uguale al picco di domanda. E parimenti continuano ad entrare in servizio impianti a fonti rinnovabili, che complessivamente incidono molto poco, ma che comunque è aggiungono potenza.<br />
Insomma, <strong>abbiamo una grande abbondanza di potenza elettrica. Perché dovremmo realizzare nuovi impianti nucleari?</strong></p>
<p>Il ragionamento sembra logico, ma in realtà non tiene conto di alcuni aspetti che i disinteressati commentatori di cui sopra conoscono benissimo, anche se in questo momento non hanno troppo interesse a considerare.</p>
<p>L’attuale situazione energetica italiana è stata impostata negli anni ‘90, cioè in tempi di vacche grassissime, quando il prezzo stabilmente molto basso del greggio portò ad una deregolamentazione miope che consentì di spingere l’acceleratore dei consumi, da soddisfare con la fonte più adatta alla speculazione finanziaria: <strong>il gas</strong>. Così ora, per la generazione elettrica, ci troviamo ad essere <strong>eccezionalmente sbilanciati su questa fonte, che ha il difetto di essere la più costosa</strong>. E non sarebbe un disastro, se anche gli altri Paesi avessero fatto lo stesso. Invece siamo stati gli unici a farlo. Con il risultato che <strong>siamo il Paese con l’elettricità più cara</strong>, e non di qualche punto percentuale, ma del 30-50% in più, rispetto agli altri Paesi industrializzati.</p>
<p>Allora, per rispondere onestamente alla domanda di cui sopra, ci si ponga almeno un’altra domanda. E cioè: <strong>perché importiamo energia elettrica dall’estero (il 12% nel 2008), visto che le centrali italiane sarebbero più che in grado di coprire tutta la domanda nazionale? </strong>Oppure: perché realizziamo costosissime centrali a fonti rinnovabili, visto che non abbiamo alcuna necessità di potenza aggiuntiva?</p>
<p>Le risposte sono ovvie. Perché l’energia elettrica (prodotta da centrali nucleari) che importiamo, pur con il margine di guadagno che si riserva il produttore, a noi costa molto meno di quella che possiamo generarci in casa. E perché abbiamo impegni ambientali che ci impongono di generare energia senza emissioni di gas serra.</p>
<p>In quest’ottica <strong>il nucleare</strong> (proprio in questo momento, e proprio perché la realizzazione di una centrale nucleare richiede 7-8 anni di tempo) <strong>ci offre una opportunità unica: tornare a ragionare (almeno un po’)  in termini di programmazione energetica</strong>. Il che vuol dire chiedersi in che modo dovremo soddisfare la domanda di energia elettrica a partire dal 2015-2020 in poi.<br />
Con le fonti rinnovabili?  Certamente. Ma in questo modo possiamo ridurre le emissioni di gas serra, non le bollette, che anzi saranno aggravate dai costosissimi incentivi, senza i quali (oggi e ancora per molti anni) le rinnovabili non ci sarebbero. E poi, va bene che siamo un Paese ricco (?), ma <strong>quanta potenza rinnovabile potremo realizzare tenendo appunto conto dei vincoli economici?</strong> 15.000 MW entro il 2020? Facciamo uno sforzo: diciamo 20.000 MW. Che, in termini di energia prodotta, corrispondono a meno di 5.000 MW di potenza termoelettrica o nucleare.<br />
E poi? Ricorreremo al carbone? Faremo novene e processioni chiedendo il miracolo della moltiplicazione del petrolio e del gas, con prezzi che non aumentino e con forniture sempre abbondanti, senza nessuna crisi geopolitica? O <strong>dobbiamo sperare che ci pensi il mercato a risolvere i problemi?</strong><br />
Ma è proprio questo il punto. <strong>Il mercato indubbiamente funziona</strong>, ma nell’unico modo in cui ha sempre funzionato. Cioè <strong>mettendo “fuori mercato” i sistemi meno efficienti e meno evoluti</strong>, e premiando quelli più preveggenti e flessibili. Che nel nostro caso vuol dire mettere fuori mercato il sistema Italia, premiando i sistemi dei Paesi che hanno saputo per tempo diversificare il proprio mix di generazione e le proprie fonti di approvvigionamento.</p>
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		<title>Perché gli Stati Uniti rischiano di perdere la leadership</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 10:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I recenti successi dell’industria nucleare sudcoreana, e i grandi progetti di sviluppo della Cina, dell’India e dei Paesi arabi, rischiano di far perdere agli Stati Uniti la leadership mondiale del nucleare, a vantaggio dell’Asia. L’allarme è stato lanciato da Richard C. Hill, ex professore di ingegneria all’Università del Maine, con un articolo pubblicato sul quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti successi dell’industria nucleare sudcoreana, e i grandi progetti di sviluppo della Cina, dell’India e dei Paesi arabi, rischiano di far perdere agli Stati Uniti la leadership mondiale del nucleare, a vantaggio dell’Asia. L’allarme è stato lanciato da Richard C. Hill, ex professore di ingegneria all’Università del Maine, con un articolo pubblicato sul quotidiano Bangor Daily News.</p>
<p>Hill nota che gli Emirati Arabi Uniti, nonostante siano il terzo esportatore di petrolio al mondo, hanno lanciato un gigantesco programma nucleare affidandolo alla Corea del Sud, la quale, a sua volta, sta negoziando altri contratti con l’India, la Giordania e la Turchia. I Paesi occidentali, a partire da Stati Uniti e Francia, i capofila del nucleare, stanno a guardare.</p>
<p>Hill cita il segretario dell’energia degli Stati Uniti, Steven Chu, secondo cui il sistema di ricerca e sviluppo americano è ancora il migliore del mondo, e che può guidare la nuova rivoluzione industriale globale verso le energie pulite. «Ma – si chiede Hill – di cosa sta parlando Chu? Delle energie rinnovabili o del nucleare?». Un enorme vantaggio del nucleare rispetto al solare e all’eolico è che le centrali si possono costruire vicino ai centri che ne hanno bisogno, e non in zone necessariamente soleggiate o ventose: si possono evitare così spaventose reti di cavi ad alta tensione.</p>
<p>Secondo Hill, molti potenziali investitori nel nucleare sono intimoriti dai troppi vincoli posti dalle normative rispetto ai concorrenti asiatici. A Chu l’onere di rilanciare gli Stati Uniti e l’Occidente sul mercato del nucleare.</p>
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		<title>C&#8217;è ancora qualcuno convinto che il nucleare sia in declino</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jan 2010 09:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri ho seguito un convegno organizzato dall&#8217;Enea alla Casaccia, presso Roma. C&#8217;erano parecchi giornalisti, qualcuno anche di organi di informazione ambientalista, apertamente antinucleari. Ad un certo punto uno di questi, con cui ho amichevoli rapporti di lavoro da anni, si gira e mi fa: «di un po&#8217;, tu che sei un nuclearista convinto. Me lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Ieri ho seguito un convegno organizzato dall&#8217;Enea alla Casaccia, presso Roma.  C&#8217;erano parecchi giornalisti, qualcuno anche di organi di informazione  ambientalista, apertamente antinucleari. Ad un certo punto uno di questi, con  cui ho amichevoli rapporti di lavoro da anni, si gira e mi fa: «di un po&#8217;, tu  che sei un nuclearista convinto. Me lo spieghi perchè c&#8217;è questa fregola per  riaprire il nucleare in Italia, visto che è una tecnologia in declino in tutto  il mondo? C&#8217;è la Cina e magari qualche altro Paese sfigato che fa qualcosa, non  lo so&#8230; ma in occidente è tutto fermo da trent&#8217;anni. Chi ha interesse a tirarlo  fuori ora, in Italia, a parte i soliti industriali?».</div>
<p>Mi sono limitato  a guardarlo e a dirgli «Lascia perdere. L&#8217;unica cosa giusta che hai detto è che  <em>non sai</em>».</p>
<p>C&#8217;è ancora qualcuno convinto che il nucleare in  occidente sia in declino. Allora provo a sintetizzarne in poche righe la  storia.</p>
<p>Lo sviluppo dell’energia nucleare può essere suddiviso grosso  modo in tre grandi periodi:<br />
<strong>&#8211;  dal 1954 al 1975</strong>. In questi  anni la potenza nucleare installata è passata da zero a 75.000 MW, con una media  di 3.500 nuovi MW in servizio ogni anno<br />
&#8211;  <strong>dal 1976 al  1988</strong>. È il periodo di grande espansione del nucleare: si è passati da  75.000 MW a 300.000 MW, con una media di 17.000 nuovi MW in servizio ogni  anno<br />
&#8211;  <strong>dal 1989 al 2008</strong>. La potenza complessiva è passata  da 300.000 MW a 372.000 MW, con una media di circa 4.000 MW aggiuntivi l’anno,  tra nuova potenza e up-grading di impianti esistenti.</p>
<p>È inoltre  interessante osservare che <strong>l’energia elettronucleare prodotta ha avuto  un tasso di crescita superiore a quello della potenza installata</strong>,  grazie al miglioramento nell’affidabilità degli impianti, che hanno  costantemente aumentato la loro disponibilità programmata (cioè le ore dell&#8217;anno  in cui hanno prodotto energia). Nel secondo periodo (1976-1988) la potenza  installata è infatti aumentata di circa il 300%, mentre la generazione elettrica  annua è passata dai circa 400 miliardi di kWh del 1976 ai 1.800 miliardi di kWh  del 1988 (+350%). Nel terzo periodo (1989 – 1988) la potenza installata è  aumentata del 24%, mentre l’energia generata è passata da 1.800 miliardi di kWh  a 2.610 miliardi di kWh (+ 45%).</p>
<p>É vero che i dati esposti registrano  negli anni più recenti una notevole riduzione della nuova potenza media annua  rispetto al periodo di maggiore espansione. Tuttavia il rallentamento nella  costruzione di nuovi impianti non può essere attribuito ad un ripensamento  sull’uso della fonte nucleare, quanto al fatto che <strong>i Paesi occidentali  avevano completato i programmi che si erano prefissati negli anni ’70 e  ‘80</strong>, raggiungendo il mix di generazione elettrica ritenuto ottimale per  proprie esigenze. Poi, il crollo del prezzo del petrolio registrato dalla metà  degli anni ’80 (che per 15 anni, fino al 1999, si è mantenuto su livelli  bassissimi) ha reso economicamente poco conveniente investire nelle tecnologie  energetiche che prevedono rilevanti investimenti iniziali, cosa che ha  riguardato il nucleare, ma anche tutte le nuove fonti rinnovabili, che,  infatti, fino al 2000 sono rimaste ferme ai nastri di partenza.<br />
Ma a partire  dal 2001, a fronte del notevole incremento del costo dei combustibili fossili,  si è tornato a definire nuovi piani di espansione del nucleare non solo nei  Paesi in via di sviluppo, ma anche negli USA e in molti Paesi  europei.<br />
Attualmente (dicembre 2009) nel mondo <strong>vi sono 56 centrali  nucleari in costruzione per un totale di 51.700 MW</strong> (<em>fonte: <a href="http://www.euronuclear.org/info/npp-ww.htm">European Nuclear  Society</a></em>). La maggior parte è nei Paesi asiatici (20 in Cina, 6 nella  Corea del sud e 5 in India) ma ve ne sono ben 17 in Europa (6 nella UE, 9 in  Russia e 2 nell&#8217;Ucraina). Anche glki USA stanno ricominciando, anche se, per  ora, i lavori sono iniziati solo per una centrale.</p>
<p>Oltre a queste  centrali effettivamente in costruzione vi sono poi <strong>altre 130 centrali  pianificate</strong>, per circa 142.800 MW. E si noti che &#8220;pianificate&#8221;, in  gergo tecnico, non vuol dire centrali di cui genericamente si parla, bensì  progetti presentati di cui si è programmato l&#8217;inizio dei lavori entro i prossimi  2-4 anni.</p>
<p>Infine va ricordato che in occidente il business del momento è  nel ripotenziamento e nell&#8217;allungamento (in genere per altri 20 anni circa)  della vita delle centrali in servizio. Cosa che sta creando una gran giro di  affari in quasi tutti i Paesi che si avvalgono dell&#8217;energia  elettronucleare.</p>
<p>A me non sembra proprio un&#8217;industria in declino. A voi?</p>
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		<title>La logica antinuclearista di greenpeace</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 17:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli attivisti italiani di Greenpeace hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà all’Eur uno striscione di 300 metri con la scritta “Stop alla follia del nucleare”, ribadendo il loro no all’energia nucleare a prescindere; un paio di mesi fa, i loro colleghi inglesi hanno dimostrato maggiore coraggio e pragmatismo salendo in cima al Big [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli attivisti italiani di Greenpeace hanno srotolato sulla facciata del Palazzo della Civiltà all’Eur uno striscione di 300 metri con la scritta “Stop alla follia del nucleare”, ribadendo il loro no all’energia nucleare a prescindere; un paio di mesi fa, i loro colleghi inglesi hanno dimostrato maggiore coraggio e pragmatismo salendo in cima al Big Ben per sventolare una bandiera con un appello ai politici “Per favore rubate le nostre politiche”.   L’azione spettacolare serviva a promuovere il manifesto di Greenpeace UK “12 policies to save the climate and our planet” rivolto ai governanti per sollecitarli all’azione. Il documento che elenca una serie di richieste e obiettivi, in sostanza promuove l’efficienza energetica e rinnovabili per una produzione low carbon energy (come del resto qualsiasi ambientalista responsabile farebbe) presenta però un aspetto interessante e di rottura rispetto alla tradizionale linea del movimento che si è sempre strenuamente opposto sia al nucleare che alla cattura e sequestro del carbonio.</p>
<p>Infatti, nel documento che pone tra gli altri, l’obiettivo di arrivare  entro il 2030 zero emissioni dalla generazione di elettricità, per la prima volta, nessuna specifica tecnologia energetica low-carbon è stata esplicitamente esclusa. Un’omissione di veto al nucleare è carica di significati, almeno sull’insorgere di confronti interni, anche se non è interpretabile come un cambiamento di orientamento degli attivisti inglesi. E men che mai della linea di Greenpeace Germania o Olanda, tra le frange più intransigenti dell’organizzazione sulla generazione elettrica da atomo.  Ma le sfumature all’interno dell’ambientalismo contano eccome. “Curiosamente in Gran Bretagna all’interno di Friends of the Earth si è aperto un dibattito che porta il movimento a sostenere sempre con maggiore frequenza l’accettabilità del CCS mentre rimane solidamente ancorato all’antinuclearismo. Invece, Greenpeace UK si è momentaneamente acquietata sul nucleare mentre prosegue la sua avversione verso il CCS” fa notare Stephan Tindale, fino al 2005 direttore di Greenpeace UK dal quale è uscito proprio per divergenze di vedute sul nucleare.</p>
<p>Parola di un ex amnientalista <a href="http://www.newclear.it/?p=1266">http://www.newclear.it/?p=1266</a></p>
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		<title>Anche due reattori nucleari in soccorso dei terremotati di Haiti</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 10:37:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poco più di 100 anni fa, nel 1908, un altro terremoto seppellì sotto le macerie più o meno lo stesso numero di persone (da 80 a 100.000) del terremoto di Haiti. I primi soccorritori arrivarono a bordo di un incrociatore e due corrazzate russe. Navi che andavano a carbone, poi utilizzato anche per riscaldare la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco più di 100 anni fa, nel 1908, un altro terremoto seppellì sotto le macerie  più o meno lo stesso numero di persone (da 80 a 100.000) del terremoto di Haiti.  I primi soccorritori arrivarono a bordo di un incrociatore e due corrazzate  russe. Navi che andavano a carbone, poi utilizzato anche per riscaldare la  gente, visto che era il 28 dicembre e il sisma aveva colpito nel sonno, sicché  gran parte dei superstiti erano seminudi.</p>
<p>Se quelle navi fossero  state a propulsione nucleare, chissà se Greenpeace avrebbe protestato per la  loro presenza nel porto di Messina. Immagino di no. Ma forse ci vuole giusto un  terremoto per fare accettare a Greenpeace un paio di reattori nucleari sotto  casa (in Italia, altrove quelli di Greenpeace sono un po’ più  possibilisti).<br />
<strong>Ad Haiti, ovviamente, nessuno ha protestato per  l’arrivo della portaerei Carl Vinson</strong>, e tanto meno per i suoi  <strong>due reattori nucleari</strong>. Non perché gli hanno consentito di  arrivare di fronte a Port-au-Prince alla velocità di 30 nodi con rifornimenti,  un ospedale da campo ed elicotteri, ma perché <strong>i suoi reattori nucleari  hanno permesso di offrire alla popolazione terremotata il bene in questo momento  più prezioso: acqua potabile</strong>. I due reattori utilizzati per la  propulsione della nave sono infatti in grado di desalinizzare l&#8217;acqua di mare  per una quantità che può arrivare fino a <strong>1,5 milioni di litri al  giorno</strong>. Che davvero non è poco: quanto basta per far bere a sazietà  700.000 persone.</p>
<p>La desalinizzazione dell&#8217;acqua marina è uno degli usi  più promettenti dell&#8217;energia nucleare dopo la produzione di energia. La tecnica  è ormai consolidata in India, Giappone e Kazakistan, ma altri Paesi, come per  esempio la Giordania e la Libia, che soffrono di una cronica scarsità d&#8217;acqua  dolce, stanno progettando centrali nucleari anche per questo motivo.</p>
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		<title>Chi rema contro il nucleare, nel mare di gas?</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 10:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[elettricità]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno dei maggiori esperti italiani di energia, Giovanbattista Zorzoli (nella foto), ha pubblicato un paio di giorni fa sulla Staffetta Quotidiana (una agenzia di informazione specializzata in energia, necessariamente letta solo dagli operatori di settore, dato il costo di abbonamento) un commento dal titolo “Chi rema contro il nucleare”. Nel quale illustra con efficacia quanto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei maggiori esperti italiani di energia, Giovanbattista Zorzoli (<em>nella  foto</em>), ha pubblicato un paio di giorni fa sulla <em>Staffetta  Quotidiana</em> (una agenzia di informazione specializzata in energia,  necessariamente letta solo dagli operatori di settore, dato il costo di  abbonamento) un commento dal titolo “<strong>Chi rema contro il  nucleare</strong>”. Nel quale illustra con efficacia quanto pesantemente il  settore elettrico nazionale sia sbilanciato sul gas: nel <strong>2013 ci saranno  in Italia non meno di 213 centrali a ciclo combinato a gas per una potenza  complessiva di circa 50.000 MW</strong>, e questo in presenza di una  <strong>domanda di picco che è poco superiore ai 55.000 MW</strong>. Impianti  che non possono funzionare a piena potenza, perché non si saprebbe cosa fare  dell’energia prodotta. E infatti nel 2008 i cicli combinati in esercizio hanno  funzionato solo per 4.000 ore (meno del 50% delle 8.760 ore dell’anno),  crollando poi sotto le 3.000 ore nel 2009.</p>
<p>Nel frattempo, per esigenze di  diversificazione degli approvvigionamenti, si stanno realizzando impianti per la  rigassificazione del <strong>GNL, che nel 2015 saranno in grado di rendere  disponibile una ulteriore quantità di gas di circa 40 miliardi di metri  cubi</strong> (ben più dei 34 miliardi di metri cubi bruciati dai cicli  combinati nel 2008).<br />
Inoltre si stanno realizzando un gran numero di  <strong>impianti a fonti rinnovabili</strong>, per potenze che non sono  eclatanti, ma che comunque incidono, visto che la produzione rinnovabile ha la  precedenza su tutte le altre e che, quindi, ogni kWh verde immesso in rete va a  togliere una pari quantità di kWh a gas.<br />
Ma <strong>lo stesso discorso delle  rinnovabili vale per l’eventuale produzione nucleare</strong>: una volta  realizzate le centrali (cioè risolto il problema dell’investimento iniziale) il  kWh nucleare verrà prodotto con spese irrisorie rispetto al kWh a gas. E quindi  sarebbe assurdo non immettere in rete un kWh che viene poi (ripetiamo, dopo  l’investimento iniziale) prodotto a costi bassissimi.</p>
<p>Stando così le  cose, <strong>afferma Zorzoli</strong>, «non è azzardato ipotizzare sorde, ma  non per questo meno efficaci, resistenze al nucleare da parte di un&#8217;importante  frazione del mondo industriale italiano, che per altro già si sono manifestate  con i tentativi di mettere il bastone fra le ruote ai meccanismi che  garantiscono lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Dove però, oltre che sulla  capacità di reazione interna, come in altri casi si può contare sui vincoli che  ci impone l&#8217;Europa. Non è così per il nucleare. A maggior conforto di queste  analisi, sono andato a rileggermi le vecchie carte che conservo sulle vicende  del primo nucleare. Sarà un caso, ma l&#8217;accentuazione e l&#8217;allargamento delle  proteste contro il programma nucleare di allora si sono avuti nei primi anni &#8217;80  (<em>cioè molti anni prima del referendum che nel 1987 ci fece uscire dal  nucleare, n.d.r.</em>), in coincidenza con l&#8217;avvio della realizzazione del  gasdotto Algeria-Italia».</p>
<p>A commento posso solo aggiungere che  <strong>capisco il punto di vista degli operatori del gas</strong>. Con la  liberalizzazione del mercato è caduta ogni tentativo di pianificazione  energetica, con la quale si sarebbe potuto tentare di diversificare le fonti di  energia e i Paesi di provenienza, nonchè pianificare una ordinata realizzazione  di nuovi impianti in funzione delle aree di consumo e della rete. Si è invece  consentito a chiunque fosse in grado di speculare sulle opportunità finanziarie  offerte dalla debole struttura energetica italiana. Con il risultato che  <strong>si sono realizzate solo centrali a gas</strong>, cioè quelle più  funzionali agli investori, perchè a minore intensità di capitale iniziale e con  minori tempi di realizzazione (anche la speculazione ha le sue esigenze!).  Peccato che siano anche quelle più costose, in termini di energia da pagare in  bolletta. Ma se io avessi investito centinaia di milioni con l’obiettivo di  lucrosi guadagni entro pochi anni, beh! confesso che mi seccherebbe alquanto se  ora mi vedessi sacrificato in favore di altre fonti di energia più convenienti,  più sicure nel medio-lungo termine e senza emissioni di CO2.</p>
<p>Ma allora  <strong>occorre anche chiedersi se è un dovere sacrificarsi per l’interesse di  chi ha speculato sul gas</strong>, o se non sia invece il caso di pensare al  bene comune.<br />
<strong>Se si preferisce l&#8217;interesse nazionale, è proprio questo  il momento di investire sul nucleare</strong>. Perché i prezzi del petrolio e  del gas stanno già tornando a salire e saliranno molto nei prossimi anni, perché  le fonti rinnovabili sono necessarie ma anche costosissime e perché il gas non è  eterno.<br />
Nella sostanza <strong>è prevedibile che la situazione energetica  internazionale rimanga sotto controllo (seppure a costi via via crescenti) per  una decina di anni</strong>. Che è giusto il tempo che ci rimane per  diversificare il nostro mix energetico e <strong>impostare un sistema elettrico  che tenga conto anche dei costi, della sicurezza delle forniture e della  necessità di ridurre le emissioni</strong>. E, fortunatamente, è anche giusto il  tempo necessario per realizzare le nuove centrali nucleari, oltre che iniziare a  ridurre i costi delle fonti rinnovabili.</p>
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		<title>La Corea del Sud all’assalto del mercato globale</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:37:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[mercato]]></category>
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		<description><![CDATA[Dopo il grande exploit di fine anno, con cui si sono aggiudicati il faraonico appalto da 20 miliardi di dollari per la fornitura di 4 centrali nucleari agli Emirati Arabi Uniti (battendo i francesi di Areva), i coreani non fanno più mistero di pensare in grande. E dichiarano pubblicamente di puntare a vendere altri 80 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo il grande exploit di fine anno, con cui si sono aggiudicati il faraonico  appalto da 20 miliardi di dollari per la fornitura di 4 centrali nucleari agli  Emirati Arabi Uniti (battendo i francesi di Areva), i coreani non fanno più  mistero di pensare in grande. E dichiarano pubblicamente di puntare a  <strong>vendere altri 80 reattori entro il 2030</strong>, per un giro d’affari  da <strong>400 miliardi di dollari</strong>.<br />
In questo modo il Paese asiatico  arriverebbe ad avere una fetta del <strong>20% del previsto mercato globale  elettronucleare (oltre 2.000 miliardi di dollari al 2030)</strong>.</p>
<p>Da un punto di vista tecnologico la Corea punta all’<strong>autosufficienza  nel giro dei prossimi 3-4 anni</strong>, per poter poi personalizzare le  strategie di esportazione dei reattori in relazione alle diverse esigenze dei  singoli Paesi. «Le migliori chance per la Corea del Sud verranno dai Paesi che  si stanno affacciando al nucleare o che lo faranno nei prossimi anni:  l’Indonesia, la Malaysia, la Thailandia e i Paesi del  Medio Oriente», sostiene Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca  della World Nuclear Association (WNA).</p>
<p>Ma oltre alla realizzazione di nuovi reattori, c’è anche <strong>l’enorme  mercato della gestione, dei servizi, del potenziamento e dell’aggiornamento  delle centrali esistenti</strong>, oltre che quello del trattamento e della  gestione dei rifiuti nucleari.</p>
<p>Si tratta insomma di un <strong>mercato immenso, cui l’Italia sta facendo di  tutto per restare fuori</strong>. Le nostre imprese qualcosa da dire in merito  ce l’avrebbero, visto che sono riuscite a ritagliarsi una fettina di torta,  fuori dall’Italia, anche nei trascorsi anni di relativa stasi dell’industria  nucleare. Inoltre – come ha dimostrato Enel – sono anche in grado di stringere  alleanze strategiche che potrebbero consentirci di partecipare al banchetto  maggiore, per quanto da comprimari cui destinare le briciole, nella situazione  attuale.<br />
Ma se una volta tanto si volessero superare le chiacchiere  <strong>ci sarebbero ancora i tempi e i modi per tornare a giocare un ruolo, se  non da protagonisti, per lo meno non irrilevante</strong>. Checchè se ne dica,  infatti, i reattori di terza generazione che si intende realizzare in Italia  sono la punta di diamante della tecnologia e stanno solo oggi muovendo i primi  passi. Si tratta di un treno su cui faremmo ancora in tempo a salire.</p>
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		<title>Informazione nucleare: “la Repubblica” e la strategia della paura</title>
		<link>http://www.postalo.it/energia/20101243-informazione-nucleare-%e2%80%9cla-repubblica%e2%80%9d-e-la-strategia-della-paura.html</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Jan 2010 11:27:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[informazione]]></category>
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		<description><![CDATA[L’articolo pubblicato ieri l’altro da Repubblica con il titolo  La centrale come vicino di casa – Pericolo leucemia per i bambini (a firma Francesco Bottaccioli) è un grave esempio di disinformazione ideologica. Sulle tecnologie energetiche, e sull’energia nucleare in particolare, Repubblica sembra aver abdicato al proprio ruolo di autorevole fonte di informazione per seguire la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo pubblicato ieri l’altro da Repubblica con il titolo  <em><a href="http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/01/12/la-centrale-come-vicino-di-casa-pericolo.html">La  centrale come vicino di casa – Pericolo leucemia per i bambini</a></em> (a firma  Francesco Bottaccioli) è un <strong>grave esempio di disinformazione  ideologica</strong>.<br />
Sulle tecnologie energetiche, e sull’energia nucleare in  particolare, <strong>Repubblica sembra aver abdicato al proprio ruolo di  autorevole fonte di informazione</strong> per seguire la via della propaganda:  alcune tecnologie vanno bene, altre no. Indipendentemente dalle valutazioni  ambientali, economiche e sociali che vengono fatte a livello internazionale e  nazionale, ove una gran parte degli esperti, dell’opinione pubblica e anche  degli ambientalisti ha opinioni diverse da quelle del giornale diretto da Ezio  Mauro. Opinioni motivate e consapevoli, basate su valutazioni di fatti e dati e  su conoscenze scientifiche, che evidentemente <strong>al nostro giornale non  interessano, avendo deciso di dare non informazioni, ma autonome indicazioni su  quali tecnologie siano valide e quali no</strong>.</p>
<p>Nel caso specifico la cosa è particolarmente grave perchè non riguarda meri  aspetti tecnologici o economici, che comunque i meccanismi di mercato o anche  semplicemente il buon senso potrebbero poi regolare o quanto meno  ridimensionare. No, in questo caso<strong> l’articolo pubblicato da Repubblica  mira all’allarmismo puro, a insinuare paura verso pericoli  incontrollabili</strong>, a diffondere il dubbio sulla salute dei bambini. Ed è  anche evidente il motivo, poichè <strong>il dubbio e la paura sono da sempre i  migliori alleati del “non fare”</strong>. Cosa che peraltro viene  espressamente richiesta in coda all’articolo.</p>
<p>Bottaccioli fa riferimento ad uno studio tedesco (<a href="http://www.bfs.de/de/bfs/druck/Ufoplan/4334_KIKK_Zusamm.pdf">Epidemiological  Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants –  KiKK-Study</a>), pubblicato nel 2007, che dichiara di rilevare un incremento  della percentuale di tumori nei bambini che vivono vicino le centrali nucleari,  in modo correlato alla distanza, cioè tanto maggiore quanto più i bambini vivono  vicino alla centrale.</p>
<p>Nel merito osserviamo quanto segue.</p>
<p><strong>1.</strong> L’autore è a  conoscenza di almeno un altro studio (in realtà sono molti, ma uno viene da lui  citato) sull’argomento, che analizza le incidenze di tumori presso le centrali  nucleari inglesi. Poiché tale studio giunge a conclusioni diverse da quelle che  servono a supportare la tesi dell’articolo, Bottaccioli lo liquida come  «sbilenco sul piano logico» concentrandosi solo su quello tedesco. Solo che  quest’ultimo non afferma che i maggiori tumori siano dovuti alle attività  elettronucleari, ma che «<strong>non si conoscono le cause di questo  aumento</strong>». É  da questa affermazione, riportata dallo stesso  Bottaccioli, che l’autore trae la mirabile conclusione che i maggiori tumori  debbano essere attribuiti alla normale attività delle centrali  elettronucleari.</p>
<p><strong>2.</strong> L’argomento è  serissimo e dovrebbe essere trattato con autorevolezza scientifica. Cosa che si  sta facendo con numerosi studi a livello internazionale, dai quali si evince che  effettivamente<strong> i tumori infantili (e in particolare le leucemie) sono in  aumento in tutto il mondo. E in Italia più che altrove.</strong> Ma allora è  stupefacente che si voglia forzatamente cercare una correlazione tra aumento dei  tumori e industria nucleare, visto che il maggiore aumento è proprio nell’unico  Paese industrializzato che non ricorre all’energia nucleare. Gli USA, ad  esempio, dove sono in servizio 104 centrali nucleari, è il Paese con il minor  incremento dei tumori infantili, prossimo a zero (p<em>er dati sui Paesi  europei, vedi </em><a href="http://www-dep.iarc.fr/accis.htm">ACCIS</a>).</p>
<p><strong>3.</strong> É inoltre  evidente che <strong>Bottaccioli citi lo studio tedesco senza averlo mai  sfogliato</strong>, ma in modo interessato, a sostegno di una tesi preconcetta.  Infatti tale studio spiega anche perché i maggiori tumori rilevati intorno alle  centrali tedesche (dato peraltro discutibile, perché rilevato ad un livello  statisticamente non significativo: tra lo 0,2 e lo 0,3 %) non possono essere  attribuibili a cause certe. E tra questi “perché” ce ne è uno che praticamente  esclude proprio l’attività elettronucleare. Con estrema chiarezza, infatti, gli  autori dello studio affermano che «in Germania la dose media di radiazioni che  le persone assorbono ogni anno dal fondo naturale è di circa 1,4 mSv  (milliSievert), mentre la dose media assorbita annualmente da esami medici  ammonta a 1,8 mSv. Rispetto a questi valori, l’esposizione alle radiazioni  ionizzanti in prossimità delle centrali nucleari tedesche è inferiore da 1.000 a  10.000 volte. Alla luce di ciò, e sulla base delle attuali conoscenze  scientifiche, il risultato del nostro studio non può essere spiegato da un punto  di vista radiobiologico».</p>
<p><strong>4.</strong> È opportuno  ricordare che <strong>tutto sulla Terra è immerso nelle radiazioni</strong>. A  livello mondiale <strong>il fondo naturale fornisce a ciascun essere vivente  dosi medie annue dell’ordine di quasi 3 mSv</strong> (milliSievert). Tale valore  è però fortemente variabile da luogo a luogo, e va da un minimo di 1,2 mSv,  <strong>fino a di 250 mSv nella città iraniana di Ramsar</strong>. Le cause sono  del tutto naturali (legate alla presenza di varie sostanze radioattive nel  sottosuolo e sulla superficie) e non hanno mai causato particolari problemi (a  Ramsar ci sono persone centenarie come nel resto del mondo). <strong>La dose  attribuibile ad una centrale nucleare in normale funzionamento è di circa 0,001  mSv l’anno</strong>, dieci volte inferiore, ad esempio, a quella che può essere  assorbita durante un solo viaggio in aereo (circa 0,01 mSv) e cento volte  inferiore a quella di una sola radiografia (0,1 mSv). A titolo di curiosità si  può anzi osservare che anche il corpo umano contiene potassio, carbonio-14 e  altri radionuclidi che lo rendono radioattivo per una dose media annua di circa  0,4 mSv. Ciò significa che, in un’ottica di ridurre al minimo il livello di  radiazioni assorbito, occorrerebbe evitare il contatto con altra gente.</p>
<p><strong>5.</strong> In tutto ciò va  sottolineato il <strong>ruolo di informazione ideologica e preconcetta svolto da  Repubblica</strong>. Che, ad esempio, (in una figura larga quanto l’intera  pagina) ha illustrato la crescita dei tumori in relazione alla distanza dalle  centrali con valori espressi in centesimi. In tal modo gli incrementi compresi  nello studio tra valori di 0,2, 0,3 eccetera, sono diventati sul giornale +76%,  + 26% eccetera, omettendo di dire, ovviamente, che si trattava del + 76% di  quasi zero.  Inoltre è curioso che a nessuno sia venuto in mente che <strong>le  centrali tedesche sono in servizio già da 25-30 anni</strong>. E quindi i  maggiori tumori avrebbero dovuto evidenziarsi ormai da tre decenni prima nei  bambini, poi negli adolescenti e infine negli adulti. Cosa che non si è  verificata, tant’è che in Germania nessuno si è mai sognato di prendere  provvedimenti al riguardo.</p>
<p><strong>6.</strong> Ma la cosa più  stupefacente, nell’articolo di Bottaccioli avallato da Repubblica, è la  conclusione. Che sostanzialmente dice: sono stati fatti decine di studi al mondo  che non hanno dimostrato alcuna correlazione tra attività elettronucleare e  malattie. Tuttavia qualcuno ha dei dubbi, e ovviamente su un argomento simile  non è giusto che in Italia si riparli di nucleare senza prima aver eliminato  ogni dubbio. Pertanto, se l’Italia vuole tornare al nucleare deve prima  risolvere ogni possibile dubbio che l’intero mondo scientifico non ha ancora  risolto. Amen.</p>
<p>﻿</p>
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		<title>Potenziamento, il nuovo business nucleare USA</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 11:36:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[efficienza energetica]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono sempre più le aziende americane che decidono di aumentare la potenza dei propri reattori nucleari già in funzione. Si tratta di un mercato di oltre 25 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti, secondo Jim Bernhard, presidente della società energetica Shaw. In occasione della recente presentazione dei risultati del Gruppo, Bernhard ha sottolineato che 37 dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre più le aziende americane che decidono di <strong>aumentare  la potenza dei propri reattori nucleari già in funzione. </strong>Si tratta di  un mercato di oltre <strong>25 miliardi di dollari</strong> solo negli Stati  Uniti, secondo Jim Bernhard, presidente della società energetica  <strong>Shaw</strong>.<br />
In occasione della recente presentazione dei risultati  del Gruppo, Bernhard ha sottolineato che <strong>37 dei 104 reattori americani  in esercizio </strong>hanno completato o stanno portando avanti processi per  l’aumento della capacità. La Shaw ha partecipato a oltre metà di questi  procedimenti, che in totale hanno aggiunto <strong>oltre 3.000 nuovi MW  elettrici</strong>: più o meno l’equivalente di tre nuovi reattori.</p>
<p>La società <strong>Exelon</strong>, che è la prima società nucleare americana  e la terza nel mondo ( con 17 reattori, pari al 20% della potenza nucleare  installata negli USA), negli ultimi 10 anni ha aumentato di 1.100 MW la capacità  complessiva dei propri impianti. Nel giugno 2009 ha lanciato un programma di  ripotenziamento per 1.300-1.500 MW elettrici entro il 2017, con una spesa di 3,5  miliardi di dollari: un investimento minore e con meno  rischi economici rispetto alla costruzione di nuovi reattori con una capacità  equivalente. Il procedimento è in corso in 5 centrali, ed entro il 2010 inizierà  in altri 9 reattori.</p>
<p>Un’altra società, l’<strong>Entergy</strong>, progetta da parte sua di  aumentare del 13% la potenza del reattore da 1.297 MW della centrale Grand Gulf,  sul Mississippi, che diventerà così <strong>il reattore di maggiore potenza  degli Stati Uniti</strong>.</p>
<p>Secondo la Nuclear Regulatory Commission (NRC), che deve approvare tutti i  cambiamenti ingegneristici nelle centrali nucleari, saranno circa 40 i progetti  di ripotenziamento nei prossimi tre anni, per un <strong>aumento totale di  ulteriori 2.075 MW elettrici</strong>.</p>
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		<title>Quanto è facile essere “no nuke”. Il caso del Piemonte</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Jan 2010 12:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Piemonte è una delle Regioni che ha ufficialmente deciso di opporsi al nucleare. Il Presidente della Regione, Mercedes Bresso (nella foto), non perde occasione per ricordarlo: «Il Piemonte  - afferma la Bresso – non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piemonte è una delle Regioni che ha ufficialmente deciso di opporsi al  nucleare.<br />
Il Presidente della Regione, Mercedes Bresso (<em>nella foto</em>),  non perde occasione per ricordarlo: «Il Piemonte  - <a href="http://www.regione.piemonte.it/energia/in-evidenza/il-piemonte-unisce-le-enrgie-e-dice-no-al-nucleare.html">afferma  la Bresso</a> – non ci sta e mantiene ferma la sua proposta: investire nelle  energie da fonti rinnovabili per sostenere lo sviluppo, rilanciare l’economia,  ridurre i consumi, proteggere l’ambiente. Oggi infatti, come dimostrano le  scelte fatte da tutti i Paesi avanzati nel mondo, che riducono il nucleare e  potenziano ricerca ed energie rinnovabili, le soluzioni sono altre. Il nostro  no, lo sottolineiamo, riguarda anche lo scenario economico, non solo quello  ambientale».</p>
<p>L’insistere su questo concetto dell’opposizione per motivi economici è  divertente, per chi si occupa di queste cose. Ma indubbiamente,  nell’<strong>assoluta carenza di informazione sui temi dell’energia</strong>, è  anche efficace. Occorre solo continuare a ripeterlo, che il nucleare non è  conveniente, senza citare cifre, senza fare esempi, senza alcun  contraddittorio.</p>
<p><strong>La situazione energetica del Piemonte</strong>, relativamente  all’energia elettrica, è privilegiata. Da regione alpina gode infatti di un  <strong>rilevante apporto idroelettrico </strong>(con  impianti a suo tempo pagati dall’intero Paese), pari, per la precisione, al 25%  della domanda elettrica regionale (<em>dati Terna relativi al 2008</em>). Per il  resto la produzione piemontese si affida al <strong>termoelettrico, quasi tutto  a gas</strong>. Le nuove fonti rinnovabili sono rappresentate solo dal  <strong>fotovoltaico</strong>: attualmente (<em>novembre 2009</em>) sono  installati circa 4.500 centrali tra grandi e piccole, per una potenza totale di  circa 55,6 MW (pari all’1% della potenza elettrica totale lorda, che è di circa  5.500 MW).  E, a proposito di costi, è bene precisare che questi 55,6 MW  fotovoltaici hanno una <strong>generazione inferiore allo 0,1 % della domanda  elettrica regionale</strong> (zero virgola uno %). Una percentuale risibile che  al Piemonte è costata più o meno 350 milioni di euro (il costo  dell’installazione), e che all’intero Paese costerà quasi 1 miliardo (circa 45  milioni di euro l’anno di incentivi, pagati da tutti nelle bollette, per i  prossimi 20 anni).<br />
E per finire: la produzione elettrica del Piemonte non è  sufficiente a soddisfare la domanda, per cui <strong>la Regione copre circa il  18,5% dei propri consumi con elettricità nucleare importata dalla  Francia</strong>. Nel caso si voglia parlare di coerenza.</p>
<p>Personalmente comincio a seccarmi di dover fare la figura di quello che è a  favore del nucleare e contro le fonti rinnovabili. Non è così. Sono del tutto  convinto che sia <strong>necessario un ragionevole sviluppo delle  rinnovabili</strong>, anche se (nell’attuale contesto internazionale) preferirei  un forte sforzo per la ricerca e la creazione di filiere industriali nazionali,  anziché investimenti a pioggia che sono di pura immagine, almeno nel caso del  fotovoltaico (un po’ diverso è il caso dell’eolico, e molto diverso quello di  altre fonti come la geotermia, il mini-idraulico, la biomassa, il recupero  energetico dei rifiuti e gli usi termici del solare). E nel settore della  ricerca do anche atto alla Bresso e al Piemonte che si stanno muovendo bene. Ma,  per cortesia, smettiamola di continuare su posizioni “no nuke” in base a  presunte ragioni economiche, quando si tratta solo di preconcette posizioni  politiche.</p>
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		<title>Come produciamo energia elettrica e perchè ci costa di più</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 11:54:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[costo kWh]]></category>
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		<description><![CDATA[La tabella illustra il mix di generazione elettrica nei principali Paesi europei. Il dato di partenza è il costo. Le rilevazioni più autorevoli (OCSE e UE relative al 2008) attestano che le industrie italiane pagano l’elettricità mediamente il 33%in più di quelle europee, con punte di quasi il 100% rispetto a Paesi come la Francia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tabella illustra il <strong>mix di generazione elettrica nei  principali Paesi europei</strong>.<br />
Il dato di partenza è il costo.<br />
Le  rilevazioni più autorevoli (OCSE e UE relative al 2008) attestano che <strong>le  industrie italiane pagano l’elettricità mediamente il 33%in più di quelle  europee, con punte di quasi il 100%</strong> rispetto a Paesi come la Francia e  la Svezia.<br />
La tabella conferma questo stato di cose, pur considerando che i  dati sono al netto delle imposte, cioè quelli reali di generazione industriale.  Le imposte possono poi modificare un poco le cose: ad esempio la Danimarca ha un  livello di tassazione particolarmente alto, pari a circa il 55% del costo di  generazione, come pure la Svezia e i Paesi Bassi hanno livelli di tassazione  superiori a quelli italiani. Ma è comunque<strong> un dato di fatto che le  industrie italiane siano particolarmente penalizzate nella competizione  internazionale dai costi dell’energia elettrica derivanti dal mix di generazione  nazionale</strong>.</p>
<p>L’Italia affida infatti la maggior quota di generazione elettrica alla fonte  più costosa (gas). Mentre è evidente che i Paesi con il  costo più competitivo sono quelli che ricorrono maggiormente alle fonti meno  costose, cioè il <strong>nucleare</strong> (Francia, Belgio e Svezia), il  <strong>carbone</strong> (Danimarca), il carbone e il nucleare (Germania, Spagna  e Gran Bretagna).</p>
<p>Per quanto concerne le <strong>fonti rinnovabili</strong>, va detto che il  ruolo di gran lunga predominante è svolto da idroelettrico e da biomassa.</p>
<p>Soprattutto l’<strong>idroelettrico</strong> (che è la fonte in assoluto meno  costosa) riveste un ruolo di particolare importanza sia a livello globale (10,2%  della generazione elettrica dei 27 Paesi UE e 61,8% della sola generazione  rinnovabile) sia per alcuni Paesi. In Svizzera, ad esempio, l’idroelettrico  copre il 94% della generazione da rinnovabili, in Francia il 90%, in Svezia  l’84%, in Italia il 68% e in Spagna il 49%. In altri Paesi sono le biomasse ad  essere prevalenti (come la Gran Bretagna).<br />
<strong>L’unico Paese dove  l’eolico svolge un ruolo davvero significativo è la Danimarca</strong> (63,8%  della generazione da rinnovabili, pari al 18,3% della generazione elettrica  totale) e in misura minore in Spagna (44% della generazione da rinnovabili, pari  al 10% di quella totale) e Germania (40% della generazione da rinnovabili, pari  al 6,2% di quella totale). In Germania e soprattutto Spagna tali valori sono poi  aumentati di alcuni punti percentuali negli ultimi due anni.</p>
<p>I dati sono tratti dall’<a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-PC-09-001/EN/KS-PC-09-001-EN.PDF">Energy:  Yearly Statistics 2007</a> per le quote di produzione e dalle <a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/energy/data/main_tables">statistiche  Eurostat</a> per i costi.</p>
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		<title>Il vero peso delle politiche energetiche</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 10:54:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
		<category><![CDATA[domanda elettrica]]></category>
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		<description><![CDATA[L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) non si stanca di ripetere che la questione energetica è, a livello mondiale, allarmante. Molto più – precisa – di quanto l’opinione pubblica stia percependo. E aggiunge che non ci sono soluzioni tra cui scegliere: c’è una sola soluzione, cioè il ricorso a tutte, ma proprio tutte le opzioni possibili. Qualunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) non si stanca di ripetere che la questione energetica è, a livello mondiale, allarmante. Molto più – precisa – di quanto l’opinione pubblica stia percependo. E aggiunge che non ci sono soluzioni tra cui scegliere: <strong>c’è una sola soluzione</strong>, cioè il ricorso a tutte, ma proprio tutte le opzioni possibili.<br />
Qualunque scenario si voglia immaginare, comunque si girino le cose, <strong>nei prossimi anni assisteremo ad un incremento molto forte dell’uso dei combustibili fossili</strong> e, in particolare, dei consumi di carbone, in un quadro che vedrà la domanda energetica mondiale crescere di almeno il 40% entro il 2030.<br />
Non so quanto questo semplice concetto sia presente all’opinione pubblica italiana, o quanto meno a quella parte di opinione pubblica che continua a gingillarsi con l’idea che si possa fare a meno del nucleare, che si debba puntare solo sulle fonti rinnovabili o che la nostra principale fonte di energia debba essere il risparmio e l’efficienza energetica.</p>
<p><strong>La realtà mondiale è un’altra</strong>, come ben sanno Paesi quali la Germania o la Danimarca (per citarne solo due molto cari agli antinucleari italiani), che si danno certamente da fare sulle fonti rinnovabili, ma che <strong>coprono quasi l’80 % della propria domanda elettrica con il carbone</strong> (la <strong>Danimarca</strong>) o con il carbone e il nucleare (la <strong>Germania</strong>, per il 50% con il carbone e il 29% con il nucleare).</p>
<p>La realtà mondiale è data anche dal <strong>reale peso politico delle scelte energetiche europee</strong>. Un peso che, seppur indirettamente, è stato molto efficacemente evidenziato dal Ministro dell’Ambiente, <strong>Stefania Prestigiacomo</strong>, la quale, commentando il fallimento del summit di Copenaghen, ha detto senza mezzi termini: «mesi e mesi di trattative sono stati vanificati dal G2, cioè dall&#8217;accordo tra <strong>USA e Cina i cui presidenti, a un certo punto, si sono visti cinque minuti in albergo e hanno mandato a monte tutto</strong>».</p>
<p>È forse opportuno ricordare che nel biennio 2006-2007 la Cina ha messo in servizio 205.000 nuovi MW elettrici, più del doppio dell’intera potenza elettrica realizzata in Italia nell’intero secolo trascorso. E l’80% di quella nuova potenza è stato a carbone: oltre 160.000 MW che hanno emissioni annuali di CO2 pari a quelle di tutte le centrali elettriche (di ogni tipo) dei 27 Paesi UE.</p>
<p>Come pure è opportuno ricordare che l’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 che si è data la UE (meno 20% al 2020) rappresenterà (seppure verrà raggiunto) solo qualche punto percentuale dell’incremento di gas serra che invece si registrerà nel resto del mondo al 2020.</p>
<p><strong>Le fonti rinnovabili forniranno (dovranno fornire ) un importante contributo alla domanda energetica mondiale</strong>. Ma non oggi, non tra dieci anni.</p>
<p>Quello che abbiamo oggi è che le nostre industrie non riescono a competere perché pagano l’energia elettrica dal 30 al 50% in più degli altri Paesi europei (<em>dati OCSE confermati dalla UE</em>). L’ultimo caso, di questi giorni, è quello dell’Alcoa (produzione di alluminio) che sta chiudendo gli impianti di Portovesme (Carbonia-Iglesias) e di Fusina (Venezia) per l’unico motivo che paga l’energia elettrica a prezzi giudicati non competitivi. Altri 2.000 lavoratori a spasso che rendono solo un flash tra i tanti &#8211; ma questo si, concreto, reale &#8211; di quanto pesino le scelte energetiche di un Paese.</p>
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		<title>Deposito di scorie canadese: concluse le consultazioni popolari</title>
		<link>http://www.postalo.it/energia/20101182-deposito-di-scorie-canadese-concluse-le-consultazioni-popolari.html</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jan 2010 13:29:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[canada]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[scorie]]></category>
		<category><![CDATA[siti]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sono concluse a fine dicembre le consultazioni popolari per stabilire il sito dove sorgerà il deposito a lungo termine delle scorie nucleari canadesi. Lo riporta il numero di dicembre del periodico on-line della Nuclear Waste Management Organization NWMO canadese, NWMO news, pubblicato il 23 dicembre. L’NWMO infatti aveva deciso nel maggio 2009 di procedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono concluse a fine dicembre le consultazioni popolari per stabilire il sito dove sorgerà il deposito a lungo termine delle scorie nucleari canadesi. Lo riporta il numero di dicembre del periodico on-line della Nuclear Waste Management Organization <a href="http://www.nwmo.ca/home?language=en_CA">NWMO</a> canadese, NWMO news, pubblicato il 23 dicembre.</p>
<p>L’NWMO infatti aveva deciso nel maggio 2009 di procedere alla scelta della località più adatta secondo un approccio partecipativo, consigliato da molti esperti di comunicazione. Questo tipo di approccio, scelto anche dal governo britannico, consiste nel coinvolgere fin dall’inizio la popolazione nelle scelte riguardanti il nucleare, arrivare a decisioni condivise fra autorità, esperti e residenti, evitare manifestazioni di protesta e finalmente arrivare alla scelta più indicata da tutti i punti di vista.</p>
<p>Nell’ambito di questo percorso, l’NWMO ha condotto 2600 interviste telefoniche e ha organizzato fra l’estate e l’autunno 25 sessioni informative nelle quattro province coinvolte nel nucleare (Saskatchewan, Ontario, Québec e New Brunswick, alle quali potrebbe aggiungersi presto anche l’Alberta). In questi incontri il pubblico ha posto domande agli esperti dell’NWMO, espresso dubbi e suggerimenti. Secondo l’NMWO, in ognuna delle sessioni sono emerse proposte utili, e in generale l’approccio partecipativo è stato apprezzato dalla popolazione.</p>
<p>Ora l’NWMO sta esaminando tutte le proposte che ha ricevuto; entro il 2010 sarà pubblicato un documento con i risultati delle consultazioni.</p>
<p>Si sono concluse a fine dicembre le consultazioni popolari per stabilire il sito dove sorgerà il deposito a lungo termine delle scorie nucleari canadesi. Lo riporta il numero di dicembre del periodico on-line della Nuclear Waste Management Organization canadese, NWMO news, pubblicato il 23 dicembre.</p>
<p>Fonte: <a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2010/01/deposito-di-scorie-canadese-concluse-le.html">Blog Energia a modo mio</a></p>
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		<title>Confronto dei costi tra rinnovabili e nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 12:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[fonti rinnovabili]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Si può essere contrari al nucleare per molti motivi. Con alcuni dei quali è opportuno e necessario confrontarsi. Non si può però continuare a diffondere tesi non suffragate da alcun dato di fatto. Come, invece, regolarmente gli oppositori fanno nel caso, ad esempio, dei costi L’ultima dichiarazione in ordine di tempo («l’energia nucleare è una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si può essere contrari al nucleare per molti motivi. Con alcuni dei quali è  opportuno e necessario confrontarsi. Non si può però continuare a diffondere  tesi non suffragate da alcun dato di fatto.<br />
Come, invece, regolarmente gli  oppositori fanno nel caso, ad esempio, dei costi</p>
<p>L’ultima dichiarazione in ordine di tempo («l’energia nucleare è una fonte  più costosa delle altre») l’abbiamo letta ieri in una petizione con cui alcuni  consiglieri della Lombardia chiedono che la Regione si opponga formalmente al  programma di rilancio del nucleare in Italia.</p>
<p>Siccome <strong>non riusciamo a credere che economisti e industriali di mezzo  mondo non sappiano fare somme e sottrazioni</strong>, e che continuino a puntare  sul nucleare solo per puro masochismo economico, abbiamo cercato delle  valutazioni autorevoli, aggiornate e <em>super partes</em> per verificare quali  siano<strong> i reali costi del nucleare e delle principali fonti  rinnovabili</strong>.</p>
<p>E per la verità non abbiamo dovuto cercare molto.</p>
<p>La Commissione Europea, infatti, ha varato lo scorso ottobre il sito  <strong>SETIS </strong>(<em>Strategic Energy Technology plan Information  System</em>), con <strong>informazioni e dati sullo stato dell’arte delle  principali tecnologie energetiche</strong>. Vale a dire tutte le fonti  rinnovabili per applicazioni elettriche e termiche, il nucleare da fissione e da  fusione, l’idrogeno, le reti intelligenti, la cogenerazione, le tecniche di CCS  (Carbon Capture and Storage) e i principali sistemi per ridurre le emissioni di  CO2 dei combustibili fossili.<br />
In sostanza SETIS è uno strumento che consente  di valutare il prevedibile apporto di ciascuna tecnologia agli obiettivi di  riduzione della CO2 assunti dalla UE, sia dal punto di vista del potenziale  tecnologico, sia da quello dei costi.<br />
SETIS mette infatti a disposizione un  <strong>Calcolatore dei costi di produzione dell’energia</strong>, che confronta  in modo interattivo i costi delle singole tecnologie nel corso del tempo (con  orizzonte spinto al 2030) sulla base di parametri che possono anche essere  modificati dagli utenti.</p>
<p><strong>La tabella qui sopra fornisce i risultati dei costi attuali e  proiettati al 2020 </strong>(a valori 2007) relativamente al MW elettrico  prodotto (1 MW = 1.000 kW).</p>
<p>A parte <strong>l’idroelettrico di grande taglia, che notoriamente è la fonte  meno costosa</strong> (ma anche l’unica di cui non abbiamo disponibilità) solo  la biomassa di grande taglia può essere competitiva con il nucleare. Peccato che  anche questa sia una tecnologia ostacolata in Italia, come dimostrano le varie  centraline che si tenta di costruire tra l’opposizione di associazioni e  comitati locali, e in particolare la centrale del Mercure (in Basilicata) che  Enel da anni non riesce a mettere in servizio. Per il resto le cifre parlano da  sole.</p>
<p>Il bello è che <strong>la tecnologia più richiesta è attualmente il solare,  cioè quella di gran lunga più costosa</strong>.</p>
<p>Per l’<strong>eolico </strong>va notato che la competitività è realmente  vicina, ma qui andrebbe anche detto che il calcolo da noi fatto lo favorisce  molto rispetto al nucleare. Ad esempio abbiamo calcolato una durata di vita  degli impianti a 25 anni, che va bene per l’eolico, mentre le centrali nucleari  restano regolarmente in servizio anche 40 anni. Inoltre il nucleare è  integrabile da subito nelle reti attuali, mentre per una diffusa adozione  dell’eolico occorrono ingenti spese di adeguamento della rete che nei calcoli  della tabella non sono previsti. Senza contare che il nucleare è una fonte di  energia molto affidabile, mentre l’eolico funziona solo se c’è vento.</p>
<p>Intendiamoci, <strong>noi siamo a favore di un adeguato rilancio del nucleare  in Italia, ma NON siamo contro le rinnovabili</strong>. Crediamo che realmente  la situazione energetica sia quella descritta dall’Agenzia Internazionale  dell’Energia, cioè «molto più preoccupante di quanto i più ritengono». E che  quindi occorra uno <strong>sforzo per promuovere tutte le fonti e le opzioni  disponibili</strong> per aumentare la diversificazione e la sicurezza  energetica. E in questo <strong>le rinnovabili sono un tassello  fondamentale</strong>, non per il contributo che possono dare nel breve termine,  ma per quello che dovranno per forza dare in futuro. E che ovviamente non potrà  essere ottenuto se non ci si investe soldi e intelligenza da subito.</p>
<p>Però, quando si parla di quello che si deve fare ora, cioè per ottenere dei  risultati nei prossimi 10-20 anni, per favore smettiamola di ritirare fuori la  solita storiella che il nucleare non è economico.</p>
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		<title>Le risorse di uranio: un esempio di disinformazione</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 12:52:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra le tante, l’argomentazione più assurda che si sente ripetere contro il ricorso all’energia nucleare è quella relativa alla durata delle risorse di uranio. Che, secondo gli oppositori, si esauriranno nel giro di una trentina di anni. Si tratta di una di quelle argomentazioni molto tecniche su cui i non addetti ai lavori devono necessariamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra le tante, l’argomentazione più assurda che si sente ripetere contro il ricorso all’energia nucleare è quella relativa alla <strong>durata delle risorse di uranio</strong>. Che, secondo gli oppositori, si esauriranno nel giro di una trentina di anni.</p>
<p>Si tratta di una di quelle argomentazioni molto tecniche su cui i non addetti ai lavori devono necessariamente affidarsi ai cosiddetti esperti. E che però, in tal senso, è <strong>emblematica del livello di disinformazione che c’è sul nucleare in Italia</strong>. Perché si possono dare informazioni sbagliate in buona fede. Ma quando a dare informazioni assurde è, ad esempio, un geologo (cioè esattamente il tipo di professionista che dovrebbe avere conoscenze esatte sull’argomento) allora come si fa a pensare che sia in buona fede? Mi riferisco, tanto per non fare nomi, a Mario Tozzi, geologo di fama televisiva, che dice e scrive con molta convinzione che <strong>le riserve di uranio si esauriranno entro i prossimi 30 anni circa</strong>.</p>
<div style="border: medium none">L&#8217;uranio è un elemento chimico molto diffuso in natura: in percentuali minime è presente praticamente in tutte le rocce ed anche nell’acqua di mare. Essendo così diffuso, teoricamente le riserve di uranio sono molto elevate: quelle note sono stimate ad alcune decine di milioni di tonnellate (acqua di mare esclusa, dove è estremamente diluito, ma complessivamente in quantità tali da poter essere considerate illimitate, per gli usi umani ).<br />
Tuttavia solo una parte è recuperabile a costi oggi considerati convenienti (fino a 130 dollari/kg); tale aliquota costituisce <strong>le riserve attualmente accertate, pari a circa 5,5 milioni di tonnellate</strong>. Un quantitativo che equivale a 125 anni della produzione mondiale 2008, che è stata di 44.250 tonnellate (<em>tutti i dati sono tratti dall’Annual Report 2008 dell’ESA &#8211; Euratom Supply Agency</em>).</div>
<p>Ma, in realtà, <strong>il calcolo delle riserve di uranio è quasi un gioco di parole</strong>. Basta infatti aumentare il parametro economico e le riserve aumentano. Cosa peraltro possibilissima, poiché (contrariamente alle centrali termoelettriche, dove il prezzo del combustibile costituisce di gran lunga la voce principale del costo dell’energia prodotta, fino al 75% nel caso del gas), <strong>per la produzione elettronucleare il combustibile incide per meno del 10% sul costo finale dell’elettricità prodotta</strong>. Se quindi il prezzo dell’uranio raddoppiasse, il costo del kWh nucleare aumenterebbe di circa il 10% (se invece raddoppiasse il prezzo dei combustibili fossili, i costi finali aumenterebbero del 45% nel caso del carbone e del 75% nel caso del gas).</p>
<p>Allora, <strong>ci sono riserve di uranio recuperabili a più di 130 dollari/kg? </strong>Ovviamente si, e ingenti. Quelle potenziali ad un prezzo di 200 dollari/kg, ad esempio, sono stimate in circa 35 milioni di tonnellate.<br />
Per dirla tutta, <strong>non sappiamo quanto uranio economicamente recuperabile (ai prezzi attuali) ci sia su terra</strong> (cioè escluso quello in mare). Secondo l’ESA, tuttavia, possiamo già contare su <strong>risorse in grado di coprire per circa 100 anni i consumi di un numero di centrali <span style="text-decoration: underline;">doppio</span> a quelle oggi in servizio</strong>.</p>
<p>Con tutto ciò <strong>è però vero che, nell’attuale situazione, occorre fare attenzione a possibili carenze di produzione</strong>.<br />
Negli ultimi anni, infatti, per oltre il 40% del combustibile fabbricato non si è utilizzato uranio naturale, bensì <strong>risorse secondarie</strong>, cioè materiali provenienti dal riprocessamento del combustibile scaricato dalle centrali (cosiddetto “esaurito”, ma comunque ricco dell’isotopo U-235 che si usa per il combustibile) e, soprattutto, materiale proveniente dalle migliaia di testate nucleari in smantellamento (per gli accordi di non-proliferazione successivi alla fine della “guerra fredda”) che hanno reso disponibili notevoli quantità di materiale fissile a prezzi molto bassi. Un materiale (quello derivato dalle bombe) che ovviamente finirà e che dovrà essere sostituito da una accresciuta produzione di minerale naturale.</p>
<p>Per questa ragione, e per il fatto che <strong>la potenza elettronucleare nel mondo è stimata crescere, nei prossimi 20 anni, di una percentuale compresa tra il 38% e l’80% rispetto all’attuale</strong>, occorre che la produzione di uranio naturale quanto meno raddoppi nello stesso periodo.</p>
<p>Tuttavia, come accennato, la capacità produttiva dipende dalle opportunità di mercato e dai relativi investimenti. E poiché la domanda di minerale è stata nel decennio passato piatta, non ci sono stati adeguati investimenti per la ricerca e lo sviluppo di nuove risorse. In tal senso <strong>è possibile che ad una forte crescita della domanda possa temporaneamente non corrispondere una adeguata offerta di uranio</strong>. Ma questo non è un problema di riserve, bensì solo di mercato, cui il mercato ha sempre dimostrato di saper far fronte. Nel 2006-2007, ad esempio, il prezzo dell’uranio ha conosciuto un improvviso e forte aumento, poi gradualmente rientrato, ma è stato sufficiente perché l’industria reagisse con importanti investimenti che hanno portato alla scoperta di nuove risorse.</p>
<p>Per finire, ci sono anche altre <strong>valutazioni, di tipo strettamente tecnologico, che devono essere fatte</strong>. Ad esempio:<br />
<strong><br />
1.</strong> Potrebbero entrare in gioco anche <strong>risorse di uranio non convenzionali</strong>. Come il minerale contenuto nell’<strong>acqua di mare</strong>. In Giappone si sta già sperimentando un impianto pilota di produzione dal mare e anche l’India ha recentemente annunciato la costruzione di un impianto sperimentale. In Cina si sta invece lavorando per estrarre l’<strong>uranio contenuto nelle ceneri delle centrali a carbone</strong>.</p>
<p><strong>2. </strong>I nuovi <strong>reattori di III generazione</strong> che si stanno iniziando a costruire utilizzano il combustibile con una efficienza maggiore del 15-20% rispetto ai reattori già in servizio. Per non parlare dei <strong>reattori di IV generazione</strong>, che si prevede entrino in servizio dopo il 2030, i quali potrebbero avere una efficienza di utilizzo del combustibile fino a 80 volte maggiore degli attuali reattori. Il che modificherebbe sostanzialmente le valutazioni sulla disponibilità delle risorse di uranio.</p>
<p><strong>3.</strong> Sono in corso di sviluppo <strong>nuove filiere di reattori</strong> (veloci autofertilizzanti), nei quali l’efficienza di utilizzo del combustibile sale fino ad un teorico 100% (in teoria, anzi, i reattori autofertilizzanti potrebbero “produrre” più combustibile di quanto ne consumano), senza considerare che tali reattori sfruttano un isotopo dell’uranio (l’U-238), che è 99 volte più abbondante dell’isotopo (U-235) oggi utilizzato.</p>
<p><strong>4.</strong> Infine, per la produzione elettronucleare <strong>non c’è solo l’uranio</strong>. Ad esempio in India sono già oggi operativi alcuni reattori prototipi che utilizzano torio, un elemento molto più abbondante dell’uranio. L’utilizzo diffuso del torio fornirebbe combustibile per molti secoli, con l’ulteriore vantaggio che il ciclo del torio non consente la realizzazione di materiali utili a fini bellici.</p>
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		<title>Il fotovoltaico è necessario. Ma si sappia e si dica che non può ridurre le bollette. Anzi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 12:38:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia il fotovoltaico ha raggiunto i 1.000 MW di potenza installati. Un obiettivo indubbiamente importante per l’industria di settore. Si tratta infatti di una tecnologia che dovrà svolgere un ruolo determinante per un futuro energetico a ridotte emissioni di CO2, soprattutto se la ricerca – come in realtà promette – ne ridurrà sostanzialmente i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia <strong>il fotovoltaico ha raggiunto i 1.000 MW di potenza</strong> installati. Un obiettivo indubbiamente importante per l’industria di settore. Si tratta infatti di una tecnologia che dovrà svolgere un ruolo determinante per un futuro energetico a ridotte emissioni di CO2, soprattutto se la ricerca – come in realtà promette – ne ridurrà sostanzialmente i costi e continuerà ad accrescerne la flessibilità d’uso.</p>
<p>Tuttavia, allo stato attuale, è bene fare <strong>qualche puntualizzazione</strong>, perché l’entusiasmo per il sole a volte sembra produrre dei “colpi di sole” in grado di annebbiare le capacità di ragionamento di alcuni.</p>
<p>Ad esempio leggo solo oggi un articolo del Sole 24 Ore del 23 novembre in cui tal Marco Pinetti, organizzatore della manifestazione EnerSolar+ e Greenenergy Expo (tenutesi alla Fiera di Milano a fine novembre) enfatizza l’obiettivo del GW (gigawatt = 1.000 MW) raggiunto dal fotovoltaico.<br />
«Ma perché è così importante aver raggiunto questo obiettivo?» chiede il Sole 24 Ore.<br />
E Pinetti testualmente risponde: «Il GW è in media la potenza di una centrale nucleare, ma nel caso del fotovoltaico l’energia è pulita perché generata dal sole ed è a costo zero».<br />
<strong>A costo zero?</p>
<p>Le rinnovabili sono necessarie</strong> e senz’altro devono poter contribuire a soddisfare (in parte significativa, si spera) la domanda mondiale di energia. <strong>Ma si sappia e si dica che non potranno assolutamente ridurre le bollette delle famiglie e delle imprese</strong>. Semmai è proprio il contrario.</p>
<p><strong>Quanto ci costa il fotovoltaico in Italia?</strong> Lasciamo le valutazioni personali e diamo la parola ai documenti ufficiali, in questo caso all’Autorità per l’energia.<br />
«Per quanto concerne la valutazione dell’impatto sui clienti finali del sistema di incentivazione della produzione fotovoltaica – afferma l’Authority nel documento “<em>Sistema delle incentivazioni delle rinnovabili ed assimilate operante in Italia</em>” dell’11 febbraio 2009 &#8211; detto onere è stato pari, <strong>nel 2008, a circa 110 milioni di euro</strong> ed è stato stimato, a regime (vale a dire nel caso previsto di 1.200 MW installati entro il 2010), in circa <strong>1 miliardo di euro/anno per un totale di 20 miliardi di euro in 20 anni</strong>; ciò a fronte di una produzione attesa inferiore allo 0,5% della domanda nazionale».</p>
<p>Non so se sono chiare le implicazioni di questi dati.Quindi consentitemi di precisare:<br />
<strong><br />
<span style="color: blue">1)</span> </strong> i <strong>20 miliardi di euro nei prossimi 20 anni</strong> di cui parla l’Autorità non è il costo del fotovoltaico che installeremo in futuro, ma <strong>solo la spesa per incentivare i primi 1.200 MW che abbiamo quasi installato</strong>. A questo costo di incentivazione vanno aggiunte le spese sostenute per realizzarlo, il fotovoltaico, pari a oltre <strong>7 miliardi di euro</strong> per i 1.200 MW finora installati.</p>
<p><strong><span style="color: blue">2)</span> </strong> Poi c’è il costo dell’incentivazione dei MW fotovoltaici futuri. Che ovviamente va a salire. Nello stesso documento l’Autorità dichiara che <strong>l’incentivazione relativa al solo fotovoltaico ammonterà nel 2020 a oltre 3,5 miliardi di euro l’anno</strong>, in cambio di una produzione di circa <strong>10 miliardi di kWh elettrici l’anno</strong>. Cui, anche in questo caso, devono essere sommati i costi di installazione</p>
<p><strong><span style="color: blue">3)</span> </strong> Solo che <strong>per produrre 10 miliardi di kWh il fotovoltaico ha bisogno di almeno 6.500 MW di potenza</strong>, cioè 5.300 MW oltre i 1.200 già installati. Per la cui installazione sono necessari circa <strong>35 miliardi di euro</strong>.</p>
<p>Alla faccia dei costi zero.<br />
<strong>Vogliamo fare un confronto? </strong>Una centrale nucleare del tipo EPR, di quelle proposte da Enel, ha una potenza di 1.600 MW, costa dai 4 ai 5 miliardi di euro e produce oltre 12 miliardi di kWh elettrici l’anno.</p>
<p>Quindi, <strong>se installassimo 6.500 MW non con il fotovoltaico, ma con il nucleare, avremmo</strong>:<br />
<strong><span style="color: blue">&#8211;</span></strong> una spesa una tantum di 20 miliardi di euro al massimo (contro gli oltre 40 del fotovoltaico)<br />
<strong><span style="color: blue">&#8211;</span></strong> una generazione elettrica di oltre 50 miliardi di kWh l’anno (contro 10 del fotovoltaico)<br />
<strong><span style="color: blue">&#8211;</span></strong> un risparmio in mancati incentivi di 3,5 miliardi di euro l’anno.</p>
<p>Le cifre riportate si basano sul mercato 2009. La ricerca è molto attiva per ridurre i costi del fotovoltaico e aumentarne l’efficienza ed è sicuro che nei prossimi anni si avranno sensibili miglioramenti in tal senso. Tuttavia, ad essere molto ottimisti, entro il 2020 si può ipotizzare una riduzione del 50% sui costi dell’installato ed un aumento di efficienza di qualche punto percentuale. Il che porterebbe in parità la spesa del capitale iniziale, ma lascerebbe praticamente intatto il fatto che, a parità di costo, la produzione nucleare è cinque volte maggiore, senza spese per incentivi.</p>
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		<title>Pregiudizi sul nucleare e disinformazione</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 12:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[rinnovabili]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nucleare è la fonte di energia più pulita e, se si fanno correttamente i confronti con le altre fonti, anche la più economica. Lo scrive un recente articolo del Los Angeles Times, secondo il quale le opinioni contrarie all’energia nucleare sono conseguenza della diffusa ignoranza in materia. «Sono frustrato e annoiato dalla mancanza di conoscenza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare è la fonte di energia più pulita e, se si fanno correttamente i confronti con le altre fonti, anche la più economica. Lo scrive <a href="http://www.latimes.com/news/opinion/opinionla/la-oew-moynihan7-2009dec07,0,3701265.story">un recente articolo del Los Angeles Times</a>, secondo il quale <strong>le opinioni contrarie all’energia nucleare sono conseguenza della diffusa ignoranza in materia</strong>.</p>
<div style="border: medium none">«Sono frustrato e annoiato dalla mancanza di conoscenza sull’energia nucleare in questo Paese &#8211; afferma l&#8217;autore dell&#8217;articolo, ingegnere aerospaziale della Nasa - e dalla perpetuazione di questa ignoranza da parte di soggetti bene intenzionati ma ugualmente disinformati.<strong>La gente ha paura di quello che non capisce</strong>. <strong>Le questioni sull’energia nucleare non sono tecniche, ma sociali e politiche</strong>. La maggior parte delle questioni tecniche sono state risolte negli anni Sessanta, e oggi gli ingegneri che lavorano nel settore hanno un’ottima padronanza di questa tecnologia. Eppure <strong>mancano gli sforzi per educare il pubblico, e questo porta alla pericolosa perpetuazione della disinformazione</strong>». Eppure «il numero dei reattori nucleari al mondo salirà dagli attuali 435 in 31 Paesi a 697 reattori in 52 Paesi entro il 2030. Il nucleare resterà una fonte di energia elettrica per ancora molto tempo, almeno nei Paesi più illuminati».</div>
<p>E le rinnovabili? «È giusto puntare con entusiasmo sulle fonti rinnovabili &#8211; afferma l&#8217;articolo del Los Angeles Time -  ma non è realistico aspettarsi che la loro capacità arrivi nell’arco della nostra vita al punto in cui saranno sufficienti per il fabbisogno di elettricità».</p>
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		<title>STAI CON NOI: A2A offre una polizza assicurativa per risolvere gli imprevisti domestici</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:27:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati stampa energia]]></category>
		<category><![CDATA[news energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Grandi novità e vantaggi si prospettano per i clienti domestici delle società di vendita del Gruppo A2A (A2A Energia, ASMEA, BAS Omniservizi, Tidonenergie, ASPEM Energia e Metamer) che aderiranno alla campagna commerciale STAI CON NOI . Tutti coloro che sottoscriveranno entro il 31/12/2009 una delle offerte a mercato libero per la fornitura di energia elettrica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-90" style="margin: 8px;" title="stai con noi a2a" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/a2a_img.jpg" alt="stai con noi a2a" width="949" height="298" />Grandi novità e vantaggi si prospettano per i clienti domestici delle società di vendita del Gruppo A2A</strong> (A2A Energia, ASMEA, BAS Omniservizi, Tidonenergie, ASPEM Energia e Metamer) che aderiranno alla campagna commerciale STAI CON NOI .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti coloro che sottoscriveranno entro il 31/12/2009 una delle offerte a mercato libero per la fornitura di energia elettrica o gas denominate rispettivamente “Prezzo Sicuro Verde” e “Prezzo Sicuro Gas“, potranno beneficiare gratuitamente di una polizza di protezione della casa firmata Europ Assistance. </strong>L’offerta arriva a seguito dell’accordo che le due aziende – il Gruppo A2A  e Europ Assistance – hanno siglato nei mesi scorsi e grazie al quale gli assicurati avranno a disposizione una serie di utili prestazioni di assistenza garantite dal supporto della Centrale Operativa di Europ Assistance:</p>
<p style="text-align: justify;">•<strong> una linea telefonica dedicata</strong>, attiva tutti i giorni 24 ore su 24, a cui rivolgersi in caso di imprevisti domestici,<br />
•<strong> l’invio di un elettricista</strong>, fabbro o idraulico del network Europ Assistance per la riparazione di guasti fino a un massimo di 200 euro per singolo intervento, ma senza limite al numero di interventi richiesti,<br />
• <strong>l’invio tempestivo di un tecnico specializzato</strong> nella riparazione di elettrodomestici entro 24 ore dalla segnalazione in tutti i giorni lavorativi per interventi fino a un massimo di 200 euro, anche in questo caso con un numero illimitato di interventi.</p>
<p style="text-align: justify;">La polizza è valida fino al 31/12/2011. Le Condizioni Generali di polizza sono consultabili sul sito web <a href="http://www.staiconnoi.eu/">www.staiconnoi.eu</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Energetic SPA: nel 2006 scommessa, nel 2009 realtà</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 10:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[comunicati stampa energia]]></category>
		<category><![CDATA[news energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2006 nasce la società Energetic, una scommessa, forse, rischiosa incoraggiata dalla volontà di un management risoluto e determinato, l’obbiettivo primo di creare alternative valide nel mercato della vendita del gas metano, di proporre una nuova offerta concorrenziale e conveniente per rispondere al meglio alle esigenze energetiche dei privati e delle aziende.
Il 2007 Energetic è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-85" style="margin: 8px;" title="energetic spa fornitore gas metano allaccio gas" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/bollette_gas.jpg" alt="energetic spa fornitore gas metano allaccio gas" width="291" height="286" />Nel 2006 nasce la società Energetic</strong>, una scommessa, forse, rischiosa incoraggiata dalla volontà di un management risoluto e determinato, <strong>l’obbiettivo primo di creare alternative valide nel mercato della vendita del gas metano</strong>, di proporre una nuova offerta concorrenziale e conveniente per rispondere al meglio alle esigenze energetiche dei privati e delle aziende.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il 2007 Energetic è già Energetic SPA</strong>,<strong> la crescita vertiginosa nel settore è segnale di una vittoria, di una prima conferma, 25 milioni di m3 di gas commercializzati, raddoppiati i volumi di vendita previsti dal Business Plan dell’azienda</strong>, la copertura nazionale è quasi completata, privati e pubblici danno piena fiducia all’impresa per la <a href="http://www.energetic.it/fornitura-gas-domestico/richiesta-fornitura-gas.html" >richiesta di fornitura gas</a>. Il 2008 Energetic accresce ulteriormente prestigio e solidità, una nuova partnership con il Gruppo Solmar, azienda chimica a valore nazionale, identifica l’azienda come nuova protagonista nel mercato della vendita e della distribuzione del gas metano, una realtà indiscussa, una presenza  non più trascurabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tecniche avanzate di marketing, un’offerta integrata di vendita dei servizi, la possibilità di controllare l’intera filiera di distribuzione, dalla richiesta di fornitura del gas all’allaccio gas al consumatore finale, una rete commerciale capillare ed efficace, un servizio di assistenza pratico ed efficiente</strong>, ma soprattutto un approccio strategico e gestionale “customer oriented” ad individuare servizi e prodotti personalizzati per il cliente, hanno rappresentato, senza dubbio, la risposta qualificante e il valore aggiunto per  poter vincere la scommessa del mercato.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-84"></span><strong>Oggi Energetic SPA è <a href="http://www.energetic.it/fornitura-gas-domestico/allacciamento-gas.html" >fornitore di gas metano</a>, rifornisce energia ad aziende sanitarie, comuni, grandi gruppi industriali, aziende universitarie, piccole e medie imprese, enti ecclesiastici, condomini centralizzati, lungo tutto il territorio nazionale</strong>, rivolgendosi ai suoi clienti, pubblici e privati, con tariffe estremamente competitive, un ventaglio di offerte diversificate e differenziabili, ma tutte egualmente sinonimo di risparmio concreto e servizio di alta qualità.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ragioni etiche a favore del nucleare e del carbone</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:29:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[gas]]></category>
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		<description><![CDATA[Ci sono molte buone ragioni che consigliano di limitare al massimo i consumi di idrocarburi (petrolio e gas) in occidente. Perché le riserve fossili, sono limitate. Soprattutto quelle di petrolio, che è la fonte più versatile, e quindi più utile nei Paesi con infrastrutture ancora scarse o con un livello di sviluppo ancora arretrato. Perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono molte buone ragioni che consigliano di <strong>limitare al massimo i consumi di idrocarburi</strong> (petrolio e gas) in occidente.<br />
Perché le riserve fossili, sono limitate. Soprattutto quelle di petrolio, che è la fonte più versatile, e quindi più utile nei Paesi con infrastrutture ancora scarse o con un livello di sviluppo ancora arretrato.<br />
Perché i Paesi occidentali sono ancora di gran lunga i maggiori consumatori di idrocarburi, e quindi ogni azione per ridurne la domanda (o per limitarne l’ulteriore crescita) ha positive ripercussioni sui prezzi a livello globale.<br />
E per molte altre ragioni note ai lettori di <a href="http://energy-mix.blogspot.com/" target="_self">questo blog</a>.  Tra le quali ci metto anche <strong>ragioni etiche</strong>, che sono straordinariamente ignorate e che invece dovrebbero essere di grande rilievo, se realmente crediamo che tutti gli essere umani hanno i medesimi diritti.</p>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/SwsCVkEnZXI/AAAAAAAAAA0/OQpIGiFsKuU/s1600/World-Population-Repor5.jpg"><img src="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/SwsCVkEnZXI/AAAAAAAAAA0/OQpIGiFsKuU/s320/World-Population-Repor5.jpg" border="0" alt="" /></a></div>
<p>Infatti, per quanto ovvio, è utile ricordare che ogni goccia di petrolio, ogni metro cubo di gas che viene bruciato in Occidente, non può più essere utilizzato altrove. Ma mentre <strong>in Occidente abbiamo delle alternative </strong>(carbone, <strong>nucleare</strong>, <strong>fonti rinnovabili</strong>, risparmio, nuove tecnologie) <strong>“altrove” spesso le alternative non ci sono</strong>. Con conseguenze locali di maggiore povertà, miseria e fame. E anche con conseguenze che ci interessano da vicino, perché il fatto che oltre un miliardo e mezzo di persone siano escluse dal mercato dell’energia e debbano procurarsi un po’ di legna in qualunque modo gli sia possibile, o addirittura ricorrere al letame secco, per poter anche solo cucinare il proprio cibo, è cosa che dà forza alla catena della disperazione, aumentando la crescita demografica, il degrado ambientale e le tensioni sociali.</p>
<p>Dovremmo pensarci, quando <strong>ci dichiariamo contrari all&#8217;energia nucleare o ad un maggiore ricorso al carbone</strong>.<br />
Invece un <strong>dibattito sull’etica degli usi dell’energia </strong>non mi risulta sia mai stato fatto qui in Italia, con l’eccezione dell’associazione ambientalista Amici della Terra, che su queste basi sono arrivati ad auspicare un <strong>maggior ricorso del carbone in Occidente, come uno dei modi per ridurre le emissioni globali di CO2</strong>.<br />
Il ragionamento è questo: più puntiamo sul gas in Italia, per ridurre le NOSTRE emissioni di CO2, più contribuiamo ad alzare i prezzi internazionali delle materie prime energetiche di migliore qualità, come appunto è il gas. Di conseguenza i Paesi più poveri saranno sempre più costretti ad utilizzare le risorse meno costose, cioè il carbone. E lo faranno con tecnologie meno avanzate e con minore attenzione all’ambiente di quanto non si farebbe qui in Italia.<br />
Il risultato è che le emissioni globali aumenteranno insieme all&#8217;inquinamento locale in aree già svantaggiate, in maniera molto, ma molto maggiore di quante ne riduciamo in Italia.<br />
L’uso del carbone in Italia, invece, con le migliori tecnologie disponibili e in centrali ad alto rendimento, congiuntamente all&#8217;utilizzo di strumenti flessibili quali quelli previsti dal Protocollo di Kyoto, consentirebbe di ridurre sia l&#8217;inquinamento locale che le emissioni di gas serra a livello globale».</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Un mito moderno: le scorie radioattive</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 10:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[nucleare]]></category>
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		<description><![CDATA[Per chi volesse meglio comprendere cosa sono e come vengono messi in sicurezza i rifiuti del ciclo elettronucleare, consiglio caldamente la nota di Marino Mazzini pubblicata in Archivio nucleare. È un testo lunghetto, con qualche inevitabile dettaglio tecnico, visto che l&#8217;autore è professore ordinario del raggruppamento “Impianti nucleari” presso l’Università di Pisa. E&#8217; però anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi volesse meglio comprendere <strong>cosa sono e come vengono messi in sicurezza i rifiuti del ciclo elettronucleare</strong>, consiglio caldamente la nota di <strong>Marino Mazzini</strong> pubblicata in <em>Archivio nucleare</em>. È un testo lunghetto, con qualche inevitabile dettaglio tecnico, visto che l&#8217;autore è professore ordinario del raggruppamento “Impianti nucleari” presso l’Università di Pisa.</p>
<p>E&#8217; però anche un testo chiaro e convincente, dettato dall&#8217;esigenza &#8211; afferma Mazzini &#8211; che «non è più possibile tacere di fronte alla <strong>strumentalizzazione del rischio nucleare di alcuni gruppi della nostra società</strong>. Essi, sfruttando la paura della gente, hanno fatto di tale rischio una vera e propria costruzione intellettuale per i propri scopi politici e personali (carriera), distorcendo completamente la verità. In realtà, anche nel caso delle scorie nucleari <strong>i tecnici del settore operano in modo da imitare la natura </strong>(o quanto fatto da Dio, per i credenti), in quella ricerca dell’eccellenza per quanto concerne sicurezza dell’uomo e tutela ambientale che caratterizza tutta l’ingegneria nucleare, e non nel modo barbaro ed irresponsabile che è implicito nella rappresentazione che di tali attività danno in generale i media».<br />
In <a href="http://energy-mix.blogspot.com/" target="_self">questo blog </a>tralascio i dettagli tecnici (chi vuole può leggere qui <a href="http://www.archivionucleare.com/index.php/2009/11/25/scorie-radioattive-mito-ridimensionare/">il testo completo di Mazzini</a>). Riporto invece integralmente alcuni paragrafi di interesse più generale che ho trovato particolarmente interessanti.</p>
<p>[…] «In realtà tutto ciò che è presente sulla Terra (piante, animali, rocce, il nostro stesso organismo, gli oggetti che usiamo quotidianamente, l’acqua che beviamo, i cibi che mangiamo, ecc.) è radioattivo, con una radioattività media dell’ordine di 0,1-1 Bq/g (Bequerel per grammo). Questo ed altre sorgenti di radiazioni naturali, come i raggi cosmici, comporta per tutta l’umanità una dose naturale di radiazioni (in media 2 milliSievert all’anno), a cui l’organismo umano si è certamente adattato nelle decine di migliaia di generazioni che ci hanno preceduto su questa Terra. Ma <strong>la radioattività naturale e di conseguenza la dose naturale di radiazioni è molto variabile da punto a punto della superficie terrestre, con valori in alcune aree doppi, tripli ed in qualche caso anche 10 volte superiori ai valori medi</strong> sopraindicati, senza che questo comporti differenze nello stato di salute o nell’attesa di vita delle popolazioni che vivono in tali zone rispetto a quelle che vivono in zone vicine con simili caratteristiche per quanto riguarda clima, diete alimentari, contesti economici, sociali, ecc. Ad es. nel nostro Paese <strong>gli abitanti del Viterbese e della zona dei Campi Flegrei sono soggetti a dosi di radiazione 2-3 volte la media nazionale</strong>, ma la mortalità per cancro in tali zone non è diversa da quella degli abitanti delle altre zone del Lazio o della Campania. Per fare un altro esempio, <strong>la radioattività dei blocchetti di granito usati per pavimentare Piazza S. Pietro è così elevata da dare un’intensità di dose oltre 10 volte il fondo naturale medio in Italia</strong>, comparabile con quella della zona di 30 Km di raggio interdetta alla popolazione attorno al famoso reattore di Chernobyl (ma a nessuno è venuto in mente di interdire l’accesso a Piazza S. Pietro della gente per la pericolosità della situazione!)».</p>
<p>[…] <strong>Sulla terra esistono situazioni analoghe a quella di un deposito sotterraneo di scorie nucleari</strong> che dimostrano l’improbabilità dell’eventuale risalita verso l’ecosistema dei prodotti radioattivi, in periodi di tempo dell’ordine delle ere geologiche. <strong>In Canada</strong>, nella zona del Cigar Lake, esiste una formazione minerale con contenuto di uranio, e quindi di prodotti delle relative catene di decadimento (radio, polonio, ecc.), assolutamente eccezionale: fino al 60% in peso. Il minerale uranifero si trova in profondità, separato dal materiale sabbioso sovrastante da uno spessore di argilla. In superficie non c’è alcuna traccia anomala di radioattività o di elementi radioattivi derivanti dalle catene di decadimento dell’uranio, nonostante che uno di questi (il Radon) sia un gas nobile, completamente inerte dal punto di vista chimico, che si libera facilmente in atmosfera.</p>
<p>In un altro analogo naturale, ad Oklo, <strong>in Gabon</strong>, c’è una formazione minerale simile a quella di Cigar Lake per concentrazione di uranio, ma senza lo strato di protezione di argilla; l’acqua può quindi penetrare liberamente nel terreno. Due miliardi di anni fa, questo portò a condizioni tali che decine di depositi divennero critici e funzionarono naturalmente come reattori nucleari, in modo intermittente, per un milione di anni, originando tutta la gamma dei prodotti di fissione e di attivazione che si producono negli attuali reattori nucleari. Queste sostanze pericolose sono rimaste in loco, con spostamenti limitati al massimo ad alcune decine di metri, in un terreno assolutamente normale, certamente non selezionato per poterli trattenere. Come risultato, tra gli ecosistemi e le popolazioni che vivono nell’area e quelli in aree contigue, con clima, habitat e abitudini di vita simili, non è possibile evidenziare differenze apprezzabili».</p>
<p>«Merita un’ultima considerazione<strong> il concetto di eredità lasciata ai posteri in termini di scorie radioattive, che è in stretta relazione con quello di sostenibilità</strong>. Considerare i depositi di materiali radioattivi che ci si appresta a realizzare un fardello troppo pesante per le generazioni future implica che il progresso tecnologico debba improvvisamente fermarsi o indietreggiare e che i nostri posteri, vestiti di pelli ed armati di clave, risulteranno esposti ad un rischio per loro tremendo e incomprensibile. Al contrario, considerando i risultati ottenuti dallo sviluppo tecnologico in pochi secoli di scienza sperimentale, è invece lecito supporre che le nostre odierne preoccupazioni faranno sorridere i nostri pronipoti, che avranno a disposizione conoscenze ben più profonde ed ampie delle nostre. Talora si suggerisce che i depositi potrebbero diventare per loro miniere di materiali utili.<br />
Pertanto, anziché ostacolare lo sviluppo tecnologico con miti e leggende terrorizzanti, ben al di là di ovvi criteri di prudenza, sarebbe bene mettere tutto il nostro impegno nel rendere sempre più umano e solidale il contesto in cui esso avverrà, così da crescere contemporaneamente nella conoscenza e nella responsabilità».</p>
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		<title>Nucleare, tesi e contro tesi</title>
		<link>http://www.postalo.it/energia/20091060-nucleare-tesi-e-contro-tesi.html</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 16:36:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul blog di Grillo, si legge: &#8220;Chi vuole il nucleare appartiene a due categorie: o è male informato o ci guadagna sopra&#8221;. Ebbene è esattamente il contrario. Secondo una ricerca ISPO presentata dall’AIN, il tasso di favorevoli al nucleare aumenta al crescere dell’informazione. E poi: &#8220;Non esistono centrali nucleari sicure&#8221;. Se per “sicurezza” intendiamo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul blog di Grillo, si legge:<br />
&#8220;Chi vuole il nucleare appartiene a due categorie: o è male informato o ci guadagna sopra&#8221;.<br />
Ebbene è esattamente il contrario. Secondo una ricerca ISPO presentata dall’AIN, il tasso di favorevoli al nucleare aumenta al crescere dell’informazione.<br />
E poi: &#8220;Non esistono centrali nucleari sicure&#8221;. Se per “sicurezza” intendiamo il senso assoluto del termine, possiamo affermare che esistono “centrali sicure”? Perché allora cosa dire di tutti gli incidenti causati dal gas? Ad esempio nel 1984 a San Juanito (in Messico) esplosero diversi serbatoi di gas liquido uccidendo 550 persone e ferendone 7 mila. Per non parlare del Vajont, dove è stato registrato uno dei disastri più gravi nella storia di impianti idroelettrici con quasi 2 mila morti. O del petrolio che ha causato innumerevoli disastri (Nigeria 1998, Seul 1994). Nessuno in questi disastri si è però interessato di controllare le sostanze cancerogene emesse nell’atmosfera, né di calcolare le presunte vittime a distanza di tempo…</p>
<p>&#8220;Non è stato trovato un sistema sicuro per smaltire le scorie radioattive&#8221;. Precisiamo:<br />
Due sono le alternative a disposizione una volta completato il ciclo di vita del combustibile:<br />
la prima, definita “a ciclo aperto”, prevede lo stoccaggio nelle piscine presso le centrali nucleari per i primi 5-10 anni. Successivamente, viene collocato in depositi temporanei. Vengono condizionate (trattate incorporandole in cemento o altri materiali solidi) e posti in appositi contenitori che garantiscono l’integrità del contenimento per un lungo periodo di tempo assicurando la separazione fisica dalla biosfera. Poi, sono disposti in depositi superficiali presso le Centrali o trasferiti presso delle discariche superficiali o sub-superficiali qualificate, normalmente centralizzate a livello nazionale. Alcuni paesi utilizzano invece gli stessi siti utilizzati per le scorie ad alta radioattività. L’opzione dei depositi centralizzati è stata seguita da gran parte dei Paesi europei: Svezia (2 depositi: Oskarshamn e Forsmark), Germania (3 depositi: Konrad, Morseleben e Gorleben); Francia (2 depositi: La Manche e L’Aube); Spagna (El Cabril); Svizzera (ZWILAG).</p>
<p>&#8220;Il nucleare è antieconomico&#8221;. Perché le altre fonti che utilizziamo sono economiche? Il mix di produzione Italiano è sbilanciato verso le fonti più costose, gas naturale e petrolio. Il costo di generazione da carbone e nucleare è minore del 20% rispetto a quello dei cicli combinati a gas).</p>
<p>&#8220;Il nucleare si fa con l&#8217;uranio, una risorsa a tempo che finirà entro 50 anni. L&#8217;uranio è presente in 4/5 Stati nel mondo, l&#8217;Italia non è uno di questi.&#8221; Non è vero. Le riserve di uranio accertate sono superiori a quelle di petrolio e gas e inoltre la diversficazione geografica dell’uranio è superiore rendendolo così meno soggetto al “rischio paese”. Carbone e Uranio assicurano disponibilità sufficienti a coprire più di un secolo di produzione di energia elettrica con le tecnologie ed ai tassi di produzione attuali.</p>
<p>&#8220;Gli USA non costruiscono più centrali nucleari e investono nel solare e nell’eolico&#8221;. Nel programma di Obama per combattere il cambiamento climatico c&#8217;è largo spazio anche per il rilancio del nucleare tant&#8217;è che a oggi sono già state presentate richieste per 27 nuove centrali (la NRA prevede entro il 2011 saranno presentate richieste in Usa per 33 nuove unità).</p>
<p>&#8220;L&#8217;Italia ha votato contro il nucleare, non è possibile andare contro la volontà popolare.&#8221;<br />
Non è vero. Sul referendum, <a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2009/11/referendum-1987-litalia-unica-uscire.html">ho scritto meglio qui.</a></p>
<p>Infine, Beppe Grillo – pur ospitando l’intervento di ambientalisti come Greenpeace &#8211; non ha evidenziato l’aspetto più importante in termini di impatto ambientale del nucleare:<br />
Il nucleare non emette in pratica CO2 nel corso dell’esercizio delle centrali<br />
Nell’ipotesi di produrre 100 TWh/anno con centrali nucleari anziché con cicli combinati a gas, l’Italia potrebbe ridurre le emissioni di CO2 di circa 35 milioni di tonnellate l’anno</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Energiatuttocompreso, la fornitura Extra Conveniente!</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Nov 2009 18:46:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enelenergia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Paura della bolletta? Non più, se aderisci a Energia Tutto Compreso, l&#8217;esclusiva offerta di Enel Energia che ti garantisce un prezzo fisso e comprensivo di tutte le voci in bolletta, salvo iva e imposte, per 12 mesi dall&#8217;attivazione della fornitura. Scegli la taglia di consumo più adatta a te e il gioco è fatto! E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Paura della bolletta? Non più, se aderisci a <a href="http://www.enel.it/ext/tuttocompreso/" target="_blank">Energia Tutto Compreso</a>, l&#8217;esclusiva offerta di <a href="http://www.enel.it/enelenergia/" target="_blank">Enel Energia</a> che ti garantisce un prezzo fisso e comprensivo di tutte le voci in bolletta, salvo iva e imposte, per 12 mesi dall&#8217;attivazione della fornitura. Scegli la taglia di consumo più adatta a te e il gioco è fatto! E per soddisfare le esigenze di tutte le famiglie, anche le più numerose, Enel Energia ha creato la nuova taglia ExtraLarge, per consumi fino a 375 kWh.</p>
<p>Small, Medium, Large e Extralarge: misura il tuo consumo e scegli quella che ti calza a pennello! Per ogni taglia scelta, nel caso di consumi superiori alla soglia indicata in offerta, per i soli kWh eccedenti saranno applicati i seguenti prezzi unitari tutto compreso, iva e imposte escluse: Small 0,24 euro/kWh, Medium 0,28 euro/kWh, Large 0,32 euro/kWh, ExtraLarge 0,36 euro/kWh.<br />
I prezzi, IVA e imposte escluse, sono validi per 12 mesi a partire dall’attivazione della fornitura e si riferiscono a contratti di 3kW residente..<br />
Per i non residenti o per chi è titolare di un contratto di fornitura superiore a 3 kW sarà applicato un costo aggiuntivo di 9 euro al mese sul costo del pacchetto base.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Terra Reloaded: Grillo ci prova ancora</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se la scesa in politica di Grillo è stata un insuccesso perché il partito per cui si era candidato lo ha rifiutato, è stata sicuramente una mossa vincente per ridare un po&#8217; di verve alla sua immagine e popolarità. Infatti, da quando Beppe Grillo ha inaugurato il suo blog (2005) e ed è sceso nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se la scesa in politica di Grillo è stata un insuccesso perché il partito per cui si era candidato lo ha rifiutato, è stata sicuramente una mossa vincente per ridare un po&#8217; di verve alla sua immagine e popolarità. Infatti, da quando Beppe Grillo ha inaugurato il suo blog (2005) e ed è sceso nelle piazze politiche, il diagramma del suo reddito è andato costantemente in salita.</p>
<p>Effettivamente, le serate del tour sono a pagamento (e anche care!) e anche i video e libri annessi certo non li regala (potrebbe in nome di una battaglia pro informazione!?). Dunque, ogni decisione sarà pure dettata da una sua personale battaglia per cambiare il sistema, ma ancora di più dal denaro e dalla voglia di riempirsi le tasche.</p>
<p>A luglio scorso, infatti, i commenti al proprio blog stavano pericolosamente diminuendo (il 10 luglio sono stati poco meno di 700, 50 in più il giorno dopo: numeri lontanissimi dalla media di qualche mese fa) e anche i meet-up, i circoli dei grillini avevano un saldo negativo (oltre 500 nel 2008, 434 il 15 luglio 2009).</p>
<p>Come riprendere a fare crescere celebrità e fatturato? La risposta è semplice: il 12 luglio arriva l’autocandidatura a segretario del Pd (il partito ha rifiutato la sua iscrizione) e l’annuncio, sul sito, scatena l’entusiasmo del popolo grillino in letargo, raccogliendo quasi 5.700 commenti.</p>
<p>A notare questa cosa sono in molti e soprattutto i blogger, che si sentono un po&#8217; traditi. Infatti alla &#8220;BlogFest 2009&#8243; di Riva del Garda, meeting dei blogger italiani, lo spazio online di Grillo, considerato da anni uno dei migliori (e premiato solo lo scorso anno come miglior blog), quest’anno ha ricevuto dai votanti su Macchianera.net il poco ambito premio per il “miglior blog andato a puttane“.<br />
Si sa che, nel magico mondo di Grillo, il numero dei fan è direttamente proporzionale agli incassi degli spettacoli e del merchandising. Anche se il suo manager, Davide Marangoni, preferisce non diffondere dati ufficiali, la verità è che i fasti del tour Reset, quello del 2007, l’anno del Vaffa day (8 settembre) e dei 200 mila in piazza Maggiore a Bologna, sembrano irripetibili. Proprio a Bologna a ottobre, Grillo è stato contestato da una folla di &#8220;ex fan&#8221;.</p>
<p>Oggi, un’altra trovata: Grillo presenta il nuovo dvd Terra Reloaded, realizzato in collaborazione con Greenpeace.  Sulla sua sincerità nel voler cambiare il sistema, (come afferma nell’intervista) ho dei dubbi, perché lui nel sistema che tanto critica ci è entrato pure lui con tutte le scarpe.<br />
Ma su una cosa però ha ragione: è necessaria maggiore informazione. I cittadini devono essere informati, e oggi con internet hanno molta più possibilità di farlo. Su tutto il resto credo che sia solo l&#8217;ennesimo prodotto per riempire le tasche del comico, anzi politico, anzi blogger, o meglio regista&#8230; insomma del genovese.</p>
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		<title>La corsa inglese verso l&#8217;atomo</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 10:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un piano da dieci-dodici centrali nucleare per raggiungere l’obiettivo di produrre, entro la fine del 2020 circa il 30 per cento di energia elettrica dal nucleare, contro meno del 20 per cento di oggi. È il piano annunciato dal segretario all’energia inglese Ed Miliband alla Camera dei Comuni per il futuro energetico della Gran Bretagna: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un piano da dieci-dodici centrali nucleare per raggiungere l’obiettivo di produrre, entro la fine del 2020 circa il 30 per cento di energia elettrica dal nucleare, contro meno del 20 per cento di oggi. È il piano annunciato dal segretario all’energia inglese Ed Miliband alla Camera dei Comuni per il futuro energetico della Gran Bretagna: uno dei piani più ambiziosi dell’intera Europa che mira ad accelerare la pianificazione e le autorizzazioni di nuove centrali e di altri grandi progetti infrastrutturali. Miliband, secondo quanto riporta il sito on line del Financial Times ha sottolineato in particolare la necessità di passare a un mix di generazione elettrica che preveda, oltre al nucleare, anche carbone pulito e rinnovabili. Tra le misure che il governo sta studiando, ha ricordato il segretario all’energia, c’è l’eolico onshore e offshore, nuove linee di trasmissione e siti di stoccaggio del gas. Grande attenzione anche sugli impianti “carbon capture and storage”, sul quale stanno lavorando due consorzi: uno guidato da Scottish Power e l’altro da E.ON. Nelle sue dichiarazioni Miliband ha sottolineato che per i nuovi reattori nucleari sono già stati individuati 10 siti perlopiù vicini a impianti già esistenti. Le nuove centrali saranno realizzate entro il 2025 (il primo impianto dovrebbe vedere la luce ntro il 2017) e saranno localizzati in Inghilterra (Essex, Cumbria, Lancashire, Somerset, Gloucestershire e Suffolk) e Galles.</p>
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		<title>Energetic risponde alle tue necessità di informazioni sull’acquisto del gas metano</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 09:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La liberalizzazione del mercato dell’energia consente, per ogni utenza, la possibilità di poter acquistare prodotti energetici da più fornitori sul territorio, superando così una situazione antecedente e sgradevole in cui, di fatto, un regime monopolistico di distribuzione gas, provvedeva al fabbisogno energetico di tutti, senza lasciare spazi aperti o alcuna possibilità decisionale.
Dal 1 Gennaio 2003 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-81" style="margin: 8px;" title="energetic informazioni gas metano" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/faq.jpg" alt="energetic informazioni gas metano" width="400" height="300" />La liberalizzazione del mercato dell’energia consente, per ogni utenza, la possibilità di poter acquistare prodotti energetici da più fornitori sul territorio</strong>, superando così una situazione antecedente e sgradevole in cui, di fatto, un regime monopolistico di distribuzione gas, provvedeva al fabbisogno energetico di tutti, senza lasciare spazi aperti o alcuna possibilità decisionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1 Gennaio 2003 la liberalizzazione sul mercato per la fornitura del gas metano ha necessariamente condotto a una situazione di totale confusione o quasi smarrimento sia per i pubblici che per i privati.<strong> La non informazione o le scarse <a href="http://www.energetic.it/faq-informazioni-gas.html" >informazioni sul gas metano</a>, il più delle volte, non hanno infatti favorito né tantomeno premiato i vantaggi e le opportunità introdotte, invece, dalla legge in oggetto.<br />
</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il non conoscere, con precisione, il cosa cambia, il come cambia, il perché si cambia, implica, per la maggior parte delle utenze, la volontà di non modificare la loro realtà di fornitura e <a href="http://www.energetic.it/faq-energetic.html" >acquisto gas</a>, rimanendo così legati, sempre, a un contratto di servizio, invece, obsoleto, superato, per nulla conveniente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-80"></span><strong>Dovrò fare interventi sugli impianti o sostituire il contatore attuale? Esiste la possibilità che rimanga senza gas o che alla fine paghi più di una fattura? Sono solo alcune delle domande per cui non si è data ancora  argomentazione esplicativa;</strong> <strong>Energetic, tra i nuovi protagonisti sulla scena, ha tentato di dare risposta a quesiti e a domande come queste, rilasciando sul sito una faq di informazione che possa finalmente, restituire chiarezza e trasparenza</strong>, che possa fornire un’ interpretazione unica e definita per un passaggio di consegne e a un cambiamento di enorme portata, forse, fin troppo mascherato o protetto.</p>
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		<title>La competizione di settore e le opportunità di cambiare fornitore di gas</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 08:19:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il processo di liberalizzazione del mercato del gas naturale, entrato in vigore il 1 gennaio 2003, ha avuto, sin dalle sue premesse, un obiettivo unico: l’introduzione di un regime, nuovo, di libero accesso, in un settore di mercato, per troppo tempo, chiuso ai più; un profilo strutturale da sempre caratterizzato e condizionato nella sua configurazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-74" style="margin: 8px;" title="energetic gas fornitore gas metano " src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/energeticgas.jpg" alt="energetic gas fornitore gas metano " width="440" height="189" />Il processo di liberalizzazione del mercato del gas naturale</strong>, entrato in vigore il 1 gennaio 2003, ha avuto, sin dalle sue premesse, un obiettivo unico:<strong> l’introduzione di un regime, nuovo, di libero accesso, in un settore di mercato, per troppo tempo, chiuso ai più</strong>; un profilo strutturale da sempre caratterizzato e condizionato nella sua configurazione da presenze ingombranti di monopoli nazionali e società per azioni, per lo più a partecipazione statale, titolari esclusivi di contratti di fornitura di lungo periodo, nonché proprietari indiscussi di tutte le infrastrutture necessarie a soddisfare le diverse richieste di fornitura. <strong> Il mercato del gas metano è sempre stato caratterizzato dall’impossibilità per gli utenti di poter <a href="http://www.energetic.it/" >cambiare fornitore di gas</a></strong><a href="http://www.energetic.it/" > </a>e rifiutare, così, costi, modalità, tempistica di un servizio di fornitura imposto dall’esterno, di poter negoziare direttamente e per se stessi le condizioni di tale servizio, e conseguentemente dell’impossibilità reale per nuovi competitor di entrare nel settore del gas naturale e di presentarsi come alternativa valida, come possibilità nuova, aperta, di scelta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’avvio di una competizione di settore ha favorito, invece, lo sviluppo di nuove forme di negoziazione di gas, e l’ingresso di nuovi protagonisti</strong> ha ampliato, di fatto, le opportunità di fornitura e introdotto la circostanza concreta, per tutti, di poter individuare da soli il fornitore di gas più adeguato a personali esigenze e bisogni di consumo, prezzo, servizio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span id="more-73"></span>Energetic, tra i nuovi operatori del settore, acquista, importa e vende gas naturale ed energia alle industrie e alle abitazioni dei privati cittadini, controllando, pianificando e gestendo l’intero ciclo operativo di fornitura dall’import iniziale del servizio all’ <a href="http://www.energetic.it/fornitura-gas-domestico/allacciamento-gas.html" >allaccio gas </a>al cliente finale</strong>. Energetic rappresenta oggi una realtà imprenditoriale in grado di rispondere adeguatamente a desideri e richieste del cliente, offrendo affidabilità, semplicità e trasparenza di servizio, assistenza e supporto costante, fornitura e distribuzione di gas ed energia alle migliori condizioni di vendita.</p>
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		<title>Hera Group, a new business model for other multi-utility companies</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 11:02:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>monti78</dc:creator>
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		<category><![CDATA[environmental services]]></category>
		<category><![CDATA[hera group]]></category>
		<category><![CDATA[hera multiutility]]></category>
		<category><![CDATA[italian public utility services]]></category>
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		<description><![CDATA[Hera Group is Italian leader in the energy, water and environmental services. The Group has a business model that is unique in the sector, an original corporate model capable of innovation and of forging strong links with the areas in which it operates. The innovative formula adopted by Hera makes the Group an aggregating body, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Hera Group is Italian leader in the energy, water and environmental services</strong>. <strong>The Group has a business model that is unique in the sector</strong>, an original corporate model capable of innovation and of forging strong links with the areas in which it operates. The innovative formula adopted by Hera makes the Group an aggregating body, but also a system that is open to the entry of new partners: a formula so successful that it has become a model for other multiutility companies.</p>
<p style="text-align: justify"><strong>Hera Group</strong> operates in <a href="http://eng.gruppohera.it/group/" target="_blank">Italian public utility services </a>with a sustainable management policy; <strong>the main activities of the group are the management of environmental services (waste collection and disposal), water services (treatment, purification) and energy services (distribution and sale of methane gas and electricity).</strong> The results achieved by the Hera Group since its establishment show a significant and continuous growth as confirmation of the company’s solidity and of its business strategies. An attentive policy to the needs of the customers and the shareholders makes the Hera group the first <a href="http://eng.gruppohera.it/group/group_companies/" target="_blank">multiutility in Italy</a>: Hera uses a process of assessing customer satisfaction levels and listening to their requirements, monitoring the results of interviews and surveys to define improvement objectives. Hera places the customers in the centre of its policy making use of more than 80 contact points throughout the country, of two toll-free numbers (one for families and one for companies) and of more than 30 different offers to meet their needs and to satisfy their expectations.</p>
<p style="text-align: justify">One characteristic that sets <strong>Hera</strong> apart on the <strong>Italian utility scene</strong> is its widespread shareholding structure with no controlling shareholder. <strong>Ever since it was established, Hera has followed a dividend distribution policy that rewards its shareholders</strong>: the Hera’s shareholder base comprises over 180 public institutions, several foreign investors and almost 25,000 private shareholders who are confident that the economic value of the company will continue to increase over the years.</p>
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		<title>Il sole dell’Africa per produrre l’energia di casa</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jul 2009 09:39:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ questa l’idea avveniristica presentata oggi a Monaco di Baviera e che prevede la costruzione di un enorme impianto solare da realizzare tra le splendide distese del deserto del Sahara.
Un investimento di circa 400 miliardi di euro per un progetto, Desertec, che se realizzato, si attesterà, sicuramente, tra le opere più grandiose mai costruite dall’uomo: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-57" style="margin: 8px;" title="desertec impanto solare sahara" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/sahara.jpg" alt="desertec impanto solare sahara" width="380" height="256" />E’ questa l’idea avveniristica presentata oggi a<strong> Monaco di Baviera</strong> e che prevede la costruzione di <strong>un enorme impianto solare da realizzare tra le splendide distese del deserto del Sahara.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un investimento di circa 400 miliardi di euro</strong> per un progetto, <strong>Desertec</strong>, che se realizzato, si attesterà, sicuramente, tra le opere più grandiose mai costruite dall’uomo: <strong>un sistema di centrali a concentrazione termica per assicurare all’Europa ben il 15% del proprio fabbisogno energetico</strong> entro il 2050. Aziende di successo al lancio dell’iniziativa, e tra tutte <strong>Siemens, Deutsche Bank</strong>, ma anche l’italiana <strong>Archimede Solar Energy</strong>, insieme a tanti altri nomi del settore, società unite nell’ intento di firmare un memorandum che porterà o meno ad avviare l’ambizioso progetto di Desertec.</p>
<p style="text-align: justify;">Un unico presupposto iniziale: esiste un enorme risorsa energetica nelle regioni desertiche mai pienamente sfruttata e c’è una volontà reale di rendere finalmente fruibile tale potenziale. <strong>In sole 6 ore le regioni del Sahara ricevono, di fatto, più energia dal sole, di quanto l’umanità intera riesca a consumarne in un anno</strong> e l’energia catturata dagli specchi solari installati su un area di 300 chilometri quadrati riuscirebbe a coprire il nostro intero fabbisogno energetico. Questo stesso impianto, calcolato a regime, <strong>produrrebbe una potenza energetica di circa 100GW</strong>, e verrebbe poi a collegarsi, secondo il progetto, a una rete di 3mila chilometri utile a trasferire e trasportare quella stessa energia fin nelle nostre case.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-56"></span>Un’opera ambiziosa si, ma non diremo irrealizzabile; da un punto di vista strutturale, le tecnologie, le procedure, gli impianti sono già noti e la trasmissione di enormi quantitativi di energia a lunga distanza è realtà già attuata in altri Paesi come la Cina o l’India. In realtà se esistono delle remore al progetto queste riguarderebbero, più che altro, i <strong>problemi geopolitici con cui Desertec stesso andrebbe  poi a confrontarsi</strong>: preoccupazioni riguardanti <strong>l’instabilità del territorio o dei governi autoctoni, la precarietà dei rapporti della zona africana con la zona europea</strong>, la volontà o meno di contribuire a un sostegno energetico, di cui, di fatto, saremmo noi a goderne.</p>
<p style="text-align: justify;">Una serie di problematiche da non trascurare per un investimento così importante; l&#8217;iniziativa di Desertec esiste, ed è in cantiere, ma l’Europa non può permettersi di investire tempo e denaro in un progetto che non promette le necessarie garanzie di ordine e stabilità</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La liberalizzazione del mercato del gas metano e le nuove opportunità di fornitura</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 10:24:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa è cambiato, di fatto, con la liberalizzazione del mercato del gas metano?  Tutti sapranno che dal 1° Gennaio 2003 è divenuto formalmente possibile per ogni tipo di utente, sia pubblico che privato, poter scegliere liberamente il proprio fornitore di gas.
La libertà di scelta per la miglior fornitura di gas metano è ovviamente legata al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-50" style="margin: 8px;" title="energetic spa fonitura gas metano " src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Energetic-300x226.jpg" alt="energetic spa fonitura gas metano " width="346" height="189" />Cosa è cambiato, di fatto, con <strong>la liberalizzazione del mercato del gas metano</strong>?  Tutti sapranno che dal 1° Gennaio 2003 è divenuto formalmente possibile per ogni tipo di utente, sia pubblico che privato, poter <strong>scegliere liberamente il proprio fornitore di gas</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La libertà di scelta per la <strong>miglior fornitura di gas metano</strong> è ovviamente legata al fatto che attualmente più enti vengono autorizzati alla vendita del servizio, in barba, quindi, ai monopoli assolutisti degli anni passati, più società operano e in più zone di riferimento, garantendo, quindi, una possibilità e un’offerta concorrenziale, di fatto, fino al 2003, mai effettivamente prevista.</p>
<p style="text-align: justify;">Tante società di vendita, quindi, alcune legate ai gruppi storici del settore, altre totalmente nuove ed indipendenti, permettono oggi la diffusione di nuove offerte di contratto e condizioni di gestione del tutto originali,  proposte che i singoli clienti sono liberi di visionare, valutare,  giudicare, seguendo le esigenze e le necessità dei singoli casi. Per il consumatore diventa fondamentale, a questo punto, saper scegliere, tra tutte, l’offerta, quindi, più conveniente, per risparmio, efficienza, prestazione, ma soprattutto assume ulteriore importanza il saper verificare il valore reale di affidabilità del venditore del servizio con cui si va, poi, ad accordarsi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Energetic SpA</strong>, società emergente nel settore della <a href="http://www.energetic.it/" >fornitura di gas metano </a>per imprese e privati, può vantare, in questo senso, i migliori requisiti per competitività e concretezza, le migliori offerte di servizio in termini di solidità ed efficacia.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-49"></span>La <strong>Energetic</strong> <strong>fornisce energia alle aziende e alle abitazioni</strong>, propone le migliori condizioni di mercato, copre, con sistemi innovati e all’avanguardia,<strong> l’intero ciclo di fornitura di gas</strong>, dall’import iniziale all’ <strong>allaccio del gas metano</strong> al cliente finale. <strong>Energetic</strong> vuole adattarsi così alle esigenze di ogni consumatore, nel rispetto totale, sempre, di una imprescindibile necessità di semplicità e immediatezza che, nel flusso caotico e odierno delle proposte ai clienti, oggi ogni utente ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Una<a href="http://www.energetic.it/fornitura-gas-domestico/richiesta-fornitura-gas.html" > bolletta gas metano </a>finalmente comprensibile, una relazione con i venditori più diretta, cordiale, un’assistenza costante e personalizzata, è questa la giusta ricetta che determina per la <strong>Energetic SpA un profilo di sicura leader nel panorama concorrenziale della fornitura di gas metano per l’intero territorio nazionale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Il Festival dell’Energia fa tappa a Lecce</title>
		<link>http://www.postalo.it/energia/2009681-il-festival-dell%e2%80%99energia-fa-tappa-a-lecce.html</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 2009 10:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicati stampa energia]]></category>
		<category><![CDATA[news energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà la città di Lecce, dal 14 al 17 maggio, ad ospitare la seconda edizione del “Festival dell’Energia”.
Un festival aperto al pubblico e totalmente gratuito, che riunirà momenti di dibattito e di scambio reciproco, nell’ intento unico di spiegare quale sarà l’energia di domani.
Il tema scelto per il 2009 è: “Decidere oggi l’energia di domani”, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-43" style="margin: 8px;" title="festival dell'energia lecce" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/festival-dellenergia.jpg" alt="estival dell'energia lecce" width="200" height="237" />Sarà la città di <strong>Lecce, dal 14 al 17 maggio</strong>, ad ospitare la seconda edizione del “<strong>Festival dell’Energia</strong>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Un festival aperto al pubblico e totalmente gratuito, che riunirà momenti di dibattito e di scambio reciproco, nell’ intento unico di spiegare quale sarà l’energia di domani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema scelto per il 2009 è: “<strong>Decidere oggi</strong> <strong>l’energia di domani</strong>”, argomento che si svilupperà lungo due direttive principali. “<strong>Quale energia tra vent’anni?</strong>”, è il primo tema su cui rifletteranno esperti e divulgatori. La seconda linea guida, invece, si svilupperà intorno al tema “<strong>Crisi globale e governance energetica</strong>” in un confronto che pone come obiettivo l’urgenza di trasformare la crisi attuale in occasione di scambio e crescita. </p>
<p style="text-align: justify;">Molti gli argomenti che verranno trattati durante i quattro giorni del Festival: si discuterà principalmente di <strong>nucleare, di idrogeno, di auto elettriche, di case ecologiche</strong>, ma soprattutto di <strong>priorità energetiche per il Paese</strong>, di definizione di un piano condiviso d’attuazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Festival cercherà di creare un punto di contatto tra mondi che raramente comunicano tra loro, che difficilmente  si aprono  al dialogo con il pubblico. Attesi circa 130 professionisti del settore, tra scienziati e ricercatori, ma anche economisti, giornalisti, filosofi, sociologi, scrittori, manager e politici, protagonisti di un programma ricco di dibattiti, incontri, convegni, tavole rotonde, spettacoli, documentari, mostre e giochi scientifici.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-15"></span>Rispetto alla passata edizione, il Festival si arricchirà di un’ulteriore giornata  per permettere maggiore spazio alle scuole e per moltiplicare le attività rivolte ai più giovani. In appositi locali attrezzati e realizzati ad hoc, infatti, i ragazzi potranno <strong>“conoscere” l’energia</strong>, imparare come si produce e come la si può utilizzare per <strong>salvaguardare il Pianeta</strong>. Alla base di tutto, la sfida per i prossimi anni, la ricerca di un punto d’equilibrio tra esigenze e  filosofie di sviluppo,  per riuscire a garantire al nostro pianeta sopravvivenza, ma anche per assicurare ai cittadini promesse di benessere e serenità.</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>1987 – 2009. Dopo solo vent’anni l’Italia riapre al nucleare</title>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 09:52:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’8 e il 9 novembre 1987, solo un anno dopo i tragici eventi di Chernobyl, gli italiani venivano chiamati alle urne per pronunciare le proprie preferenze in materia di energia nucleare.
Per chi quel giorno non c’era, per chi non godeva, ancora, del prestigioso privilegio del voto, per chi proprio non ricorda più nulla di quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-35" style="margin: 8px;" title="energia nucleare direttive" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/energia-nucleare1.jpg" alt="energia nucleare direttive" width="300" height="225" />L’8 e il 9 novembre 1987, solo un anno dopo i tragici eventi di Chernobyl, gli italiani venivano chiamati alle urne per pronunciare le proprie preferenze in materia di <strong>energia nucleare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Per chi quel giorno non c’era, per chi non godeva, ancora, del prestigioso privilegio del voto, per chi proprio non ricorda più nulla di quelle intense giornate di votazioni e scrutini, ricordiamo che il referendum del 1987 coinvolgeva un’intera nazione in merito all’abolizione sostanziale di tre leggi dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Norme e regolamenti concernenti in particolare: la determinazione dei luoghi di insediamento delle <strong>centrali nucleari</strong> ad opera di un apposito comitato interministeriale (CIPE); la possibilità o meno di prevedere contribuzioni statali per comuni e regioni sedi degli impianti nucleari; la partecipazione o meno degli enti statali a <strong>progetti nucleari</strong> avviati all’estero. Le stime di allora parlano di un 65% dei votanti (circa 30 milioni di persone), che si recarono negli uffici elettorali dell’intero territorio nazionale, per sancire di fatto l’estraneità del Paese Italia all’energia nucleare, per decretare in massa, con una percentuale del 70/80% di risposte affermative, l’abbandono del ricorso al nucleare come possibile fonte di approvvigionamento energetico.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli anni che seguirono al referendum valorizzarono, poi, la scelta fatta dagli italiani alle urne, decretando la chiusura definitiva degli stabilimenti ancora in esercizio. A vent’anni di distanza da quel risultato, da quella conquista, il Senato ha approvato un decreto che delega, invece, al Governo la nuova gestione della <strong>problematica nucleare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"> La norma, riapre, di fatto, la strada alla <strong>speculazione nucleare</strong>, sancendo l’applicabilità di nuovi regolamenti e disposizioni. In particolare, le nuove direttive riguardano: la costruzione degli stabilimenti, degli impianti di stoccaggio e dei depositi delle scorie, la sicurezza in materia di vigilanza e di qualità delle sedi e la previsione, infine, di benefici finanziari riconosciuti legalmente a residenti ed enti locali delle zone prescelte.<span id="more-12"></span>Programmato, inoltre, un gettito finanziario annuale pari a 100 milioni di euro, da investire in materia di edificazione, di ricerca e di studio sul nucleare, e reintrodotti, infine, compiti e funzioni facenti capo, come già in passato, al <strong>comitato interministeriale CIPE</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La decisione attuale del Senato ribalta, in definitiva, le conclusioni e i risultati attestati nei due giorni del referendum del 1987, reintegrando, di fatto, nel sistema legislativo nazionale norme già manifestamente rifiutate e negate dagli italiani, alterando e contraddicendo, quindi, volontà, scelte e decisioni di un popolo. Oggi, a vent’anni di distanza da quella data, il Paese, attonito, è pronto ad abbassare il capo e a ringraziare tutti.</p>
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		<title>L’UE ha deciso: dal 2019 edifici a Zero Energia</title>
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		<pubDate>Sat, 30 May 2009 09:33:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Consumo, fabbisogno, efficienza energetica sono questi i temi attualmente più dibattuti in sede europea: tavoli di lavoro, riunioni e commissioni parlamentari si susseguono a ritmi costanti per ricercare una soluzione che sia realmente ottimale all’annosa questione energetica.
Non ultima, quindi, la direttiva comunitaria votata in questi giorni dalla Commissione Industria, Ricerca, Energia (ITRE) del Parlamento Europeo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-32" style="margin: 8px;" title="pannelli solari efficienza energetica" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/pannelli-solari.jpg" alt="pannelli solari efficienza energetica" width="300" height="224" />Consumo, fabbisogno, <strong>efficienza energetica</strong> sono questi i temi attualmente più dibattuti in sede europea: tavoli di lavoro, riunioni e commissioni parlamentari si susseguono a ritmi costanti per ricercare una soluzione che sia realmente ottimale all’annosa <strong>questione energetica</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ultima, quindi, la <strong>direttiva comunitaria</strong> votata in questi giorni dalla Commissione Industria, Ricerca, Energia (ITRE) del Parlamento Europeo che sancisce, di fatto, l’obbligo, dal 1 Gennaio 2019, per tutti i Paesi aderenti all’UE, di costruzione di edifici a <strong>“Zero Energia”</strong>. Edifici pubblici, palazzine, abitazioni, sono centri energetici di indubbio consumo: aria condizionata, riscaldamenti, elettrodomestici, attestano un consumo annuale del 40% del totale dell’energia europea.</p>
<p style="text-align: justify;">La proposta riflette, quindi, di questa particolare situazione, proponendo, una futura realizzazione di edifici totalmente autonomi da un punto di vista energetico, strutture che possano produrre da e per se stesse, tramite utilizzi combinati di <strong>pannelli solari termici o fotovoltaici</strong>, l’energia di cui necessitano. Gli edifici pubblici, nuovi o vecchi che siano, dovranno applicare, seguendo la direttiva di legge, i requisiti “Zero Energia” entro e non oltre il 2015, tre anni prima, quindi, di qualsiasi altra struttura abitativa.<span id="more-8"></span>Rientrano nel paniere delle edificazioni a <strong>minimo energetico</strong> anche le case vacanze; rimangono escluse, invece, le piccole abitazioni (superfici inferiori ai 50 mq), gli edifici religiosi e agricoli, i fabbricati temporanei (costruzioni realizzate per un massimo di 18 mesi di utilizzo) e gli edifici storici, che per ovvi motivi, non possono essere soggetti ad alterazioni e quindi ad opere di ristrutturazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Entro il 2010 la Commissione parlamentare presenterà, inoltre, proposte di legge più concrete in materia di incentivi e di agevolazioni fiscali, e istituirà un <strong>Fondo comunitario per l’Efficienza Energetica</strong>, allo scopo di supportare, tramite concessioni ed elargizioni di finanziamenti, l’adeguamento alla norma da parte degli Stati Membri.</p>
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		<title>Il futuro dell’energia è racchiuso negli oceani</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 09:22:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[comunicati stampa energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ne sono sempre più convinti scienziati e ricercatori di tutto il mondo che auspicano un futuro di energia sostenibile proveniente per la maggior parte dagli abissi oceanici. Non pillole di fantascienza, né umano delirio; in Europa e negli Stati Uniti esistono già più di cinquanta progetti finanziati al solo scopo di poter ricavare dai fondali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-30" style="margin: 8px;" title="energia alternative oceani" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/energia-oceani.jpg" alt="energia alternative oceani" width="310" height="225" />Ne sono sempre più convinti scienziati e ricercatori di tutto il mondo che auspicano un futuro di <strong>energia sostenibile </strong>proveniente per la maggior parte dagli abissi oceanici. Non pillole di fantascienza, né umano delirio; in Europa e negli Stati Uniti esistono già più di cinquanta progetti finanziati al solo scopo di poter ricavare dai fondali marini l&#8217;<strong>energia</strong> necessaria a sostenere il riscaldamento primario per case o famiglie.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia è stata palcoscenico di più e più esperimenti in questo campo, e ad oggi, è l&#8217;utilizzo di turbine sottomarine o di &#8220;mulini a vento degli oceani&#8221;, a promettere una possibilità di trasformare la potenza dei mari in kilowatt di consumo energetico. Come noto  il 75% del pianeta è coperto da acque, mari, oceani; l&#8217;acqua è per sua stessa natura mutevole e presenta nella sua ampiezza e distribuzione tratti differenti di composizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tali differenze vantano tutte un particolare <strong>potenziale energetico</strong>: consideriamo le correnti e i movimenti delle acque, generatrici di energia cinetica, o le differenze di temperatura riscontrabili tra acque in superficie e acque dei fondali, indice inequivocabile di energia termica. Francia, Inghilterra, ma anche Paesi come Portogallo e Scozia si muovono, da anni, su queste linee di ricerca studiando al meglio sistemi di boe, dighe galleggianti e rotori meccanizzati per sfruttare l&#8217;energia prodotta dalle correnti di fiumi e mari.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;oceano nasconderebbe, quindi, i segreti di un <strong>futuro energetico</strong> plausibile, ma come ogni futuro che promette cambiamento e innovazione, non si può trascendere da costi e sacrifici necessari. Ed è proprio di &#8220;sacrifici&#8221; che forse toccherebbe parlare: in realtà gli impianti d&#8217;energia termo-oceanica sono ancora in fase di studio, e i costi di realizzazione sono al momento difficilmente sostenibili. <span id="more-3"></span>Oltre all&#8217;<strong>impatto economico</strong>, non bisognerebbe poi tralasciare l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;operazione: modificare le correnti e i moti delle acque produrrebbe cambiamenti e alterazioni profonde al sistema ambiente, alterazioni che preoccupano gli ambientalisti circa la sostenibilità o meno delle tecnologie utilizzate.</p>
<p style="text-align: justify;">Al momento la UE che finanzia, in parte, studi di settore, ha previsto entro il 2020 la possibilità di ricavare almeno il 20% di <strong>energia</strong>, da fonti che siano interamente rinnovabili: ad oggi si sfruttano con ottimi risultati la potenza del vento e il calore del sole, per un domani speriamo, anche, nel contributo indispensabile di mari e oceani.</p>
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		<title>Eni effettua una nuova scoperta di idrocarburi nell&#8217;offshore indonesiano</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Apr 2009 10:38:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Donato Milanese (Milano)&#8211; 6 aprile 2009 &#8211; Eni ha effettuato una nuova scoperta di idrocarburi nell&#8217;offshore indonesiano perforando con successo, in qualit&#224; di operatore, un pozzo esplorativo nella struttura di Jangkrik, localizzata nel blocco di Muara Bakau, bacino di Kutei, nell&#8217;offshore orientale&#160; di Kalimantan (Isola del Borneo). La scoperta di Jangkrik, perforato a una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div style="display: block;" class="TabbedPanelsContent TabbedPanelsContentVisible">
<p><em>San Donato Milanese (Milano)</em>&ndash; 6 aprile 2009 &ndash; Eni ha effettuato una  nuova scoperta di idrocarburi nell&#8217;offshore indonesiano perforando con successo,  in qualit&agrave; di operatore, un pozzo esplorativo nella struttura di Jangkrik,  localizzata nel blocco di Muara Bakau, bacino di Kutei, nell&#8217;offshore orientale&nbsp;  di Kalimantan (Isola del Borneo).</p>
<p>La scoperta di Jangkrik, perforato a una profondit&agrave; d&#8217;acqua di 400 metri,  rappresenta per Eni un successo importante, che premia l&#8217;impegno della societ&agrave;  nelle attivit&agrave; di esplorazione del Bacino di Kutei e conferma l&#8217;elevata  potenzialit&agrave; del portafoglio della societ&agrave; nell&#8217;area. Eni intende procedere con  le attivit&agrave; di valutazione della scoperta Jangkrik e con la verifica delle  potenzialit&agrave; tecniche e commerciali di un approccio di sviluppo rapido del nuovo  giacimento.&nbsp;</p>
<p>Nel Bacino di Kutei, Eni partecipa anche allo sviluppo di ingenti riserve di  gas localizzate nei blocchi di Rapak e Ganal. Nel vicino bacino di Tarakan,  inoltre, la societ&agrave; ha effettuato negli scorsi anni altre due importanti  scoperte di idrocarburi, Aster e Tulip, entrambe attualmente in fase avanzata di  valutazione.</p>
<p>Eni in Indonesia partecipa in 11 permessi, di cui 6 come operatore. Le  attivit&agrave; offshore sono localizzate nelle acque profonde dei bacini di Tarakan e  Kutei e a nord dell&#8217;isola di Sumatra. Altre attivit&agrave; si concentrano nel delta  del fiume Mahakam, a est di Kalimantan. La produzione di Eni in Indonesia &egrave; di  circa 20.000 barili di olio equivalente al giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Contatti societari:</strong></p>
<p><strong>Ufficio Stampa<em>:</em> Tel. 02.52031875 &ndash; 06.5982398</strong>  <br />
<strong>Numero verde per gli azionisti</strong> <strong>: 800940924</strong>  <strong><br />
Centralino</strong> <strong>: +39-0659821</strong>  <strong><br />
</strong><br />
<strong><a href="mailto:ufficio.stampa@eni.it">ufficio.stampa@eni.it</a>  </strong><br />
<strong><a href="mailto:segreteriasocietaria.azionisti@eni.it">segreteriasocietaria.azionisti@eni.it</a>  </strong><br />
<strong><a href="mailto:investor.relations@eni.it">investor.relations@eni.it</a>&nbsp;</strong>  <strong><br />
</strong><br />
<strong>Sito internet</strong> <strong>: <a href="http://www.eni.it/">www.eni.it</a> </strong></p>
</div>
<p><span id="more-532"></span></p>
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		<title>Eni: nuova scoperta nelle acque profonde del Golfo del Messico</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 14:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[San Donato Milanese (MI), 3 febbraio 2009 &#8211; Eni ha effettuato una nuova scoperta di idrocarburi nelle acque profonde statunitensi del Golfo del Messico. La scoperta e avvenuta attraverso il pozzo esplorativo Heidelberg-1, situato nel blocco Green Canyon 859, 210 chilometri al largo delle coste della Louisiana. Hiedelberg-1, perforato a una profondita d&#8217;acqua di 1.628 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>San Donato Milanese (MI), 3 febbraio 2009</em> &#8211; <a target="_blank" href="http://www.eni.it/it_IT/home.html">Eni </a>ha effettuato una nuova scoperta di idrocarburi nelle acque profonde statunitensi del <a target="_blank" href="http://www.eni.it/it_IT/media/comunicati-stampa/2009/02/03-02-2009-scoperta-golfo-messico.shtml?menu2=archivio-media&amp;menu3=comunicati-stampa">Golfo del Messico</a>. La scoperta e avvenuta attraverso il pozzo esplorativo Heidelberg-1, situato nel blocco Green Canyon 859, 210 chilometri al largo delle coste della Louisiana.</p>
<p>Hiedelberg-1, perforato a una profondita d&#8217;acqua di 1.628 metri e a una profondita complessiva di&nbsp; 9.163 metri, ha condotto alla scoperta di idrocarburi diffusi in uno strato sabbioso di oltre 60 metri di profondita. La raccolta dei dati relativi alla nuova scoperta e le valutazioni sulla sua effettiva dimensione sono attualmente in corso.</p>
<p>Eni detiene in Heidelberg la partecipazione del 12,5%. Gli altri partner sono Anadarko Petroleum Corporation (Operatore con il 44,25%), Mariner Energy Inc. (12,5%), StatoilHydro (12%), Cobalt International Energy, L.P. (9,375%), e ExxonMobil&nbsp; (9,375%).</p>
<p>La scoperta di Heidelberg e in linea con quelle recentemente effettuate di Tahiti, Caesar e Tonga ed e situata 25 chilometri a sud dell&#8217;area esplorativa Tahiti West GC 639, in cui Eni riprendera le attivita esplorative durante il primo trimestre del 2009 con obiettivi analoghi a quelli di Heidelberg.</p>
<p>Negli Stati Uniti d&#8217;America, Eni e presente nel Golfo del Messico con licenze di esplorazione e produzione in 403 blocchi ed e tra i principali produttori di idrocarburi con una capacita netta che supera i 100.000 barili di olio equivalente (il 60% dei quali e operato). Eni e inoltre presente in Alaska, dove possiede 173 licenze tra l&#8217;offshore e il North Slope e dove sta progredendo nello sviluppo del progetto di Nikaitchuq, di cui e operatore.</p>
<p><span id="more-518"></span></p>
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		<title>Eni effettua una nuova scoperta di idrocarburi nel settore centrale del Mare del Nord</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 10:34:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>

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		<description><![CDATA[San Donato Milanese (Milano), 29 gennaio 2009 &#8211; Eni ha scoperto un importante giacimento a gas e condensati nel settore centrale del Mare del Nord britannico. Il pozzo esplorativo Culzean &#232; stato completato con successo, confermando la presenza di un accumulo di idrocarburi. La nuova scoperta &#232; situata nel blocco 22/25a (licenza P111), situato a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>San Donato Milanese (Milano), 29 gennaio 2009</em> &ndash; <a target="_blank" href="http://www.eni.it/it_IT/home.html">Eni</a> ha scoperto un importante giacimento a gas e condensati nel settore centrale del <a target="_blank" href="http://www.eni.it/it_IT/media/comunicati-stampa/2009/01/eni-effettua-nuova-scoperta-idrocarburi-Mare-Nord.shtml?menu2=archivio-media&amp;menu3=comunicati-stampa">Mare del Nord</a> britannico. Il pozzo esplorativo Culzean &egrave; stato completato con successo, confermando la presenza di un accumulo di idrocarburi.</p>
<p>La nuova scoperta &egrave; situata nel blocco 22/25a (licenza P111), situato a una profondit&agrave; d&#8217;acqua di 92 metri e a circa 30 chilometri a Nord del campo in produzione operato da Total di Elgin-Franklin, in cui Eni UK Limited detiene una partecipazione del 21.87%.</p>
<p>La joint venture formata da Eni UK (16.95%), Maersk Oil Ltd (65.99%, operatore) e Nippon Oil (17.06%) sta attualmente analizzando i risultati del pozzo con l&#8217;obiettivo di definirne il potenziale e le possibili opzioni di sviluppo.</p>
<p>La scoperta di Culzean rappresenta un ulteriore passo nel consolidamento della presenza di Eni in questo settore del Mare del Nord, e in particolare nei temi esplorativi caratterizzati da condizioni di alta pressione e temperatura in cui sono necessarie un&#8217;elevata competenza tecnologica e la massima efficienza operativa.</p>
<p>Eni &egrave; presente nel Regno Unito dal 1964; nel 2008 la produzione in quota Eni &egrave; stata di 107.800 barili di petrolio equivalente al giorno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-517"></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Eni avvia due nuovi progetti nel Golfo del Messico statunitense</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 11:38:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[San Donato Milanese (Milano), 26 gennaio 2009 &#8211; Eni ha avviato due nuovi progetti di sviluppo nella parte statunitense del Golfo del Messico (Greater Longhorn Area). I due progetti riguardano la Fase II del giacimento Longhorn e lo sviluppo del giacimento Appaloosa, situati offshore nell&#8217;area centrale del Mississippi Canyon (MC), a circa 100 km delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>San Donato Milanese (Milano), 26 gennaio 2009 &ndash;</em> <a href="http://www.eni.it/it_IT/home.html">Eni</a> ha avviato due nuovi progetti di sviluppo nella parte statunitense del <a href="http://www.eni.it/it_IT/media/comunicati-stampa/2009/01/2009-01-26-Eni-avvia-nuovi-progetti-Golfo-Messico-statunitense.shtml?menu2=archivio-media&amp;menu3=comunicati-stampa">Golfo del Messico</a> (Greater Longhorn Area). I due progetti riguardano la Fase II del giacimento Longhorn e lo sviluppo del giacimento Appaloosa, situati offshore nell&#8217;area centrale del Mississippi Canyon (MC), a circa 100 km delle coste della Louisiana. L&#8217;area del Mississippi Canyon comprende anche la piattaforma Corral operata da Eni, precedentemente conosciuta come piattaforma Crystal, e il giacimento stesso di Longhorn, attualmente in fase di sviluppo.</p>
<p>Lo sviluppo della Fase II del giacimento Longhorn, avviato lo scorso dicembre con un investimento pari a circa 113 milioni di dollari, si avvale di un pozzo sottomarino aggiuntivo collegato alla piattaforma Corral. Il picco di produzione &egrave; stimato tra gli 850 mila e 1,415 milioni circa di metri cubi di gas al giorno. Il progetto di sviluppo a gas di Longhorn, operato da Eni con una quota del 75% (Nexen &egrave; l&#8217;altro partner con il 25%) &egrave; situato nei blocchi MC 502 e 546 a una profondit&agrave; d&#8217;acqua di oltre 700 metri. L&#8217;avvio della produzione di Longhorn &egrave; previsto nel luglio 2009.</p>
<p>Il giacimento adiacente di Appaloosa (100% Eni) consiste dei blocchi MC 459, 460 e di una porzione dei blocchi MC 503 e 504, ed &egrave; situato a una profondit&agrave; d&#8217;acqua di oltre 850 metri. L&#8217;investimento previsto per lo sviluppo di Appaloosa, avviato anch&#8217;esso nel dicembre 2008, &egrave; di oltre 228 milioni di dollari. La capacit&agrave; di trattamento del petrolio della piattaforma Corral sar&agrave; inoltre ampliata per accogliere il <em>first oil</em> di Appaloosa, atteso per il gennaio 2010 con un picco di produzione di 7.500 barili di petrolio al giorno.</p>
<p>Questi due nuovi progetti offriranno a Eni un&#8217;ulteriore opportunit&agrave; per aumentare la propria produzione e rafforzarne la presenza nell&#8217;area del Mississippi Canyon. La piattaforma Corral, operata da Eni, diverr&agrave; a sua volta un importante <em>hub</em> di trattamento di petrolio e gas ai confini dello Shelf del Golfo del Messico, con la creazione di ulteriori sinergie per la Greater Longhorn Area grazie a una campagna di sviluppo prevista per la seconda met&agrave; del 2009. Il potenziale della Greater Longhorn Area, in termini di riserve e risorse esplorative, &egrave; stimato in circa 100 milioni di barili di olio equivalente.</p>
<p>Negli Stati Uniti d&#8217;America, Eni &egrave; presente nel Golfo del Messico con licenze di esplorazione e produzione in 403 blocchi ed &egrave; tra i principali produttori di idrocarburi con una capacit&agrave; netta che supera i 100.000 barili di olio equivalente (il 60% dei quali &egrave; operato). Eni &egrave; inoltre presente in Alaska, dove possiede 173 licenze nel North Slope ed &egrave; operatore del campo di Nikaitchuq, in fase avanzata di sviluppo.</p>
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