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	<title>postalo &#187; Ambiente</title>
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		<title>Eticamente.net, il blog sul mondo dell&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 20:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FerdinandoSonnessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel percorso di comunicati stampa e di articolismo che si è fatto su questo sito, ho personalmente spesse volte parlato e consigliato diversi blog.Oggi voglio consigliarvi giustappunto un nuovo blog: si tratta di Eticamente.netDi quale tematica e argo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Nel percorso di comunicati stampa e di articolismo che si è fatto su questo sito, ho personalmente spesse volte parlato e consigliato diversi blog.<br />Oggi voglio consigliarvi giustappunto un nuovo blog: si tratta di Eticamente.net<br />Di quale tematica e argomento tratta vi starete sicuramente chiedendo?<br />Allora il blog fa ogni giorno alcuni approfondimenti su tutto ciò che ha a che fare con &nbsp;il mondo dell'ambiente: le tematiche sono molto disparate e variegate quindi.<br />Infatti i temi affrontati da Eticamente.net, blog molto aggiornato e interessante sono i seguenti, vediamone insieme alcuni: <b><a href="http://www.eticamente.net/">ambiente</a></b>, animalismo, energie e fonti rinnovabili, eventi sull'ambiente e sull'agricoltura, leggi sul lavoro etico ed ambientale, fiere, <b><a href="http://www.eticamente.net/mondo-biologico">mondo biologico</a></b>, mondo equosolidale e molto altro ancora.<br />Ottimo blog consigliato.<div class="blogger-post-footer"><a href="http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/">Comunicati stampa aziendali</a> - Pubblica i tuoi articoli gratis!<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/37567438-2376095197296605985?l=cs-comunicatistampa.blogspot.com' alt='' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Eticamente, per chi ama l&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 22:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FerdinandoSonnessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[A me personalmente piace molto parlare e dibattere su temi riguardanti il nostro tanto amato pianeta terra :-).Per questo di tanto in tanto frequento forums sul tema in considerazione e mi informo sulle ultime provenienti dalla blogosfera.A proposito d...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[A me personalmente piace molto parlare e dibattere su temi riguardanti il nostro tanto amato pianeta terra :-).<br /><br />Per questo di tanto in tanto frequento forums sul tema in considerazione e mi informo sulle ultime provenienti dalla blogosfera.<br /><br />A proposito di blog: posso consigliarvi un blog con a tema l'<b><a href="http://www.eticamente.net/">ambiente</a></b>, si chiama Eticamente (raggiungibile alla semplice url "eticamente.net) fondato qualche settimana fa e curato dai responsabili del network di blogs CiancioLab, che è altresì una software house e una web agency milanese, quest'ultima nata nel 2005.<br /><br />Prima cosa a favore, o meglio primo punto a favore di Eticamente.net è la qualità della redazione che è composta da professionisti nonché di semplici appassionati del settore, proprio come me insomma :-).<br /><br />Altro pregio del sito in questione è l'ampiezza dei temi trattati: fonti rinnovabili, mondo animale, <b><a href="http://www.eticamente.net/mondo-equosolidale">mondo equosolidale</a></b> sono solo alcuni dei temi trattati in questo blog.<br /><br /><div class="blogger-post-footer"><a href="http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/">Comunicati stampa aziendali</a> - Pubblica i tuoi articoli gratis!<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/37567438-431429054995326077?l=cs-comunicatistampa.blogspot.com' alt='' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Un discorso sulla situazione con l&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Aug 2011 18:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>FerdinandoSonnessa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Premesso che io non sono uno di quelli che crede fermamente (e che non vede l'ora di vedere...) nella catastrofe annunciata del 2012, ma vedendo un pò il quadro della situazione ambientale certo è che una sciagura del nostro ecosistema potrebbe di ce...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Premesso che io non sono uno di quelli che crede fermamente (e che non vede l'ora di vedere...) nella catastrofe annunciata del 2012, ma vedendo un pò il quadro della situazione ambientale certo è che una sciagura del nostro ecosistema potrebbe di certo essere considerata un qualcosa di concreto, e non tanto di fantascientifico.<br /><br />Bisogna rimanere quindi sempre informati ed aggiornati su tutto ciò che riguarda l'ambiente: a tal proposito posso consigliarvi un ottimo sito, si tratta di "Eticamente.net", nato da poco, e facente parte del network di blogs della software house e web agency milanese di Lorenzo Ciancio, per l'appunto "CiancioLab sas.", nata nell'anno 2005.<br /><br />Il sito è davvero completo e posso assicurarvi che i temi sono davvero vari: tutto ciò che ha a che fare con l'<b><a href="http://www.eticamente.net/">ambiente</a></b> e quindi mondo biologico, <b><a href="http://www.eticamente.net/energie-rinnovabili">energie rinnovabili</a></b> e molto molto altro ancora.<div class="blogger-post-footer"><a href="http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/">Comunicati stampa aziendali</a> - Pubblica i tuoi articoli gratis!<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/37567438-751310152449364354?l=cs-comunicatistampa.blogspot.com' alt='' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>O2Ring di Palazzetti elimina l’80% delle polveri sottili</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 10:20:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>PoSys</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[Ogni nostro prodotto racchiude in sé un complesso mondo di <strong>tecnologia</strong> e di <strong>ricerca</strong>: il nostro team di ricercatori, con la collaborazione con i maggiori istituti universitari e di ricerca, mira ad ottimizzare il livello qualitativo e funzionale del riscaldamento a legna, nel pieno rispetto dell'<strong>impegno ecologico</strong> che stiamo portando avanti da quasi 60 anni. <br /><div><a title="O2Ring Palazzetti: La pulizia fumi che elimina oltre l'80% delle polveri sottili!" href="http://blog.palazzetti.it/it/image.axd?picture=palazzetti_o2ring_01_small.jpg" rel="lightbox" ></a></div><br /><p style="TEXT-ALIGN: center"><a href="http://blog.palazzetti.it/it/post/2011/04/o2ring-palazzetti-elimina-le-polveri-sottili.aspx"><img class="aligncenter" alt="O2Ring di Palazzetti elimina le polveri sottili" src="http://blog.palazzetti.it/it/image.axd?picture=palazzetti_o2ring_01_large.jpg" width="540" height="372" /></a></p>Ed ecco che, spinto da questa voglia di ottenere i massimi risultati, il nostro team di ricerca ha creato <strong>O<sub>2</sub>Ring</strong>, una <strong><span style="TEXT-DECORATION: underline">novità mondiale</span></strong> per <strong>superare definitivamente la preoccupazione delle polveri sottili</strong>: un sistema di purificazione dei fumi della combustione che, abbinato alla tecnologia già esistente della VDF (valvola di regolazione dei fumi), <strong>permette l’abbattimento di oltre l’80% delle sostanze inquinanti</strong>. <br /><div><a title="O2Ring Palazzetti: Confronto tra focolari tradizionali e focolari dotati di O2Ring" href="http://www.blogger.com/it/image.axd?picture=palazzetti_o2ring_02_large.jpg" rel="lightbox" ></a></div><strong>O<sub>2</sub>Ring</strong>, garantendo una combustione più costante, permette anche un incremento dei rendimenti del focolare: <strong>si riduce, così, la quantità di legna utilizzata</strong> per ottenere lo stesso quantitativo di calore. Abbiamo studiato il posizionamento di <strong>O<sub>2</sub>Ring</strong> all’interno del prodotto per garantirgli sempre il miglior funzionamento e integrarlo con la pratica valvola di regolazione dei fumi (VDF). Grazie a questa sinergia, <strong>O<sub>2</sub>Ring si attiva automaticamente</strong> ad ogni carica di legna. <strong>La manutenzione è molto semplice e veloce</strong>: il dispositivo è facilmente pulibile con un normale aspirapolvere. Inoltre, <strong>O<sub>2</sub>Ring è completamente rigenerabile</strong> e, quindi, totalmente ecologico. Una soluzione perfetta per l’ambiente, che risponde in particolare alle esigenze di quelle zone geografiche in cui <a title="Polveri sottili: c'è ancora molto da chiarire" href="http://blog.palazzetti.it/it/post/2010/11/Polveri-sottili-ce-ancora-molto-da-chiarire.aspx" >le disposizioni di legge limitano l’uso di biomasse in sistemi a carica non controllata</a>, cioè che funzionano a legna (caminetti e inserti). Superando questo limite, <strong>tutti possono utilizzare come principale combustibile per il riscaldamento domestico la legna</strong>: una delle fonti energetiche rinnovabili più economiche, <a title="La combustione a legna, amica della natura" href="http://blog.palazzetti.it/it/post/2010/02/La-combustione-a-legna-amica-della-natura.aspx">ecologiche e facilmente reperibili</a>.<div class="blogger-post-footer"><a href="http://cs-comunicatistampa.blogspot.com/">Comunicati stampa aziendali</a> - Pubblica i tuoi articoli gratis!<img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/37567438-1594213503478353447?l=cs-comunicatistampa.blogspot.com' alt='' /></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’energia nucleare è la meno rischiosa</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 16:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;energia nucleare è la meno rischiosa per la vita umana, sia in termini assoluti come numero di morti, sia in rapporto all&#8217;energia prodotta. Lo dimostra il rapporto &#8220;Comparing Nuclear Accident Risks with Those from Other Energy Sources&#8221;, che contiene i dati relativi a tutti gli incidenti con almeno 5 morti nel periodo che va dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;energia nucleare è la meno rischiosa per la vita umana, sia in termini assoluti come numero di morti, sia in rapporto all&#8217;energia prodotta. Lo dimostra il rapporto &#8220;Comparing Nuclear Accident Risks with Those from Other Energy Sources&#8221;, che contiene i dati relativi a tutti gli incidenti con almeno 5 morti nel periodo che va dal 1969 al 2000.<br />
Il rapporto prende in considerazione le principali fonti di energia: carbone, petrolio, gas naturale, GPL, idroelettrico e nucleare. Una conclusione evidente è la differenza fra i Paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo: 8934 morti contro 72.324. Per quanto riguarda il nucleare, il numero totale di morti nei Paesi industrializzati è zero. In tutto il mondo, l&#8217;unico incidente mortale, quello di Cernobyl, ha causato 31 vittime accertate. A fronte di questi dati, il numero totale di morti per incidenti è di 20.276 nell&#8217;industria del carbone, 20.018 in quella del petrolio, 29.936 nell&#8217;idroelettrico. In rapporto all&#8217;energia prodotta, la fonte più pericolosa è invece il GPL, con quasi 2 morti per GWanno nei Paesi industrializzati e ben 15 nei Paesi in via di sviluppo: un rischio oltre 300.000 volte superiore a quello del nucleare.</p>
<p>Considerando anche le conseguenze future, il rapporto osserva che il numero di vittime di Cernobyl continuerà ad aumentare nei prossimi 70 anni. La cifra totale sarà compresa, secondo i dati della Commissione Europea, dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità e dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica, fra 9000 e 33.000. «Anche nel peggiore scenario possibile, queste cifre sono dello stesso ordine di grandezza di un singolo incidente nell&#8217;industria idroelettrica: quello della diga di Banqiao, che provocò quasi 30.000 morti in Cina nel 1975», osserva il rapporto.</p>
<p>Inoltre, se si considerano le vittime per danni ambientali, bisognerebbe calcolare anche quelle provocate dall&#8217;inquinamento atmosferico: in base all&#8217;Environmental Outlook dell&#8217;OCSE, ogni anno muoiono 288.000 persone a causa del particolato emesso dalle centrali a combustibili fossili.</p>
<p>E soprattutto, conclude il rapporto, assimilare i dati di Cernobyl «non è appropriato, perché oggi le centrali nucleari nei Paesi industrializzati sono dotate di tecnologie più sicure e gestite con procedure più severe rispetto all&#8217;Ucraina degli anni Ottanta».</p>
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		<title>Gli Allevatori Italiani di Cani Vendono su Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 16:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amblue24</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non solo beni e servizi oggi trovano spazio nei negozi virtuali che popolano la rete, ma anche animali domestici. Il fenomeno non è nuovo ma sicuramente lo è il fatto che siti che fino a ieri si erano occupati esclusivamente della vendita di prodotti nuovi e usati, dalle automobili agli accessori da campeggio, oggi propongono, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo beni e servizi oggi trovano spazio nei negozi virtuali che popolano la rete, ma anche animali domestici. Il fenomeno non è nuovo ma sicuramente lo è il fatto che siti che fino a ieri si erano occupati esclusivamente della vendita di prodotti nuovi e usati, dalle automobili agli accessori da campeggio, oggi propongono, in sezioni dedicate, la vendita di <a href="http://www.cani.com/">cani</a>, gatti, pesci e animali esotici.</p>
<p>Con particolare riferimento alla <a href="http://www.cani.com/vendita-cani/_cani-vendita.asp">vendita dei cani</a>, annunci di cuccioli sono presenti in una moltitudine di siti e portali dedicati e, in considerazione dell’eterogeneità di tali media, non è semplice orientarsi e verificare l’attendibilità e la credibilità degli inserzionisti.</p>
<p>Un’ulteriore elemento che potrebbe generare confusione nella ricerca e nell’orientamento degli annunci di cuccioli di cani è rappresentato dalla mescolanza di inserzioni provenienti da privati, allevatori occasionali e professionali.</p>
<p>Vi è un ultimo elemento da considerare con attenzione: dalle ultime statistiche in Italia sono presenti oltre 7.000.000 di cani e il mercato della vendita dei cuccioli è in forte espansione, con la conseguenza di essere sempre più soggetto al fenomeno delle importazioni illegali.</p>
<p>È indubbiamente encomiabile l&#8217;adozione di un cucciolo da un rifugio o da un canile ma non è questo il caso che prenderemo in considerazione, piuttosto vogliamo mettere l&#8217;accento sul fenomeno degli annunci dei cani di razza da parte degli allevatori.</p>
<p>Gli allevatori professionali di cani spesso non desiderano pubblicare gli annunci dei loro cuccioli negli stessi siti, e all&#8217;interno delle stesse categorie, nei quali vengono pubblicati quelli dei privati; motivo per il quale qualora fossimo intenzionati ad acquistare un cane di razza orientandoci attraverso Internet, un primo criterio di scelta, quantomeno nella scelta del sito, potrebbe essere quello di selezionarlo in funzione dell&#8217;esclusiva presenza degli allevatori quali unici inserzionisti.</p>
<p>Come possiamo fare adesso per trovare il nostro cucciolo? come possiamo riconoscere un allevamento di cani serio?</p>
<p>A nostro giudizio il buon allevatore:<br />
-alleva un numero di <a href="http://www.cani.com/razze-di-cani/_ricercaRazza.asp">razze di cani</a> limitato;<br />
-copre le proprie fattrici una o al massimo due volte l&#8217;anno;<br />
- permette di vedere i genitori dei soggetti oltre che le cucciolate;<br />
- mostra la denuncia del modulo A e B e i pedigree dei genitori;<br />
- fa un solo prezzo, non uno con pedigree (il pedigree non è un optional) e uno senza; i cuccioli dovranno essere tutti dichiarati e la dichiarazione all’ENCI per il pedigree non costa centinaia di euro come molti fanno credere ma solamente 15€.<br />
- Non cede mai il cucciolo prima dei 60gg (alcuni anche 90gg);<br />
- Di solito i cuccioli sono già sverminati e con vaccinati;<br />
- I cani sono ben equilibrati e socializzati;<br />
- I box devono essere ben ampli e puliti;<br />
- Forniscono gli esami per esenzioni da displasia e da oculopatie dei genitori;</p>
<p>-Diffidate degli allevamenti multi razza (8/10/40 razze) e diffidate degli allevamenti che propongono di procurare qualsiasi cane, potrebbero essere “trafficanti di cani” che importano illegalmente cuccioli dall’Est.</p>
<p>-Contattate direttamente l’allevatore e visitare l’allevamento</p>
<p>Adesso non rimane altro da fare che sedersi al computer e cominciare la ricerca per poter trovare un allevamento di cani di razza che offra le migliori garanzie e soddisfi le nostre aspettative.</p>
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		<title>Il nucleare e la salute: rischi reali e bufale</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 16:54:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Germania allunga la vita delle centrali e gli antinuclearisti tornano alla ribalta con uno studio commissionato nel 2007 e presentato pubblicamente: l&#8217;&#8221;Epidemiological Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants&#8221;, ossia il KiKK. In sintesi si trattava di una ricerca che denunciava una correlazione statistica tra la prossimità della residenza di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Germania allunga la vita delle centrali e gli antinuclearisti tornano alla ribalta con uno studio commissionato nel 2007 e presentato pubblicamente: l&#8217;&#8221;Epidemiological Study on Childhood Cancer in the Vicinity of Nuclear Power Plants&#8221;, ossia il KiKK. In sintesi si trattava di una ricerca che denunciava una correlazione statistica tra la prossimità della residenza di una persona ad una centrale nucleare, al momento della diagnosi, e il rischio del soggetto a contrarre cancro (o leucemia) nei primi cinque anni di vita.</p>
<p>Lo studio fece brevemente il giro del mondo, tanto che il Ministero dell’Ambiente tedesco istituì una commissione internazionale, costituita da 8 ricercatori, inglesi, tedeschi e francesi soprattutto epidemiologi e radiologi. La commissione concluse che lo studio KiKK aveva numerosi deficit metodologici, soprattutto al riguardo della determinazione dell’esposizione alle radiazioni e della valutazione dei fattori biologici di rischio e pertanto non aveva alcun valore scientifico. Le valutazioni radio-ecologiche della commissione internazionale hanno indicato che l’esposizione a radiazioni derivanti dalla vicinanza degli impianti nucleari non poteva assolutamente spiegare i risultati evidenziati dallo studio KiKK.</p>
<p>L’esposizione ad una radiazione aggiuntiva causata dalla centrale nucleare, che effettivamente esiste ma è molto bassa, avrebbe dovuto essere di almeno mille volte superiore rispetto a quello che effettivamente è stato evidenziato nello studio KiKK per causare le leucemie che ha causato. Va sottolineato che la radioattività rilasciata nell’ambiente da una centrale nucleare è pari a circa un venticinquesimo della radioattività scaricata da un impianto a carbone di pari potenza.</p>
<p>Mai che succeda che uno dei tanti gruppi antinucleare si metta a far gli stessi rilievi su centrali a gas per poi comparare i risultati, troppo difficile e troppa paura immagino, e si che tecnicamente non ci vuole molto, se sono in grado di farlo per le centrali nucleari che problema c’è nel farlo pure per le altre?</p>
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		<title>Le Razze di Cane più Cercate su Internet in Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 12:28:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In questi tempi sono molto in voga le classifiche, noi abbiamo pensato di stilarne una che riguarda le razze di cane più ricercate su internet. Vediamo ora, nel dettaglio, le caratteristiche delle tre razze canine che detengono tale primato. Al primo posto abbiamo il Pastore Tedesco; che, nella forma attuale, è frutto di una ferrea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi tempi sono molto in voga le classifiche, noi abbiamo pensato di stilarne una che riguarda <a title="le razze di cane più cercate su internet" href="http://www.cani.com/pet-news/pet-news-le-razze-di-cane-più-cercate-su-internet-in-italia.asp">le razze di cane più ricercate su internet</a>. Vediamo ora, nel dettaglio, le caratteristiche delle tre razze canine che detengono tale primato. Al primo posto abbiamo il <a title="Pastore Tedesco" href="http://www.cani.com/cane-pastore-tedesco.asp">Pastore Tedesco</a>; che, nella forma attuale, è frutto di una ferrea selezione degli allevatori della Germania, che hanno curato sia l’aspetto estetico funzionale, sia quello caratteriale. Questa razza viene impiegate in diverse attività di grande aiuto per l’uomo. Attualmente viene utilizzato nella conduzione del gregge; grazie ad un buon addestramento il cane Pastore Tedesco impara a ricondurre all&#8217;ordine l&#8217;animale, dosando l&#8217;intensità del morso e persino le zone dove mordere. E’ anche un compagno fedele per gli uomini impiegati nel servizio civile; sono tre le specializzazioni nelle quali primeggia; Cane da valanga, da catastrofe e da ricerca in superficie. In questi lavori vengono sfruttate le grandi capacità olfattive del cane oltre alla curiosità, la vivacità che fanno in modo che considerino il loro lavoro di ricerca come un gioco piacevole. E’ anche un ottimo cane guida per non vedenti, oltre che un valido aiuto per le forze dell’ordine nel contrastare il traffico di droga. Il Pastore Tedesco, sebbene non necessiti di particolari cure, ha bisogno di essere seguito con attenzione. Il principale compito è mantenere sano e lucido il mantello, che dovrà essere spazzolato almeno 2-3 volte alla settimana. Non variare l&#8217;alimentazione,il cane è molto abitudinario e monotono per quello che riguarda i suoi gusti alimentari. Il Pastore Tedesco è equilibrato, saldo di nervi, sicuro di sé, disinvolto e di indole buona. Al secondo posto abbiamo il <a title="Beagle" href="http://www.cani.com/cane-beagle.asp">Beagle</a>; è una razza piuttosto antica, in Francia questa razza fu importata intorno al 1860, ma la sua diffusione in Italia è avvenuta negli ultimi decenni come cane da compagnia. E’ un cane di piccola taglia, il suo aspetto è molto grazioso e compatto, con una notevole energia e vitalità, che conquista la simpatia di molti bambini e anche di molti adulti. E’ docile e molto affettuoso. Segue il suo padrone in ogni luogo e non si allontana mai da esso. Cerca continuamente la compagnia della persona a cui si è affezionato. Come razza i Beagles non hanno bisogno di particolari cure; è sufficiente spazzolarlo regolarmente. Fai il bagno al tuo cane solo quando ne ha bisogno, eviterai così di rimuovere eccessivamente il grasso naturale del pelo facendolo così diventare secco e meno impermeabile. Arriviamo infine al terzo posto, dove troviamo il <a title="Boxer" href="http://www.cani.com/cane-boxer.asp">Boxer</a>; Nonostante le origini del Boxer siano tedesche, il suo nome è inglese e descrive in modo appropriato lo stile di questa razza che appunto utilizza molto le zampe anteriori ed è molto agile sulle zampe posteriori, come un vero boxer! Il Boxer è un cane senza dubbio tra i più vivaci, felici, giocherelloni, curiosi e pieni di energia. Costantemente in movimento, il Boxer si lega molto alla famiglia: sono per natura fedeli e molto affettuosi e per questo vanno benissimo anche per i bambini. Possono vivere bene anche in appartamento a patto naturalmente che venga loro concesso un po’ di moto nell’arco della giornata, magari suddividendolo in due o tre passeggiate giornaliere. Il Boxer ha un manto facile da tenere in ordine in quanto si presenta corto e liscio. Ma vogliamo ricordare che qualsiasi razza può occupare un posto speciale nel nostro cuore, il cane è un amico fedele per tutta la vita.</p>
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		<title>Enel e il nucleare in Slovacchia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Sep 2010 12:28:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prove generali per il nucleare italiano in Slovacchia. L&#8217;Enel, che con Edf ha in programma di avviare la realizzazione di quattro centrali nel nostro Paese, a Mochovce (con la controllata locale Slovenske Elektrarne) va avanti con i lavori per il completamento dell&#8217;impianto e, quindi, con la ricostruzione delle competenze necessarie per il ritorno dell&#8217;atomo in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prove generali per il nucleare italiano in Slovacchia. L&#8217;Enel, che con Edf ha in programma di avviare la realizzazione di quattro centrali nel nostro Paese, a Mochovce (con la controllata locale Slovenske Elektrarne) va avanti con i lavori per il completamento dell&#8217;impianto e, quindi, con la ricostruzione delle competenze necessarie per il ritorno dell&#8217;atomo in Italia dopo il referendum post-Chernobyl del 1987. Un passaggio fondamentale dei lavori è stata l&#8217;installazione del vessel, vale a dire l&#8217;involucro all&#8217;interno del quale avviene la fissione nucleare, in sostanza il &#8216;cuore&#8217; della centrale. L&#8217;enorme struttura in acciaio, realizzata dalla ceca Skoda Js, è stata posizionata nell&#8217;unità 3 e mostrata ieri a membri del governo slovacco, del Parlamento, dell&#8217;Autorità di controllo e alla stampa. Il terzo reattore sarà pronto nel dicembre 2012, mentre otto mesi dopo, e con un investimento complessivo che arriverà a 2,8 miliardi di euro, saranno ultimati i lavori nell&#8217;unità 4. Con la 1 e la 2, già in funzione dalla fine degli anni &#8217;90, Mochovce sarà in grado di soddisfare il 45% dei bisogni energetici della Slovacchia. Ma, quel che è forse ancora più importante per l&#8217;Enel, è la possibilità di rientrare concretamente nel nucleare con la costruzione di una centrale partendo sostanzialmente da zero, cioè quello che occorrerà fare in Italia, dove le vecchie centrali sono state ormai dismesse. Nei lavori sono stati impiegati circa 500 italiani (e circa una trentina di aziende del made in Italy), chiamati a &#8216;farsi le ossa&#8217; per affrontare la difficile sfida di casa nostra. «Le cose &#8211; ha spiegato il country manager dell&#8217;Enel per la Slovacchia, Paolo Ruzzini &#8211; sono complementari per competenze e tempistica».</p>
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		<title>Nuovo stile di vita : affitti in condivisione affollata</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 10:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Boom di affitti Roma per case in condivisione. La notizia arriva da un sondaggio svolto da statistici presso i siti internet di annunci online. Questi siti rivelano la presenza di  131.318 annunci dedicati a Affitti di Stanze e Posti Letto. Le statistiche hanno analizzato gli annunci inseriti negli ultimi 15 giorni e hanno riscontrato un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Boom di <a href="http://www.idealista.it/pagina/listado?zona-roma-case-appartamenti=A:V:RM-XXX-XX-XXX-XX-XXX">affitti Roma</a> per case in condivisione. La notizia arriva da un sondaggio svolto da statistici presso i siti internet di annunci online. Questi siti rivelano la presenza di  131.318 annunci dedicati a Affitti di Stanze e Posti Letto. Le statistiche hanno analizzato gli annunci inseriti negli ultimi 15 giorni e hanno riscontrato un aumento del 25% di ricerche e offerte per la condivisione di bilocali ampi o comodi trilocali, adatti a un numero più cospicuo di persone soprattutto nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna, Firenze. La “condivisione” è un nuovo modo di vivere in una casa in affitto con altre persone, è una  &#8220;convivenza affollata&#8221;, in genere da quattro o più persone. Questo modo di vivere è vista come una soluzione valida alla crisi, come un antidoto alla crisi in quanto vivere in una casa con altre quattro o più persone permette la divisione delle spese e ogni singola persona avrà spese non molto elevate.</p>
<p>Questa boom di condivisione affollata è la prima causa della crisi economica quanto l’antidoto personale dei giovani studenti o disoccupati per combatterla o per lo meno per cercare di sopravvivere a questa crisi. Oggi coloro che ricercano soluzioni abitative di questo genere hanno profili molto diversi : non si tratta esclusivamente di giovani single alle prese con il loro primo lavoro, ma anche di coppie, che all&#8217;interno di un&#8217;abitazione sono disposte a sacrificare un po&#8217; della loro privacy in favore di una maggiore comodità dettata da ambienti più ampi a prezzi decisamente convenienti, oppure persone che, non potendosi permettere un appartamento in zone costose, optano per la condivisione con gruppi o coppie finalizzata a una ottimizzazione delle spese.</p>
<p><strong> </strong></p>
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		<title>Il nucleare promette prezzi più bassi e tagli alle emissioni</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Sep 2010 07:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prezzi dell&#8217;elettricità europei, e quindi più bassi del 25-30%. Con un contemporaneo taglio di almeno il 20% alle emissioni medie di anidride carbonica le nostre centrali elettriche, che ci aiuterà non poco a rispettare i vincoli internazionali del patto di Kyoto. Il tutto con una bella iniezione di posti di lavoro: almeno 10mila. Ecco il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prezzi dell&#8217;elettricità europei, e quindi più bassi del 25-30%. Con un contemporaneo taglio di almeno il 20% alle emissioni medie di anidride carbonica le nostre centrali elettriche, che ci aiuterà non poco a rispettare i vincoli internazionali del patto di Kyoto. Il tutto con una bella iniezione di posti di lavoro: almeno 10mila. Ecco il ritorno italiano all&#8217;energia nucleare, nuovo Eldorado non solo per le nostre martoriate bollette elettriche ma anche per l&#8217;intera economia italiana.</p>
<p>Parola di Enel e Edf, alleate per dare corpo a sostanza al piano del governo Berlusconi per il nostro ritorno all&#8217;atomo elettrico. Via dunque alla mobilitazione di fior di economisti e scienziati per certificare la bontà dell&#8217;operazione sotto tutti i punti di vista: economico, ambientale, sociale.</p>
<p>Grandi promesse quelle formulate nella ricerca &#8220;Il nucleare per l&#8217;economia, l&#8217;ambiente e lo sviluppo&#8221; commissionata al The European House-Ambrosetti e presentata oggi nella giornata conclusiva del forum di Villa d&#8217;Este. Che però contiene anche un monito: la tecnologia nucleare è materia complicata e impegnativa. Ha bisogno di un quadro di regole complesse. Che nostro governo ha ben imbastito. Ma che scontano qualche pericoloso ritardo in atti applicativi nevralgici (la stessa Agenzia per la sicurezza nucleare è ancora lontana dalla sua operatività) per dare certezze agli investitori e la necessaria dose di fiducia ai cittadini sulla corretta confezione del piano di battaglia.</p>
<p>Ottima sfida, garantiscono comunque gli esperti che hanno messo faccia e reputazione nella ricerca. Il ritorno a nucleare &#8211; argomentano &#8211; può regalare all&#8217;Italia corposi benefici su almeno quattro versanti. Il primo: così di generazione elettrica più bassi e stabili nel tempo. Il secondo: un ambiente più pulito grazie al significativo taglio della Co2 in un settore che ora contribuisce in maniera massiccia alle emissioni inquinanti. E anche questo garantisce vantaggi economici importanti visto che le quote aggiuntive di anidride carbonica vanno compensate con l&#8217;acquisto a caro prezzo i diritti di emissione.</p>
<p>Terzo punto: le ricadute economiche e occupazionali degli investimenti per costruire impianti. Quarto punto: la sicurezza del sistema energetico nazionale che sarà garantita dall&#8217;affidabilità ormai assoluta – giurano gli estensori della ricerca – delle centrali nucleari, e da una diversificazione delle fonti di approvvigionamento davvero indispensabile per il paese che più al mondo importa energia e che dipende dall&#8217;estero per l&#8217;86% del fabbisogno primario affidandosi per tre quarti (un record anche qui) ai combustibili fossili.</p>
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		<title>L&#8217;alta tecnologia nelle coperture telescopiche per piscine</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amblue24</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le coperture telescopiche per piscine sono delle strutture prefabbricate realizzate con materiali tecnici in grado di offrire prestazioni termiche senza paragoni per quanto riguarda l&#8217;isolamento degli ambienti. La maggior parte delle coperture telescopiche viene realizzata utilizzando tre materiali principali. Il primo materiale impiegato nella realizzazione delle coperture telescopiche invernali è il policarbonato che è un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.opssrl.eu/cs/coperture-per-piscine-2.jpg" alt="coperture telescopiche per piscine" hspace="12" width="220" height="146" align="left" />Le <a title="coperture telescopiche per piscine" href="http://www.copertureperpiscine.com/coperture-telescopiche-per-piscine.php"><strong>coperture telescopiche per piscine</strong></a> sono delle strutture prefabbricate realizzate con materiali tecnici in grado di offrire prestazioni termiche senza paragoni per quanto riguarda l&#8217;isolamento degli ambienti. La maggior parte delle coperture telescopiche viene realizzata utilizzando tre materiali principali.</p>
<p>Il primo materiale impiegato nella realizzazione delle <strong>coperture telescopiche</strong> invernali è il policarbonato che è un tecno polimero dalle proprietà fisiche meccaniche e tecnologiche estremamente importanti e che spesso viene utilizzato quale sostitutivo del vetro specie nei casi in cui viene richiesta una alta protezione delle superfici agli urti. L&#8217;utilizzo del policarbonato nelle <a title="coperture telescopiche" href="http://www.copertureperpiscine.com/coperture-telescopiche-per-piscine.php"><strong>coperture telescopiche</strong></a> è da intendersi quale sostitutivo del vetro in quanto ha un costo inferiore pur garantendo una elevata resistenza alle pressioni (pensiamo per esempio che la nostra copertura telescopica potrebbe rimanere sepolta sotto un cumulo di neve).</p>
<p>Un ulteriore vantaggio dell&#8217;impiego di questo materiale riguarda la resistenza meccanica ovvero la resistenza del materiale ad un urto viene e valutata circa 250 volte superiore alla resistenza del vetro che, oltretutto, rompendosi potrebbe comportare problemi ben più seri quali ad esempio le ferite oppure lo spargimento di materiale vetroso all&#8217;interno della vasca della piscina. Il policarbonato utilizzato nelle <strong>coperture telescopiche</strong> è inoltre estremamente leggero e pertanto lo scorrimento dei coperture per piscine è agevole anche in presenza di coperture di dimensioni importanti. La trasparenza offerta dalle coperture telescopiche in policarbonato è notevole in quanto questo materiale si presta molto quale sostitutivo del vetro per la realizzazione di ampi superfici illuminanti e soprattutto la sua alta resistenza nei confronti del tempo lo rende particolarmente adatto all&#8217;impiego in strutture che devono essere esposte alle intemperie.</p>
<p>Le strutture vetrate delle <a title="coperture per piscine" href="http://www.copertureperpiscine.com/"><strong>coperture per piscine</strong></a> vengono inoltre protette con elementi filtranti dei raggi UV così da portare a due vantaggi notevoli: il primo è che volendo si può prendere sole al riparo dai raggi solari semplicemente rimanendo al di sotto della copertura telescopica l&#8217;altro riguarda invece il fatto che il mancato passaggio dei raggi UV limita notevolmente il proliferare di tutti quei microrganismi che di norma proliferano le piscine e che vengono nutriti dai raggi solari.</p>
<p>Una alternativa al policarbonato impiegato le <strong>coperture telescopiche invernali per piscine</strong> è di norma il plexiglas (polimetilmetacrilato) ovvero una materiale plastico formato da polimeri di diversi elementi chimici.Questo materiale sviluppato verso fine degli anni 30 offre una trasparenza superiore al vetro ed inoltre una alta resistenza meccanica. Al fine di garantire una struttura resistente e nel contempo leggera da muovere viene impiegato l&#8217;alluminio, un elemento chimico che la tavola periodica che offre una buona duttilità ma soprattutto che offre un&#8217;altissima resistenza all&#8217;ossidazione e che pertanto garantisce che l&#8217;estetica della copertura telescopica invernale possa rimanere intatta nel corso degli anni di vita del prodotto.</p>
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		<title>Red Book 2010: uranio risorse per minimo altri 100 anni</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:12:03 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E’ uscito l&#8217;ultimo rapporto sulle riserve uranifere mondiali, aggiornato al 1° gennaio 2009. Noto come Red Book, questa ricognizione globale delle risorse di uranio è frutto del lavoro congiunto della IAEA – NEA (agenzia OECD per il nucleare) ed è pubblicato ogni due anni. Notevoli le novità dell’ultima edizione rispetto a quella del 2007: le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ uscito l&#8217;ultimo rapporto sulle riserve uranifere mondiali, aggiornato al 1° gennaio 2009. Noto come Red Book, questa ricognizione globale delle risorse di uranio è frutto del lavoro congiunto della IAEA – NEA (agenzia OECD per il nucleare) ed è pubblicato ogni due anni.</p>
<p>Notevoli le novità dell’ultima edizione rispetto a quella del 2007: le riserve uranifere mondiali certe sono aumentate del 15%  arrivando a 6,3 milioni di tonnellate dai 5,5 milioni del precedente Red Book. Questo aumento è imputabile principalmente a nuove valutazioni dei giacimenti già conosciuti. E&#8217; stata aggiunta una nuova categoria di prezzo, &lt;260$/kg (100$/lb), dovuta a vari fattori: la progressione delle quotazioni dell&#8217;uranio dal 2003 ( superando i 100$/kg nel corso del 2007), l’aumento dei costi estrattivi (alcuni paesi hanno introdotto nuove tassazioni) e l’aspettativa di futuri rialzi con la progressiva realizzazione di nuove centrali in costruzione.</p>
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		<title>Più nucleare e meno carbone, per un futuro più pulito</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La società energetica americana Tennessee Valley Authority (TVA) ha adottato un nuovo programma per il futuro, basato più sul nucleare e meno sul carbone, per migliorare la qualità dell&#8217;aria e garantire una migliore efficienza. La TVA, quinta società degli Stati Uniti quanto a potenza installata, punta così a diventare entro il 2020 l&#8217;azienda leader a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La società energetica americana Tennessee Valley Authority (TVA) ha adottato un nuovo programma per il futuro, basato più sul nucleare e meno sul carbone, per migliorare la qualità dell&#8217;aria e garantire una migliore efficienza.</p>
<p>La TVA, quinta società degli Stati Uniti quanto a potenza installata, punta così a diventare entro il 2020 l&#8217;azienda leader a livello nazionale per quanto riguarda le energie a zero emissioni e a basso costo. «I nostri limiti nel campo dell&#8217;energia eolica e solare rendono il nucleare la nostra fonte privilegiata a basse emissioni», recita fra l&#8217;altro il documento approvato.</p>
<p>Fra le misure più incisive, la società ha deciso di chiudere, a partire dal 2011, nove vecchie centrali a carbone. Gli impianti saranno sostituiti da impianti a basse emissioni, fra cui i reattori nucleari, senza tagli al personale. Il budget per il 2011 prevede infatti forti stanziamenti per riprendere la costruzione di due reattori, interrotta negli anni Ottanta per la scarsa domanda di elettricità: 635 milioni di dollari (500 milioni di euro) per quello di Watts Bar (Tennessee) e 248 milioni di dollari (195 milioni di euro) per quello di Bellefonte (Alabama).</p>
<p>Il consiglio di amministrazione della società ha anche approvato il bilancio aziendale per sostenere il nuovo programma. «La nostra idea di guidare la nazione verso un futuro di energie pulite significa affidarsi di più al nucleare, continuare a migliorare la qualità dell&#8217;aria, dipendere meno dal carbone e potenziare il nostro interesse per l&#8217;efficienza energetica», ha dichiarato l&#8217;amministratore delegato Tom Kilgore.</p>
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		<title>La sicurezza sul nucleare e il modello da imitare</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 09:10:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il disastro ambientale del Golfo del Messico non sarebbe avvenuto se l&#8217;industria petrolifera avesse un sistema di sicurezza simile a quello dell&#8217;industria nucleare. Adesso, e per il futuro, è proprio il nucleare il modello a cui ispirarsi per evitare altre catastrofi. Lo ha affermato Bob Graham, senatore degli Stati Uniti e copresidente della National Commission [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il disastro ambientale del Golfo del Messico non sarebbe avvenuto se l&#8217;industria petrolifera avesse un sistema di sicurezza simile a quello dell&#8217;industria nucleare. Adesso, e per il futuro, è proprio il nucleare il modello a cui ispirarsi per evitare altre catastrofi. Lo ha affermato Bob Graham, senatore degli Stati Uniti e copresidente della National Commission on the BP Deepwater Horizon Oil Spill and Offshore Drilling, la commissione voluta dal presidente Barack Obama per indagare sull&#8217;incidente del Golfo, le responsabilità e le contromisure.</p>
<p>Negli Stati Uniti, ha osservato Graham, la cultura della sicurezza nucleare è avanti di decenni rispetto al settore petrolifero. Nel 1979, dopo l&#8217;incidente di Three Mile Island, l&#8217;unico di una certa gravità mai avvenuto in un reattore in Occidente, è stato creato l&#8217;Institute of Nuclear Power Operations (INPO): un ente non profit con l&#8217;incarico di «aiutare l&#8217;industria nucleare a raggiungere i più alti standard di sicurezza e di eccellenza».</p>
<p>Secondo Graham, l&#8217;INPO ha raggiunto perfettamente il suo scopo: «Ha stabilito delle best practice e le ha monitorate in modo assillante. Gli standard di sicurezza delle centrali negli ultimi anni sono migliorati enormemente». Negli anni Ottanta, un reattore subiva in media 7 blocchi automatici di sicurezza all&#8217;anno. Oggi la media è vicina allo zero. Inoltre la dose di radiazioni a cui è esposto un lavoratore è un sesto rispetto a quella di 30 anni fa.</p>
<p>«L&#8217;INPO non sostituisce gli organismi governativi, come l&#8217;Atomic Energy Commission e la Nuclear Regulatory Commission, ma è un loro complemento», ha aggiunto William Reilly, l&#8217;altro presidente della Commissione. Ora è giunto il momento di seguire l&#8217;esempio: «L&#8217;insegnamento dell&#8217;industria nucleare è molto istruttivo per quella petrolifera», ha concluso Graham.</p>
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		<title>Costi e occupazione del suolo di nucleare, eolico e solare</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 10:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cliccando qui potete osservare una tabella, elaborata da Enerblog, che mette a confronto costi e occupazione del suolo per il nucleare, l’eolico e il solare (fotovoltaico e collettori cilindro-parabolici o CCP). Vorrei far notare, in particolare, l’enorme occupazione di suolo di cui hanno bisogno le fonti rinnovabili per generare la stessa quantità di energia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2010/08/costi-e-occupazione-del-suolo-di.html">Cliccando qui</a> potete osservare una tabella, elaborata da Enerblog, che mette a confronto costi e occupazione del suolo per il nucleare, l’eolico e il solare (fotovoltaico e collettori cilindro-parabolici o CCP).</p>
<p>Vorrei far notare, in particolare, l’enorme occupazione di suolo di cui hanno bisogno le fonti rinnovabili per generare la stessa quantità di energia di una centrale nucleare.</p>
<p>Una centrale nucleare EPR da 1.600 MW (quelle che Enel ipotizza di realizzare in Italia) produce 12,6 miliardi di kWh/anno e occupa circa 20 ettari.</p>
<p>Per produrre la stessa energia con l’eolico sono necessari circa 3.000-4.000 aerogeneratori, che occupano direttamente 4.200 ettari e indirettamente 84.000 ettari (area totale intorno alle installazioni che può essere utilizzata per usi agricoli, di allevamento o simili, ma non per tutti gli usi).</p>
<p>Con il fotovoltaico si occuperebbero 7.800 ettari: bisogna tenere in conto che le superfici coperte dai pannelli fotovoltaici non possono essere utilizzate per altri usi, e che il suolo sotto i pannelli subisce un notevole degrado, in particolare dal punto di vista della riduzione della biodiversità.</p>
<p>Infine, sempre nell’ottica di produrre la stessa quantità di energia della centrale nucleare da 1.600 MW, con il solare CCP sarebbero necessari ben 12.643 ettari. I collettori cilindro-parabolici sono quelli utilizzati nella centrale Archimede che Enel sta completando in Sicilia, e attualmente costituiscono la tecnologia più efficiente per il solare termodinamico.</p>
<p><a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2010/08/costi-e-occupazione-del-suolo-di.html">Fonte Enerblog</a></p>
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		<title>La sinistra radioattiva</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:37:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo a firma di Vittorio Zucconi, a proposito di Veronesi, il nucleare e il governo italiano. La incantevole stupidità della sinistra giurassica italiana che boicotta la nomina del professor Umberto Veronesi, uno dei pochi scienziati (oncologo) italiani di rilevanza mondiale al ruolo di primo sorvegliante dei piani nucleari del governo, rifulge in tutto il proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Articolo a firma di Vittorio Zucconi, a proposito di Veronesi, il nucleare e il governo italiano. La incantevole stupidità della sinistra giurassica italiana che boicotta la nomina del professor Umberto Veronesi, uno dei pochi scienziati (oncologo) italiani di rilevanza mondiale al ruolo di primo sorvegliante dei piani nucleari del governo, rifulge in tutto il proprio splendore suicida.</p>
<p>Poichè Veronesi non piace a qualche gruppetto di ultrà puri e duri, quelli che non vincerebbero un’ elezione neppure in Andorra con i loro voti, ma sono la coda che agita il cane, al suo posto verrà sicuramente elevata la solita mezza tacca, o mezzo tacco, scelto secondo lo schema caro al governo Berlusconi. Quello della volpe messa a far la guardia alle galline o della fedeltà al duca prima della competenza. Vivissimi complimenti. (PS: Prima che qualche umorista mi scriva che sono al soldo della Westinghouse o della Areva, ripeto quello che ho scritto varie volte: non sono aprioristicamente anti nucleare, ma vorrei che in Italia le centrali venissero progettate, costruite, sorvegliate, amministrate, e che le scorie venissero eliminate, da qualcuno possibilmente migliore dei Bertolaso, degli Scajola, delle Brambilla o dell’architetto che regala gli appartamenti con vista sul Colosseo. Come Cernobyl dimostrò, e come decenni di funzionamento in Francia o negli Usa confermano, sono coloro che costruiscono e gestiscono le centrali la vera minaccia).</p>
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		<title>Coperture telescopiche per piscine: un modo nuovo di vivere la propria piscina</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>amblue24</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per coloro i quali non conoscono ancora quest&#8217;innovazione collegata al mondo delle piscine veniamo subito precisare che le coperture telescopiche per piscine nulla hanno a che fare con i classici teli che vengono posizionati sopra la piscina al fine di tentare di mantenere la stessa più pulita durante periodi di mancato utilizzo. Le coperture per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.copertureperpiscine.com/cs/foto.JPG" alt="coperture telescopiche piscine" width="400" height="300" align="left" />Per coloro i quali non conoscono ancora quest&#8217;innovazione collegata al mondo delle piscine veniamo subito precisare che le <a title="coperture telescopiche piscine" href="http://www.copertureperpiscine.com">coperture telescopiche per piscine </a>nulla hanno a che fare con i classici teli che vengono posizionati sopra la piscina al fine di tentare di mantenere la stessa più pulita durante periodi di mancato utilizzo. Le coperture per piscine sono strutture telescopiche altamente resistenti alle intemperie che permettono di estendere l&#8217;utilizzo della piscina ad un arco temporale dell&#8217;anno estremamente più ampio. La struttura in policarbonato e plexiglas altamente isolante permette infatti di mantenere una temperatura dell&#8217;acqua e dell&#8217;ambiente interno estremamente confortevole anche in quelle &#8220;mezza stagioni&#8221; durante le quali l&#8217;utilizzo della propria piscina privata potrebbe essere difficoltoso per via delle temperature esterne poco confortevoli se non addirittura proibitive. Le <a title="coperture per piscine" href="http://www.copertureperpiscine.com">coperture per piscine</a> (alte o basse) agiscono quindi creando un microclima sopra la piscina e presentano numerosi vantaggi oltre ad essere un complemento di arredo da giardino unico ed estremamente elegante.</p>
<p>Le <a title="coperture invernali piscine" href="http://www.copertureperpiscine.com">coperture invernali per piscine</a> sono altamente personalizzabili in funzione delle esigenze del cliente che potrà trovare nel nostro catalogo tutte le coperture per piscine su misura in grado di adattarsi a qualsiasi forma e dimensione. L&#8217;elevato grado di personalizzazione permette inoltre di studiare soluzioni in grado di armonizzarsi integralmente con il territorio che le circonda così da ottenere una struttura valida sia funzionalmente sia esteticamente. Tra gli altri vantaggi non possiamo dimenticare che utilizzo delle coperture telescopiche invernali fa risparmiare molto tempo a provvedere alla piscina in quanto sono necessari molti meno interventi di manutenzione per via del fatto che la copertura non permette l&#8217;ingresso nella vasca di tutti quegli elementi che solitamente cadono accidentalmente all&#8217;interno la piscina. Parliamo ad esempio di foglie, insetti e rami e che sono tutti elementi che disturbano l&#8217;estetica da piscina e che richiedono intervento manuale per una pulizia adeguata. Ulteriore fattore di estrema importanza riguarda il fatto che sono necessari meno prodotti chimici con conseguente miglioramento delle qualità dell&#8217;acqua ed un maggior rispetto dell&#8217;ambiente.</p>
<p>L&#8217;aspetto che forse maggiormente interessa interpretare di piscine e quello della sicurezza delle persone e degli animali che potrebbero accidentalmente cadere dentro l&#8217;acqua. Le coperture per piscine, per mezzo di una porta con chiave, ovviano al problema del sicurezza riservando l&#8217;accesso all&#8217;area della vasca e garantendo quindi la tranquillità assoluta.</p>
<p>I tempi tecnici necessari per avere la propria copertura dipendono fondamentalmente alcuni parametri per i quali il periodo dell&#8217;anno nel quale viene ordinato prodotto e la tipologia di prodotto scelto. Se lo stesso rientra nell&#8217;ambito della casistica più ordinaria i tempi necessari per avere prodotto finito variano dalle due alle quattro settimane mentre nel caso in cui il progetto richieda una personalizzazione potrebbe essere necessario più tempo.</p>
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		<title>Proprio sicuri che l&#8217;energia solare costi meno del nucleare?</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:32:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sì, se si ricorre ad assunti irrealistici e trucchi contabili di Carlo Stagnaro e Daren Bakst Il solare costa meno del nucleare, quindi niente atomo, solo sole. Lo dice uno studio realizzato dagli economisti John Blackburn e Sam Cunningham, per conto dell&#8217;organizzazione ambientalista del North Carolina NC Warn. Il paper ha fatto rapidamente il giro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sì, se si ricorre ad assunti irrealistici e trucchi contabili<br />
di Carlo Stagnaro e Daren Bakst<br />
Il solare costa meno del nucleare, quindi niente atomo, solo sole. Lo dice uno studio realizzato dagli economisti John Blackburn e Sam Cunningham, per conto dell&#8217;organizzazione ambientalista del North Carolina NC Warn. Il paper ha fatto rapidamente il giro del mondo: grazie prima al lancio del New York Times, poi all&#8217;attenzione dei maggiori quotidiani, anche nel nostro paese; e forse anche grazie alla penuria estiva di notizie. Nessun dubbio, del resto, che ne escano numeri sensazionali. Ma sono numeri convincenti?</p>
<p>Secondo gli autori, l&#8217;energia solare ha un costo medio di generazione di 15,9 centesimi di dollaro al kilowattora (in discesa), contro i 17 centesimi del nucleare (in salita) e un prezzo di mercato di circa 8 centesimi (nel 2008 in North Carolina, stato americano a cui lo studio si riferisce). Dietro questi dati ci sono una serie di ipotesi che tendono a sottostimare il costo del solare: per esempio, i due economisti assumono che i pannelli producano energia per quasi 1.600 ore l&#8217;anno, contro le circa 1.400 ore effettivamente registrate in North Carolina. Anche prendendo tutto per buono, si ottiene un risultato diverso: cioè 35 centesimi. Per scendere fino a 15,9 centesimi &#8211; cioè far apparire competitivo ciò che non lo è &#8211; ci vuole un trucco, immediatamente smascherato, ieri, in una nota dell&#8217;Associazione italiana nucleare: basta includere il credito fiscale federale e quello dello stato del North Carolina, rispettivamente del 30 e del 35 per cento. Con questo sussidio il costo unitario dell&#8217;investimento precipita da 6.000 a 2.730 dollari/kilowatt. Equasi triviale dire che, con la stessa logica, con una detassazione del 100 per cento, l&#8217;energia potrebbe sgorgare gratis&#8230; Ovviamente, così non è: semplicemente, anziché pagare i consumatori in proporzione a quanto consumano, lo farebbero i contribuenti in proporzione a quanto dichiarano. Cambiando l&#8217;ordine degli addendi, possono intervenire considerazioni di efficienza allocativa (che sconsigliano il ricorso alla leva fiscale, peraltro), ma non muta il risultato: il solare è ancora maledettamente costoso.</p>
<p>Un discorso uguale e contrario vale per il nucleare. Blackburn e Cunningham si affidano a una sola fonte, che pure fornisce stime largamente inferiori ai 35 centesimi. Il bello è che, applicando la stessa formula al nucleare, pur facendo una serie di ipotesi peggiorative e aggiungendo i costi del personale e della gestione degli impianti (ignorati per il solare), si arriva attorno ai 15 centesimi: cioè al di sotto sia del costo &#8220;vero&#8221; del solare, sia addirittura del suo costo &#8220;sussidiato&#8221;. Tutto ciò senza neppure considerare i costi di rete. Come la leggendaria formichina, Blackburn e Cunningham si concentrano sulla foglia, e perdono di vista la foresta. A leggere il loro paper, infatti, pare che le utility del North Carolina &#8211; e, implicitamente, tutte le altre &#8211; abbiano una scelta secca: nucleare oppure solare. Non è così. La competizione non è mai tra una singola fonte e l&#8217;altra, ma tra un portafoglio di generazione e l&#8217;altro. Soddisfare la domanda elettrica di una società moderna richiede di sfruttare tutte le fonti disponibili, nella misura e per gli scopi in cui sono relativamente più convenienti. Il futuro non è, quindi, sole oppure atomo. L&#8217;unica cosa che sappiamo del futuro è che ci saranno sia i pannelli fotovoltaici, sia gli impianti nucleari: e pure il carbone, il gas, l&#8217;idroelettrico, eccetera. Beato quel mondo che non ha bisogno di tecnologie eroiche, ma usa razionalmente quel che l&#8217;ingegno umano ha creato, nell&#8217;attesa delle prossime, e migliori, invenzioni.</p>
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		<title>Perchè sto dalla parte del nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Aug 2010 09:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista a Umberto Veronesi pubblicata sulla Stampa Le polemiche sorte intorno alla proposta di una mia nomina a presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare non mi stupiscono, anzi sono comprensibili e in gran parte giustificate. In particolare capisco il pensiero del Pd di fronte all’offerta che mi ha rivolto il governo: riflette un dilemma che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista a Umberto Veronesi pubblicata sulla Stampa<br />
Le polemiche sorte intorno alla proposta di una mia nomina a presidente dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare non mi stupiscono, anzi sono comprensibili e in gran parte giustificate.<br />
In particolare capisco il pensiero del Pd di fronte all’offerta che mi ha rivolto il governo: riflette un dilemma che io stesso ho vissuto e sto ancora vivendo. Mi sono chiesto infatti se fosse giusto compiere una scelta che va contro la posizione del partito con il quale ho accettato di candidarmi al Senato.</p>
<p>Oppure se non fosse più corretto operare una sorta di autocensura e dire no al coordinamento di un piano che pure considero importante per lo sviluppo del Paese. Alla fine ha prevalso in me il desiderio di partecipare con decisione al ritorno del nucleare in Italia, se pure a condizione di un programma ineccepibile dal punto di vista della qualità scientifica, della sicurezza per l’uomo e per l’ambiente e della sostenibilità economica.</p>
<p>Con questa scelta è difficile continuare l’attività senatoriale. Già avevo elaborato dentro di me questa consapevolezza, che poi mi è stata espressa da molti membri del partito. Ha ragione il senatore del Pd Roberto Della Seta: non potrei perché gli impegni sarebbero troppi, ma anche perché la mia coscienza non me lo permetterebbe. La legittima discussione sulla mia scelta ha tuttavia oscurato agli occhi della gente le sue motivazioni: perché sono così convinto del nucleare da assumermi un incarico così spinoso e largamente impopolare? Che cosa glielo fa fare, professore, mi chiedono i pazienti e gli amici più stretti? Mi spinge la mia convinzione che l’energia nucleare è un progresso scientifico straordinario per l’uomo e, proprio poiché ci credo, ritengo in coscienza di dover offrire tutto il mio impegno di scienziato e di cittadino perché il mio Paese, che amo, sia all’avanguardia in questo settore e non rimanga arenato per motivi ideologici.</p>
<p>Vorrei ricordare che il nucleare è nato in Italia grazie a Enrico Fermi e quando nel dicembre 1942 lui e la sua squadra festeggiarono con un fiasco di vino Chianti (fiasco che fu firmato da tutti i fisici presenti e che diventò da allora un oggetto di «culto») si aprì una nuova era per la scienza e per l’umanità. Il brindisi era per la scoperta della «pila atomica» che era in grado di produrre enormi quantità di energia con la rottura di un atomo di uranio colpito da un neutrone. Fermi scoprì che per produrre energia non è necessaria la combustione (che consuma ossigeno) né il riscaldamento a carbone, o petrolio, e trovò quindi una soluzione potenziale al crescente fabbisogno energetico nel mondo. La politica poi fece un uso tragicamente improprio della sua scoperta, facendo costruire la bomba che gettò un’ombra indelebile su questo progresso.</p>
<p>Sul nucleare come fonte di energia io mi sento di poter rassicurare la popolazione circa la sostanziale assenza di rischio. L’attività delle centrali nucleari produce energia pulita, senza emissioni (presenti invece nei processi di combustione) di sostanze che rappresentano un rischio di malattie respiratorie, allergiche o tumorali nell’uomo.</p>
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		<title>Attendendo Veronesi, nasce il Forum italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci sono date, giorni, azioni, destinate a segnare un solco importante nella storia e in essa a rimanerci, perché segnano un passaggio determinate per il futuro e il progresso di un Paese intero. La data di ieri ha segnato un passaggio importante, forse ufficialmente determinante, per la “nuclearizzazione” dell’Italia, che nel giro di un quinquennio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono date, giorni, azioni, destinate a segnare un solco importante nella storia e in essa a rimanerci, perché segnano un passaggio determinate per il futuro e il progresso di un Paese intero. La data di ieri ha segnato un passaggio importante, forse ufficialmente determinante, per la “nuclearizzazione” dell’Italia, che nel giro di un quinquennio si metterà al passo, dal punto di vista dello sviluppo economico, produttivo ed energetico, con le altre potenze europee e mondiali.</p>
<p>E’ nato ieri mattina il ’Forum nucleare italiano’ che riunisce imprese, università, forze sociali e associazioni; presidente è stato nominato Chicco Testa, che negli anni’80, nell’immediato del disastro di Cernobyl, appoggiò la campagna ambientalista antinucleare ma che da tempo ha modificato le sue posizioni. “Con il Forum nucleare italiano &#8211; ha spiegato Testa &#8211; nasce anche in Italia uno spazio di informazione, dialogo e collaborazione che accompagnerà il Paese in un percorso cruciale per il proprio futuro energetico, tecnologico e di sviluppo”.<br />
Tre i principali obiettivi del Forum: contribuire alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell’energia nucleare in Italia; favorire la conoscenza dell’opzione nucleare; rappresentare un centro di divulgazione di una informazione tecnico-scientifica “trasparente e accessibile”.</p>
<p>E al d-day del “Forum nucleare” hanno partecipato i vertici dell’Enel e quelli del governo; e a rappresentare l’esecutivo vi era il ministro per l’Ambiente, ormai diventata anche per la Politica nucleare, Stefania Prestigiacomo. Il ministro è intervenuto, dicendo basta “alle crociate retoriche che non hanno permesso una discussione sul nucleare in Italia”; ora, invece, i tempi sono decisamente maturi e “ad una cultura ambientalista dogmatica si sta affiancando validamente una cultura ambientalista pragmatica”.</p>
<p>Per l’Italia, Stefania Prestigiacomo vede la necessità, quindi, di “scelte consapevoli che consentano il ritorno al nucleare”, con le massime garanzie di sicurezza (accordi con Francia, Slovenia e Usa), con le migliori tecnologie esistenti e con il consenso di territori informati. Da qui l’importanza del Forum, “importante perché &#8211; ha concluso &#8211; va in una direzione moderna e responsabile, soprattutto non ideologica”.</p>
<p>Direzione moderna e responsabile, evidentemente non combaciano con la carta d’identità del Partito democratico che ha posto lapalissiana contrarietà anche alla nomina di Umberto Veronesi, ex ministro della Salute “prodiano”, alla presidenza dell“Agenzia sulla sicurezza nucleare. Nomina su cui è ritornata la Prestigiacomo, che ribadisce l’amarezza sua e del governo per ” le reazioni scomposte a a scelta bipartisan nella direzione di una figura autorevole di indiscutibile esperienza“. In merito alla nascita del Forum nucleare italiano Prestigiacomo ha parlato di una ”iniziativa importante“ che vede come presidente un ex ambientalista e ex presidente di Legambiente, Chicco Testa, ”che ha cambiato idea sul nucleare“.</p>
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		<title>Nasce il Forum, annunciato sul blog di Chicco Testa</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 14:46:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si annuncia la costituzione del Forum Nucleare Italiano, associazione non profit nata per la volontà di alcune imprese interessate a partecipare al nuovo programma nucleare italiano e convinte che questo debba accompagnarsi da un forte impegno di comunicazione dopo anni di “vuoto informativo”. Il Forum si propone come soggetto attivo nel dibattito pubblico sulla rilevanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si annuncia la costituzione del Forum Nucleare Italiano, associazione non profit nata per la volontà di alcune imprese interessate a partecipare al nuovo programma nucleare italiano e convinte che questo debba accompagnarsi da un forte impegno di comunicazione dopo anni di “vuoto informativo”. Il Forum si propone come soggetto attivo nel dibattito pubblico sulla rilevanza dell’opzione nucleare nel mix di energie pulite e CO2 free.</p>
<p>Chicco Testa, come si legge dal suo blog è stato chiamato a presiedere il Forum: “… questa carica, sostanzialmente, mi porterà a proseguire, seppure in un modo più  formale, la mia attività di sensibilizzazione  e divulgazione sull’energia nucleare con lo stesso spirito e apertura con i quali ho cercato di farlo in questi 18 mesi di vita del blog.  Il cui valore e riuscita si misurano principalmente nella qualità dei vostri commenti. Newclear non chiude i battenti, ma diventa uno degli elementi delle attività di comunicazione del Forum che ha come riferimento gli organismi analoghi operativi negli altri paesi: Belgio, Spagna, Svizzera, Germania, Usa, Svezia. Cercherò di mantenerlo libero ed informale come è stato in  questi mesi.”<br />
Per chi volesse andare, il Forum viene presentato a Roma, martedì 27 luglio ore 11.00 a Palazzo Marini.</p>
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		<title>Nucleare, otto reattori entro il 2019</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 15:26:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia potrebbe avere otto reattori nucleari di nuova generazione in esercizio per il 2019, e non è escluso che comprendano anche il modello americano AP1000. Lo ha detto a Washington il sottosegretario al Lavoro, Stefano Saglia, a margine del forum internazionale organizzato dall&#8217;amministrazione Obama sull&#8217;Energia Pulita. «Stiamo consolidando &#8211; ha detto Saglia &#8211; il nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia potrebbe avere otto reattori nucleari di nuova generazione in esercizio per il 2019, e non è escluso che comprendano anche il modello americano AP1000. Lo ha detto a Washington il sottosegretario al Lavoro, Stefano Saglia, a margine del forum internazionale organizzato dall&#8217;amministrazione Obama sull&#8217;Energia Pulita. «Stiamo consolidando &#8211; ha detto Saglia &#8211; il nostro interesse verso tecnologie complementari. L&#8217;Italia è orientata ad avere quattro centrali da 1.600 megawatt, e accordi in tal senso sono avviati tra Enel e la francese Edf per centrali Epr. Ma non chiudiamo ad altre opzioni».<br />
Come appunto quella dell&#8217;AP1000, tecnologia americana prodotta all Westinghouse Electric Company di Pittsburgh, che la delegazione italiana visiterà oggi. Visiteranno il reattore di Pittsburgh sia il sottosegertario Saglia, sia la delegazione del ministero dell&#8217;Ambiente guidata dal ministro Stefania Prestigiacomo. «Diciamo che si consolida l&#8217;interesse italiano verso tecnologie più piccole e complementari a quelle francesi» ha detto Saglia.<br />
Alla luce di questa impostazione, secondo il sottosegretario l&#8217;Italia potrebbe «essere nucleare» per il 2019. «Entro il 2013 completeremo le fasi autorizzative &#8211; ha precisato &#8211; e le nuove otto centrali potrebbero essere in esercizio nel 2019. Le prime difficoltà politiche sono state superate. Le centrali saranno fatte d&#8217;intesa con le Regioni. Ovviamente ci sarà da costruire un consenso, ma la via imboccata è chiara.</p>
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		<title>L&#8217;energia nucleare, l&#8217;Italia riparte</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 15:24:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi giorni ha raggiunto il porto di Napoli una portaerei a propulsione nucleaer, dotatia di 2 centrali nucleari che le conferiscono un&#8217;autonomia di ben 50 anni, durante i quali potrebbe navigare senza mai fermarsi per fare rifornimento. Accoglienza festosa, curiosità, e forse un motivo di riflessione per tutti coloro che si oppongono al nucleare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni ha raggiunto il porto di Napoli una portaerei a propulsione nucleaer, dotatia di 2 centrali nucleari che le conferiscono un&#8217;autonomia di ben 50 anni, durante i quali potrebbe navigare senza mai fermarsi per fare rifornimento. Accoglienza festosa, curiosità, e forse un motivo di riflessione per tutti coloro che si oppongono al nucleare civile e magari abitano a pochi metri da dove ha buttato gli ormeggi un bestione del genere.<br />
Questo aggiunge paradosso a paradosso,soprattutto strappa tutti i veli su un interrogativo di fondo che qualsiasi italiano di buon senso si fa: la tecnologia nucleare sia sui rendimenti sia sulla sicurezza ha fatto passi da giganti, al punto che al mondo sono in azione centrali situate in zone densamente abitate ed anche all&#8217;interno di talune città. Pure importiamo a caro prezzo energia dall&#8217;estero, rinunciando a produrcela qui da noi come potremmo benissimo fare.</p>
<p>Qual è il mare oscuro del nostro Paese che usa i prodotti della tecnologia, come per l&#8217;appunto l&#8217;energia nucleare, ma rifiuta di prodursela? Pure, siamo alla disperata ricerca di posti di lavoro, competitività, di fare come tutti nel mondo industrializzato. Non solo, ma per l&#8217;Italia l&#8217;energia nucleare è qualcosa di familiare, visto che con i ragazzi di via Panisperna e con il Cnen (Comitato Italiano energia nucleare) di Felice Ippolito siamo stati tra i primissimi ad attivarci negli usi pacifici dell&#8217;energia atomica. Realizzando con le nostre imprese fra i primi al mondo tutta una serie di reattori. Dopo parecchi decenni di stasi, nei quali non si è utilizzato tutto un comparto scientifico e tecnologico e si sono trasferiti a Paesi esportatori di energia, occupazione, competenze, esperti, sembra che oggi si possa finalmente riparire. Scetticismo e tentativi di veto, anche se non del tutto assenti sono in diminuzione, ed à l&#8217;industria che si sta attivando. In un autorevole &#8220;speciale&#8221; 24 Ore del 14 luglio riporta gli echi di un approfondito studio a livello industriale, conseguente all&#8217;azione che il mondo dell&#8217;industria sat intraprendendo.</p>
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		<title>Le centrali americane a prova di sicurezza</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 13:33:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le centrali nucleari degli Stati Uniti sono sicure, a prova non solo di incidenti ma anche di eventuali attacchi terroristici. È la conclusione della Nuclear Regulatory Commission (NRC) sulla base di 179 ispezioni condotte nel 2009. Fra le ispezioni, 24 sono state condotte con la simulazione di un attacco da parte di un gruppo terroristico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le centrali nucleari degli Stati Uniti sono sicure, a prova non solo di incidenti ma anche di eventuali attacchi terroristici. È la conclusione della Nuclear Regulatory Commission (NRC) sulla base di 179 ispezioni condotte nel 2009. Fra le ispezioni, 24 sono state condotte con la simulazione di un attacco da parte di un gruppo terroristico intenzionato a distruggere o danneggiare una componente essenziale dell&#8217;impianto.</p>
<p>In tutto la NRC ha riportato 180 segnalazioni, di cui 168 di «rilevanza molto bassa» e i restanti 12 di «rilevanza da bassa a moderata»: nessuna segnalazione è stata classificata di «rilevanza sostanziale» o «alta». In ogni caso, per ogni segnalazione la NRC ha chiesto alle società che gestiscono gli impianti di apportare le modifiche opportune.</p>
<p>Secondo il rapporto della NRC, i punti di forza della sicurezza sono gli ottimi risultati registrati nei settori dei controlli di accesso, delle autorizzazioni, dei sistemi di protezione, dal controllo dei materiali e della risposta ad azioni estemporanee.</p>
<p>Le ispezioni rientravano nel programma annuale della NRC per la sicurezza nucleare. «Valutare con regolarità la sicurezza delle centrali nucleari è un aspetto cruciale del ruolo della NRC nella protezione della salute pubblica. Questo rapporto dovrebbe rendere chiaro a tutti il forte impegno che mettiamo per assicurare la sicurezza della nostra industria nucleare», ha commentato il presidente della NRC Gregory Jaczko.</p>
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		<title>È made in Italy il rubinetto più ecologico.</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:37:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mondointernet2009</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama New Road E il miscelatore prodotto da Nobili Rubinetterie e basato su una tecnologia innovativa in grado di ridurre sensibilmente il consumo di energia, evitare sprechi e tutelare l&#8217;ambiente. A Parigi, nel corso del Salone Internazionale Idéo Bain 2010, una giuria costituita da professionisti del settore e giornalisti della stampa specializzata ha assegnato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama <a href="http://www.infoarredo.it/rubriche/art-173--made-in-italy-il-rubinetto-piu-ecologico" target="_blank">New Road E</a> il miscelatore prodotto da Nobili Rubinetterie e  basato su una tecnologia innovativa in grado di ridurre sensibilmente il  consumo di energia, evitare sprechi e tutelare l&#8217;ambiente.<br />
A Parigi, nel corso del Salone Internazionale Idéo Bain 2010, una  giuria costituita da professionisti del settore e giornalisti della  stampa specializzata ha assegnato a <a href="http://www.infoarredo.it/rubriche/art-173--made-in-italy-il-rubinetto-piu-ecologico" target="_blank">New Road E</a> il premio come miglior  prodotto dell&#8217;anno per la categoria &#8220;Bien Vivre&#8221;.<br />
Grazie alla tecnologia Nobili Energysaving, quando la leva è in  posizione centrale il miscelatore eroga solo acqua fredda, evitando  l&#8217;accensione della caldaia. Il risultato? Meno fumi di combustione  nell&#8217;aria, minore consumo di acqua calda e conseguente risparmio di  energia e, quindi, di denaro.<br />
Ma i vantaggi di <a href="http://www.infoarredo.it/rubriche/art-173--made-in-italy-il-rubinetto-piu-ecologico" target="_blank">New Road E</a> non si fermano qui: il miscelatore è  dotato di un silenziatore anti rumore, per un comfort acustico di alto  livello, e di dispositivi che minimizzano l&#8217;usura ed evitano il deposito  di calcare nella cartuccia.</p>
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		<title>Mandiamo in pensione le vecchie lampadine!</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mondointernet2009</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A distanza di 130 anni dall&#8217;invenzione delle lampadine ad incandescenza, il vecchio bulbo sta rapidamente lasciando posto alle nuove fonti di illuminazione a basso consumo. UN&#8217;ESIGENZA CHE DIVENTA LEGGE! D’altra parte a settembre 2009, la UE ha vietato la vendita dei bulbi da 100W per uso domestico e professionale, mentre i governi si sono impegnati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A distanza di 130 anni dall&#8217;invenzione delle lampadine ad  incandescenza, il vecchio bulbo sta rapidamente lasciando posto alle <a href="http://atupertu.rocchetta.it/index.php/2010/05/piu-risparmio-meno-inquinamento-con-le-nuove-fonti-di-illuminazione/400">nuove  fonti di  illuminazione</a> a basso  consumo.</p>
<p><a href="http://www.infoarredo.it/rubriche/art-191-mandiamo-in-pensione-le-vecchie-lampadine/" target="_blank"><strong>UN&#8217;ESIGENZA CHE  DIVENTA LEGGE!</strong></a></p>
<p>D’altra parte a settembre 2009, la UE ha vietato la vendita dei bulbi   da 100W per uso domestico e professionale, mentre i governi si sono   impegnati a sostituire gradualmente tutte le fonti inquinanti di luce   pubblica con illuminazione a risparmio energetico. <strong>In questo   modo riusciremo ad abbattere di più di 30 milioni di tonnellate le   emissioni di CO2 risparmiando sul canone circa 10 miliardi di euro e   riducendo il consumo di elettricità di 80 mld di KWh.</strong></p>
<p>Per quanto riguarda le nostre case, molti di noi si sono già messi al   passo coi tempi, allettati dalla promessa che le nuove fonti di luce  ci  faranno risparmiare. In effetti i conti tornano: sebbene il costo di   una lampadina aumenti di quasi 10 volte, la sua durata passa da 1 anno   di quelle a tungsteno ai circa 8 di quelle ad alta efficienza. <strong>Ottime   notizie anche dalla temuta bolletta che si abbatterà di un buon 40%:  un  bel risultato visti i continui rincari che stiamo subendo.</strong></p>
<p><strong> </strong><a href="http://www.infoarredo.it/rubriche/art-191-mandiamo-in-pensione-le-vecchie-lampadine/" target="_blank"><strong>LE  AZIENDE  LAVORANO PER NOI</strong></a></p>
<p>Al di là dei benefici economici e ecologici, le lampadine del futuro   dimostrano che le grandi aziende, pressate dai governi e dall’opinione   pubblica, hanno finalmente accettato la sfida e si stanno impegnando   seriamente per offrire soluzioni efficienti e efficaci per migliorare la   qualità della vita di tutti noi.</p>
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		<title>Il Piemonte dice si al Nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:36:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
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		<description><![CDATA[In ordine sparso, un po&#8217; qua e un po&#8217; là, le amministrazioni locali disposte ad accogliere una centrale nucleare sul proprio territorio stanno piano piano uscendo allo scoperto. Dopo una prima apertura da parte di alcuni esponenti dell&#8217;Emilia Romagna a giugno, ora è il Piemonte a dichiararsi pronto a ospitare una centrale. È stato proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In ordine sparso, un po&#8217; qua e un po&#8217; là, le amministrazioni locali disposte ad accogliere una centrale nucleare sul proprio territorio stanno piano piano uscendo allo scoperto. Dopo una prima apertura da parte di alcuni esponenti dell&#8217;Emilia Romagna a giugno, ora è il Piemonte a dichiararsi pronto a ospitare una centrale.</p>
<p>È stato proprio l&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente, Roberto Ravello, a chiarire esplicitamente questa possibilità: «Il Piemonte non può che pensare di mettersi a disposizione per fare la propria parte», ha affermato intervenendo alla presentazione del decimo rapporto sull&#8217;ambiente dell&#8217;Arpa Piemonte. Ravello ha aggiunto di «non avere timori per il fatto che la nostra Regione possa aprirsi al nucleare».</p>
<p>Secondo l&#8217;assessore «è inaccettabile che il Piemonte possa solo subire i rischi dell&#8217;attività delle centrali francesi e svizzere e non i benefici derivanti dalla costruzione di impianti di ultima generazione con le più ampie garanzie di tutela per il territorio e la popolazione».</p>
<p>L&#8217;apertura del Piemonte era stata preannunciata dalla decisione da parte della nuova giunta regionale di ritirare il ricorso contro la delega al Governo in materia di nucleare che aveva presentato insieme ad altre 10 Regioni alla Corte Costituzionale (che lo ha respinto).</p>
<p>Il Piemonte è sempre stata una Regione protagonista del nucleare italiano: nel 1965 la centrale di Trino Vercellese è stata terza in Italia a entrare in attività; Saluggia, sempre in provincia di Vercelli, è stata scelta come sede prima del reattore sperimentale Avogadro e poi del deposito temporaneo di combustibile irraggiato.</p>
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		<title>L&#8217;Africa si prepara ad entrare nel club del nucleare</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Coppa del Mondo ha fatto sì che negli ultimi mesi si parlasse molto del continente africano, della sua cultura e situazione socio-economica. Scommetto però che molti ancora non sanno che in Africa ci sono ben undici reattori nucleari operativi in sette paesi diversi. Non tantissimi, ma più di quanto si potrebbe immaginare. I paesi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Coppa del Mondo ha fatto sì che negli ultimi mesi si parlasse molto del continente africano, della sua cultura e situazione socio-economica. Scommetto però che molti ancora non sanno che in Africa ci sono ben undici reattori nucleari operativi in sette paesi diversi. Non tantissimi, ma più di quanto si potrebbe immaginare. </p>
<p>I paesi ‘nucleari’ sono: Algeria, Egitto, Ghana, Libia, Marocco, Nigeria e Sud Africa. Gli anfitrioni della Coppa del Mondo hanno 3 reattori: uno di ricerca e due ad acqua pressurizzata. Algeria ed Egitto hanno due reattori a testa, mentre gli altri un reattore ognuno. Per il momento, ad eccezione del Sud Africa, si tratta di reattori di ricerca che non producono elettricità. Ma la situazione cambierà in modo significativo nei prossimi 20 anni.<br />
Le nazioni sopra elencate, ad eccezione di Ghana e Libia, hanno partecipato all’International Conference on Access to Civil Nuclear Energy, tenuta a marzo a Parigi. I loro ministri hanno ribadito l’interesse di sviluppare ed espandere il settore dell’energia nucleare. Questi e altri stati africani stanno studiando l’opzione nucleare con la IAEA (International Atomic Energy Agency) o con trattati bilaterali. Negli ultimi due anni, per esempio, Algeria, Libia, Tunisia ed Egitto hanno firmato o riattivato degli accordi con la Francia per l’assistenza, ricerca e promozione del nucleare nella produzione elettrica nazionale.<br />
“L’energia nucleare si conferma sempre più come alternativa attuabile ai combustibili fossili, che sono molto inquinanti” ha affermato il Ministro per l’Energia del Marocco. “La nostra produzione energetica si basa sull’energia termica prodotta dai combustibili fossili, ed è stata colpita duramente dalla volatilità dei prezzi. Credo che le fonti alternative di energia, e il nucleare in particolare, avranno un ruolo fondamentale nel futuro” ha riferito il Ministro per l’Energia del Senegal. Queste sono alcune delle dichiarazioni ufficiali raccolte da Keith Campbell, inviato del governo francese alla Conferenza Internazionale sull’Accesso al Nucleare Civile. </p>
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		<title>A proposito del &#8220;benedetto nucleare&#8221;&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[benedetto nucleare]]></category>
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		<category><![CDATA[unità]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho deciso di riportare in questo blog una lettera che, inviata all&#8217;Unità, non è mai stata pubblicata dal giornale. In questo modo spero di condividere con chi mi legge quello che la redazione della testata giornalistica ha deciso di tacere. Caro Direttore, ho letto con curiosità l&#8217;articolo &#8220;Benedetto nucleare&#8221; pubblicato il 6 luglio dal vostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho deciso di riportare in questo blog una lettera che, inviata all&#8217;Unità, non è mai stata pubblicata dal giornale. In questo modo spero di condividere con chi mi legge quello che la redazione della testata giornalistica ha deciso di tacere.</p>
<p>Caro Direttore,<br />
ho letto con curiosità l&#8217;articolo &#8220;Benedetto nucleare&#8221; pubblicato il 6 luglio dal vostro giornale. E ho avuto la piacevole sorpresa di constatare che il Vaticano, su questo tema, si dimostra più laico e &#8220;illuminista&#8221; di tanta sedicente sinistra.</p>
<p>Ricorda infatti il presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, cardinale Renato Raffaele Martino, citando l&#8217;enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, che la Santa Sede &#8220;è favorevole e sostiene l&#8217;uso pacifico dell&#8217;energia nucleare, mentre ne avversa l&#8217;utilizzo militare&#8221;.</p>
<p>Esattamente quello che sostiene il presidente democratico degli Stati Uniti Barack Obama che mentre prepara il rilancio del nucleare (e delle fonti rinnovabili) nel suo paese promuove lo smantellamento degli arsenali atomici mondiali. Trasformare tutto questo in una banale manovra pubblicitaria mi pare quantomeno riduttivo.</p>
<p>Mi sono procurato e ho letto con attenzione il semplice opuscolo di cui parla l&#8217;articolo.</p>
<p>Non vi ho trovato nulla di diverso da quanto sostengono personalità sicuramente democratiche come il Nobel ministro per l&#8217;Energia degli Stati Uniti Stephen Chu, l&#8217;ex premier laburista britannico Gordon Brown, ambientalisti storici come John Lovelock. E, per venire a casa nostra, personalità della scienza come il grande fisico Carlo Bernardini, l&#8217;oncologo e sentaore Pd Umberto Veronesi, l&#8217;astrofisica Margherita Hack: se vogliamo davvero combattere il cambiamento climatico e ridurre la nostra dipendenza dagli idrocarburi (vedi marea nera nel Golfo del Messico e i ricatti della Russia nelle forniture di gas ai paesi dell&#8217;ex Unione Sovietica e all&#8217;Europa) non possiamo fare a meno del nucleare. Eolico e solare da soli non bastano.</p>
<p>Stupisce invece, spiacevolmente, vedere l&#8217;Unità e una parte dell&#8217;opinione pubblica di sinistra, sposare senza riserva una posizione che demonizza i progressi della scienza (le centrali di terza generazione non hanno nulla a che fare con quelle di Chernobyl) e dipingere chi esprime posizioni diverse dalle proprie come corrotto e in malafede.</p>
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		<title>Piante ed ecosistema</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 13:35:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>artix</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nessuna creatura al mondo vive in modo completamente autonomo. Ogni organismo vivente dipende infatti dall’ambiente circostante, dalle piante e dagli animali che ha intorno. Pensiamo ad esempio ad una pianta da giardino o a una pianta da regalare la prima cosa che ci chiediamo è dove è meglio sistemarla, quale è la giusta esposizione solare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuna creatura al mondo vive in modo completamente autonomo. Ogni organismo vivente dipende infatti dall’ambiente circostante, dalle piante e dagli animali che ha intorno.</p>
<p>Pensiamo ad esempio ad una <a title="piante da giardino" href="http://www.edendeifiori.it/info/piante-da-giardino">pianta da giardino</a> o a una <a title="piante da regalare" href="http://www.florencefiorionline.com/">pianta da regalare</a> la prima cosa che ci chiediamo è dove è meglio sistemarla, quale è la giusta <a title="esposizione solare piante" href="http://www.edendeifiori.it/esposizione-solare">esposizione solare delle piante</a>, di che tipo di terreno ha bisogno e di quanta acqua, e se ha “nemici” come insetti e lumache.</p>
<p>Quel giardino, insomma, è un piccolo mondo che può offrire alla pianta un certo tipo di terreno, una certa quantità di nutrimento e di acqua, certi esseri viventi e così via. Se queste precise caratteristiche sono adatte alla pianta, essa potrà entrare a fare parte di quel piccolo mondo, ossia di quel piccolo ecosistema.</p>
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		<title>A Casal Bertone Rèdais promuove l’edilizia sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jun 2010 14:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[Cosa si intende per edilizia sostenibile? Semplice, le case del futuro, ciò che riflette in senso onnicomprensivo benessere dell’individuo e rispetto totale per l’ambiente. L&#8217;edilizia sostenibile è l’insieme di scelte ingegneristiche e architettoniche che non impediranno un domani di poter vivere nel pieno benessere della propria casa, in un&#8217; ottica di vita ecosostenibile, di una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Redais-Casal-Bertone-9.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-118" style="margin: 8px;" title="Redais bioedilizia Roma" src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Redais-Casal-Bertone-9.jpg" alt="Redais Casal Bertone 9 A Casal Bertone Rèdais promuove ledilizia sostenibile" width="500" height="354" /></a>Cosa si intende per <a title="Rèdais" href="http://blog.redais.it/2010/05/what-is-edilizia-sostenibile/" >edilizia sostenibile</a></strong>? Semplice, le case del futuro, ciò che riflette in senso onnicomprensivo benessere dell’individuo e rispetto totale per l’ambiente. L&#8217;edilizia sostenibile è l’insieme di scelte ingegneristiche e architettoniche che non impediranno un domani di poter vivere nel pieno benessere della propria casa, in <strong>un&#8217; ottica di vita ecosostenibile</strong>, di una crescita sensibile, maggiormente civile, sia per noi che per le future generazioni del domani.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Roma è tra le città italiane che negli ultimi tempi più di altre ha sposato la coscienza ambientale della “green way of living”</strong> programmando numerosi interventi urbanistici nel proprio centro e nelle perifierie limitrofe della città. Tradizionalmente distante dalle tematiche propriamente ambientali, l’edilizia romana ha finalmente modificato il proprio modo di concepire una crescita urbana, voltando pagina, impegnandosi in attività e progetti di edificazione verde che possano finalmente garantire il nuovo e riqualificare, allo stesso tempo, il vecchio. A trarne particolare vantaggio, quindi, la società, l&#8217;ambiente, gli edifici, gli inquilini degli stessi edifici, in ultimo<strong> i quartieri, vissuti come nuovo centro nevralgico di una coscienza verde</strong> da dover necessariamente diffondere. Il quartiere può rappresentare in questo modo il fondamento, la base di un disegno più ampio, di un tassello più grande da cui poter partire per promuovere <strong>un&#8217;edilizia più attenta</strong>, nella volontà e impegno di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-117"></span><strong>A Casal Bertone, il Municipio ed il Comune di Roma, realizzeranno presto quella che sarà la prima Isola Ambientale della Capitale</strong>. E’ così che si crea il sistema, che si progetta il cambiamento o quantomeno gli si dà spinta e forza  maggiore: da un lato gli <strong>immobili energeticamente certificati di <a title="Rèdais blog" href="http://blog.redais.it/" >Rèdais</a></strong>, dall’altro uno spazio pubblico finalmente tarato a misura d’uomo, dove ogni persona può ritrovare i propri spazi, strapparli all’urbanizzazione scellerata degli ultimi anni, e viverli serenamente.</p>
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		<title>Rèdais: Le case di domani, oggi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jun 2010 10:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo spreco energetico nel settore residenziale in Italia, pesa per 8 miliardi di euro l’anno. Quasi quanto una manovra finanziaria. Si capisce bene, quindi, che la necessità di un ripensamento degli standard con cui vengono costruiti i nostri immobili, sia di estrema urgenza. Da questo e da altri ragionamenti, non da ultimo quello che concerne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Redais-Casal-Bertone-4.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-115" style="margin: 8px;" title="Sostenibilità ambientale Rèdais " src="http://www.info-energia.net/wp-content/uploads/Redais-Casal-Bertone-4.jpg" alt="Redais Casal Bertone 4 Rèdais: Le case di domani, oggi" width="500" height="354" /></a>Lo <strong>spreco energetico nel settore residenziale in Italia</strong>, pesa per 8 miliardi di euro l’anno. Quasi quanto una manovra finanziaria. Si capisce bene, quindi, che la necessità di un ripensamento degli standard con cui vengono costruiti i nostri immobili, sia di estrema urgenza. Da questo e da altri ragionamenti, non da ultimo quello che concerne <strong>la salvaguardia ambientale del nostro pianeta</strong>, nasce il concetto di <a title="Abitare sostenibile" href="http://blog.redais.it/2010/04/case-benessere-individuo-rispetto-ambiente/" >Rèdais – Abitare Sostenibile</a></p>
<p style="text-align: justify;">Questo nuovo <strong>concetto di edilizia residenziale a Casal Bertone</strong>, rappresenta il primo tentativo a <strong>Roma</strong> di costruire un immobile che sia allo stesso tempo architettonicamente intrigante, ecologicamente corretto ed energeticamente sostenibile. Da sempre, questi tre concetti sono stati svincolati l’uno dall’altro. Ecco perché lo sforzo di costruire un immobile che rispetti queste tre caratteristiche rappresenta non solo una sfida ma anche una precisa scelta filosofica da parte del costruttore.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-114"></span><a title="rèdais" href="http://www.redais.it/" >Rèdais</a>, marchio di proprietà della Bross Srl di Stefano Tersigni nasce infatti con il preciso intento di coniugare da un lato, <strong>il benessere abitativo dell’individuo e dall’altro, il rispetto dell’ambiente grazie all’utilizzo di tecnologie moderne</strong>, in grado di garantire la piena funzionalità dell’appartamento con un considerevole <strong>risparmio energetico</strong>. Risparmio che, inoltre, è anche certificato sia dall’altoatesina CasaClima che dall’americana LEED. Due marchi a garanzia del risparmio energetico e del rispetto dell’ambiente</p>
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		<title>Il nucleare è la risposta alle crisi energetiche</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 10:19:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari. Lo spiega un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Creare centinaia di migliaia di posti di lavoro ben pagati in America, portare milioni di dollari nelle casse statali e federali, diminuire l’inquinamento atmosferico, ridurre il deficit commerciale americano e la dipendenza dal petrolio mediorientale. Tutto ciò si può fare allo stesso tempo con un’unica mossa: la costruzione di nuove centrali nucleari.</p>
<p>Lo spiega un editoriale pubblicato sul quotidiano americano Detroit News da Mark Perry, studioso dell’American Enterprise Institute di Washington e professore di economia alla University of Michigan di Flint.</p>
<p>Tanto per cominciare, secondo Perry, l’elettricità prodotta con l’energia nucleare è più economica rispetto a tutte le altre fonti. Gli alti costi iniziali per la costruzione delle centrali vengono ammortizzati nel corso della sua attività dai prezzi relativamente bassi del combustibile: in base ai dati più recenti, il costo medio di un kWh è di 1,4 centesimi di euro, contro i 2 centesimi del carbone, i 6 centesimi del gas naturale e i 13 centesimi del petrolio.</p>
<p>Inoltre la convenienza economica del nucleare crescerà con le tasse che saranno messe sulle emissioni di anidride carbonica.</p>
<p>Per quanto riguarda il solare e l’eolico, hanno costi di produzione bassi, ma anche l’inconveniente di doversi affidare all’energia di riserva prodotta da combustibili fossili in caso di condizioni meteorologiche sfavorevoli. Le centrali nucleari attualmente in attività negli Stati Uniti invece sono in funzione il 90% del tempo.</p>
<p>C’è poi la questione occupazionale: la costruzione e la gestione di altre 45 centrali richiederanno 350.000 posti di lavoro. Il problema è che da decenni non vengono costruite nuove centrali negli Stati Uniti e quindi potrebbe esserci carenza di tecnici specializzati. Per questo un’azienda nucleare del Maryland ha intrapreso un’iniziativa per la formazione di una nuova generazione di tecnici.</p>
<p>Per quanto riguarda le finanze pubbliche, ogni nuova centrale americana porterà ogni anno 20 milioni di dollari (15 milioni di euro) nelle casse dello Stato che la ospita e 75 milioni di dollari (56 milioni di euro) in quelle federali.</p>
<p>Infine, il nucleare riduce la dipendenza dalle importazioni di petrolio dall’estero (e in particolare dal Medio Oriente), che altrimenti potrebbe acuirsi ulteriormente: con la crescita del fabbisogno energetico, saranno necessarie almeno altre 30 centrali entro il 2030 solo per mantenere l’attuale quota del 20% di energia prodotta con il nucleare.</p>
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		<title>L’energia nucleare è economicamente competitiva</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Apr 2010 13:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’energia nucleare è un’opzione altamente competitiva per la produzione di elettricità. Lo afferma il rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”, prodotto dalla Nuclear Energy Agency (NEA) e dall’International Energy Agency (IEA). Il documento, presentato il 25 marzo a Parigi dal direttore esecutivo dell’IEA Nobuo Tanaka e dal direttore generale della NEA Luis Echavarri, ha preso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’energia nucleare è un’opzione altamente competitiva per la produzione di elettricità. Lo afferma il rapporto “Projected Costs of Generating Electricity”, prodotto dalla Nuclear Energy Agency (NEA) e dall’International Energy Agency (IEA).</p>
<p>Il documento, presentato il 25 marzo a Parigi dal direttore esecutivo dell’IEA Nobuo Tanaka e dal direttore generale della NEA Luis Echavarri, ha preso in esame i dati più recenti relativi a 190 centrali elettriche in 21 Paesi: 17 dell’OCSE (che comprende i Paesi industrializzati dell’Occidente) più Brasile, Cina, Russia e Sudafrica.</p>
<p>Il documento analizza i costi delle diverse fonti energetiche: carbone, gas naturale, nucleare, idroelettrico, eolico on-shore e off-shore, biomasse, solare, onde, maree e cicli combinati. Per una valutazione comparativa però è decisivo il prezzo dei permessi per le emissioni di anidride carbonica. In assenza di una tassa sufficientemente elevata il carbone resta un’opzione competitiva.</p>
<p>In generale, secondo lo studio, il nucleare, il carbone e il gas sono al momento «abbastanza convenienti», come pure l’eolico e l’idroelettrico sotto opportune condizioni. Gli autori sottolineano però che «la competitività dipende più che da ogni altra cosa dalle specifiche caratteristiche di ogni mercato: il futuro vedrà quindi una competizione fra le diverse tecnologie, che sarà decisa in base alle preferenze dei singoli Paesi e dei vantaggi a livello locale».</p>
<p>Nessuna fonte infatti è preferibile a tutte le altre da tutti i punti di vista: ognuna ha lati positivi e altri negativi. Per quanto riguarda il nucleare, il vantaggio principale è la produzione di elettricità a bassissime emissioni di anidride carbonica e a prezzi stabili nel tempo. Gli svantaggi sono i costi del decommissionamento e della gestione delle scorie, oltre alle preoccupazioni dell’opinione pubblica sulla sicurezza e la proliferazione.</p>
<p>«I risultati di questo studio dimostrano che il nucleare gioca, e continuerà a giocare, un ruolo fondamentale nel mix energetico europeo. Queste conclusioni appoggiano la scelta di vari Paesi europei di investire in nuove centrali o di estendere la durata dell’attività di quelle esistenti», ha commentato Santiago San Antonio, direttore generale del Foratom, l’associazione delle industrie nucleari europee. </p>
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		<title>Piccole notizie, ma grande disinformazione</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 09:43:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[disinformazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi sforzo di essere razionale. Ovviamente non posso essere io il giudice per stabilire se lo sono e nemmeno se ho gli strumenti culturali per esserlo. Però sono sicuro che mi sforzo di esserlo. Per questo l’informazione ideologica mi fa letteralmente torcere le budella. Soprattutto quando a farla sono organi di informazione che pretendono di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi sforzo di essere razionale. Ovviamente non posso essere io il giudice per stabilire se lo sono e nemmeno se ho gli strumenti culturali per esserlo. Però sono sicuro che mi sforzo di esserlo.<br />
Per questo l’informazione ideologica mi fa letteralmente torcere le budella. Soprattutto quando a farla sono organi di informazione che pretendono di essere autorevoli e seri, che in campo giornalistico vorrebbe dire verifica delle fonti, confronto di dati, commenti basati su dati di fatto.</p>
<div><a href="http://2.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S66saOjBIGI/AAAAAAAAAII/zRmFiySbBeg/s1600/cherry_blossoms.jpg"></a></div>
<p>Beh! Oggi ho le budella del tutto attorcigliate. A causa di <strong>un paio di notiziole</strong> che, di per sé, sono robetta, niente di particolarmente significativo. Eppure proprio per questo <strong>a me sono sembrate il segno dell’ideologia più becera,</strong> quella cui non importa nulla di diventare addirittura stupida.<br />
<strong>La prima notizia è sui ciliegi giapponesi</strong>. Che quest’anno (ho letto sull’Ansa, sul Corriere della Sera e sull’Unità, ma non so quanti altri giornali l’hanno riportata) sono fioriti – udite udite – con ben 6 giorni di anticipo rispetto allo scorso anno.<br />
È questa la notizia? No, <strong>la notizia è che, secondo i giornali sopra citati, il motivo dello “straordinario” anticipo è l’effetto serra causato dall’uomo</strong>: «l&#8217;anticipo record di 6 giorni sul 2009 e di 13 giorni sulla media del dopoguerra la dice lunga sui cambiamenti climatici in atto» informa il Corriere. Senza peraltro precisare che tali cambiamenti climatici devono essere in corso da un bel po’ di tempo, visto che un anticipo simile della fioritura in Giappone si è già verificato nel 1955, 1959 e 1973. Come pure che, ovviamente, le fioriture non avvengono tutte lo stesso giorno alla stessa ora, ma con differenze di oltre un mese a seconda della zona, dell’altitudine e dell’andamento meteorologico (in Giappone la data ufficiale dell’evento è annunciata dai telegiornali per ciascuna singola località).<br />
<strong>La seconda notizia </strong>l’ho letta su Repubblica di ieri, ma poi ho verificato che è stata data anche dalle agenzie Ansa e APcom e ripresa con evidenza da La Stampa e Il giornale (e chissà quanti altri: Beppe Grillo, ad esempio, nel suo blog ci è andato a nozze). Ed è questa: <strong>l’isola di New Moore, situata più o meno a un paio di km tra le coste dell’India e del Bangladesh, è sparita</strong>. «Inghiottita dal mare» titola Repubblica (che gli ha dedicato una intera pagina), precisando nel sommario: «Questi eventi sono legati al riscaldamento globale, alla crescita degli oceani e a catastrofi come gli uragani».</p>
<p>Sempre Repubblica mi ha informato che l’isola era alta sul mare circa 2 metri, e che il sollevamento del mare è di circa 3,5 mm l’anno: circa 10 cm negli ultimi 30 anni.<br />
A quelli di Repubblica non gli è venuto il <strong>dubbio che 35 cm di sollevamento del mare dovrebbero avere qualche difficoltà a “inghiottire” un’isola alta 2 metri</strong>.<br />
Possibile che non abbiano un po’ di senso critico? Un po’ di voglia di verificare quello di cui parlano? Possibile che è sufficiente che una notizia (anche una baggianata, come in questo caso) sia appena un po’ funzionale alla propria ideologia per darla con la massima evidenza (ripeto: gli hanno dedicato una intera pagina!) fregandosene se così fanno solo allarmismo, senza nessun distinguo, senza far vedere nessuna luce in fondo al tunnel?</p>
<p><strong>A me invece il dubbio è venuto</strong>, e così ho scoperto (peraltro molto facilmente) che quella di News Moore era un’isola solo in senso tecnico, cioè di terra circondata dal mare. In realtà si trattava di un agglomerato di terriccio e sabbia formatosi dai detriti depositati dalle intricatissime correnti del grande delta del Gange, in una zona in cui gli isolotti di sabbia vanno e vengono con regolarità. New Moore si era formata agli inizi degli anni ’70 e, da isolotto, era poi cresciuta parecchio (circa 10 km quadrati) senza però mai stabilizzarsi e in via di lenta “sparizione” (erosione) da almeno un decennio. Niente a che vedere con i cambiamenti climatici.</p>
<p>Non sono sicuro che i giornali abbiano il pieno diritto di sostenere le loro tesi e/o ideologie (a parte quelli che lo fanno in modo esplicito, tipo l’Unità) invece di limitarsi a fare informazione . Però lo fanno. Ma quanti lettori hanno abbastanza competenze tecniche sugli aspetti ambientali per fare le opportune valutazioni? In questo senso credo fermamente che anche notiziole come queste, date in questo modo, costituiscano una grave forma di disinformazione da contrastare in ogni modo.</p>
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		<title>Francia: parte il dibattito pubblico sul prossimo reattore Epr</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 16:39:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[dibattito]]></category>
		<category><![CDATA[EPR]]></category>
		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[La Francia, dopo il reattore Epr in costruzione a Flamanville (Normandia), ne ha progettato un secondo a Penly (sempre in Normandia). Una fase preliminare consiste in un dibattito pubblico, aperto a tutti, sul nuovo reattore. Il dibattito, che si è aperto ufficialmente il 24 marzo e durerà 4 mesi, si articolerà intorno a un documento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Francia, dopo il reattore Epr in costruzione a Flamanville (Normandia), ne ha progettato un secondo a Penly (sempre in Normandia). Una fase preliminare consiste in un dibattito pubblico, aperto a tutti, sul nuovo reattore.<br />
Il dibattito, che si è aperto ufficialmente il 24 marzo e durerà 4 mesi, si articolerà intorno a un documento di 150 pagine redatto dall’EDF, la società che gestirà la centrale.</p>
<p>Il dibattito sarà gestito da un’apposita commissione locale e consisterà in 12 riunioni pubbliche e un sito internet dedicato. L’iniziativa si inserisce nel cosiddetto processo partecipativo che coinvolge la popolazione: è la strategia suggerita dagli esperti della comunicazione, e usata in alcuni dei Paesi più avanzati, per arrivare a decisioni condivise fra autorità, esperti e residenti, evitare manifestazioni di protesta e finalmente arrivare alla scelta più indicata da tutti i punti di vista.</p>
<p>«Il dibattito verterà sull’opportunità, gli obiettivi e le caratteristiche principali del progetto», ha spiegato Philippe Deslandes, presidente della Commission nationale du débat public, nel corso di una conferenza stampa nel capoluogo Rouen.</p>
<p>Se al termine del dibattito EDF confermerà il progetto, la costruzione potrà iniziare nel 2012 e terminare nel 2017, per un costo totale di 4 miliardi di euro. Sarà il terzo reattore della centrale, e il secondo di tutta la Francia (dopo Flamanville) di terza generazione avanzata. </p>
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		<title>Nasce il blog La nostra energia: per un no “scientifico” al nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 11:53:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nucleare? Non è la nostra energia. È con questa certezza che il nuovo blog La nostra energia si schiera contro la reintroduzione in Italia del nucleare. Centrali, scorie, sicurezza, strategie, risparmio energetico: sono i temi affrontati in questo nuovo spazio di informazione, che propone in modo puntuale i più importanti interventi dei protagonisti del dibattito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nucleare? Non è la nostra energia. È con questa certezza che il nuovo blog <strong>La nostra energia</strong> si schiera contro la reintroduzione in Italia del nucleare. Centrali, scorie, sicurezza, strategie, risparmio energetico: sono i temi affrontati in questo nuovo spazio di informazione, che propone in modo puntuale i più importanti interventi dei protagonisti del dibattito sul nucleare. Le parole non sono solo quelle dei politici, ma anche di docenti, scienziati e comitati internazionali che analizzano e documentano i rischi del ritorno a questa fonte di energia.</p>
<p>Vai su <a href="http://lanostraenergia.wordpress.com/">http://lanostraenergia.wordpress.com/</a> per accedere a contenuti scientifici, rigorosi e attuali. Commenta i diversi post e arricchisci il dibattito con la tua opinione.</p>
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		<title>Nasce l’Istituto europeo per la formazione sulla sicurezza</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 16:01:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per rinsaldare e migliorare le conoscenze sulla sicurezza nucleare in Europa è stato creato l’European Nuclear Safety Training and Tutoring Institute (ENSTTI), un Istituto europeo per la formazione sulla sicurezza. L’Istituto è un’iniziativa congiunta di 4 istituti di altrettanti Paesi europei: l’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire francese, la Gesellschaft für Anlagen- und Reaktorsicherheit [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per rinsaldare e migliorare le conoscenze sulla sicurezza nucleare in Europa è stato creato l’European Nuclear Safety Training and Tutoring Institute (ENSTTI), un Istituto europeo per la formazione sulla sicurezza.</p>
<p>L’Istituto è un’iniziativa congiunta di 4 istituti di altrettanti Paesi europei: l’Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire francese, la Gesellschaft für Anlagen- und Reaktorsicherheit tedesca, l’Istituto di ricerche nucleari ceco UJV e l’Istituto dell’energia lituano LEI. Hanno partecipato al progetto anche enti internazionali come l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica.</p>
<p>L’Istituto offrirà ai laureati e ai lavoratori del settore corsi della durata di vari mesi o sessioni applicate di 6 settimane. Gli argomenti trattati saranno le conoscenze necessarie per analizzare e valutare i rischi radiologici in Europa e nel mondo. Tutti i corsi prevedono anche gruppi di lavoro, simulazioni, visite tecniche e discussioni aperte. La prima sessione si terrà a Monaco (Germania) nel luglio 2010 e la seconda a Fontenay-aux-Roses (Francia) nel settembre 2010. </p>
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		<title>James Hansen: “Il nucleare il male minore”</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 17:53:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[James Hansen, climatologo della Columbia University e direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, è stato ospite a Roma ieri per una “lecture” del WWF Italia e della Fondazione Aurelio Peccei. La conferenza, dal titolo “L’impatto umano sul sistema climatico”, è stata anche l’occasione per presentare il primo libro di Hansen [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>James Hansen, climatologo della Columbia University e direttore del prestigioso Goddard Institute for Space Studies (GISS) della NASA, è stato ospite a Roma ieri per una “lecture” del WWF Italia e della Fondazione Aurelio Peccei. La conferenza, dal titolo “L’impatto umano sul sistema climatico”, è stata anche l’occasione per presentare il primo libro di Hansen (Storms of my grandchildren” (“Le tempeste dei miei nipoti. La verità sulla catastrofe climatica che verrà e la nostra ultima possibilità per salvare l’umanità”). James Hansen è una figura storica degli studi sul riscaldamento globale. Nel 1988 la sua testimonianza alla Commissione Energia del Senato USA è rimasta nella storia come uno dei primi atti di uno scienziato che esplicitava il legame esistente tra i cambiamenti climatici in atto e l’attività umana.</p>
<p>DOMANDA. Professore, andiamo subito al sodo: mai come in quest’ultimo periodo alcuni scienziati hanno contestato le tesi dei cambiamenti climatici. Come possiamo essere sicuri che l’emergenza sia reale e che non si tratti della diatriba di due lobby concorrenti?</p>
<p>RISPOSTA. «Beh, se si trattasse di opinioni, potrebbe essere. Ma qui abbiamo davanti a noi i fatti. Secondo le più importanti organizzazioni scientifiche del mondo, per evitare effetti disastrosi e insospettati su tutti i sistemi economici e sociali e sui sistemi naturali che sono alla loro base, la concentrazione di CO2 in atmosfera non dovrebbe oltrepassare le 350 pari per milione, ma siamo già a 388 e la differenza tra l’energia solare che entra nel nostro sistema climatico e quella che ne esce non dovrebbe superare 1 watt per metro quadro, ma siamo già a 1,6».</p>
<p>D. E ora che abbiamo superato i confini climatici, che possiamo fare?<br />
R. «Dobbiamo agire subito. Senza riserve».</p>
<p>D. Certo, dopo il fallimento di Copenhagen è difficile avere speranze…<br />
R. «Dobbiamo proprio partire da quelle ceneri, e dare il buon esempio. Ma agendo in fretta. Coinvolgendo i Paesi in via di sviluppo,. Bisogna assolutamente ridurre le emissioni».</p>
<p>D. Professore, gli ambientalisti spesso sono visti come i fautori dei no a prescindere…<br />
R. «Non sono tra quelli. Tra una centrale a carbone e il nucleare non propenderei certo per il carbone».</p>
<p>D. Lester Brown, fondatore del World Watch Institute, ci ha illustrato il suo piano B, che parte dalle azioni dei singoli. Visto che i governi non riescono a definire le strategie e i piani, possiamo noi cittadini essere più incisivi?</p>
<p>R. «Certo, le nostre scelte sono fondamentali. Ma come possiamo pensare che si adottino i pannelli fotovoltaici se non ci sono incentivi statali corposi? Non può ricadere tutto sulle spalle del cittadino. Il problema è che i nostri politici sono vecchi. Non riescono a vedere il futuro, nemmeno quello più prossimo. Dobbiamo mandarli a casa, e far governare chi ha a cuore il dopodomani».</p>
<p>di Stefania Divertito<br />
Dal quotidiano gratuito Metro del 16 marzo 2010</p>
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		<title>La nave della bugie di Greenpeace ancora in azione</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 16:52:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La nave di Greenpeace è salpata da Civitavecchia con a bordo er Piotta. Almeno hanno smesso di arrampicarsi sui muri delle centrali, ma avranno spiegato al Piotta e colleghi come funziona una centrale e che significa per l&#8217;Italia investire sul nucleare? Questo solo per dire che quello che vuole fare Greenpeace sul nucleare lungi dall&#8217;essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La nave di Greenpeace è salpata da Civitavecchia con a bordo er Piotta. Almeno hanno smesso di arrampicarsi sui muri delle centrali, ma avranno spiegato al Piotta e colleghi come funziona una centrale e che significa per l&#8217;Italia investire sul nucleare?<br />
Questo solo per dire che quello che vuole fare Greenpeace sul nucleare lungi dall&#8217;essere informazione: questi ambientalisti raggiungono consensi sfruttando le paure irrazionali e facendo solo e a vari livelli, disinformazione. </p>
<p>Greenpeace ha subito a dicembre scorso un attacco da parte del gruppo di attivisti del CFACT , che si occupa di far luce sul reale scopo dell&#8217;attuale movimento ambientalista, che sta assumendo le sembianze di una religione con miti, bugie ed esagerazioni sull&#8217;argomento del riscaldamento globale antropogenico.</p>
<p>Uno dei fondatori di Greenpeace, intervistato anche nel documentario &#8220;Not Evil Just Wrong&#8221;, spiega le motivazioni del suo abbandono di Greenpeace, che nel corso degli anni ha subito una sorta di infiltrazione per spostarlo verso modalità operative affini agli interessi corporativi dei colossi finanziari, petroliferi e industriali. Ricordiamo anche come l&#8217;attuale leader del movimento avesse ammesso di aver rilasciato dati falsi sul riscaldamento globale giusto pochi mesi fa, come testimoniato in questo articolo.<br />
Così la nave Rainbow Warrior (guerriero arcobaleno, ndt) diventa &#8220;Propaganda Warrior&#8221;, la &#8220;nave delle bugie&#8221;.</p>
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		<title>La rincorsa del nucleare nel bel Paese in declino</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 09:16:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono stato tra quelli che oggi pomeriggio è andato a sentire la conferenza sul nucleare tenuta da Patrick Moore all’auditorium Enel di Roma. Sapevo più o meno cosa avrebbe detto, ma ero curioso dei dettagli, in particolare in merito alla sua posizione di ex ambientalista d’assalto. Oggi Greenpeace si spertica con fine dialettica a sostenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono stato tra quelli che oggi pomeriggio è andato a sentire la conferenza sul nucleare tenuta da <strong>Patrick Moore</strong> all’auditorium Enel di Roma.<br />
Sapevo più o meno cosa avrebbe detto, ma ero curioso dei dettagli, in particolare in merito alla sua posizione di ex ambientalista d’assalto.</p>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S5BZsvN6i9I/AAAAAAAAAHI/J-qqY3whWe0/s1600-h/Patrick_Moore.jpg"></a>Oggi Greenpeace si spertica con fine dialettica a sostenere che non è vero che Moore è stato “<strong>Il</strong> fondatore dell’associazione”. Pura verità, che peraltro Moore non ha mai sostenuto, essendo stato “<strong>uno dei</strong> fondatori”.<br />
Spero cogliate la sottile distinzione di Greenpeace, che davvero ha una bella faccia tosta nel disconoscerne il ruolo passato, visto che non si può certo negare che Moore sia stato per nove anni presidente di Greenpeace Canada e per sette anni direttore di Greenpeace International.</p>
<p>Non starò a sintetizzare la posizione filo nucleare di Moore, facilmente reperibile in rete (qui un <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-dyn/content/article/2006/04/14/AR2006041401209.html">articolo sul <em>Washington Post</em> del 2006 a firma dello stesso Moore</a>).<br />
Della conferenza voglio invece sottolineare i <strong>due punti che mi hanno maggiormente colpito</strong>.</p>
<p>Il primo riguarda la <strong>filosofia della disinformazione sensazionalistica e della contrapposizione basata sulla paura</strong> che – afferma Moore – pervade la costellazione ambientalista, e Greenpeace in particolare. È un aspetto di rilievo che merita più di una riflessione affrettata, per cui mi riservo di tornarci domani con più spazio.</p>
<p><strong>Il secondo punto </strong>riguarda una domanda rivolta all’oratore da una giornalista americana (deduco dall’accento dell’inglese in cui si esprimeva, poiché non ne ho registrato il nome). Ha chiesto a Moore il suo parere su <strong>cosa si dovesse fare in Italia per recuperare oltre vent’anni di disinformazione ambientalista sul nucleare</strong>, tenendo anche conto «<strong>che l’Italia è un paese conservatore</strong>» ha detto, per poi sottolineare «davvero molto conservatore».<br />
Non intendeva dire”politicamente di destra”, visto che si parlava di nucleare, che per ora è sostenuto solo dalla destra. Intendeva dire che <strong>siamo un Paese conservatore dentro</strong>, poco incline a rinnovarsi, incapace di guardare al domani invece di tentare solo (stupidamente, oltre che inutilmente) di conservare l’effimero livello di benessere già raggiunto.</p>
<p><strong>Mi sono davvero vergognato</strong>, in qualità di rappresentate di un Paese industrializzato e cosiddetto tecnologicamente avanzato che, in quanto tale, per definizione dovrebbe essere in evoluzione continua.<br />
E per la verità <strong>non mi ha consolato la risposta di Moore: «Television, television, television»</strong>. Che è sicuramente la risposta giusta, visto che difficilmente il nucleare andrà avanti in Italia se non si registrerà un consenso maggioritario presso l’opinione pubblica. Ma &#8211; sempre nell’ottica di un Paese industrializzato, tecnologicamente avanzato e in competizione con altri Paesi industrializzati e tecnologicamente avanzati – mi è sembrato anche <strong>il suggello al nostro essere un Paese in declino</strong>. Dove l’informazione, la formazione, e la ricerca, in una parola la cultura, non riescono più a svolgere un ruolo funzionale all’evoluzione tanto delle persone, quanto dell’economia e dello sviluppo, e <strong>non resta altro che affidarsi alla comunicazione emotiva</strong>, all’indottrinamento, all’informazione superficiale.<br />
Che non è una bella cosa, anche quando è al servizio di uno scopo giusto.</div>
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		<title>Il nucleare: la maggioranza degli americani è a favore</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 14:53:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La maggioranza degli americani è a favore del piano di rilancio del nucleare del presidente Barack Obama: lo afferma un sondaggio del sito Angus Reid Global Monitor secondo cui il 48 per cento degli americani è favorevole alla costruzione di nuove centrali contro il 34 per cento di contrari. Secondo il sondaggio le spinte nucleariste [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La maggioranza degli americani è a favore del piano di rilancio del nucleare del presidente Barack Obama: lo afferma un sondaggio del sito Angus Reid Global Monitor secondo cui il 48 per cento degli americani è favorevole alla costruzione di nuove centrali contro il 34 per cento di contrari. Secondo il sondaggio le spinte nucleariste sono più forti dalla parte dei Repubblicani, il 60 per cento dei quali si dichiara favorevole. </p>
<p>Anche secondo gli ultimi dati della Pew Research (centro di ricerca indipendente che sforna periodicamente indagini statistiche) si restringe il marginetra l’opinione pubblica contro e quella a favore della scelta del governo di promuovere un maggior uso dell’energia nucleare. 52% americani sostengono la linea del governo mentre il 41% è contrario. </p>
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		<title>Video intervista a Obama</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 15:19:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;energia nucleare ha il grande vantaggio di non produrre emissioni ad effetto serra. Chi ha cuore il cambiamento climatico deve riconoscere che paesi come Francia, Giappone sono stati aggressivi nelle loro politica nucleare e hanno ottenuto un grande successo. Al punto di sviluppare senza incidenti e danni un&#8217;ampia piattaforma nucleare,facendo attenzione a problemi di stoccaggio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;energia nucleare ha il grande vantaggio di non produrre emissioni ad effetto serra. Chi ha cuore il cambiamento climatico deve riconoscere che paesi come Francia, Giappone sono stati aggressivi nelle loro politica nucleare e hanno ottenuto un grande successo. Al punto di sviluppare senza incidenti e danni un&#8217;ampia piattaforma nucleare,facendo attenzione a problemi di stoccaggio, della sicurezza e del combustibile usato. Questa è la strada da intraprendere se vogliamo affrontare seriamente il problema del cambiamento climatico.&#8221;</p>
<p>By <a href="http://www.youtube.com/watch?v=bTo-21qm7BA">Barack Obama</a></p>
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		<title>Obama, la scelta nucleare USA ed il silenzio verde in Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Feb 2010 16:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A fronte della scelta coraggiosa di Obama riguardo l&#8217;atomo, sorgono spontanee alcune domande da rivolgere agli oppositori “organici” nostrani al nucleare che pochi giorni fa avevano invaso i media per sparare a zero contro il provvedimento del Governo che dettava norme precise e chiare per l’individuazione dei siti nazionali delle centrali. Per esempio, vorremmo chiedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A fronte della scelta coraggiosa di Obama riguardo l&#8217;atomo, sorgono spontanee alcune domande da rivolgere agli oppositori “organici” nostrani al nucleare che pochi giorni fa avevano invaso i media per sparare a zero contro il provvedimento del Governo che dettava norme precise e chiare per l’individuazione dei siti nazionali delle centrali.<br />
Per esempio, vorremmo chiedere alla Presidente uscente del Piemonte come si pone di fronte all’uscita USA visto che lei aveva sostenuto che “il nucleare è una scelta non economica, pericolosa e non più adottata all’estero”. Analogamente, come si giustifica oggi la posizione vetero-ecologista dell’Italia dei Valori contraria al nucleare quando un presidente democrata compie un passo in avanti di tale portata?</p>
<p>Obama ha spiazzato tutti coloro che sin dalla sua elezione lo avevano innalzato ad icona mistica della purezza ambientale basata sul risparmio e l’uso delle fonti rinnovabili: un sogno che non tiene conto del fatto che un paese ha bisogno di energia 24 ore su 24, in maniera continua e regolare, e che questo non si può ottenere dalle fonti rinnovabili, utili ma aggiuntive alle sorgenti primarie. Finché non si troverà qualcosa di nuovo, volenti o nolenti, gli idrocarburi, il carbone ed il nucleare sono scelte dalle quali non si può prescindere. Il nucleare, peraltro, è la sola scelta che permette una reale diminuzione dei gas serra come dimostra il caso della Francia che, con le sue 56 centrali nucleari, è l’unico paese che è riuscito a rispettare i vincoli del Protocollo di Kyoto.<br />
La scelta di Obama, inserita in un piano globale, ha sparigliato i giochi degli oppositori nostrani proprio nel momento in cui il nostro Governo sta rilanciando il nucleare. Sarà interessante vedere le reazioni dei prossimi giorni: aspettiamoci sottili distinguo, frasi furbescamente bizantine del tipo “ negli USA si che la scelta si può fare, ma da noi, con il nostro territorio..”. Per ora tutto tace grazie al rimestio nel fango di questi giorni e che durerà sino alle prossime elezioni amministrative. Da un punto di vista prettamente tecnico lascia estremamente perplessi il titolo con cui Il Sole 24 Ore riportava la notizia e che, non è chiaro su quali basi scientifiche, parla di “Nucleare Verde”! Forse qualcuno gli ha soffiato in anteprima quale sarà il colore delle mura esterne degli impianti che saranno realizzati in Georgia.</p>
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		<title>Da Obama la lezione nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 16:27:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver deluso i pacifisti e chi sognava la sanità pubblica, Obama rompe anche il grande tabù dei Verdi annunciando un piano nucleare da 8 miliardi di dollari. Il governo offrirà questa “garanzia” alle imprese che hanno vinto l’appalto per due nuove centrali atomiche in Georgia. “I nuovi impianti – ha detto il Presidente dalla sede del sindacato degli elettrici – ridurranno le emissioni di CO2 di 16 milioni di tonnellate ogni anno, il che equivale a togliere dalle strade tre milioni e mezzo di automobili”.</p>
<p>Con questa mossa, il Presidente ha ottenuto tre risultati contemporaneamente. Il primo è aver trasformato il nucleare in una parola d’ordine ambientalista, ripensando da sinistra a forme di energia non inquinanti. Il secondo è aver spazzato via la vulgata per cui nel mondo non si costruirebbero più centrali atomiche. Non è così perché siamo in piena new wave dell’atomo: Germania, Olanda, Scandinavia, tutte nazioni che hanno governi e opinioni pubbliche particolarmente attente e consapevoli dal punto di vista ambientalista, nei prossimi anni costruiranno nuove centrali o proseguiranno nei loro programmi precedenti. Lo Stato pioniere, la Francia, che ha fatto dell’atomo la sua principale fonte di energia, progetta 5 impianti e la Gran Bretagna e gli Usa (l’America di Bush e quella di Obama) fanno altrettanto.</p>
<p>C’è poi un terzo risultato che mostra l’abilità politica del Presidente: aver spiazzato i radicali del Partito Democratico è servito ad aumentare il suo consenso in pezzi non trascurabili dell’elettorato indipendente e repubblicano. Come ha fatto Obama a raggiungere questo risultato bipartisan? Esponendosi in prima persona senza farsi condizionare troppo dalle possibili reazioni dell’elettorato alla parola “nucleare”. Grazie a una visione chiara e una progettualità condivisa, visto che l’atomo può essere un ottimo oggetto di scambio con i governatori degli Stati americani e i politici delle comunità locali che ospiteranno le centrali, compresi i suoi avversari (commesse, compensazioni, pochi ma qualificati posti di lavoro, eccetera).</p>
<p>Noi che il nucleare ancora non l’abbiamo dovremmo prendere esempio da quello che è accaduto in America. Non è un discorso che riguarda i Verdi e gli ambientalisti di casa nostra, che se si parla di nucleare paiono francamente irrecuperabili a qualsivoglia forma di dialogo con il governo. Ci rivolgiamo invece a quella parte della classe politica che ha deciso di (ri)lanciare questo progetto. Nel nostro Paese continuiamo a vivere con lo spettro di Chernobyl e a pensare che il mondo possa fare a meno del nucleare. Così anche la nostra classe politica, quella favorevole alle nuove politiche del governo, teme che l’elettorato possa reagire malamente alle centrali – come dimostra la campagna elettorale per le regionali, con Vendola e la Bonino che ripropongono le loro nostalgiche ma ancora propizie battaglie giovanili, senza trovarsi di fronte avversari pronti a sventolare con la stessa chiarezza la bandiera del nucleare, bensì dicendo “sì ma non a casa mia”.</p>
<p>Proceda, allora, il ministro Scajola, nell’accelerazione dei tempi per la costituzione della Agenzia per la sicurezza nucleare – tassello fondamentale – confrontandosi apertamente con la società italiana, che non è detto sia pregiudizialmente contraria alla ripresa dell’atomo.</p>
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		<title>La rinascita del nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 11:08:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera &#8220;Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?&#8221;, a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle critiche e accuse che siamo abituati a sentire da chi si oppone allo sviluppo del nucleare. Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell&#8217;appoggio pubblico accordato dal Presidente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla rubrica di Beppe Severgnini ho letto una lettera &#8220;Nucleare: perché in Italia guardiamo sempre al passato?&#8221;, a firma di Diego M. Stendardo, che racchiude molte delle critiche e accuse che siamo abituati a sentire da chi si oppone allo sviluppo del nucleare.<br />
Al sig.Stendardo è evidentemente sfuggita la notizia dell&#8217;appoggio pubblico accordato dal Presidente degli Stati Uniti, giusto ieri, alla costruzione di 2 nuove unità nucleari a Burke, in Georgia.<br />
Un atto non estemporaneo, ma assolutamente coerente con la strategia enunciata da Obama nel recente Discorso sullo stato dell&#8217;Unione : &#8220;… we need more production, more efficiency, more incentives, and that means building a new generation of safe, clean nuclear power plants in this country.&#8221;<br />
Una chiara presa di posizione, in un contesto &#8211; quello americano &#8211; nel quale il nucleare non solo è vivo (104 reattori in funzione) ma ha già ripreso slancio (altro che &#8220;moribondo&#8221;) da tempo: sono già state presentate richieste di costruzione per 28 nuovi impianti! Forse non è il caso di soffermarsi sulle analisi del 1985… chi è che guarda al passato?</p>
<p>Anche sui dati relativi alle emissioni di CO2 converrebbe informarsi meglio: anche considerando &#8211; come è giusto fare! &#8211; l&#8217;intero ciclo di vita dell&#8217;impianto e non solo l&#8217;emissione netta durante il funzionamento, a una centrale nucleare si possono associare 10-15 grammi di anidride carbonica per ogni kWh prodotto, contro i 360 g/kWh del più efficiente ciclo combinato a gas!! Ogni tanto alle parole tipo &#8220;poco&#8221; o &#8220;moltissimo&#8221; bisognerebbe affiancare le cifre e confrontarle tra loro…<br />
I problemi di siccità nel 2003 ci sono stati, vero, ma non mi pare che la Francia la Spagna o la Germania abbiano rinunciato ad usare i loro (nell&#8217;insieme) 84 (!!) reattori … la Francia produce il 76% della sua energia elettrica col nucleare, la &#8220;verde&#8221; Germania il 28% (e un altro 40% abbondante col carbone, per la cronaca).</p>
<p>Lo stoccaggio è un tema rilevante, ma le soluzioni ci sono e Paesi come sono la Finlandia – che ha già iniziato i lavori – la Svezia, la Svizzera le stanno mettendo in pratica.</p>
<p>In ultimo un commento sulle paure legate al terrorismo. Nel mondo sono già in funzione 436 reattori, e chissà quante centinaia di siti contenenti materiale fissile militare e non: i malintenzionati non hanno certo bisogno di aspettare altri 10 anni per procurarsi materiale radioattivo nelle future centrali italiane &#8230;</p>
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		<title>I progetti di mini reattori nucleari</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 10:58:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sull’evoluzione del nucleare meritano almeno un cenno i mini reattori. Cioè reattori “bonsai”, da poche decine di MW, che alcuni sponsorizzano in opposizione alla centralizzazione delle grandi centrali da 1000 – 1.600 MW, altri perché potrebbero essere utilizzati in condizioni particolari, come, ad esempio, in zone isolate o in Paesi arretrati che non dispongono di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sull’evoluzione del nucleare meritano almeno un cenno i <strong>mini reattori</strong>. Cioè reattori “bonsai”, da poche decine di MW, che alcuni sponsorizzano in opposizione alla centralizzazione delle grandi centrali da 1000 – 1.600 MW, altri perché potrebbero essere utilizzati in condizioni particolari, come, ad esempio, in zone isolate o in Paesi arretrati che non dispongono di reti elettriche adeguate a mettere in parallelo le centrali maggiori.</p>
<div><a href="http://3.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S3spz0FaCbI/AAAAAAAAAGQ/1Wk6v7H1xCY/s1600-h/Hyperion-1.jpg"></a><br />
A loro favore si sono dichiarati persino alcuni ambientalisti “convertiti” al nucleare, che ormai cominciano a diventare decisamente numerosi anche tra quelli più noti.</div>
<p>Nel mondo <strong>è in servizio un gran numero di reattori nucleari di piccola potenza</strong> (da pochi MW a qualche decina di MW) per uso di ricerca. Fuori dei laboratori universitari e dai centri di ricerca i più piccoli reattori in servizio sono quelli utilizzati per la <strong>propulsione dei sottomarini</strong> (ne sono stati costruiti oltre 400 e <strong>191 sono attualmente in servizio</strong>, con reattori di potenza fino a 150 MW nel caso di quelli russi della classe Alfa).</p>
<p>Vi sono diversi progetti di mini-reattori ad uso commerciale. Tra i più noti citiamo:</p>
<p>&#8211;  un <a href="http://www.sandia.gov/news/resources/news_releases/sandia-team-developing-right-sized-reactor/">progetto dei Sandia National Laboratories</a> (uno dei maggiori centri di ricerca del Dipartimento americano all’Energia), con potenza di progetto da <strong>100 a 300 MW</strong><br />
&#8211;  il reattore modulare <a href="http://www.nuscalepower.com/ot-Scalable-Nuclear-Power-Technology.php">NuScale</a> (da <strong>45 MW</strong>, anch’esso supportato dal governo americano)<br />
&#8211; i progetti di <a href="http://www.nuc.berkeley.edu/files/TerraPowerGilleland.pdf">TerraPower</a> (con potenza variabile <strong>da pochi MW ad alcune centinaia di MW</strong>, anche con l’ipotesi del torio come combustibile. È una tecnologia nota in particolare perchè su di essa ha investito Bill Gates, cosa, questa, sufficiente a suscitare interesse anche nel grande pubblico)<br />
&#8211; un <a href="http://www.energytribune.com/articles.cfm?aid=2216">progetto della Babcock &amp; Wilcox</a> per un reattore da <strong>125 MW</strong>, che secondo gli analisti è uno di quelli con maggiore probabilità di sbocchi commerciali.</p>
<p>Di particolare interesse, per la sua originalità e semplicità, ci sembra però il <a href="http://www.hyperionpowergeneration.com/product.html">progetto Hyperion</a> (nella foto). Un reattore davvero mini (potrebbe essere messo in cantina: è <strong>un cilindro largo 1,5 metri e alto 2,5</strong>) in grado di generare <strong>70 MW termici e 25 MW elettrici. Quanto basta per risolvere ogni problema di energia e di acqua potabile in un’area sottosviluppata con 10.000 abitanti</strong>. Di rilievo il fatto che si tratta di un reattore modulare, trasportabile su un camion, di estrema semplicità componentistica e, ovviamente, senza alcun tipo di emissioni inquinanti o ad effetto serra.<br />
Inoltre è sigillato: dopo essere stato posizionato resta in servizio per 7-10 anni senza che lo si possa o lo si debba mai aprire nel sito. Una volta terminato il servizio il costruttore lo preleva, lo ricarica e lo riposiziona.<br />
Finanziato con fondi privati, il porgetto è in fase avanzata di realizzazione, al punto che Hyperion ha già lanciato la richiesta di prenotazioni.</p>
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		<title>Il nucleare non danneggia la salute. Parola di Umberto Veronesi</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 17:03:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nucleare non fa male alla salute. A dirlo è uno dei più famosi scienziati italiani, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia. In un articolo apparso sul numero di febbraio del mensile indipendente Le Formiche, Veronesi analizza i rischi del ritorno del nucleare in Italia, iniziando dal suo campo più specifico: «Il rischio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare non fa male alla salute. A dirlo è uno dei più famosi scienziati italiani, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia.</p>
<p>In un articolo apparso sul numero di febbraio del mensile indipendente Le Formiche, Veronesi analizza i rischi del ritorno del nucleare in Italia, iniziando dal suo campo più specifico: «Il rischio cancerogeno dell’energia nucleare con i moderni reattori è di fatto vicino allo zero». Anzi: «Complessivamente i rischi dell’industria nucleare moderna sono molto inferiori a quelli di altre attività industriali, in particolare quella dei trasporti».</p>
<p>Secondo Veronesi la contrarietà di molti italiani al nucleare è legata al ricordo dell’incidente di Cernobyl, che però «era un impianto obsoleto e carente di sistemi di sicurezza», molto diverso dalle centrali attualmente in costruzione.</p>
<p>Un problema più reale è quello della gestione delle scorie radioattive, sulla cui soluzione comunque Veronesi è molto fiducioso: «sono state messe a punto tecniche di stoccaggio ad altissima sicurezza; vengono trattate per renderle inerti e quanto rimane viene sotterrato a una profondità di 600 o 800 metri, in luoghi geologicamente stabili, o conservato in blocchi di cemento e vetro all’interno di depositi isolati».</p>
<p>Veronesi è convinto che l’Italia debba puntare sul nucleare e sulle fonti di energia rinnovabili, ma fa una precisazione: per le rinnovabili «ancora non abbiamo le tecnologie che ne rendano accessibili i costi di trasformazione, e resta ancora molto da investire in ricerca tecnologica».</p>
<p>Invece il nucleare è conveniente anche economicamente. Veronesi cita uno studio patrocinato dalla Commissione europea svolto in collaborazione con il Dipartimento per l’energia degli Stati Uniti, secondo cui l’energia nucleare è economicamente competitiva: «È vero che per costruire un reattore nucleare occorre un notevole investimento, tuttavia, una volta ultimato, può funzionare per 40 anni e più a un costo di esercizio minimo. Il prezzo del combustibile nucleare infatti è molto inferiore al prezzo per chilowattora di energia elettrica».</p>
<p>Il nucleare non fa male alla salute. A dirlo è uno dei più famosi scienziati italiani, Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia.<br />
In un articolo apparso sul numero di febbraio del mensile indipendente Le Formiche, Veronesi analizza i rischi del ritorno del nucleare in Italia, iniziando dal suo campo più specifico: «Il rischio cancerogeno dell’energia nucleare con i moderni reattori è di fatto vicino allo zero». Anzi: «Complessivamente i rischi dell’industria nucleare moderna sono molto inferiori a quelli di altre attività industriali, in particolare quella dei trasporti».</p>
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		<title>La strumentalizzazione elettorale del nucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 12:16:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Abbiamo già avuto modo di notare  che il dibattito sul nucleare quanto meno un grande pregio ce l’ha. Quello di far tornare a parlare di politica energetica. E basta parlarne anche un poco per comprendere la rilevanza strategica della pianificazione in un’ottica di politica energetica al servizio del Paese. Dobbiamo però aggiungere, per contro, che più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo già avuto modo di notare  che <strong>il dibattito sul nucleare quanto meno un grande pregio ce l’ha. Quello di far tornare a parlare di politica energetica</strong>.<br />
E basta parlarne anche un poco per comprendere la rilevanza strategica della pianificazione in un’ottica di politica energetica al servizio del Paese.<br />
<a href="http://www.enerblog.it/wp/wp-content/uploads/2010/02/no-nuke.jpg"></a>Dobbiamo però aggiungere, per contro, che più di tutte le altre fonti <strong>il nucleare ha il difetto di polarizzare le posizioni in modo acritico</strong>, di scaldare gli animi, di far ragionare sulla spinta di emozioni anziché sulla base di dati e di opzioni tecnologiche ed economiche. Il che, data la complessità tecnica ed economica della materia, può anche comprendersi se a farlo sono i cittadini, soprattutto in un Paese dove di informazione sull’energia ce n’è davvero pochina. Ma proprio <strong>non si capisce – né si può accettare – se a farlo sono i politici e gli amministratori pubblici</strong>.</p>
<p>Invece sono soprattutto quest’ultimi che, ad ogni occasione, si lasciano andare a posizioni emotive e irrazionali. Per lo meno per quel che sembra, perché magari dispongono di ponderatissimi studi, solo che, se ce l’anno, se li tengono accuratamente per sé, poiché le uniche motivazioni che esprimono sono del tipo “il nucleare non passerà”.</p>
<p>Le ragioni di questi atteggiamenti, a nostro avviso, sono da rintracciarsi sostanzialmente in una <strong>totale impreparazione di politici e amministratori pubblici (con rare eccezioni) in questioni energetiche</strong>. Il che, essendo l’energia uno dei fattori fondamentali della produzione e dello sviluppo è, appunto, inaccettabile.</p>
<p>Ma c’è di peggio. Ed è l’<strong>uso esclusivamente elettorale che della questione nucleare si sta facendo</strong>. Tanto a destra quanto a sinistra, come è del tutto evidente in questi giorni pre-elettorali, benché si sia solo all’inizio della competizione.<br />
È di oggi la dichiarazione di <strong>Renata Polverini</strong> (candidata del PdL alla Regione Lazio) che sostanzialmente si dice <strong>contraria al nucleare nel Lazio </strong>(supportata dal sindaco di Roma Alemanno), perché la Regione ha abbastanza energia e quindi del nucleare può fare a meno. Che è un po’ come se la Sicilia affermasse che non vuole né eolico né solare, perché di energia ne ha anche troppa (infatti la esporta) e se serve ad altre Regioni – come la Lombardia – che si installino aereogeneratori e pannelli fotovoltaici a Milano, dove il vento non c’è e il sole scarseggia.</p>
<p>Quanto simili posizioni siano strumentali alla campagna elettorale è lampante (alla faccia delle esigenze del Paese), visto che la Polverini e Alemanno fanno parte dell’area politica del Governo  che sostiene il rilancio del nucleare, e che condividono la loro neo posizione con quasi tutti gli altri Governatori (o aspiranti tali) delle Regioni tenute dai partiti governativi.</p>
<p><strong>Nel caso della sinistra la strumentalizzazione è anche maggiore</strong>. È stato sufficiente che il Governo dicesse “nucleare” perché ci si stracciasse le vesti inneggiando al solare, al risparmio, all’efficienza, alla tutela dell’ambiente. Tutte cose necessarie, ma anche già previste e sulle quali si stanno investendo somme ingenti.<br />
Invece, non ci sembra davvero che sul risparmio e sull’efficienza si stia facendo molto. Dovrebbe essere un buon campo di battaglia per contrastare da sinistra il Governo, no? E che dire dello scempio urbanistico e del dissesto idrogeologico? Ma vi pare che la sinistra si stia impegnando su questi (e molti altri) tempi con la stessa passione con cui si oppone al nucleare? Ci mancherebbe: in tempi elettorali non si dice alla gente che deve fare sacrifici o che deve investire soldi. Meglio dire no al nucleare, a questo e a quello.</p>
<p><strong>Le elezioni finiranno</strong>. I nostri amati politici si pongono il problema delle pietre che stanno mettendo nella barca del Paese? Qualcuno si pone la questione della competitività del Paese oggi e nel futuro, quando magari sarà la sinistra a doversi confrontare con il problema della competitività? Oppure del costo dell’energia, anche al di là dell’esigenza di centrare gli obiettivi climatici della UE, per il quale le rinnovabili sono indispensabili?</p>
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		<title>«Cara sinistra, sostieni il nucleare. Come Obama»</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 11:21:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chicco Testa, oggi, è favorevole al ritorno dell&#8217;Italia al nucleare. Non solo, alle sue tesi ha dedicato un libro nel 2008, diversi articoli di giornale e un blog che si chiama &#8220;newclear&#8221;. Un&#8217;autentica conversione. Di nucleare, si occupava già nel 1987. Solo che sosteneva il referendum abrogativo. Tra il prima e il dopo è stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chicco Testa, oggi, è favorevole al ritorno dell&#8217;Italia al nucleare. Non solo, alle sue tesi ha dedicato un libro nel 2008, diversi articoli di giornale e un blog che si chiama &#8220;newclear&#8221;. Un&#8217;autentica conversione. Di nucleare, si occupava già nel 1987. Solo che sosteneva il referendum abrogativo. Tra il prima e il dopo è stato segretario, poi presidente, di Legambiente, presidente di Enel e deputato nelle file nel Pci. Oggi è managing director della banca di investimento Rothschild Italia, presidente di Telit e di Energie Valsabbia, start up nata tre anni fa attiva nel fotovoltaico. Il resto del tempo lo dedica al blog («controllo gli accessi ogni sera») e all&#8217;energia, «autentica passione». La fede politica, però, è sempre la stessa. Testa è ancora un uomo di sinistra, solo che non sopporta il dibattito «da tifo calcistico» e l&#8217;approccio «fantascientifico» di alcuni suoi esponenti. Tanto da sposare la politica energetica del centrodestra. Lo incontriamo a margine del Green technologies investment forum (Gtif), organizzato dall&#8217;Associazione Iban (Italian Business Angels Network) a Milano.</p>
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		<title>Rinnovabili e nucleare: conoscere l&#8217;energia</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 14:36:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La società energetica americana Public Service Energy Group (PSEG) ha inaugurato il 25 gennaio il nuovo Energy and Environmental Resource Center, un centro visitatori per favorire l’informazione sull’energia, l’ambiente e le soluzioni contro i cambiamenti climatici. I temi principali presenti sono infatti l’energia nucleare, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica. Il centro, che sorge nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La società energetica americana Public Service Energy Group (PSEG) ha inaugurato il 25 gennaio il nuovo Energy and Environmental Resource Center, un centro visitatori per favorire l’informazione sull’energia, l’ambiente e le soluzioni contro i cambiamenti climatici. I temi principali presenti sono infatti l’energia nucleare, le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica.</p>
<p>Il centro, che sorge nei pressi della centrale nucleare di Salem (nel New Jersey, sulla costa Est degli Stati Uniti), consiste in un piccolo museo della scienza con modelli “hands on”, che cioè i visitatori possono letteralmente toccare con mano e con cui interagire, per esempio spingendo pulsanti e osservando gli effetti delle proprie azioni.</p>
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		<title>In Francia si può conoscere la radioattività nell’ambiente</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 14:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Francia chiunque può sapere in tempo reale i valori della radioattività, in particolare (ma non solo) in prossimità delle centrali e degli altri siti legati all’industria nucleare. L’iniziativa, unica finora in Europa, si è concretizzata il 2 febbraio 2010 grazie a www.mesure-radioactivite.fr. Il sito raccoglie e mette a disposizione del pubblico i risultati di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Francia chiunque può sapere in tempo reale i valori della radioattività, in particolare (ma non solo) in prossimità delle centrali e degli altri siti legati all’industria nucleare. L’iniziativa, unica finora in Europa, si è concretizzata il 2 febbraio 2010 grazie a <a href="http://www.mesure-radioactivite.fr/public/">www.mesure-radioactivite.fr</a>. Il sito raccoglie e mette a disposizione del pubblico i risultati di tutte le misurazioni dei livelli di radioattività nell’ambiente eseguite in Francia.</p>
<p>Il sito è stato sviluppato dall’Autorité de Sûreté Nucléaire (ASN) e dall’Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire (IRSN), in collaborazione con gli altri enti interessati, fra cui il ministero della Salute, il ministero dell’Ecologia, dell’energia e dello sviluppo, la Marina, le agenzie sanitarie, le associazioni di protezione dell’ambiente e naturalmente tutti i grandi enti nucleari: EDF, ANDRA, AREVA, CEA. Il sito raccoglie così in un’unica struttura centralizzata le circa 15.000 misurazioni effettuate ogni mese dai diversi enti.</p>
<p>Inoltre, vengono riportati i documenti di sintesi sulla situazione radiologica nel territorio e la valutazione delle dosi di radioattività a cui è esposta la popolazione. È presente infine una rubrica di informazione generale sulla radioattività: che cos’è, da dove viene, quali effetti ha, come si misura.</p>
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		<title>Made in Italy di qualità anche per il nucleare – episodio 1</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 18:00:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nell’immaginifico valzer delle ragioni antinucleari, quella che va di moda in questi giorni afferma che realizzare nuove centrali qui in Italia non converrebbe, perché la nostra industria non ha sufficiente esperienza e dunque finirebbe che a guadagnarci sarebbero solo le imprese francesi. Che è un modo di ragionare di cui ancora una volta viene gratificato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’immaginifico valzer delle ragioni antinucleari, quella che va di moda in questi giorni afferma che realizzare nuove centrali qui in Italia non converrebbe, perché la nostra industria non ha sufficiente esperienza e dunque finirebbe che a guadagnarci sarebbero solo le imprese francesi.</p>
<p>Che è un modo di ragionare di cui ancora una volta viene gratificato solo il nucleare. Naturalmente il discorso non vale per autovetture o apparati elettronici che sono assemblati fino all’ultima vite all’estero; vale invece per le centrali nucleari che dovranno essere interamente costruite, mattone su mattone, in Italia.</p>
<p>Vediamo allora qual è la suddivisione dei compiti e il livello di competenze necessari per partecipare alla realizzazione di una centrale elettronucleare.<br />
Il problema deriva dal fatto che per un’opera altamente specializzata come una centrale, la realizzazione della parte più critica (in questo caso la cosiddetta “isola nucleare”) se la riserva il progettista (Areva) che poi ne deve garantire l’affidabilità. Siccome per una centrale nucleare EPR da 1.600 MW, come quelle proposte da Enel, circa il 50% dei costi complessivi di realizzazione dell’impianto sono imputabili appunto all’isola nucleare, ne deriverebbe che le industrie italiane potrebbero spartirsi solo il rimanente 50%. Troppo poco, obiettano gli oppositori, anche se questo 50% è pur sempre una fetta da oltre 2 miliardi di euro.</p>
<p>In realtà questo modo di ragionare è sbagliato. È vero che circa il 50% dei costi sono attribuibili all’isola nucleare, ma questa non è fatta solo del reattore vero e proprio. È fatta anche di scavi e movimentazione di materiale, di muri e carpenteria metallica, di cemento e materiali vari, di apparati di controllo e sistemi informatici, e anche del sudore di alcune migliaia di persone. Per questo motivo l’AD di Enel può tranquillamente dire che la quota di commesse riservate ad Areva e altre imprese estere è del 30% al massimo, mentre oltre il 70% delle commesse resterà in Italia.</p>
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		<title>Il discorso di Obama all&#8217;America</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 11:08:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È piaciuto al 83% degli americani il discorso di Obama, a circa un anno dalla sua elezione. Ha parlato della crisi occupazionale e di come risolverla e ha menzionato la parola “posti di lavoro” per ben 29 volte. Altri temi caldi: le banche, la finanza, la riforma del sistema sanitario, energia pulita e centrali nucleari. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È piaciuto al 83% degli americani il discorso di Obama, a circa un anno dalla sua elezione. Ha parlato della crisi occupazionale e di come risolverla e ha menzionato la parola “posti di lavoro” per ben 29 volte. Altri temi caldi: le banche, la finanza, la riforma del sistema sanitario, energia pulita e centrali nucleari.</p>
<p>&#8220;US President Barack Obama placed nuclear power among the favoured sources of clean energy he said would keep America at the head of the global economy.&#8221;</p>
<p>Obama ha poi spiegato che l’America deve riuscire a raddoppiare le sue esportazioni perché questo significa incrementare i posti di lavoro. Inoltre, si dovrebbe aggredire il mercato per ritagliarsi spazi nuovi nell’economia globale e per farlo c’è bisogno di una sola cosa: educazione. Una frase a effetto riuscita: “The best anti poverty program around is a world class education”</p>
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		<title>Conti alla mano, il nucleare conviene</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 16:53:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nucleare in Italia conviene, ma bisogna fare bene i conti per evitare di parlare di cifre senza fondamenti. Lo sostiene Luigi De Paoli, professore di economia dell’energia all’Università “Bocconi” di Milano, in un intervento sul sito Staffetta Quotidiana. Per De Paoli i principali argomenti a favore del nucleare sono tre: la lotta ai cambiamenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare in Italia conviene, ma bisogna fare bene i conti per evitare di parlare di cifre senza fondamenti. Lo sostiene Luigi De Paoli, professore di economia dell’energia all’Università “Bocconi” di Milano, in un intervento sul sito Staffetta Quotidiana.<br />
Per De Paoli i principali argomenti a favore del nucleare sono tre:<br />
la lotta ai cambiamenti climatici, il tentativo di sostituire la dipendenza dalle importazioni di combustibile fossile con attività industriali interne e la convenienza economica.<br />
Ed è proprio su questo terzo punto che, secondo De Paoli, non c’è sufficiente chiarezza.<br />
Nel mondo sono in costruzione numerosi reattori, ma la maggior parte in Paesi come la Cina, la Russia e l’India che nono sono paragonabili alla realtà italiana. L’esempio migliore secondo De Paoli viene dalla Corea del Sud, che sta costruendo 6 nuovi reattori con costi piuttosto contenuti e indotti notevoli, tanto da vendere tecnologia nucleare e puntare ai primi posti del mercato mondiale. Secondo il modello coreano, la produzione di energia nucleare verrebbe a costare poco più di 40 euro per MWh: un prezzo sicuramente conveniente per un Paese come l’Italia.<br />
La situazione europea però è diversa: nei due reattori EPR in costruzione a Olkiluoto in Finlandia e a Flamanville in Francia i lavori sono in ritardo e dunque i costi sono aumentati rispetto alle stime iniziali. La stima aggiornata della società francese EDF per il prezzo dell’energia è fra 55 e 60 euro per MWh: comunque inferiore al prezzo medio dell’elettricità italiana nel 2009 di 63,72 euro per MWh.<br />
L’Areva, che si occupa della costruzione dei reattori EPR, e l’EDF, che gestirà le centrali francesi, hanno comunque spiegato che i ritardi attuali sono legati al prototipo del reattore e alla scarsa pratica degli ingegneri: due condizioni che a regime scompariranno.<br />
Secondo De Paoli in definitiva il nucleare è comunque conveniente, ma il suo costo è anche un indicatore dell’efficienza di un sistema-Paese: una prova particolarmente significativa per l’Italia.</p>
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		<title>Il tabù degli incentivi antinucleari</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 12:29:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Venerdì scorso il NAO (National Audit Office, in pratica la Corte dei Conti della Gran Bretagna) ha concluso l’analisi della vendita di British Energy alla francese EDF. Dal rapporto pubblicato si evince che se il Governo inglese intende procedere alla realizzazione delle nuove centrali nucleari programmate (almeno una decina), è probabile (non certo, ma probabile) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>Venerdì scorso il NAO (National Audit Office, in pratica la Corte dei Conti  della Gran Bretagna) ha concluso l’analisi della vendita di British Energy alla  francese EDF. Dal rapporto pubblicato si evince che <strong>se il Governo  inglese intende procedere alla realizzazione delle nuove centrali nucleari  programmate (almeno una decina), è probabile (non certo, ma probabile) che debba  ricorrere a incentivi pubblici</strong>. « Il governo – si legge nel rapporto –  ha ottenuto un buon prezzo nella vendita della propria quota in British Energy.  Tuttavia, è troppo presto per dire se questo consentirà al governo di assicurare  che gli operatori possano costruire e gestire nuove centrali nucleari al più  presto e senza incentivi pubblici».</div>
<p>In Gran Bretagna questa è solo  una notizia, ma presumo che - per quanto sia solo una ipotesi &#8211; da noi  verrà  rilanciata a sostegno delle tesi antinucleari. Infatti uno dei ritornelli spesso  cantati dagli oppositori nostrani al <strong>nucleare è che si tratta di una  tecnologia che richiede un investimento di capitali eccessivo, tale da non poter  essere sostenuto da industrie private</strong> e che quindi necessita di  sovvenzioni pubbliche. E con questo, secondo loro, il discorso si dovrebbe  chiudere. Sovvenzioni pubbliche? Oddio: e il mercato? E la concorrenza? Ma  scherziamo? Non se ne parla!<br />
Sinceramente a me non interessa se sia possibile  o no realizzare centrali nucleari solo con capitali privati. <strong>Pare che  nel mondo ce ne siano alcune centinaia costruite senza sovvenzioni  pubbliche</strong> (104 solo negli USA), che una decina siano in costruzione o  programmate in Finlandia, Giappone, Stati Uniti e in un paio d’altri Paesi, e  pare addirittura che svariate industrie italiane si siano dichiarate pronte a  farlo. <strong>Quelli di Enel, ad esempio, devono essere completamente  rincoglioniti, visto che si dicono pronti a costruirne ben 4 di centrali senza  fondi pubblici</strong> (c’è da chiedersi come diavolo abbia fatto l’Enel a  vincere il Platts Global Energy Awards 2009, in pratica il “premio Oscar” per la  migliore operazione finanziaria dell’anno nel settore dell’energia a livello  mondiale). Tuttavia, ripeto, non mi interessa.</p>
<p>Quello che mi chiedo è:  <strong>che ci sarebbe di strano se anche ci fossero delle sovvenzioni  pubbliche?</strong><br />
Ieri sono dovuto andare a Perugia (da Roma) e sono stato  ben felice di percorrere una autostrada realizzata con fondi pubblici, senza i  quali – sospetto – avrei dovuto sobbalzare per 200 km su un fondo di bàsoli  romani. E se devo andare a Milano prendo volentieri il treno, ringraziando i  fondi pubblici di rendermelo disponibile.<br />
Perché chi trova scandaloso che  per il nucleare si possano spendere dei soldi pubblici, chiede a gran voce che  siano profumatamente sovvenzionate le fonti eolica, solare termodinamica, solare  fotovoltaica, idroelettrica, da biomasse, marina e le eventuali altre che in  questo momento mi sfuggono?</p>
<p>Leggo in uno studio realizzato da I-Com per  conto di una associazione di aziende attive nel fotovoltaico, e presentato tre  giorni fa a Roma, che <strong>per realizzare 9.000 MW fotovoltaici da oggi al  2020 occorrono investimenti di 29 miliardi di euro</strong>. Vuol dire che  quelli di I-Com sono molto ottimisti, perché 36 miliardi sarebbe forse una cifra  più realistica. Ma prendendo per buoni i 29 miliardi (più che totalmente  sovvenzionati con fondi pubblici, nel senso che sono interamente pagati da tutti  nelle bollette) si parla comunque di una cifra enorme, per una potenza (9.000 MW  fotovoltaici) che in termini di energia prodotta corrisponde a circa 2.000 MW  nucleari (che però costerebbero al massimo 10 miliardi, senza sovvenzioni, e  funzionerebbero anche di notte). Eppure, ai nostrani antinuclearisti di cui  sopra queste faraoniche sovvenzioni fotovoltaiche vanno bene, ma per il  nucleare… ci mancherebbe!</p>
<p>Credo davvero che i nostri amabili  ambientalisti vivano in un altro mondo. E non abbiano ancora capito che  <strong>l’energia è il fattore fondamentale non solo dello sviluppo, ma anche  della democrazia e della libertà</strong> in un Paese industrializzato. E  concludo ricordando (credo che prenderò l’abitudine di farlo sempre) che in  Italia paghiamo l’energia elettrica dal 30 al 50% in più della media degli altri  Paesi industrializzati con cui pretendiamo di competere. Che i conti se li sanno  fare. Non a caso utilizzano tutti l’energia nucleare.</p>
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		<title>La speculazione sulle rinnovabili denunciata da Italia Nostra in Puglia</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 12:27:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho ripetuto più volte che sono un convinto sostenitore delle fonti rinnovabili, nonché ANCHE del nucleare. Lo devo ricordare perché sto dedicando questo blog praticamente solo a ribattere alle tesi degli antinuclearisti, che in Italia coincidono prevalentemente con certi ambientalisti favorevoli SOLO delle rinnovabili. E non vorrei che in tal modo possa apparire a favore del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho ripetuto più volte che sono un convinto sostenitore delle fonti rinnovabili,  nonché ANCHE del nucleare. Lo devo ricordare perché sto dedicando questo blog  praticamente solo a ribattere alle tesi degli antinuclearisti, che in Italia  coincidono prevalentemente con certi ambientalisti favorevoli SOLO delle  rinnovabili. E non vorrei che in tal modo possa apparire a favore del nucleare e  contrario alle rinnovabili. Non è così.</p>
<p>Questa premessa mi è sembrata  necessaria, perchè da un po&#8217; di tempo comincio a chiedermi <strong>se dietro  certe posizioni molto filo rinnovabili e molto antinucleari in realtà non si  celino – oltre a motivazioni ideologiche – precisi interessi economici</strong>,  ancorchè abilmente ammantati da ragioni di sostenibilità, di sicurezza e simili,  .</p>
<p>Alcuni giorni fa ho riportato <a href="http://energy-mix.blogspot.com/2010/01/chi-rema-contro-il-nucleare-nel-mare-di.html">le  posizioni di un esperto vero, G.B. Zorzoli</a>, che con valide argomentazioni  spiega perché <strong>tra gli antinuclearisti più attivi vadano annoverati gli  industriali del gas</strong>.</p>
<p>E in più occasioni ho provato a spiegare  l’assurdità di quanti contrastano il nucleare solo perché “troppo costoso” e  però non hanno niente da ridire sul fotovoltaico, che di energia ne produce  pochina ma a costi stratosferici.</p>
<p>Ora, <strong>a proposito di interessi  da tutelare, leggete qui quanto afferma la sezione Sud Salento di Italia  Nostra</strong> e poi chiedetevi se è davvero strano che la Puglia affermi con  forza “no al nucleare”.</p>
<p>Il documento è piuttosto lungo, quindi riporto  solo degli stralci, a partire dal punto in cui Italia Nostra prende atto «  dell&#8217;ostinazione con cui alcune amministrazioni salentine e l&#8217;attuale  amministrazione regionale pugliese, con esse, si stanno accanendo contro il  territorio salentino, <strong>impiegando persino nostri soldi pubblici, per fare  ricorsi a palese supporto di ditte private dell&#8217;energia, al fine di favorire la  realizzazione dei loro impianti eolici e fotovoltaici</strong> di grande impatto  ambientale sul territorio provinciale; impianti questi la cui totale  incompatibilità col territorio salentino è messa in evidenza, a parole, nello  stesso Piano Paesaggistico della Regione Puglia». […]<br />
«La vera molla  propulsiva di questo accanimento contro la natura e la storia del Salento sono i  lauti finanziamenti pubblici elargiti alle ditte che si impegnano nell&#8217;eolico e  nel fotovoltaico. <strong>Il giro d&#8217;affari che circola dietro questo  catastrofico fenomeno</strong> […] <strong>è inimmaginabile</strong>. Le denunce  giunte nei giorni scorsi da parte di stessi operatori nel settore fotovoltaico  […] e da parte di eminenti magistrati salentini […] in merito  all&#8217;<strong>anomalo afflusso di denaro che sta giungendo in questi mesi nel  nostro territorio, e che fanno paventare manovre impressionanti volte al  riciclaggio di denaro sporco</strong>, proprio in molti degli impianti in fase  di realizzazione, ci costringe a chiedere pubblicamente […] alla Magistratura di  intervenire per accertare quanto sta avvenendo».</p>
<p>E prosegue parlando di  «spiacevole e <strong>lurida speculazione delle &#8220;pale d&#8217;oro&#8221; e dei &#8220;pannelli  d&#8217;argento&#8221;, spesso anche intrisa e lubrificata con tangenti</strong>, come  diverse inchieste giudiziarie hanno già smascherato in diversi luoghi e regioni  del Sud Italia».<br />
E ancora: «Prendiamo anche serio atto che eccezion fatta  per la domanda di manodopera presente nelle prime settimane durante le  installazioni iniziali degli impianti, <strong>a regime il numero di occupati  sarà irrisorio</strong>, con beffa anche di chi oggi viene illuso, nella crisi,  di un buon posto di lavoro! Ai proprietari terrieri locali, che oggi si  ingannano prospettando guadagni facili affittando i loro terreni per impianti di  fotovoltaico, resterà con tutta probabilità l&#8217;esoso dovere di risanare, a fine  vita degli impianti, le loro proprietà, bonificandole spendendo tutto ciò che  han guadagnato! <strong>I nostri amministratori stanno semplicemente aprendo la  strada ad una colonizzazione energetica selvaggia del territorio </strong>della  Provincia di Lecce da parte delle grandi aziende esterne dell&#8217;energia,  <strong>come denunciava sarebbe accaduto, già nel 2007, il coraggioso  consigliere, Giuseppe Basile, poi purtroppo barbaramente  assassinato</strong>».</p>
<p>Italia Nostra c&#8217;è andata giù dura. E, credo, con  tutte le ragioni del mondo. Che occorrerebbe indagare per benino, perchè delle  fonti rinnovabili abbiamo bisogno, e soprattutto avremo bisogno in futuro,  quando la loro diffusione dovrà necessariamente diffondersi. E in questa ottica  le vicende denunciate da Italia Nostra (peraltro piuttosto generalizzate nel  nostro Sud) non solo non aiutano, ma possono creare i presupposti di contrasti  viscerali.<br />
Nel frattempo guardiamo con attenzione, dritto negli occhi, chi  viene a dirci che il nucleare è una sòla, mentre le rinnovabili &#8230; quelle si.</p>
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		<title>Germania: il governo decide di tornare al nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 11:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sottovoce, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l&#8217;addio all&#8217;uso civile dell&#8217;energia atomica, ci ripensa. E non il solo. Oltre alla decisione di Germania, Belgio e Spagna di allungare la vita delle centrali, paesi come Cina, Russia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sottovoce, la Germania riabilita il nucleare. La prima potenza europea, il paese che era stato anche il primo tra i big del Vecchio continente a decidere l&#8217;addio all&#8217;uso civile dell&#8217;energia atomica, ci ripensa. E non il solo. Oltre alla decisione di Germania, Belgio e Spagna di allungare la vita delle centrali, paesi come Cina, Russia, India, Svezia, Emirati Arabi, Svizzera e Finlandia (oltre all’Italia) hanno in programma la costruzione di centrali nucleari. Perché è l&#8217;unica tecnologia in grado di contrastare efficacemente e su larga scala il cambiamento climatico e perché, a parità di investimento, fa risparmiare 10 volte più CO2 del solare e più del doppio dell&#8217;eolico, occupando un centesimo del territorio. Perché attualmente (vedi il caso della Germania) le energie rinnovabili non sono in grado di soddisfare il fabbisogno energetico.<br />
Ma torniamo alla Germania: dopo negoziati con i produttori di energia, il governo Merkel ha deciso  &#8211;  scrive oggi l&#8217;autorevole quotidiano conservatore Die Welt, molto vicino all&#8217;esecutivo  &#8211;  che per il momento tutti i 17 reattori nucleari resteranno in esercizio.</p>
<p>E&#8217; una sconfitta decisiva per gli avversari dell&#8217;uso civile dell&#8217;energia nucleare, e una vittoria sia per i grossi produttori di energia in Germania (Eon, Rwe, Vattenfall, EnBW) sia per i colossi industriali, Siemens prima fra tutti, che nella produzione, fornitura ed esportazione di centrali nucleari della nuova generazione hanno un punto di forza della loro strategia di global player.</p>
<p>Per l&#8217;esecutivo di Berlino l&#8217;energia nucleare resta una &#8216;soluzione-ponte&#8217;. Ma il ponte si allunga nel tempo a venire, in sostanza: è necessario molto più tempo di uso dei 17 reattori in esercizio, finché le energie rinnovabili ed ecologiche non saranno in grado di fornire significativamente più del 20 per cento del fabbisogno energetico nazionale. &#8220;In Germania&#8221;, scrive il commento di Die Welt, &#8220;abbiamo posto limiti massimi d&#8217;uso di un reattore nucleare a 35 anni, negli Usa e in Svezia li usano per 60 anni&#8221;.</p>
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		<title>E-mobility</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 17:28:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se ne parla sempre di più, eppure&#8230; ogni volta che all’idea di automobile si associa l’aggettivo ‘elettrica’, gli scettici spuntano come funghi. Non è una notizia: le auto più potenti al mondo hanno sempre montato motori a benzina, ‘bevendone’ in quantità proporzionale alla potenza che il motore sfogava sull’asfalto. Ne è nata una vera e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se ne parla sempre di più, eppure&#8230; ogni volta che all’idea di automobile si associa l’aggettivo ‘elettrica’, gli scettici spuntano come funghi. Non è una notizia: le auto più potenti al mondo hanno sempre montato motori a benzina, ‘bevendone’ in quantità proporzionale alla potenza che il motore sfogava sull’asfalto. Ne è nata una vera e propria antologia: auto ‘cattivissime’ che consumano litri e litri di combustibile, ma regalano soddisfazioni enormi in termini di prestazioni. Oggi le cose stanno cambiando. I consumi senza freno sono sempre meno tollerati e sempre più automobilisti scelgono il diesel, meno costoso ma assai efficiente (non è un caso che persino la Porsche ora produca un Suv diesel: una cosa inconcepibile per la casa sveva, almeno fino a qualche tempo fa&#8230;), le cilindrate più basse offrono prestazioni ragguardevoli e consumano meno. Le leggi in vigore sono sempre più severe in materia di inquinamento e anche l’automobilista medio inizia a considerare sempre di più l’impatto della propria vettura sull’ambiente. E così si finisce per tener sempre più conto dei modelli che emettono la minor quantità di CO2 possibile nell’atmosfera: motori diesel sempre più puliti, con l’antiparticolato, lo start/stop, la verde sempre più verde, i bifuel, le ibride, il gpl…<br />
Ma c’è qualcosa di ancora più ecologico in circolazione. Si tratta delle auto elettriche.<br />
Le case produttrici hanno ormai metabolizzato questa idea e l’hanno messa quasi tutti in fase di realizzazione. Realizzazione, sì; perché la fase di studio è già alle spalle. Prova ne sia che i primi modelli che già circolano sono ben lontani dal tipo di vettura elettrica che immaginiamo: non si tratta di macinini dalle forme assurde e le prestazioni deprimenti. Anzi; le forme sono accattivanti, innovative, talvolta sono le stesse delle ‘sorelle’ a benzina, diesel, gpl ecc.; con la sola differenza che le elettriche non emettono alcun suono.<br />
Non emettono niente di niente, in effetti. Emissioni zero. Completamente pulite. Il trionfo dell’ecologia.<br />
Per sporcare l’ambiente sarebbe necessario fare una bella frenata e lasciare un po’ di gomma sull’asfalto.<br />
Altro non c’è. E le prestazioni? Sbalorditive. Verrebbe da pensare che, tenendo conto di quanto sia esigente l’automobilista medio in termini di risposta del motore, i progettisti si siano prefissati l’obiettivo di creare auto ecologiche che fossero anche altamente performanti. E ci stanno riuscendo. Per fare un esempio si potrebbe citare la Smart ForTwo Electric Drive, nata dalla collaborazione di Daimler ed Enel, e che è esattamente identica ad una Smart a carburante ed ha prestazioni accostabili alla sorella diesel: 30 kW e 41 cavalli l’elettrica contro 33 kW e 44 cavalli della diesel. La differenza, oltre alla velocità (pur scattando da 0 a 60 km/h in 6,5 secondi, la Electric Drive non supera i 100 km/h, che però in città sono più che sufficienti) la fanno le emissioni: una delle due non emette nulla.<br />
E dire che stiamo parlando già della seconda generazione di questa vettura, dato che la prima è in circolazione dal 2007 (a Londra), mentre il modello 2010 è stato ulteriormente migliorato a livello tecnologico. La batteria agli ioni di litio è sviluppata dalla Tesla Motors e ora garantisce un’autonomia di carica maggiore, esclude la necessità di scaricare tutta la batteria prima di poterla ricaricare e non richiede il raggiungimento di una certa temperatura (280°C) per poter funzionare. Miracoli della tecnologia. Per quanto riguarda la ricarica, sarà l’Enel (promotrice del progetto assieme alla Daimler) a costruire le infrastrutture necessarie a ricaricare questo gioiellino: 400 punti di ricarica per alimentare le prime 100 Smart ecologiche che verranno distribuite a Roma, Pisa e Milano, ad aziende e privati. Anche la tecnologia dei punti di ricarica è ragguardevole: è infatti la stessa utilizzata da Enel per le sue ‘reti intelligenti’, che consentono di monitorare oltre 32 milioni di contatori in tutta Italia. Quando la vettura sarà in carica (i tempi sono di 8 ore per un ciclo intero, ma lo si può parzializzare per le brevi percorrenze: in due ore si ottiene energia sufficiente a fare 50 chilometri) si potrà persino monitorare lo stato di carica con un iPhone. Si tenga presente che l’auto la si può ricaricare anche tramite una normale presa di corrente equipaggiata con lo smartbox fornito da Enel; tuttavia, l’intelligenza del servizio predisposto da Enel sta nel fatto che gli automobilisti potranno conoscere l’ubicazione delle stazioni di carica più vicine e quali sono disponibili subito per l’uso. Inoltre, le Smart Electric Drive si serviranno di energia certificata RECS (Renewable Energy Certificate System) un sistema internazionale che coinvolge 25 Paesi europei e che finanzia lo sviluppo delle rinnovabili (acqua, sole, vento e calore della terra).<br />
La massima autonomia di percorrenza è di 135 km ed è importante considerare che si spendono solo 10 euro di ricarica per coprire una distanza di 280 km, contro i canonici 120 delle auto a benzina: 25 euro al mese garantiscono la ricarica illimitata presso le infrastrutture Enel, per 48 mesi; cui si aggiungono 400 euro (Iva esclusa) per il noleggio della vettura che include anche manutenzione ordinaria e garanzia, senza contare l’assistenza dei tecnici Daimler ed Enel per ogni esigenza. Naturalmente la Electric Drive, bianca e verde, ha libero accesso a tutte le zone protette dall’inquinamento, è esente dal blocco delle auto e non paga pedaggio sulle strisce blu. Niente male, no?</p>
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		<title>Il nucleare italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 14:45:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia, il nucleare già c&#8217;è. Così l&#8217;impegno del governo per avviare 4 impiantientro il 2020 può trasformarsi in un appuntamento di business per l&#8217;intero sistema Italia. Strano a dirsi, infatti, ma in un Paese che ha abbandonato l&#8217;atomo nel 1987 ci sono oltre 150 imprese, che costruiscono parti ad altissimo contenuto tecnologico per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia, il nucleare già c&#8217;è. Così l&#8217;impegno del governo per avviare 4 impiantientro il 2020 può trasformarsi in un appuntamento di business per l&#8217;intero sistema Italia. Strano a dirsi, infatti, ma in un Paese che ha abbandonato l&#8217;atomo nel 1987 ci sono oltre 150 imprese, che costruiscono parti ad altissimo contenuto tecnologico per i reattori nucleari di terza generazione avanzata. Non solo. Sono oltre 3.500, a oggi, i dipendenti delle stesse imprese con curriculum professionali specializzati in materia nucleare.</p>
<p>L&#8217;avvio del programma italiano aumenterà la richiesta di manodopera nel comparto. L&#8217;identikit dell&#8217;eccellenza italiana è costruito su un nucleo di aziende concentrato in larga parte nel Nord Italia. È la Lombardia a fare la parte del leone.</p>
<p>Un esempio dell&#8217;avanguardia raggiunta dall&#8217;industria tricolore è dato dal caso della Tectubi Raccordi. Installata a Podenzano, paesino in provincia di Piacenza, e nata nel 1954, opera in tre cantieri nucleari: Francia, Finlandia e Cina. Nel 2009 ha ottenuto il premio per l&#8217;innovazione assegnato da Ernst&amp;Young, che l&#8217;ha valutata azienda dell&#8217;anno. Insomma un complesso industriale-nucleare scelto a livello internazionale dai grandi committenti. E che si ritroverà Roma martedì prossimo a Viale dell&#8217;Astronomia.</p>
<p>L&#8217;occasione è infatti la giornata organizzata da Confindustria ed Enel per presentare alle imprese italiane, potenzialmente interessate alla filiera del nucleare, le informazioni utili per intraprendere il percorso di qualificazione per operare nel settore. E approfittare del progetto di Enel per riportare il nucleare in Italia che revede investimenti tra i 16 e i 18 miliardi di euro con ricadute nel contesto economico e occupazionale italiano.</p>
<p>Le aziende che hanno aderito sono tante. Finora oltre 400. Un segnale dell&#8217;interesse e della motivazione degli imprenditori italiani. Le cifre in gioco giustificano l&#8217;entusiasmo. Il 70% dei lavori di costruzione di una centrale nucleare può essere realizzato da imprese italiane: ingegneria, meccanica, elettronica ed elettrotecnica, montaggi, opere civili. Le quattro centrali in programma costano 4,5 miliardi l&#8217;una con un investimento di 18 miliardi. Ebbene 12 di questi possono restare alle imprese italiane. Di questi tempi la torta è allettante.</p>
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		<title>Radioattività ed energia elettronucleare</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 10:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti biologici tale interazione può portare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La radioattività è un fenomeno naturale. Consiste nel processo di  disintegrazione spontanea dei nuclei di alcuni elementi, durante il quale  vengono emessi frammenti nucleari, singole particelle e radiazioni  elettromagnetiche di elevata energia che possono interagire con la materia o i  tessuti organici provocando fenomeni di ionizzazione. Nel caso dei tessuti  biologici tale interazione può portare a danneggiamento delle cellule. Un danno  che nella maggior parte dei casi viene riparato dai normali meccanismi di difesa  dell’organismo ma che, comunque, dipende dal tipo di radiazione, dalla sua  entità e dal tempo di esposizione.</p>
<p>Si tratta di un fenomeno complesso, che in questa sede affrontiamo senza  dettagli tecnici solo per sottolineare che <strong>si tratta di un fenomeno del  tutto naturale, che da sempre ha accompagnato l’origine e lo sviluppo della  vita</strong>. Cercando di capire perché, in relazione agli allarmismi che  alcuni hanno interesse a diffondere circa la gestione delle centrali e dei  rifiuti nucleari, i timori per i rischi radioattivi siano del tutto  irragionevoli e dettati solo da scarsa conoscenza.</p>
<p>La radioattività può avere <strong>origine naturale o artificiale</strong> e,  nel Sistema Internazionale, si misura in Gray (Gy,  misura la dose assorbita) e in <strong>Sievert</strong> (<strong>Sv</strong>,  misura la dose equivalente di radiazione in relazione agli effetti biologici  sull’organismo). È importante sottolineare che <strong>non c’è differenza  qualitativa tra la radioattività naturale e artificiale</strong>: sono entrambe  dovute esattamente agli stessi fenomeni fisici.</p>
<p>La <strong>radioattività artificiale</strong> è quella che si genera a  seguito di attività umane, quali: produzione di energia, apparecchiature mediche  per diagnosi e cure, apparecchiature industriali, attività di ricerca, eventuali  attività militari eccetera. Le attività non militari sono rigorosamente regolate  da legislazioni nazionali (in Italia la norma di riferimento è il <a href="http://www.apat.gov.it/site/_files/dlvo230c.pdf" target="_blank">decreto  legislativo n. 230 del 17 marzo 1995</a> e successive modifiche e integrazioni.  Vale precisare che stiamo parlando di radiazioni ionizzanti: quelle ad opera di  onde radio – emesse da cellulari, antenne, forni a microonde eccetera – non  generano ionizzazione e, quindi, non costituiscono radiazioni nucleari).</p>
<p>La <strong>radioattività naturale</strong> è dovuta alla presenza di  radiazioni provenienti dal cosmo, alle interazioni tra queste e l’atmosfera e  alla presenza di molti elementi radioattivi esistenti fin dalle origini della  Terra e presenti ovunque nell’aria, nel suolo, nelle acque e perfino nel nostro  corpo.</p>
<p>Mediamente <strong>la dose di radiazione che assorbiamo dal fondo naturale è  dell’ordine di circa 3 mSv (milliSievert) l’anno</strong>. Questo valore medio è  però fortemente variabile da luogo a luogo: si va da un minimo di poco  superiore  a 1 mSv, fino ad un <strong>massimo di 260 mSv nella città iraniana  di Ramsar</strong>. In Italia, ad esempio, come media regionale, la differenza è  di circa il 400% tra i minimi della Val d’Aosta e della Sardegna e i massimi  della Campania e del Lazio. Inoltre i valori variano anche in relazione  all’altitudine (praticamente la dose raddoppia in modo lineare ogni 1.000 metri,  motivo per cui si è maggiormente esposti durante i viaggi in aereo, che  fortunatamente durano solo poche ore!).<br />
<strong>Elementi radioattivi sono  inoltre presenti nei cibi</strong>, sia di origine animale, sia vegetale (la  dose media assorbita è di circa 0,2 mSv l’anno), <strong>come pure nel corpo  umano</strong> (0,4 mSv l’anno).</p>
<p>A tutto ciò vanno aggiunte le <strong>dosi che vengono normalmente assorbite  dalle attività quotidiane</strong>. Gli oggetti di porcellana, i graniti, le  piastrelle, gli oggetti di cristallo di cui ci circondiamo emettono una dose di  radiazioni che è mediamente calcolata in 0,001 mSv l’anno. Molto maggiore (0,01  mSv) è la <strong>dose annua che assorbiamo dagli schermi di computer e  televisori</strong>. E ancora maggiori sono le <strong>dosi assorbite da  pratiche mediche</strong>: una radiografia convenzionale può dare una dose di 1  mSv, una TAC fino a 4 mSv, una PET o una scintigrafia fino a 20 mSv.</p>
<p>In questo contesto <strong>le esposizioni della popolazione alla  radioattività prodotta dagli impianti nucleari sono davvero minime </strong>(<strong>circa 0,001 mSv</strong>), di gran lunga inferiori a quelle  dovute a tutte le altre cause sopra citate.</p>
<p>Il problema dell’esposizione alle radiazioni è serissimo, ma il modo con cui  molti lo stanno oggi utilizzando per contrastare l’ipotesi di un nuovo ricorso  all’energia elettronucleare è allarmistico e del tutto irresponsabile.<br />
Che  l’esposizione a dosi elevate di radiazioni sia dannoso per gli organismi animali  è purtroppo ben noto. Ma per osservare effetti evidenti si devono raggiungere  dosi elevatissime: occorre assorbire <strong>1 Sv in un’ora</strong> (attenzione, finora si è parlato di milliSievert l’anno) per constatare lievi  alterazioni temporanee nell’emoglobina e almeno 2-5 Sv per subire danni seri e  rischi di morte.</p>
<p>Invece i rischi di cui si parla minacciosamente (vedi il recente <a href="http://www.enerblog.it/informazione-nucleare-la-repubblica-e-la-strategia-della-paura.html" target="_blank">articolo di Repubblica di cui abbiamo parlato nel precedente  post</a>) sono quelli attribuiti alle basse dosi di radiazioni. Cioè quelle  dentro cui la vita umana è nata e si è evoluta (per modo di dire: milioni di  anni fa la radioattività naturale era molto più forte di oggi). E lo si fa ben  sapendo che non esiste un solo studio scientifico – <strong>uno</strong> – che  sia giunto a conclusioni affidabili in merito ad eventuali rischi.</p>
<p>Ad esempio, ricerche scientifiche molto serie ipotizzano che si può avere un  aumento misurabile del 10% dell’insorgenza di tumori a causa di radiazioni per  una dose complessiva assorbita di circa 2,5 Sv. Questo, in una situazione come  quella italiana, significa un’esposizione continuativa di 260 mSv l’anno (oltre  50 volte la dose media che si può assorbire in Italia) per un totale di circa 10  anni. Ebbene questo caso è la normalità nella città iraniana di Ramsar (260 mSv  l’anno) dove, anzi, le persone che ci vivono assorbono tali dosi per l’intera  vita, cioè molto più di 10 anni, senza che si sia mai riscontrata una maggiore  percentuale di tumori (vedi <a href="http://www.angelfire.com/mo/radioadaptive/ramsar.html" target="_blank">qui  uno dei molti studi</a> disponibili al riguardo).</p>
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		<title>Centrali e radiazioni nucleari</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:47:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A seguito dello studio del BsF, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno studio di verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica, la quale è stata categorica nell&#8217;affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto affermato nello studio BfS. Tant&#8217;è che il Governo tedesco si è guardato bene dallo sgombrare bambini d&#8217;intorno alle centrali. Ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dello studio del BsF, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno studio di verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica, la quale è stata categorica nell&#8217;affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto affermato nello studio BfS. Tant&#8217;è che il Governo tedesco si è guardato bene dallo sgombrare bambini d&#8217;intorno alle centrali. Ha invece fatto quello che tutti gli chiedevano di fare. Cioè niente, a parte confermare la fiducia nella sicurezza delle centrali, di cui ha recentemente allungato di altri 20 la vita. Così come lo spagnolo Zapatero che ha preso una misura identica, od Obama e Gordon Brown che addirittura ne stanno promuovendo di nuove.</p>
<p>In Italia non ci sono centrali nucleari, eppure è noto che il tasso di tumori e leucemie infantili sia da noi superiore a quello di tutti gli altri Paesi industrializzati. Una percentuale molto superiore alla media di Francia, Germania, Gran Bretagna, Svezia e Spagna, che il nucleare ce l&#8217;hanno in casa.<br />
Come mai la vita media dei francesi e dei giapponesi è allineata a quella di tutti i paesi OCSE? e come mai gli operai(e) delle centrali nucleari francesi e giapponesi hanno una vita media pari a quella di tutti i francesi e giapponesi? </p>
<p><strong>E sempre sulla radioattività &#8230;</strong><br />
Viviamo immersi in un bagno di radioattività, anche se a dosi basse che variano a luogo a luogo. In India o in Brasile, la radioattività di base è dieci volte superiore a quella media italiana. In Italia la dose di radioattività naturale a cui è sottoposto annualmente ciascun individuo è pari all’incirca alla dose associata a una radiografia del torace moltiplicata per venti. Anche se non tutti se la passano allo stesso modo: Roma ha una radioattività doppia rispetto a Milano. Viterbo è tra le zone a più alta radioattività naturale. La situazione poi volge al paradossale quando si legge della curiosa vicenda riportata da Piero Angela nel suo libro “La sfida del secolo” e accaduto in occasione delle riprese di una puntata speciale di Super Quark su Chernobyl. “ Per sicurezza tutta la troupe è stata dotata di un dosimetro, cioè un apparecchio in grado di misurare le radiazioni assorbite. Poiché per le riprese dello Speciale dovevamo entrare nella zona interdetta, cioè entro i 30 chilometri dalla centrale, ci è sembrata una precauzione necessaria . infatti, non solo abbiamo visitato e girato, la cittadina fantasma di Pripjat, la più vicina alla centrale, ma ci siamo anche avvicinati a meno di 100 metri dal “sarcofago”, dove sono rinchiuse le rovine radioattive del disastro nucleare. Ebbene, prima di partire, il direttore della fotografia, oltre al dosimetro da portare addosso , se ne era fatto consegnare un altro che aveva lasciato nella sua abitazione a Roma. Sorpresa. Quando al ritorno siamo andati a leggere i dosimetri, quello rimasto a Roma aveva registrato una dose di radiazioni maggiore di quelli che avevamo indossato per tutto il viaggio nella zona interdetta e nella visita alla centrale di Chernobyl. Almeno nella nostra esperienza, vivere a Roma comporta una dose di radiazioni più alta di quella assorbita nella zona intorno a Chernobyl.”</p>
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		<title>Abitare vicino alle centrali nucleari riduce il rischio di leucemia nei bambini</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 10:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[L’articolo pubblicato ieri da Repubblica sui presunti rischi per la salute di bambini che vivono presso centrali nucleari (La centrale come vicino di casa: pericolo leucemia per i bambini) mi ha lasciato stupefatto. Non tanto per la tesi, che è l’ennesima panzana ideologica, buttata lì con la speranza di farne una mezza verità. Quanto perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’articolo pubblicato ieri da Repubblica sui presunti rischi per la salute di  bambini che vivono presso centrali nucleari (<em>La centrale come vicino di  casa: pericolo leucemia per i bambini</em>) mi ha lasciato stupefatto.<br />
Non  tanto per la tesi, che è l’<strong>ennesima panzana ideologica, buttata lì con  la speranza di farne una mezza verità</strong>. Quanto perché a “buttarla lì” è  un giornale che dovrebbe essere serio, e che – per quanto mi riguarda &#8211; è anche  il mio giornale preferito. E lo è perché credo che, in generale, sia tra i più  indipendenti e seri. Ma non per l&#8217;informazione sull’energia (e sul nucleare in  particolare), che a mio avviso può definirsi con un solo nome:  <strong>informazione ideologica</strong>, come il caso dell’articolo sopra  citato sembra dimostrare.</p>
<div><a href="http://4.bp.blogspot.com/_QvS1qB2BDR0/S07frjxxLLI/AAAAAAAAAEY/aNz_MHP1vDI/s1600-h/nucleare+e+bimbo.jpg"><br />
</a></div>
<p>Intanto l’impaginazione. Una intera pagina con  abbondanza di illustrazioni, che per chi sa qualcosa di informazione la dice  lunga sul risalto che si intendeva dare alla cosa. Inoltre l’autore  (<strong>Francesco Bottaccioli</strong>) è presentato con un bell’asterisco che  rimanda alla sua carica, tanto per chiarire che si tratta di una persona  autorevole. In radioprotezione? Macché, Bottaccioli, riporta Repubblica, è  “<strong>Presidente onorario della Società italiana di  psiconeuroendocrinoimmunologia</strong>”. Con un nome simile deve essere per  forza una cosa seria, e, per quanto ne so, può anche essere: non ho alcuna  competenza in materia. Ma confesso anche che, consultando il sito della società,  qualche perplessità mi rimane: «La psiconeuroendocrinoimmunologia – si legge sul  sito della PNEI &#8211; studia l’organismo umano nella sua interezza e nel suo  fondamentale rapporto con l’ambiente, nell’accezione più vasta del termine. Con  la PNEI si afferma, pertanto, una visione olistica, scientificamente fondata,  della medicina, che consente il dialogo e il <strong>recupero di tradizioni  mediche antiche e non convenzionali</strong> che si prestano alla verifica  scientifica, nel quadro di una medicina integrata, di una <strong>nuova,  superiore, sintesi medica</strong>».</p>
<p>Poi i contenuti. Che ovviamente sono  di responsabilità del Bottaccioli. Ma sbaglio se penso che pubblicandoli così,  con tale risalto, senza una sola parola di cautela, Repubblica li avvalli?</p>
<p>Sulle tecnologie energetiche mi aspetteri che proprio <strong>Repubblica  (prima o poi) si decida ad avviare un dibattito serio sull’energia  nucleare.</strong> Nell&#8217;unico senso che credo debba interessare un grande  giornale di informazione che  intenda contribuire all’evoluzione di un Paese che  è democratico, industrializzato, in evoluzione e che compete in una economia di  mercato. Un giornale che pertanto si preoccupi di dare, anche sul nucleare, una  <strong>informazione</strong>:<br />
<strong>&#8211; critica</strong>, che è alla base  della democrazia (confronto tra posizioni diverse e verifica che tali posizioni  si basino su dati di fatto e non su preconcetti)<br />
<strong>&#8211; che tenga conto  delle evoluzioni delle tecnologie</strong> (anche in rapporto alle esigenze  tecnologiche della società e del suo sistema  produttivo)<br />
<strong>&#8211;</strong> <strong>che valuti la prevedibile evoluzione  sociale</strong> (ad esempio sui consumi di energia in termini quantitativi e  qualitativi)<br />
<strong>&#8211; e che tenga presente i costi e i fattori di  competitività</strong> (non mi stancherò mai di ricordare che, secondo i dati  ufficiali della UE e dell’OCSE, l’industria italiana paga l’energia elettrica  dal 30 al 50% in più delle industrie dei Paesi con cui vorrebbe  competere).</p>
<p>Magari, da un simile impegno informativo, non verrebbero solo  dati a favore del nucleare. Ma, certo, <strong>continuare a dare solo  informazioni prevenute e di parte non aiuta</strong>.</p>
<p>Con lo stesso  metodo usato da Repubblica, potrei tranquillamente scrivere un articolo che  titola: “<strong>Abitare vicino alle centrali nucleari riduce il rischio di  leucemia nei bambini</strong>”. E avrei un mare di dati a sostegni. Ad esempio:  in Italia non ci sono centrali nucleari, eppure è noto che il tasso di tumori e  leucemie infantili sia da noi superiore a quello di tutti gli altri Paesi  industrializzati ( <a href="http://news.paginemediche.it/it/230/ultime-notizie/oncologia/agi-news/detail_89799_aumento-record-in-italia-per-i-tumori-pediatrici.aspx?c1=72&amp;c2=5938">vedi  qui</a> oppure <a href="http://www.euro.who.int/Document/EHI/ENHIS_Factsheet_4_1.pdf">vedi qui</a> la tabella nella prima pagina). Una percentuale molto superiore alla media di  Francia, Germania, Gran Bretagna, Svezia e Spagna, che nel nucleare ci  sguazzano. <em>Ergo</em>: è evidente che la vicinanza alle centrali  elettronucleari, relativamente ai tumori, fa bene alla  salute.</p>
<p><strong>Questo modo di ragionare è idiota</strong>, anche se un  buontempone potrebbe affermare che è basato su dati di fatto. L’articolo di  Bottaccioli pubblicato da Repubblica è idiota, e in più anche male  informato.</p>
<p>Idiota perché si concentra su una causa ignota per dimostrare  per forza qualcosa per partito preso. Tra l’altro Bottaccioli sa benissimo (lo  scrive pure!) che lo studio da lui citato <strong>non</strong> dice che presso  le centrali nucleari tedesche si registra un maggior tasso di leucemia dovuto  alle centrali. <strong>Dice invece che non se ne conoscono le cause</strong>.  Che non è la stessa cosa (e infatti sono state ipotizzate anche cause che nulla  hanno a che vedere con il nucleare).</p>
<p>Male informato, perché non sa che lo  studio BfS da lui citato afferma (a pagina 16, paragrafo “Attributable Risks”,  vedi il link sotto): «<em>This means that under the model assumptions, 29 of the  13,373 cases diagnosed with cancer at less than 5 years of age from 1980 to 2003  in Germany, i.e. 1.2 cases per year, could be attributed to living within the  5-km area of a German NPP</em>». Ossia si parla di 29 casi su 13.373. E una  incidenza dello 0,22%, in statistica, non vuol dire niente. E infatti poco dopo  lo stesso studio aggiunge: «<em>These estimates are rather inconclusive because  they are based on a very small number of cases</em>». Cioè il numero di casi è  talmente basso che i relatori dello studio non ci credono loro per  primi.</p>
<p>E soprattutto Bottaccioli ignora che, a seguito dello studio del  BsF, il Ministero dell’Ambiente tedesco ha commissionato uno <strong>studio di  verifica alla Commissione nazionale di Protezione Radiologica</strong>, la quale  è stata categorica nell&#8217;affermare che non esiste alcuna evidenza su quanto  affermato nello studio BfS. Tant&#8217;è che il Governo tedesco si è guardato bene  dallo sgombrare bambini d&#8217;intorno alle centrali. Ha invece fatto quello che  tutti gli chiedevano di fare. Cioè niente, a parte confermare la fiducia nella  sicurezza delle centrali, di cui ha recentemente allungato di altri 20 la  vita.</p>
<p>Preciso che <strong>non sapevo nulla dello studio citato da  Bottaccioli prima di leggere l’articolo di Repubblica</strong>. Ci ho messo meno  di 15 minuti a rintracciare su Internet lo studio in questione, e, nel farlo, a  venire quasi automaticamente a conoscenza del successivo studio del Ministero  dell’Ambiente tedesco che lo smentisce, oltre ad una decina di altri articoli di  autorevoli radio-protezionisti che spiegano come e perché quello studio non  porti ad alcuna conclusione che riguardi le attività elettronucleari. <strong>15  minuti per rintracciare i documenti e un paio d’ore per studiarli</strong>. Io  sono certamente di una abilità mostruosa, ma, cercando bene, forse, magari anche  a Repubblica c&#8217;è qualcuno che con un po’ di buona volontà avrebbe potuto fare lo  stesso. Se fossero stati interessati a informare, anziché a comunicare idee  preconcette.</p>
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		<title>Eppure in Europa fanno quasi a gara per avere le centrali</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Jan 2010 16:31:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sul giornale La Provincia di Como leggo un intervento molto interessante di Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista specializzato. Vale la pena riflettere sul fatto che l&#8217;Italia è un Paese che oggi come oggi &#8220;funziona&#8221; ad energia nucleare perché il 20% circa della corrente che utilizziamo è prodotta da centrali nucleari, molto vicine ai nostri confini. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sul giornale La Provincia di Como leggo un intervento molto interessante di Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista specializzato.<br />
Vale la pena riflettere sul fatto che l&#8217;Italia è un Paese che oggi come oggi &#8220;funziona&#8221; ad energia nucleare perché il 20% circa della corrente che utilizziamo è prodotta da centrali nucleari, molto vicine ai nostri confini.<br />
Quindi il referendum dell&#8217;87 non ci ha liberato né può liberarci dai &#8220;pericoli&#8221; del nucleare (che sono due: ipotetiche emanazioni ed effettiva produzione di scorie radioattive). Esso li ha solo allontanati in modo insignificante dal suolo patrio danneggiandoci però in modo determinante sul piano decisionale perché non siamo nella &#8220;stanza dei bottoni&#8221; e quindi potremmo subire l&#8217;arma del ricatto energetico, che già subiamo (tutti abbiamo avuto modo di accorgercene) dai Paesi produttori di petrolio e metano.</p>
<p>Le emissioni<br />
Produrre, come fa l&#8217;Italia, il 50% circa dell&#8217;energia tramite centrali termiche ci costa e ci costerà moltissimo sul piano della riduzione delle emissioni atmosferiche inquinanti: oltre 200 Euro all&#8217;anno per abitante contro i 3 Euro/anno della Germania (che va di nucleare al 33 %, come la media europea) e contro i 2 Euro/anno circa della Francia, che con la sua sessantina di reattori va di nucleare all&#8217;80% circa.</p>
<p>Questo se vogliamo rispettare il protocollo di Kyoto. In definitiva, proprio per non addentrarci troppo nello specifico tecnico, basti dire che, oggi come oggi, 8 centrali nucleari &#8220;tipo Caorso&#8221; lavorano esclusivamente per l&#8217;Italia qui vicino, a due passi da casa; nel frattempo paghiamo l&#8217;energia elettrica il 60% in più del costo medio europeo e il doppio della Francia. I Comuni che hanno sul proprio territorio una centrale nucleare godono di alcuni importanti vantaggi di tipo economico e paesaggistico. Credo che sia facilmente negoziabile ed ottenibile la fornitura elettrica gratuita, il teleriscaldamento, l&#8217;acqua calda sanitaria gratuita. Attorno alla centrale sorgerebbe un autentico parco naturale di rispetto ambientale. Le attività di manutenzione e controllo del territorio darebbero lavoro a molte persone</p>
<p>I controlli<br />
Paradossalmente la centrale nucleare è il luogo più controllato sullo stato di salute dell&#8217;aria e più tecnologicamente avanzato del Paese. Quando avvenne in Unione Sovietica il &#8220;fattaccio di Cernobyl&#8221; se ne accorsero in Svezia proprio vicino alle loro centrali nucleari perché era lì dove in controlli erano sempre all&#8217;erta. Fare i &#8220;denuclearizzati&#8221; è una scelta rispettabilissima a patto di illustrare le cose obiettivamente sapendo le spese collegate e cosa si addossa sulle spalle dei cittadini, magari i più poveri e i senza lavoro. Non desta meraviglia che per l&#8217;allocazione in Normandia di una nuova centrale nucleare, tre Comuni abbiano concorso per aggiudicarsela. Sono certo che alcuni ambientalisti, categoria alla quale mi sento di appartenere, protesteranno per quanto sto per dire. Il geologo ha ritenuto inopportuno un sito nucleare in una zona quale sarebbe il Pian di Spagna preferendo il Mantovano? Peccato, avremo gli stessi ipotetici rischi e nessun vantaggio.</p>
<p>I costi<br />
Il nucleare costa troppo? Strano, la Francia ci guadagna ed è ormai provato, con ben oltre 400 impianti nel mondo, che una centrale &#8220;rende&#8221; a fine vita (presumibilmente una ventina di anni) almeno 80 volte il capitale energetico investito, cioè costi quello che costi si ripaga in pochi mesi e non &#8220;in tempi lunghissimi&#8221; e i conti si fanno alla fine, non all&#8217;inizio altrimenti non avremmo mai realizzato nemmeno l&#8217;&#8221;elettroidraulico&#8221; (hanno idea di cosa costi una diga?) di cui è ricca la Valtellina.</p>
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		<title>Più integrata la sicurezza nucleare in Europa</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 18:13:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), in collaborazione con la Commissione Europea, ha raggiunto un accordo per una maggiore integrazione della sicurezza nucleare a livello europeo. L’accordo riguarda tutti i Paesi europei con attività nucleari, esclusi Regno Unito e Francia: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA), in collaborazione con la Commissione Europea, ha raggiunto un accordo per una maggiore integrazione della sicurezza nucleare a livello europeo.</p>
<p>L’accordo riguarda tutti i Paesi europei con attività nucleari, esclusi Regno Unito e Francia: Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Finlandia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna e Svezia.</p>
<p>«Questo passo importante è il risultato di un impegno comune da parte di tutti i soggetti coinvolti», ha dichiarato Andris Piebalgs, commissario all’energia della Commissione Europea.<br />
«In questo modo la IAEA potrà applicare a ogni Paese misure meno restrittive e più tagliate sui singoli casi particolari. Si potranno così ridurre le ispezioni e i relativi costi», ha commentato Olli Heinonen, vicedirettore generale dell’IAEA e capo del Dipartimento della Protezione.</p>
<p>Il commissario Piebalgs si era già espresso sul tema del nucleare, affermando che “Per quanto riguarda il nucleare, l&#8217;opzione deve rimanere “aperta” per tutti quegli Stati che vogliono produrre o consumare questo tipo di energia. Ci sono tredici Stati membri che producono energia nucleare e sono ancora di più quelli che la utilizzano”, ha osservato. Secondo alcune stime citate dallo stesso Commissario Ue, il nucleare soddisfa oggi il 32% della domanda di elettricità nel territorio europeo. Inoltre, questa fonte di energia, ha osservato, non produce gas nocivi e &#8211; come spiega il Libro Verde &#8211; è al momento la forma più diffusa di energia pulita (carbon free) presente in Europa.</p>
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		<title>Il grande contributo alle emissioni di gas serra di un certo ambientalismo</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 11:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È crescente il numero degli ambientalisti impegnati che si ferma a ragionare sui risultati di decenni di attività ambientalista. Scoprendo una cosa ovvia, e cioè che l’ambiente in cui viviamo è davvero l’unico ambiente in cui può e deve vivere non un astratta umanità, ma questa umanità, composta da quasi 7 miliardi di persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È crescente il numero degli ambientalisti impegnati che si ferma a ragionare sui  risultati di decenni di attività ambientalista. Scoprendo una cosa ovvia, e cioè  che l’ambiente in cui viviamo è davvero l’unico ambiente in cui può e deve  vivere non un astratta umanità, ma questa umanità, composta da quasi <strong>7  miliardi di persone che intendono svilupparsi, muoversi, divertirsi, alimentare  il corpo e l’anima in modo adeguato alle proprie individuali  esigenze</strong>.</p>
<p>Esigenze che, per la quasi totalità di  individui, sono molto diverse da quelle auspicate da alcuni illuminati  ambientalisti. E che prevedono crescenti consumi di energia.</p>
<p>Non c’è quindi  da stupirsi che siano <strong>sempre di più gli ambientalisti &#8220;doc&#8221; convinti che  l’energia nucleare sia il modo migliore per soddisfare la domanda mondiale di  energia e per  salvaguare l’ambiente</strong>.</p>
<p>Mi ha colpito il post  pubblicato da <em>Enerblog</em> (<a href="http://www.enerblog.it/%c2%abil-nucleare-puo-salvare-il-mondo%c2%bb-secondo-un-noto-ambientalista.html">Il  nucleare può salvare il mondo</a>) con la posizione filo-nucleare di  <strong>Mark Lynas</strong>, un noto ambientalista britannico, esperto di  cambiamenti climatici, di cui ho letto il recente <em>6 gradi: la sconvolgente  verità sul riscaldamento globale</em> (tradotto in italiano da Fazi  editore).</p>
<p><strong>Quella di Lynas è tutt’altro che una posizione  isolata</strong>. Apertamente a favore del nucleare si sono infatti dichiarati  ambientalisti di rango come <strong>Jared M. Diamond</strong> (uno degli  intellettuali più noti a livello internazionale, autore tra l’altro di Armi,  acciaio e malattie – con il quale vinse il Premio Pulitzer nel ’97 – e di  Collasso: come le società scelgono il fallimento o il successo), <strong>Patrick  Moore</strong> (uno dei fondatori di Greenpeace), <strong>Stewart Brand</strong> (tra i più noti ambientalisti americani, si è spinto a prevedere che nei  prossimi 10 anni la maggior parte del movimento ambientalista sarà  filo-nucleare), <strong>Fredd Krupp</strong> (di Environmental Defense),  <strong>Jonathan Lash</strong> (del World Resources Institute), <strong>James G.  Speth</strong> (rettore della Scuola di Studi Ambientali di Yale) e molti altri.  Senza dimenticare il più famoso di tutti, <strong>James Lovelock</strong>, che  da quando si sta battendo per convincere i giovani ambientalisti che il nucleare  è «l’unica opzione oggi possibile per salvare il pianeta» è stato trasformato  dal “padre” degli ambientalisti che era (è lui il creatore della teoria di  “Gaia”) all’attuale vecchio rincoglionito (espressione riferitami pochi giorni  fa da una ambientalista piuttosto nota nel movimento, qui in Italia).</p>
<p>Ciò  che più mi ha colpito nella posizione di Lynas è l’affermazione che  <strong>proprio gli ambientalisti vanno annoverati tra i maggiori responsabili  delle emissioni di gas ad effetto serra.</strong> « Le emissioni di anidride  carbonica dovute alle attività degli ambientalisti &#8211; afferma &#8211; hanno un ordine  di grandezza che probabilmente si aggira intorno alle centinaia di milioni di  tonnellate».</p>
<p>Lynas fa riferimento al fatto che <strong>l’opposizione  degli ambientalisti ha ridotto o evitato la costruzione di nuove centrali  nucleari, ma, così facendo, ha anche incentivato la realizzazione di centrali a  fonti fossili</strong>, come il gas, nel caso dell’Italia, e soprattutto il  carbone, nel resto del mondo.</p>
<p><strong>Il suo è un discorso globale.  Tuttavia ha un rilievo davvero particolare per l’Italia</strong>, dove la  rinuncia la nucleare seguita al referendum ambientalista dell’87 ha portato non  solo ad aumentare considerevolmente le emissioni di gas serra, ma anche a  sostenere costi ingentissimi (a cominciare dai 5.000 miliardi di lire già spesi  per le due centrali nucleari di Montalto di castro, chiuse a lavori avanzati,  per non parlare della centrale di Caorso, fermata quando era già in servizio) e  ad incrementare la vulnerabilità energetica del Paese.</p>
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		<title>Copenaghen: l’unica buona notizia è stata per il nucleare</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 15:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come noto, l’esito della conferenza mondiale sul clima di Copenaghen è stato tutt’altro che esaltante, praticamente da ogni punto di vista. Ma soprattutto &#8211; in particolare per le aspettative europee &#8211; la mancanza di un accordo vincolante sulle emissioni di gas serra ha lasciato insoddisfatta la maggior parte degli osservatori. Un passo in avanti è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come noto, l’esito della conferenza mondiale sul clima di Copenaghen è stato tutt’altro che esaltante, praticamente da ogni punto di vista. Ma soprattutto &#8211; in particolare per le aspettative europee &#8211; la mancanza di un accordo vincolante sulle emissioni di gas serra ha lasciato insoddisfatta la maggior parte degli osservatori.</p>
<div><strong>Un passo in avanti è però stato fatto per il nucleare</strong>. Nel corso dei negoziati è stata infatti <strong>cancellata la proposta di escludere l’energia nucleare</strong> dalle tecnologie adottabili dai singoli Paesi per ridurre le emissioni di CO2.</div>
<p>Di conseguenza i Paesi in via di sviluppo possono ora includere la realizzazione di <strong>progetti elettronucleari nella lista di iniziative contro il riscaldamento globale</strong> da inviare alla United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC).</p>
<p>Il passo successivo dovrebbe essere l’<strong>inclusione dell’energia nucleare nei meccanismi flessibili previsti per la fase 2 (post 2012) del protocollo di Kyoto</strong>. Cioè i “Meccanismi di sviluppo pulito” (CDM – Clean Development Mechanism) e quelli di “Impegno congiunto” (JI – Joint Implementation).<br />
Le decisioni al riguardo sono state rinviate alle riunioni successive, previste a Bonn il prossimo giugno e, soprattutto, a Città del Messico, dove si terrà il nuovo summit mondiale sul clima nel dicembre 2010.</p>
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		<title>In Spagna lunga vita alle centrali nucleari</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 12:57:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi crede che il nucleare sia passato di moda in Europa non ha dato un’occhiata a quello che sta accadendo in questi giorni in Spagna. Dove il governo socialista guidato da José Luis Rodríguez Zapatero ha appena approvato un aggiornamento della legislazione sull’energia prodotta con l’atomo. Grazie al provvedimento approvato dagli spagnoli, è stato dato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi crede che il nucleare sia passato di moda in Europa non ha dato un’occhiata a quello che sta accadendo in questi giorni in Spagna. Dove il governo socialista guidato da José Luis Rodríguez Zapatero ha appena approvato un aggiornamento della legislazione sull’energia prodotta con l’atomo. Grazie al provvedimento approvato dagli spagnoli, è stato dato il via libea alla proroga della vita utile delle centrali oltre i 40 anni stabiliti e, in particolare, è stata fissata la chiusura della centrale di Garona al 2013 (in precedenza si era deciso 2011). Insomma l’impianto, salvo ulteriori proroghe, camperà ben 42 anni prima di andare in pensione.</p>
<p>E non è tutto. Perché l’esecutivo iberico ha deciso pure la costruzione del deposito temporaneo che ospiterà le scorie ad alta radioattività, in attesa di sviluppi tecnologici sul fronte della gestione e del trattamento dei residui. Lo stanziamento deciso per la costruzione del deposito e del parco tecnologico circostante è di 700 milioni. Una mossa, quella di Zapatero, che avrà qualche effetto positivo sul fronte dell’occupazione visto che i lavoratori previsti nel deposito e nel parco sono, per ora, circa 500.</p>
<p>Infine, per adeguarsi alle regole di Bruxelles, la Spagna ha deciso che ogni impianto nucleare sarà gestito da una società ad hoc di cui le varie aziende elettriche avranno una quota. Gli impianti nucleari spagnolo sono otto, per un totale di oltre 7 mila megawatt installati (due ad Ascò, due ad Almaraz, Garona, Vandellos, Cofrentes e Trillo). Endesa, la utility elettrica acquisita da Enel, ne controlla quattro e partecipa ad altre tre. La spa guidata da Fulvio Conti, tra altro, sta partecipando alla realizzazione di ben tre centrali in Europa (oltre a Flamanville, ci sono cantieri in Slovacchia e Romani). Il nucleare, dunque, non è stato abbandonato nel Vecchio continente e nel Mondo. In tutto gli impianti in costruzione sono 53, 16 dei quali in Cina.</p>
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		<title>Pubblicati tre nuovi libri sull’energia nucleare civile</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 12:56:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre libri incentrati su altrettanti aspetti dell’energia nucleare a uso civile sono stati pubblicati recentemente dall’editore della rivista online di ingegneria nucleare Nuclear Engineering International. Il primo libro, scritto da Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca della World Nuclear Association, si intitola Core Issues: un gioco di parole fra core (il nocciolo, nelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tre libri incentrati su altrettanti aspetti dell’energia nucleare a uso civile sono stati pubblicati recentemente dall’editore della rivista online di ingegneria nucleare Nuclear Engineering International.</p>
<p>Il primo libro, scritto da Steve Kidd, direttore della strategia e della ricerca della World Nuclear Association, si intitola Core Issues: un gioco di parole fra core (il nocciolo, nelle centrali nucleari) e l’espressione “core issues” (Questioni fondamentali). Kidd analizza le sfide che deve affrontare il settore dell’energia nucleare e offre una panoramica dell’industria nucleare oggi: a che punto si trova, dov’è diretta e come può superare gli ostacoli che incontra. Gli argomenti trattati nel libro coprono tutti gli aspetti del nucleare, con particolare attenzione al combustibile, agli aspetti economici e all’atteggiamento dell’opinione pubblica.</p>
<p>Il secondo libro, scritto da Ian Jackson, consulente sul nucleare per oltre 20 anni per enti pubblici e privati britannici, si intitola Nukenomics e tratta degli aspetti commerciali dell’industria nucleare nel Regno Unito. Il volume, quasi un instant-book vista l’attualità del tema, esamina i nuovi investimenti britannici nel nucleare alla luce di cinque questioni economiche fondamentali:<br />
il mercato del decommissionamento<br />
la vendita degli impianti nucleari<br />
l’economia dei depositi di scorie<br />
il mercato del plutonio e dell’ossido misto<br />
l’economia dei reattori nucleari in prospettiva.</p>
<p>Il terzo libro, scritto da David Mosey, esperto canadese di nucleare con oltre 30 anni di esperienza, si intitola Reactor Accidents e parla appunto degli incidenti nucleari più famosi nella storia, argomentando che la loro causa profonda è da ricercare nelle colpe delle istituzioni coinvolte nelle centrali. Sono state queste istituzioni, secondo Mosey, che hanno portato a progetti difettosi e a una fiducia eccessiva nella tecnologia. Leggere il libro, e quindi conoscere queste cause, è allora un modo per evitare errori sistematici compiuti in passato.</p>
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		<title>A proposito di nucleare, come si dice NIMBY in svedese?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 12:56:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>aldocrispi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La sindrome NIMBY (not in my back yard, cioè non nel mio cortile) è uno dei fattori che creano più riserve da parte dell’opinione pubblica verso le centrali nucleari e i depositi di rifiuti nucleari (oltre che, in verità, verso praticamente tutte le tipologie di grandi infrastrutture). Molti non sono contrari alle centrali nucleari, purché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La sindrome NIMBY (<em>not in my back yard</em>, cioè <strong>non nel mio cortile</strong>) è uno dei fattori che creano più riserve da parte dell’opinione pubblica verso le centrali nucleari e i depositi di rifiuti nucleari (oltre che, in verità, verso praticamente tutte le tipologie di grandi infrastrutture). Molti non sono contrari alle centrali nucleari, purché lontano dalla propria città.</p>
<p><strong>Non è detto però che questo comportamento sia immutabile</strong>. La possibilità di un cambiamento è dimostrata ad esempio da Mark O’Donovan, direttore della rivista on-line <a href="http://www.euronuclear.org/e-news/e-news-26/index.htm" target="_blank">ENS news</a> della European Nuclear Society.<br />
Nell’editoriale del numero di autunno 2009, O’Donovan riconosce che la sindrome NIMBY nasce dall’istinto di conservazione innato in ogni essere umano, ma rileva che non è l’unico fattore che influenza le decisioni.<br />
Al riguardo O’Donovan racconta la propria sua esperienza durante un recente viaggio in <strong>Svezia</strong>, e in particolare nel villaggio di <strong>Forsmark</strong> (vicino a Uppsala, nella Svezia centro-orientale), presso cui sorgono una centrale nucleare con tre reattori (per complessivi 3.200 MW) e il deposito dei rifiuti nucleari svedesi.</p>
<p>Visitando il deposito, gestito alla Swedish Nuclear Fuel and Waste Management Company (SKB), O’Donovan ha constatato quanto <strong>l’approccio partecipativo abbia ottenuto positivi effetti.<br />
</strong>Infatti la popolazione locale è stata coinvolta nelle decisioni fin dall’inizio, cioè dalle discussioni preliminari sulla località da scegliere come sito per il deposito. Grazie alla trasparenza e ad una opportuna comunicazione, <strong>la popolazione di Forsmark ha accolto con favore crescente la scelta di ubicare il deposito di scorie in prossimità delle loro abitazioni</strong>.</p>
<p>Gli abitanti di Forsmark, nota O’Donovan, non hanno istinti di conservazione diversi da quelli di tutti gli altri esseri umani del mondo: semplicemente, hanno una chiara conoscenza di quali siano i propri interessi, e si sono comportati di conseguenza. Anzi: se dal 1988 il deposito di Forsmark ospita le scorie di livello basso e intermedio, la cittadinanza ha proposto il sito anche come sede del deposito finale dei rifiuti ad alta attività, quelle le più radioattive.</p>
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		<title>Che il nucleare abbia inizio</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Dec 2009 12:07:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri si è compiuto il primo passo per un rilancio concreto del nucleare in Italia: è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo sulla localizzazione nel territorio nazionale di impianti per la produzione di energia elettronucleare. La novità principale riguarda l’elaborazione, entro 3 mesi dall’entrata in vigore del decreto (prevista a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri si è compiuto il primo passo per un rilancio concreto del nucleare in Italia: è stato approvato dal Consiglio dei Ministri lo schema di decreto legislativo sulla localizzazione nel territorio nazionale di impianti per la produzione di energia elettronucleare.</p>
<p>La novità principale riguarda l’elaborazione, entro 3 mesi dall’entrata in vigore del decreto (prevista a febbraio), di un documento programmatico contenente una vera e propria “strategia nucleare”. Considerato parte integrante della strategia energetica nazionale, questo documento verrà proposto dal MiSE (Ministero Sviluppo Economico) con il supporto della futura Agenzia per la sicurezza nucleare e conterrà tutti gli obiettivi strategici del Governo: dalla sicurezza al combustibile nucleare, dalla realizzazione degli impianti alle compensazioni, fino alle alleanze internazionali.</p>
<p>Da sottolineare che il documento sulla “strategia nucleare” conterrà anche le procedure per la costruzione, l’esercizio e la disattivazione degli impianti, nonché i requisiti soggettivi che devono essere in possesso degli operatori, come pure le sanzioni applicabili in caso di violazione delle nuove norme. Questo a garanzia del fatto che le società e le imprese che si impegneranno nel nucleare non potranno in alcun modo agire secondo criteri o interessi di parte, ma dovranno operare seguendo precise indicazioni di interesse pubblico, avendo come criteri prioritari di azione la sicurezza, l’affidabilità e la trasparenza.</p>
<p>Del resto lo stesso Governo ha intenzione di procedere in modo trasparente e chiaro, visto che con il decreto legislativo prevede una preliminare valutazione del contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza, di diversificazione energetica, di riduzione delle emissioni di gas serra e di benefici economici e sociali. È evidente che sarebbe difficile proseguire con il piano di sviluppo del nucleare se queste valutazioni non dovessero essere pienamente soddisfacenti. Inoltre è anche previsto che i cittadini siano informati passo passo sulle mosse dell’esecutivo.</p>
<p>Questo dell’informazione è l’altro punto fondamentale e qualificante della “strategia nucleare” che si sta attuando. Con l’entrata in vigore del decreto legislativo (per la cui approvazione è ora necessario il parere del Consiglio di stato, della Conferenza unificata Stato/Regioni e del Parlamento), verrà infatti varata una campagna d’informazione concertata tra MiSE, Minambiente e Ministero Trasporti, con il coinvolgimento, tra gli altri, della futura Agenzia per la sicurezza nucleare, dell’Autorità per l’Energia, di Ispra , Enea e Anci.<br />
Si tratta di una azione indispensabile per la corretta gestione di un sistema complesso come indubbiamente è quello nucleare, ma anche per la sua accettabilità sociale. La gente ha infatti paura di quello che non conosce o non capisce. E non a caso tutti i sondaggi d’opinione confermano che il favore verso il nucleare è direttamente proporzionale al livello di conoscenza: più si sa e si è informati, più si è a favore.</p>
<p>In quest’ottica il tema delle compensazioni agli enti locali e cittadini, per quanto importante, dovrebbe quasi passare in secondo piano. È infatti previsto un beneficio annuale di 3 euro/MW (cioè circa 5 miliardi di euro per una centrale da 1.600 MW come quelle proposte da Enel) che si tramuterà in 0,4 €/MWh prodotto (cioè in circa 3 miliardi di euro l’anno per la stessa centrale da 1.600 MW) una volta che la centrale sia entrata in esercizio, di cui il 10% spetterà alle Province, il 55% ai Comuni interessati e il 35% a quelli limitrofi. Contributi che a livello locale possono dare una spinta determinante per lo sviluppo e la gestione del territorio.<br />
Tuttavia,  se pure è giusto compensare gli enti locali per l’occupazione del suolo e i vincoli che il nucleare impone, il beneficio che ne deriva non è locale, ma tangibile per l’intero Paese in termini di diversificazione delle fonti di energia, di maggiore sicurezza energetica e di riduzione della fattura energetica nazionale. In un Paese civile questi benefici dovrebbero andare al di la degli interessi locali, rendendo orgogliosi di poter contribuire in prima persona al bene pubblico e all’innovazione del Paese.</p>
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		<title>Flamanville: il modello nucleare francese</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 17:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare “Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A Flamanville, cittadina nel nord della Francia, l’Edf con l’Enel sta costruendo un nuovo impianto nucleare</p>
<p>“Il fatto di avere un’attività industriale importante, e duratura, qui ha messo in moto molte altre iniziative”. Parola di Patrick Fauchon, 56 anni, da 26 sindaco del comune di Flamanville, cittadina della Bassa Normandia, nel nord della Francia: qui l’Edf, insieme all’italiana Enel, sta costruendo un nuovo impianto nucleare, il terzo nello stesso sito sul mare e il primo di terza generazione avanzata, la tecnologia Epr (http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=41806613r) che in futuro l’Enel vorrebbe utilizzare anche in Italia.</p>
<p>Prima delle centrali nucleari in questo territorio si era lavorato nelle miniere di ferro, ma sono state chiuse nel 1962. Intorno, c’è solo agricoltura. Ora si è messa in moto una storia diversa, senza che le caratteristiche del paesaggio siano state cambiate, al di là dell’area coperta dalle centrali nascoste dietro una collina e che non hanno bisogno delle alte torri di raffreddamento tipiche di altri impianti nucleari, grazie alla grande disponibilità di acqua di mare.</p>
<p>Quello di Flamanville è il migliore esempio di come le amministrazioni locali francesi abbiano saputo sfruttare la presenza delle centrali nucleari, senza per questo rinunciare a dibattiti e confronti. Esattamente come in Italia, l’opinione pubblica d’Oltralpe è divisa a metà sull’energia nucleare. E quando si verifica qualche guaio non mancano mai polemiche. Ma la decisione d’investire è stata presa, ci sono 58 reattori in funzione in 19 siti e l’effetto di questi investimenti è visibile sul territorio e valutabile per l’economia nazionale.</p>
<p>Proprio attorno a Flamanville, per esempio, il paesaggio è rimasto agricolo e la costa punteggiata di paesini pittoreschi. “La prima cosa che abbiamo realizzato è stata il porto turistico di Dielette. In questo pezzo di costa incontaminata e lunga una sessantina di chilometri non c’erano altri punti di sosta, oltre a Cherbourg. Oggi ne abbiamo potenziati cinque. È un investimento per il futuro” ha proclamato un anno fa Fauchon, quando si è trattato di votare sull’ampliamento della centrale nucleare. Fauchon è un socialista e, oltre che sindaco, è dipendente dell’Areva a Beaumont-Haugue, impianto di stoccaggio dove arriveranno anche le scorie delle centrali italiane in via di smantellamento.</p>
<p>Ma in Francia la decisione sulle centrali non è mai di una sola parte: coinvolge tutti e prevede, come passaggio obbligato, la consultazione delle amministrazioni locali. Così, quando è stato il momento di votare, nel comune di Flamanville il 95 per cento dei consiglieri comunali ha detto sì all’ampliamento della centrale; lo stesso è accaduto nel vicino comune di Siouville, retto da Roger Bonnemains, sindaco di destra vicino a Jean-Marie Le Pen.</p>
<p>A differenza degli italiani, i politici e gli uomini d’azienda francesi non parlano di “compensazioni”, ma di “ricadute sociali ed economiche” delle centrali. Ce ne sono di precedenti e di contemporanee ai lavori per la costruzione dell’impianto. Prima di fare arrivare i circa 3 mila tra operai e ingegneri che devono costruire in 5-8 anni una centrale, in Francia si preparano infatti le abitazioni, le scuole, i pronto soccorso, gli impianti sportivi, le infrastrutture viarie. I cittadini lo sanno, e l’entità di questi lavori preparatori pesa non poco sul loro giudizio finale, senza il quale peraltro non si procede. E così si mette in moto un volano di modernizzazione e di lavoro, che a sua volta favorisce iniziative anche in altri settori, come la piccola e grande distribuzione e la ristorazione. In alcuni casi le acque di raffreddamento vengono poi usate per gli allevamenti. Capita frequentemente con il pesce. Ma vicino alla centrale di Pierrelatte, nel sud-est della Francia, è stata addirittura creata una fattoria di coccodrilli, dove l’habitat, che è ideale per i rettili, favorisce la produzione intensiva di un animale altrove difficilmente allevabile.<br />
<a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2009/12/flamanville-il-modello-nucleare.html">Energia a modo mio</a></p>
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		<title>No al nucleare: e se a dirlo è Adriano Celentano&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 10:38:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ognuno è libero di esprimere il proprio punto di vista, ma se quel qualcuno è un personaggio pubblico, (ad esempio Celentano), dovrebbe avere quantomeno lo scrupolo di informasi bene, prima di fare dichiarazioni inesatte&#8230; Di seguito qualche osservazione, da parte di chi non saprà nulla di musica, ma di nucleare si. “Capisco le paure, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno è libero di esprimere il proprio punto di vista, ma se quel qualcuno è un personaggio pubblico, (ad esempio Celentano), dovrebbe avere quantomeno lo scrupolo di informasi bene, prima di fare dichiarazioni inesatte&#8230;<br />
Di seguito qualche osservazione, da parte di chi non saprà nulla di musica, ma di nucleare si.<br />
“Capisco le paure, ma dobbiamo ricordare che il movimento antinucleare è nato vent’anni fa sull’onda dei disastri delle centrali nucleari: il referendum in Italia avvenne dopo Chernobyl, quando eravamo tutti comprensibilmente in preda al panico”, spiega Umberto Veronesi.</p>
<p>Il più celebre oncologo italiano è da sempre un sostenitore del ritorno all’atomo nel nome della fiducia nel progresso scientifico. All’amico showman riconosce il merito di saper esprimere con efficacia i sentimenti popolari, ma non ne condivide le apocalittiche preoccupazioni. “Oggi &#8211; ricorda Veronesi &#8211; sappiamo che quella centrale fu progettata per scopi militari, era un impianto obsoleto e carente di sistemi di sicurezza e oltretutto l’incidente fu causato da un tragico e incredibile errore umano, che oggi non potrebbe più occorrere perché, grazie alla ricerca tecnologica, i processi sono altamente automatizzati, e dunque il rischio è ridotto al minimo”.</p>
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		<title>Perchè mi batto per il nucleare</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Professore Marco Napolitano è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia? Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un&#8217;ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti. Com&#8217;è la situazione energetica italiana? L&#8217;Italia importa quasi tutta l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Professore Marco Napolitano è favorevole ad un ritorno al nucleare in Italia?<br />
Lo sono sempre stato, anche al tempo del referendum: in un&#8217;ottica di diversificazione delle fonti energetiche. Un Paese saggio dovrebbe diversificare le fonti.</p>
<p>Com&#8217;è la situazione energetica italiana?<br />
L&#8217;Italia importa quasi tutta l&#8217;energia elettrica di cui ha bisogno (circa il 78 per cento, ndr): importiamo da Francia, Slovenia e Svizzera dove sono presenti in totale circa 60 centrali nucleari, alcune molto vicine ai confini italiani. Il mix di produzione in Italia è sbilanciato verso le fonti più costose, gas naturale e petrolio, che sono anche in via di esaurimento. Il costo di generazione da carbone e nucleare è minore del 20 per cento rispetto a quello dei cicli combinati a gas.</p>
<p>Perché in Italia c&#8217;è questa forte opposizione al nucleare?<br />
C&#8217;è un problema di accettazione del nucleare. Il nucleare colpisce negativamente l&#8217;immaginazione popolare. Si pensa subito alla bomba atomica o, peggio, al disastro di Chernobyl che è l&#8217;incidente più grave mai accaduto. Se si pensa però che nel mondo sono in funzione, da diversi decenni, poco meno di 500 centrali, è possibile affermare che la probabilità di incidenti ad impianti nucleari è molto bassa.</p>
<p>Qual è allora il problema?<br />
Anche di conoscenza, mancano le necessarie informazioni su tale sistema di produzione energetica. C&#8217;è poi un problema politico. Spesso la politica preferisce non occuparsi di questa materia, considerandola una patata bollente da lasciare ad altri.</p>
<p>Come affrontare la questione legata alle scorie nucleari?<br />
Ogni fonte energetica ha costi e svantaggi. La natura non dà nulla gratis. Sulla questione delle scorie radioattive, ovvero dello scarto di combustibile nucleare esausto (o spento) derivante dalla fissione nucleare, la soluzione scelta per l&#8217;Italia è quella del deposito geologico, ovvero dello stoccaggio in bunker sotterranei profondi e schermati in modo da evitare la fuoriuscita di radioattività nell&#8217;ambiente esterno.</p>
<p>Di quanti reattori ha bisogno l&#8217;Italia?<br />
Basterebbero 4/5 impianti di terza generazione EPR (European Pressurized Reactor) – ad altissima sicurezza, progettati per rendere improbabili guasti tecnici o errori umani – per coprire almeno una parte del fabbisogno energetico nazionale. Si potrebbe partire con un 10 per cento di nucleare sul totale della produzione energetica italiana per poi allinearci alla media mondiale che si aggira intorno al 15 per cento.</p>
<p>Quanto ci vorrà per vedere in funzione la prima centrale italiana?<br />
Un processo lungo dovuto all&#8217;accettazione dell&#8217;impianto da parte dell&#8217;opinione pubblica. Trovato il sito, accettato dalla popolazione, ci vogliono i vari permessi e la licenza integrata di costruzione ed esercizio (Col). Dopodichè devono partire i lavori delle infrastrutture connesse all&#8217;impianto come la rete elettrica che deve supportare la centrale.</p>
<p>Ha mai trovato nei suoi studenti degli oppositori accaniti?<br />
No, devo dire di aver trovato sempre studenti molto interessati a saperne di più, ma senza preconcetti.</p>
<p>http://energiamodomio.blogspot.com/2009/12/perche-mi-batto-per-il-nucleare.html</p>
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		<title>Sviluppo Nucleare Italia Srl</title>
		<link>http://www.postalo.it/ambiente/20091101-sviluppo-nucleare-italia-srl.html</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 14:35:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Enel e la corrispettiva francese EDF, il 3 agosto scorso, hanno costituito una joint venture, con il 50% delle quote a testa, denominata &#8220;Sviluppo Nucleare Italia Srl&#8221; con sede a Roma. Questa nuova società ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Enel e la corrispettiva francese EDF, il 3 agosto scorso,  hanno costituito una joint venture, con il 50% delle quote  a testa, denominata &#8220;Sviluppo Nucleare Italia Srl&#8221; con sede a Roma.</p>
<p>Questa nuova società ha il compito di realizzare gli studi di fattibilità per la costruzione in Italia di almeno 4 centrali nucleari con la tecnologia di terza generazione avanzata EPR, come previsto dal Memorandum of Understanding firmato da Enel ed EDF il 24 febbraio scorso durante il summit Francia-Italia di Roma.</p>
<p>L&#8217;Amministratore Delegato di Sviluppo Nucleare Italia è Francesco De Falco al quale, e proprio a lui sono state fatte delle domande. Riporto un estratto dell&#8217;intervista, pubblicata integralmente su Ligurianotizie</p>
<p>Il nucleare è un tema destinato a dividere l’opinione pubblica e suscitare molte perplessità per la sicurezza dei cittadini.</p>
<p>R. Il nucleare è una fonte ormai assolutamente sicura, grazie alle tecnologie avanzate su cui possiamo contare oggi e grazie ai controlli costanti delle autorità indipendenti a livello europeo ed internazionale che sorvegliano con la massima attenzione e sistematicità gli impianti, il loro funzionamento, la produzione e tutto l&#8217;indotto, dalla costruzione della centrale fino alla messa in funzione.<br />
I dati oggettivi ci dicono che dal 1987, all&#8217;indomani di Chernobyl, fino ad oggi tutti i reattori nucleari in esercizio nel mondo hanno lavorato per 80 milioni di ore senza che si verificasse alcun incidente. Inoltre, a titolo di esempio, non tutti sanno che il livello radioattivo intorno alle centrali nucleari è inferiore a quello generato da un solo viaggio aereo.</p>
<p>D. Si tratta allora soltanto di un problema di informazione e di comunicazione?</p>
<p>R. E&#8217; proprio così: dobbiamo fare un grande sforzo di comunicazione e di informazione veritiera e trasparente per recuperare un ritardo di 25 anni e superare una serie di preconcetti e di luoghi comuni che non hanno fondamenti scientifici. Si tratta di un impegno che va gestito con responsabilità e buonsenso a tutti i livelli.</p>
<p>D. Quali benefici potranno avere i cittadini dall’introduzione del nucleare?</p>
<p>R. Sono soprattutto vantaggi di tipo economico ed ambientale. Anche qui sono i numeri a far capire la portata e la bontà della produzione di energia elettrica da fonte nucleare. Per esempio, in Francia quasi l’80% dell&#8217;energia elettrica è prodotta da fonte nucleare e questo porta i nostri cugini d’oltralpe ad avere un costo delle bollette inferiore del 30% rispetto agli standard italiani. Allo stesso modo, avviene in Germania e in Spagna. L’Italia invece importa oggi energia nucleare per il 13% del proprio fabbisogno energetico, soprattutto da Francia, Svizzera, Slovenia, e si ritrova quindi con ben 27 impianti nucleari in un raggio di 200 km intorno ai propri confini, pur non potendo beneficiare dei relativi vantaggi economici. A livello ambientale, poi, basta dire che il nucleare non produce C02, né alcun altro tipo di emissione, per capire qual è l’effetto positivo: è stato calcolato che, con una produzione elettrica proveniente per il 25% da fonte nucleare, si eviterebbe l’immissione nell’atmosfera di qualcosa come 35 milioni di tonnellate di C02 ogni anno. Della sicurezza, infine, abbiamo già detto: aggiungo che le centrali di terza generazione, così come quelle future di quarta, hanno tecnologie tali da garantire la massima sicurezza perfino in caso di eventi sismici o di attentati terroristici mediante impatto con aerei di linea.</p>
<p>D. Il nucleare però ha il problema di generare scorie radioattive: come si pensa di risolvere la questione?</p>
<p>La tecnologia Epr, che verrà adottata da Enel ed EDF per le centrali da costruire in Italia, consente di ridurre al minimo la produzione di scorie. Anche in questo caso sono le cifre a confortarci: in un impianto Epr da 1650 MW le scorie cosiddette di alta radioattività, che hanno cioè tempi più lunghi per lo smaltimento, sono pari a nove metri cubi all&#8217;anno, ovvero ne viene riempito l’equivalente di un container in 7 anni, mentre le scorie relative a radioattività media e breve sono di 90 metri cubi, il che significa poco più di un container l’anno. Si tratta di quantità molto limitate e soprattutto gestibili con sistemi di stoccaggio assolutamente garantiti dal punto di vista della sicurezza e del controllo istituzionale e degli organismi indipendenti preposti al compito, a partire da Euratom.</p>
<p>D. Il nucleare può essere quindi visto come la soluzione a tutti i problemi energetici dell’Italia?</p>
<p>R. In ambito scientifico ed accademico si sente spesso dire che il nucleare non è la soluzione ma senza nucleare non c&#8217;è soluzione. Anch’io sostengo che il nucleare non è una panacea, ma certamente è una parte fondamentale ed insostituibile della soluzione alla questione energetica ed ambientale, così come lo sono le energie rinnovabili. Il mondo ha bisogno di energia abbondante, a basso costo e senza effetti negativi sull&#8217;ambiente e sul clima: ecco perché occorre puntare su un mix energetico che metta insieme diverse fonti: dai combustibili fossili, sempre in misura minore, al nucleare fino alle energie rinnovabili, che hanno grandi margini di crescita, ma che da sole non possono bastare. La nostra è una grande sfida che, per quanto riguarda l&#8217;Italia, intende affrancare il Paese dalla dipendenza da fonti energetiche importate da zone del mondo politicamente poco stabili, così da abbattere i costi e contribuire in modo determinante a contrastare il cambiamento climatico.</p>
<p>D. Quali sono i tempi previsti per l’avvio della produzione da nucleare in Italia e quali saranno i siti prescelti per le centrali?</p>
<p>R. Ci auguriamo di poter mettere in esercizio il primo impianto nucleare nel 2020, per poi arrivare nel giro di 4 o 5 anni a soddisfare il 12,5% del fabbisogno energetico italiano attraverso l&#8217;energia nucleare, pari al 50% dell’obiettivo stabilito per il sistema Italia. Per quanto concerne le centrali, diciamo subito che è troppo presto per parlare di siti.<br />
La decisione su dove localizzare le centrali spetterà alle aziende, ma prima il Governo dovrà definire i criteri in base ai quali saranno selezionati i siti: geologicamente adeguati, adatti per ospitare impianti di una vita utile di almeno 60 anni, in zone a bassa sismicità e vicine a grandi bacini di acqua, necessaria per il sistema di raffreddamento. Al momento dico che i cittadini possono stare tranquilli: gli impianti, come già detto, saranno realizzati con sistemi di massima sicurezza. I territori che accoglieranno le centrali avranno inoltre importanti ricadute socio-economiche; in Francia, giusto per fare un esempio, le municipalità fanno a gara per attrarre questo tipo di investimento che porta posti di lavoro, benessere, benefici economici e ambientali.</p>
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		<title>Dove le nuove centrali nucleari?</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 11:52:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8216;Il governo è favorevole alla reintroduzione dell&#8217;energia nucleare alternandole ad altre fonti energetiche, ma la scelta sul dove, come e quando sarà attuata una volta decisi i criteri di valutazione, considerando le varie realtà territoriali e le loro specificità, problematiche ed esigenze, attraverso un confronto con le comunità e le istituzioni locali. La bufala lanciata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8216;Il governo è favorevole alla reintroduzione dell&#8217;energia nucleare alternandole ad altre fonti energetiche, ma la scelta sul dove, come e quando sarà attuata una volta decisi i criteri di valutazione, considerando le varie realtà territoriali e le loro specificità, problematiche ed esigenze, attraverso un confronto con le comunità e le istituzioni locali.<br />
La bufala lanciata dai Verdi, del resto già smentita dall&#8217;Enel, dimostra la leggerezza di alcuni nell&#8217;affrontare questioni importanti&#8217;. È quanto afferma il senatore Enzo Ghigo, coordinatore regionale del Pdl piemontese, a proposito dell&#8217;annuncio del presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, secondo il quale Enel avrebbe inviato al governo una mappa dei futuri siti per le centrali nucleari. &#8221;La posizione della sinistra rossoverde e&#8217; di retroguardia &#8211; aggiunge Ghigo &#8211; ed ha il solo scopo di creare ingiustificati allarmismi. Non tiene in considerazione che il nucleare di nuova generazione e&#8217; pulito, sicuro e, in combinazione con altre fonti energetiche, consente di ottenere un considerevole riscontro economico&#8221;<br />
Arrivata la smentita dell&#8217;Enel: «In merito a quanto dichiarato dal presidente dei Verdi Angelo Bonelli Enel precisa &#8211; si legge in una nota dell&#8217;azienda energetica guidata da Fulvio Conti &#8211; di non aver inviato al Governo alcun dossier che indica i siti per la realizzazione delle centrali nucleari in Italia».<br />
«I siti &#8211; prosegue il comunicato &#8211; saranno individuati solo successivamente alla definizione da parte dell&#8217;esecutivo e dell&#8217;Agenzia per la sicurezza nucleare dei criteri per la localizzazione».</p>
<p>È impossibile che questi siti siano già stati definiti. Se andate a vedere i nomi delle città pubblicate dai giornali, si nota che sono più o meno gli stessi luoghi di cui si parlava prima del referendum del 1987 e i giornali non hanno fatto altro che pubblicare quelli. I siti non li sceglie Enel, ma il governo. È normale che qualche idea si abbia perché cmq gli esperti stanno studiando i territori e stanno facendo le loro valutazioni, ma parlare di dossier segreti, mi sembra un fatto poco plausibile.<br />
Mi pare veramente impossibile che ci siano già i siti senza che il Governo abbia pubblicato i criteri per la localizzazione. Secondo me è la solita trovata di qualcuno per promuovere le proprie ideologie.</p>
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		<title>Il nucleare non passerà, i luoghi comuni di Beppe Grillo</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:16:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Con un titolo vagamente minaccioso “Il nucleare non passerà” il blog di Beppe Grillo si occupa di nucleare civile. L’essere contro è una costante del dibattito energetico: siamo anti- petrolio, anti- atomo,  anti-biofuels, anti- vento, anti-dighe, ecc. Ma non possiamo permetterci di essere contro tutto e soprattutto non possiamo esserlo a prescindere, senza conoscere  numeri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con un titolo vagamente minaccioso “Il nucleare non passerà” il blog di Beppe Grillo si occupa di nucleare civile. L’essere contro è una costante del dibattito energetico: siamo anti- petrolio, anti- atomo,  anti-biofuels, anti- vento, anti-dighe, ecc. Ma non possiamo permetterci di essere contro tutto e soprattutto non possiamo esserlo a prescindere, senza conoscere  numeri e  situazione.</p>
<p>Premesso che io non credo che il nucleare sia privo di problemi  ma ritengo che ne abbia meno dei combustibili fossili e chiarito che non sono contro le rinnovabili ma penso che siano complementari, non posso che sobbalzare quando leggo alcune delle affermazioni del blog di Grillo.</p>
<p>Da canto suo Grillo muove una serie di accuse ad ampio raggio. Afferma:</p>
<p>- Chi vuole il nucleare appartiene a due categorie: o è male informato o ci guadagna sopra. E’ l’esatto contrario, secondo una ricerca ISPO presentata dall’AIN, il tasso di favorevoli al nucleare aumenta al crescere dell’informazione.</p>
<p>- Non esistono centrali nucleari sicure. Non esiste una sola assicurazione al mondo che abbia accettato di assicurare una centrale nucleare. I dati ci dicono che dal 1987, all’indomani di Chernobyl, fino ad oggi tutti i reattori nucleari in esercizio nel mondo hanno lavorato per 10mila anni/reattore oppure 8o milioni di ore senza che si verificasse alcun incidente.  Mentre secondo i dati OMS, ogni anno si registrano un milione di morti per inquinamento da fonti fossili.</p>
<p>- Non è stato trovato un sistema sicuro per smaltire le scorie radioattive. Le scorie radioattive sono trattate da svariati decenni in Francia, Gran Bretagna, Usa, tra gli altri.  La tecnologia Epr, che verrà adottata da Enel ed EDF per le centrali da costruire in Italia, consente di ridurre al minimo la produzione di scorie. Anche in questo caso sono le cifre a confortarci: in un impianto Epr da 1650 MW le scorie cosiddette di alta radioattività, che hanno cioè tempi più lunghi per lo smaltimento, sono pari a nove metri cubi all’anno, ovvero ne viene riempito l’equivalente di un container in 7 anni, mentre le scorie relative a radioattività media e breve sono poco più di un container l’anno. Inoltre, la ricerca avanza velocemente per ridurre dei volumi e la vita media delle scorie radioattive facendola scendere da molte migliaia di anni a qualche centinaio. Con l’avvento della IV generazione si produrrà energia bruciando le scorie, e oggi nei reattori ad acqua leggera si impiega il MOX, combustibile generato dal riprocessamento dal combustibile bruciato in altri reattori. A fine trattamento, lo scarto da stoccare, a questo punto è veramente rifiuto inutilizzabile ma anche estremamente ridotto: rappresenta il 6% (di cui 0,001% ad alta reattività) del volume iniziale del ciclo di vita del combustibile.</p>
<p>- Il nucleare è antieconomico. La questione dei costi finisce per essere una querelle più politica che economica. Esistono diversi studi sulla valutazione dei costi del nucleare, qualcuno anche in questo sito, e la forchetta del costo per kWh va da 4 ai 9 cents di euro.  Decisamente più conveniente dell’attuale FV ma non necessariamente competitivo con le fonti fossili e soprattutto del carbone e del gas, ora a quotazioni decisamente basse.  Affermare che il nucleare è costoso è approssimativo, dobbiamo chiederci rispetto a che cosa e accordarci su quale valore attribuire a questo delta. Perché se la variabile costo è determinante allora tanto vale affidarci completamente ai combustibili fossili. Ma anche se non c’importa un accidente del surriscaldamento del pianeta, rimane comunque il vincolo del petrolio che, secondo lo stesso Onufrio,  sta per esaurirsi, allora dobbiamo riflettere su come vogliamo sostituirlo. Prima di trovare la risposta dobbiamo però avere chiarito altri quesiti quali se le fonti rinnovabili sono sufficienti a coprire i nostri consumi di energia? Quale sarà il nostro consumo di energia una volta adottate tutte le possibili misure di efficienza?  Se tecnologie molto pubblicizzate come l’idrogeno o  per esempio la scelta di convertirsi al trasporto elettrico sia effettivamente un vantaggio o peggiora i termini del problema energetico. Insomma è riduttivo oltreché fuorviante determinare la scelta di una tecnologia energetica rispetto a un’altra unicamente sulla base del costo per kWh.</p>
<p>- Il nucleare è pagato sempre dai cittadini come extra costo sulla bolletta o con le tasse. Parliamo allora di quanto pesa sulla bolletta degli  italiani l’incentivazione alle rinnovabili. Attualmente siamo nell’ordine di 3 miliardi di euro all’anno (inclusi gli oneri connessi al cip6, doc Ortis http://www.newclear.it/?p=1113). Tra 5 anni si passerà a 5 miliardi di euro all’anno. Tra 10 anni questo costo ammonterà a 7 miliardi per raggiungere 104TWh di elettricità da rinnovabili equivalenti  in quella data  a circa il 25% del totale della domanda di energia elettrica (380-400 ). Se facciamo un consuntivo previsionale dal 1998 al 2020 si sarà speso oltre 50 miliardi di euro, pur prevedendo una riduzione del 50% degli incentivi.  Si tratta di una somma superiore all’investimento per 8 centrali nucleari da 1600MW  che fornirebbero la medesima quantità di elettricità.</p>
<p>- Il nucleare si fa con l’uranio, una risorsa a tempo che finirà entro 50 anni. L’uranio è presente in 4/5 Stati nel mondo, l’Italia non è uno di questi. Le riserve di uranio accertate sono superiori a quelle di petrolio e gas e assicurano disponibilità sufficienti a coprire più di un secolo di produzione di energia elettrica con le tecnologie e i tassi di produzione attuali.  Inoltre a causa della diversificazione geografica delle miniere (essenzialmente nel mondo occidentale) l’uranio è molto meno esposto al “rischio paese”. Infine un particolare curioso: circa il 50% del combustibile utilizzato nelle centrali nucleari proviene dallo smantellamento degli arsenali militari nucleari. E’ quasi paradossale ma le centrali nucleari contribuiscono allo smantellamento delle armi atomiche.</p>
<p>- Gli USA non costruiscono più centrali nucleari e investono nel solare e nell’eolico. Nel programma di Obama per combattere il cambiamento climatico c’è largo spazio anche per il rilancio del nucleare tant’è che a oggi sono già state presentate richieste per 27 nuove centrali.</p>
<p>- L’Italia ha votato contro il nucleare, non è possibile andare contro la volontà popolare. Se si vogliono fare nuove centrali è necessario un nuovo referendum. Il Belgio, la Germania, la Svezia anche loro con il retaggio di un passato referendum si stanno preparando (o si sono già attivate) per una ripresa del nucleare senza il ricorso allo strumento referendario.</p>
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		<title>Energia spiegata</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:16:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli argomenti classici anti-nucleare di Greenpeace, Legambiente, WWF etc…. sono molto discutibili, anche senza molto sforzo, ma non è questo il punto. Tanto per dirne una, il costo del kWh nucleare che il dott. Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, indicava in 0,14€/kWh. Dalle sue risposte è emerso che il calcolo dei costi finanziari della centrale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli argomenti classici anti-nucleare di Greenpeace, Legambiente, WWF etc…. sono molto discutibili, anche senza molto sforzo, ma non è questo il punto.<br />
Tanto per dirne una, il costo del kWh nucleare che il dott. Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, indicava in 0,14€/kWh. Dalle sue risposte è emerso che il calcolo dei costi finanziari della centrale era stato fatto come se per l’intero costo di costruzione si fosse chiesto un mutuo industriale da ripagare in 15 anni (!!!). È naturale che se i conti li fai così il kWh ti costa 0,14€ per i primi 15 anni, però si è dimenticato di dire che poi per almeno altri 25 anni la centrale produrrebbe energia al costo di 0,03€/kWh.</p>
<p>Ma non è questo il punto, qui non si ha ragione perché si ha dalla propria parte i libri di fisica, qui purtroppo non si ha ragione con le pur correttissime eccezioni punto per punto che Chicco Testa pone alle esternazioni del direttore di Greenpeace o di Grillo o di chiunque altro….. la questione è più che altro psicologica. Non si risolve quindi ‘istruendo’ ma comunicando e rassicurando.</p>
<p>L’opinione pubblica va conquistata con lo stesso metodo che usano questi personaggi, ma a differenza di Grillo&amp;Co, dicendo la verità. Mi ricordo che un generale americano, incalzato dalle proteste per la pericolosità dell’uranio impoverito, in uno studio televisivo ha tirato fuori dalla giacca un proiettile di U238 per far capire meglio che con due ore di discorsi che l’uranio 238 è molto poco radioattivo, che lo puoi tenere in tasca senza problemi e che è pericoloso solo se inalato. Altro esempio, in una trasmissione francese tipo ‘Report’ un dirigente di Areva incalzato da una giornalista d’assalto che gli aveva messo di fronte un contenitore schermato (e piuttosto minaccioso) che conteneva un sacchetto con qualche etto di terra contaminata da residui di estrazione dell’uranio naturale (comunque al massimo qualche migliaio di Bq/kg) ha reagito, fregando la giornalista, prendendo il sacchetto in mano e dicendo che non è affatto pericoloso se si maneggia per un tempo limitato ecc…</p>
<p>Se in Italia in televisione ci si mette a parlare di TWh, di U235-U238, di decadimento radioattivo delle scorie… in pochissimi capiscono ed in molti cambiano canale. Bisogna cercare di comunicare bene e cercare di vincere i pregiudizi inculcati nelle persone da 25 anni di disinformazione sul nucleare. Esempio fatto a braccio: Immaginiamo un barattolo di plastica pieno per metà di benzina ed un barattolo d’acciaio pieno per la metà di acqua, mettiamo in tutti e due un cubetto di polistirolo con infilato un fiammifero acceso. Abbiamo così rappresentato la stessa differenza che c’è tra Chernobyl e le centrali occidentali moderne.</p>
<p>Quanto scritto sopra non sono parole mie, ma riportate da gbettanini, che è intervenuto a commentare qui. Spero che per questo non me ne voglia, ma condivido pienamente quanto riporta e credo solo questa possa essere la strada per capire l&#8217;energia e perchè abbiamo bisogno di investire nuovamente sul nucleare. Un nucleare chiaro e trasparente.</p>
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		<title>Rubbia e il solare termodinamico</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 22:16:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In un’intervista pubblicata su Repubblica il 30 marzo 2008, il professore Carlo Rubbia, rispondeva così: […] E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l&#8217;uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l&#8217;alternativa? «Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’intervista pubblicata su Repubblica il 30 marzo 2008, il professore Carlo Rubbia, rispondeva così:</p>
<p>[…] E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l&#8217;uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l&#8217;alternativa?<br />
«Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell&#8217;elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità».</p>
<p>Rubbia fa riferimento alla centrale Nevada Solar One, una centrale termodinamica a collettori lineari che è in servizio dal giugno 2007 e che complessivamente occupa una superficie di 1,6 kmq, cioè un rettangolino lungo 1.000 metri e largo 1.600.<br />
Secondo lui con 20 di queste centrali (nel deserto del Nevada, dove di sole nell’anno ce n’è un po’ più che nell’estrema punta sud dell’Italia), pari a oltre 1.200 MW, si produce un terzo dell’energia prodotta da una centrale nucleare da 1.000 MW, al modico costo di 200 milioni di dollari x 20 = 4 miliardi di dollari (=2,5 miliardi di euro).<br />
La cifra importante è che, come afferma a Rubbia (e come effettivamente è), ci vogliono 64MW solari x20 x 3 = 3.800 MW solari (arrotondando a favore del solare) per produrre l’equivalente di 1.000 MW nucleari.</p>
<p>A questo punto mi vengono dei dubbi:<br />
Per spazio 1,6 kmq x 20 x 3 fanno 96 kmq (un rettangolo largo 10 km e lungo 9,6). Visto che secondo lui in Italia non si sa dove costruire una centrale nucleare, quale potrebbe essere il Comune che può rendere disponibile uno spazio di 96 kmq per produrre l’equivalente di una centrale nucleare (che peraltro produce energia di qualità incomparabilmente migliore)?</p>
<p>Rubbia (nell’intervista che gira in questi giorni) afferma che «4 o 8 centrali per l’Italia sono come una rondine in primavera, non risolvono il problema». Ma allora, per produrre la stessa quantità di energia di 4 centrali nucleari da 1.000 MW occorrono 96&#215;4 = 384 kmq di centrali solari, anche in questo caso «per non risolvere il problema». Se poi il confronto si fa con 4 centrali EPR tipo quelle che ha in programma Enel, che hanno ciascuna una potenza non di 1.000, ma di 1.600 MW, i km solari diventano 518, sempre «per non risolvere il problema»</p>
<p>Infine, occhio ai costi. Per le centrali EPR da 1.600 MW l’investimento previsto è di 6-7 miliardi di dollari (= 4/4,5 miliardi di euro). Una di queste centrali produce da 4,5 a 5 volte l’energia delle 20 centrali solari tipo quella del Nevada citata da Rubbia. Siccome le 20 centrali del Nevada costano 4 miliardi di dollari, per produrre con il solare l’equivalente di una centrale nucleare EPR da 1.600 MW occorre un investimento di 18 – 20 miliardi di dollari.</p>
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		<title>Intervista a Gwyneth Cravens</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 14:38:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gwyneth Cravens è autrice del libro &#8220;Il nucleare salverà il mondo, la verità nascosta su un&#8217;energia pulita&#8221;, in cui spiega come sia passata dall&#8217;essere un&#8217;oppositrice dell&#8217;energia nucleare all&#8217;essere fautrice di questa tecnologia. Riprendo dal blog newclear il video dell&#8217;intervista. È molto interessante: http://energiamodomio.blogspot.com/2009/11/intervista-gwyneth-cravens.html]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gwyneth Cravens è autrice del libro &#8220;Il nucleare salverà il mondo, la verità nascosta su un&#8217;energia pulita&#8221;, in cui spiega come sia passata dall&#8217;essere un&#8217;oppositrice dell&#8217;energia nucleare all&#8217;essere fautrice di questa tecnologia. Riprendo dal blog newclear il video dell&#8217;intervista. È molto interessante:</p>
<p>http://energiamodomio.blogspot.com/2009/11/intervista-gwyneth-cravens.html</p>
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		<title>Si può fare a meno dell’energia nucleare?</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Nov 2009 13:39:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel Vecchio Continente (UE e altri Paesi europei, Russia compresa), vi sono grandi centrali elettriche per circa 500.000 MW che nei prossimi 20-25 anni dovranno essere messe fuori servizio per anzianità. E quindi sostituite da nuove centrali per una potenza equivalente (senza qui considerare l’ulteriore potenza necessaria a soddisfare la nuova domanda, che, pur in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Vecchio Continente (UE e altri Paesi europei, Russia compresa), vi sono grandi centrali elettriche per circa 500.000 MW che nei prossimi 20-25 anni dovranno essere messe fuori servizio per anzianità. E quindi sostituite da nuove centrali per una potenza equivalente (senza qui considerare l’ulteriore potenza necessaria a soddisfare la nuova domanda, che, pur in presenza di politiche di risparmio e di efficienza energetica, è prevista in notevole crescita).<br />
Si tratta in gran parte di centrali “di base” (soprattutto nucleari e a carbone) il cui servizio è cioè indispensabile tutto l’anno, di notte e di giorno, in giornate ventose e senza vento, per cui è impensabile che possano essere sostituite da fonti rinnovabili, se non in minima parte.</p>
<p>Chi è convinto che si possa rinunciare al nucleare in Italia dovrebbe anche dire quale alternativa ci sia alla sostituzione di queste centrali. Anche in considerazione dei vincoli di competitività, di sicurezza degli approvvigionamenti, di inquinamento locale e di emissioni di gas serra che sono già forti oggi e che saranno di anno in anno crescenti.</p>
<p>Ovviamente non è né logico né razionale ipotizzare che tutta questa potenza venga sostituita da nuove centrali nucleari. Ma certo è difficile immaginare un futuro senza un rilevante ruolo anche per il nucleare, è che l’unica fonte che offre grandi potenze unitarie a prezzi competitivi, senza accrescere la dipendenza da altri Paesi , senza emettere alcun tipo di inquinante (ossidi di zolfo e di azoto, polveri, diossine e altri inquinanti chimici) e senza impatto sul clima globale.</p>
<p>E ancora. Sulla Terra vivono 6,7 miliardi di persone, di cui “i ricchi” (1,2 miliardi, pari al 18% circa) consumano quasi il 50% di tutta l’energia primaria prodotta e il 60% di quella elettrica. Dei rimanenti 5,5 miliardi, che si dividono il restante, circa un miliardi e mezzo di persone non ha nemmeno accesso all’elettricità.</p>
<p>Inoltre continuiamo ad aumentare di numero: tra poco più di 30 anni saremo 9 miliardi, con un incremento di popolazione tutto a carico dei Paesi oggi in via di sviluppo, che quindi raggiungeranno la cifra di 7,5-8 miliardi, mentre noi “occidentali” resteremo più o meno 1,2 miliardi. Ebbene, è lecito e giusto sperare che quei 7-8 miliardi di “altri” possano avere un consumo di energia elettrica adeguato a soddisfare dignitosi livelli di vita. Diciamo: un consumo, tra 30-40 anni, pari alla metà di quello medio oggi in Europa (e quindi ad a un quarto di quello medio americano).</p>
<p>Nell’auspicabile modesta ipotesi appena fatta, i consumi di energia elettrica nel mondo dovranno molto più che raddoppiare rispetto ad oggi. Il che vuol dire che occorrerà reperire una quantità enorme di energia supplementare, da utilizzare nel rispetto dell’ambiente e senza impatti sul clima globale.</p>
<p>In questo caso un ruolo di primo piano, forse determinante, potrà sicuramente essere svolto dalle fonti rinnovabili. Ma per la copertura della grande domanda di base proveniente da Paesi sempre più urbanizzati e sempre più industrializzati sarà comunque indispensabile una larga quota di energia prodotta da grandi centrali di potenza.<br />
E dunque, di nuovo, si pone la domanda: si può fare a meno dell’energia nucleare?</p>
<p><a href="http://energiamodomio.blogspot.com/2009/11/si-puo-fare-meno-dellenergia-nucleare.html">Energia a modo mio</a></p>
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		<title>La politica energetica inglese</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 18:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il nucleare è sempre più parte integrante delle politica energetica inglese. Tuttavia, l&#8217;elemento introdotto dalle politica inglese è che ogni progetto di costruzione di un nuovo impianto sarà caratterizzato da una &#8220;stretta relazione&#8221; con il territorio coinvolto. Ogni discussione a livello locale, resterà tale, senza entrare nel merito delle infrastrutture nazionali. Il tutto sarà gestito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nucleare è sempre più parte integrante delle politica energetica inglese. Tuttavia, l&#8217;elemento introdotto dalle politica inglese è che ogni progetto di costruzione di un nuovo impianto sarà caratterizzato da una &#8220;stretta relazione&#8221; con il territorio coinvolto. Ogni discussione a livello locale, resterà tale, senza entrare nel merito delle infrastrutture nazionali. Il tutto sarà gestito da un organo indipendente (IPC), (e non da un ministro), debitamente consultato e approvato dal Parlamento.</p>
<p>Infine, sono stati individuati 10 siti idonei per le nuove centrali. Tra questi, quello di Dungeness è stato respinto, perchè si sono sollevate obiezioni da parte di Natural England. Insomma, come riferito da Ed Miliband in parlamento: &#8220;Dire di no ovunque (in Inghilterra) non è nell&#8217;interesse nazionale&#8221;.</p>
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		<title>Difendiamoci da Greenpeace</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 18:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Greenpeace è un&#8217;organizzazione ambientalista con caratteristiche particolari. È conosciuta per lo più per le manifestazioni contro l&#8217;industria chimica, per gli attacchi alle piantagioni biotech, per le tecniche spettacolari e aggressive utilizzate contro imprese che sarebbero la causa di &#8220;inquinamento&#8221;. Slogan duri, campagne pubblicitarie vaste e diffuse, una grande capacità di apparire sui mezzi di comunicazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Greenpeace è un&#8217;organizzazione ambientalista con caratteristiche particolari. È conosciuta per lo più per le manifestazioni contro l&#8217;industria chimica, per gli attacchi alle piantagioni biotech, per le tecniche spettacolari e aggressive utilizzate contro imprese che sarebbero la causa di &#8220;inquinamento&#8221;. Slogan duri, campagne pubblicitarie vaste e diffuse, una grande capacità di apparire sui mezzi di comunicazione di massa, azioni dimostrative e un organizzatissimo ufficio stampa: questa è la forza di Greenpeace. Sulla base di questa capacità di &#8220;fare notizia&#8221; Greenpeace ha costruito un vero e proprio impero finanziario con decine di sedi e milioni di dollari.</p>
<p>Il nome di Greenpeace è associato sempre ai &#8220;grandi marchi&#8221;. Greenpeace contro la Apple, contro la Porche, contro la Bayer, la Philips. Se è vero che più le aziende sono grandi e più potrebbero inquinare, è anche vero che non ci sarebbe gusto per questi &#8220;green&#8221; attaccare aziende poco conosciute. Semplicemente per il fatto che non avrebbero la stessa notorietà.</p>
<p>In particolare per il nucleare, dopo le bollette finte, ecco la trovata della farmacia. E ancora prima di queste due iniziative un altro volantino su cosa fare in caso di un ipotetico incidente.<br />
Tre iniziative costruite &#8220;ad hoc&#8221; per fare leva sulle persone che, non istruite a sufficienza sul nucleare, (e questo è un problema di mancata informazione a cui il governo dovrebbe rimediare) ci “cascano con tutte le scarpe”.</p>
<p>Immaginate la vecchietta che riceve un volantino che riporta la bolletta elettrica con un importo triplicato e il ragazzo di greenpeace che la istruisce: signora, se non vuole pagare cara l&#8217;energia, deve dire NO al nucleare! O immaginate la signora che va al mercato e si imbatte sulla “farmacia nucleare”, proprio in questo periodo, poi che la gente è già spaventata dall’influenza suina e di vaccini. (l’importanza della riuscita di una protesta è anche dovuta la contesto in cui si manifesta: se questo è favorevole, la protesta ha più chance di attirare attenzione). Quindi, parlare di pillole e medicine in questo momento, facilita gli ambientalisti nella loro missione di accrescere ansie e timori sulle persone che non hanno abbastanza conoscenza per controbattere.</p>
<p>Queste pillole vengono distribuite in Francia alle famiglie che vivono entro 10 KM da una centrale nucleare, parchè in caso di incidente, l&#8217;ingestione delle compresse di iodio stabile è un modo semplice ed efficace per proteggere la tiroide contro gli effetti dello iodio radioattivo.<br />
Queste pillole rientrano semplicemente in un sistema di sicurezza, molto ben strutturato e organizzato quando c&#8217;è di mezzo un impianto nucleare. Anzi se per ogni altro impianto e centrale ci fosse una gestione della sicurezza a questi livelli, non accadrebbero incidenti, che nonostante la loro gravità, passano in sordina.<br />
Insomma, solo una cultura e conoscenza reale possono combattere queste iniziative &#8220;partorite&#8221; da una strategia di comunicazione di un impero finanziario come quello di greenpeace.</p>
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		<title>Quando il nucleare è dettato da pregiudizi</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 19:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Con le più elementari regole di sicurezza, ampiamente utilizzate in Occidente, l’energia nucleare si rivela una forma di energia sicura e affidabile. In cinquant’anni di nucleare quello successo nella centrale sistemata in vicinanza della cittadina ucraina, è il più grave che si sia mai verificato. Nel frattempo gli incidenti nelle centrali in cui si fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Con le più elementari regole di sicurezza, ampiamente utilizzate in Occidente, l’energia nucleare si rivela una forma di energia sicura e affidabile. In cinquant’anni di nucleare quello successo nella centrale sistemata in vicinanza della cittadina ucraina, è il più grave che si sia mai verificato. Nel frattempo gli incidenti nelle centrali in cui si fa uso dei combustibili fossili hanno provocato oltre 15.000 morti e perfino il sicuro ed ecologico idroelettrico ne ha causati 4.000. Se il nucleare avesse avuto lo stesso numero di vittime delle altre fonti energetiche la sua utilizzazione come fonte di energia sarebbe finita da un pezzo.</p>
<p>Bisogna inoltre tener conto dei rischi che si corrono nella estrazione dei combustibili fossili rispetto all’estrazione dei minerali di uranio. Lavorare in una miniera di uranio, fonte di energia nucleare, è dieci volte meno pericoloso che lavorare in una miniera di carbone, poiché quest&#8217;ultimo è in assoluto la fonte di energia che provoca più morti: 6-7 mila all’anno senza contare le vittime della silicosi che colpisce tutti i minatori.</p>
<p>Anche il gas naturale rappresenta un pericolo. Nel 1984 si verificò in Messico l’esplosione di diversi serbatoi di gas liquido che uccisero sul colpo 550 persone e ne ferirono 7000, sicché il suo trasporto potrebbe provocare il peggior incidente immaginabile. Qualora una nave metanifera che trasporta gas liquefatto a bassissima temperatura, in vicinanza della costa, per un incidente, dovesse spezzarsi e riversare in mare anche solo parte del suo carico, si provocherebbe una enorme nuvola fredda e densa di gas che spinta dai venti sulla terraferma potrebbe esplodere liberando una potenza paragonabile a quella di una bomba atomica.</p>
<p>Anche il petrolio ha causato ingenti danni che non sono solo quelli, peraltro gravissimi per l’ambiente, provocati dalle petroliere che hanno riversato in mare il loro contenuto sporcando le coste e uccidendo gli uccelli marini che, con il corpo imbrattato di catrame, non riuscivano più ad alzarsi in volo. Ai disastri ambientali vanno accostate anche le migliaia di morti avvenuta per l’esplosione di oleodotti e depositi con conseguenti incendi che hanno interessato le abitazioni poste in vicinanza dei grossi serbatoi di carburante. Perfino l’idroelettrico,  può creare catastrofi imputabili a dissesti idrogeologici.</p>
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		<title>Nucleare: due generazioni a confronto</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 19:47:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Delle centrali di III generazione non ne esiste ancora una in servizio. Dopo quasi 20 anni di studi e ricerche sono ora in costruzione i primi esemplari. È dunque del tutto falso presentarle come progetti obsoleti: si tratta in realtà di tecnologie nuove e d’avanguardia. Le centrali di IV generazione fanno ancora parte del mondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Delle centrali di III generazione non ne esiste ancora una in servizio. Dopo quasi 20 anni di studi e ricerche sono ora in costruzione i primi esemplari. È dunque del tutto falso presentarle come progetti obsoleti: si tratta in realtà di tecnologie nuove e d’avanguardia.</p>
<p>Le centrali di IV generazione fanno ancora parte del mondo dei buoni propositi. Non solo non esistono, ma non ne sono ancora state definite le caratteristiche tecniche. Nella migliore delle ipotesi, se cioè la ricerca avrà il successo che ci si auspica, vedremo i primi prototipi per il 2030, e la prima centrale in servizio commerciale per il 2040 o giù di lì.</p>
<p>Le centrali di III generazione sono una evoluzione dei reattori esistenti. Certamente presentano qualche punto interrogativo (prototipi ancora da verificare sperimentalmente), ma è sicuro che funzionino e che offrano un livello di sicurezza enormemente maggiore dei circa 440 reattori attualmente in servizio nel mondo. Con i reattori di IV generazione, invece, è un po’ un salto nel buio. A livello internazionale sono stati individuati 6 tipologie di reattori meritevoli di appartenere alla IV generazione, ma non sappiamo se si potranno realizzare le caratteristiche che sono state ipotizzate nel concepirli. In particolare, nei casi in cui è prevista la messa a punto di combustibili di nuova concezione, che richiedono tempi molto lunghi con risultati non garantiti, le probabilità di insuccesso sono tutt&#8217;altro che remote.</p>
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		<title>Le preoccupazioni francesi sul nucleare che si ferma (per manutenzione!)</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 19:46:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel giorno della notizia dei dubbi sollevati dalle autorità di sicurezza nucleare sui sistemi di “comando/controllo” dei reattori EPR, in Francia i blogger di cosa discutono? Ebbene, i blogger d’oltralpe si mostrano preoccupati. Ma – sorpresa! – il loro rammarico è dovuto a un’altra notizia, che ha suscito molto più clamore : La France va [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel giorno della notizia dei dubbi sollevati dalle autorità di sicurezza nucleare sui sistemi di “comando/controllo” dei reattori EPR, in Francia i blogger di cosa discutono?<br />
Ebbene, i blogger d’oltralpe si mostrano preoccupati. Ma – sorpresa! – il loro rammarico è dovuto a un’altra notizia, che ha suscito molto più clamore : La France va devoir importer massivement de l&#8217;électricité pendant plus de deux mois cet hiver. Ossia, la Francia dovrà importare energia dall’estero per un periodo più lungo di due mesi nel prossimo inverno.<br />
Il motivo? 18 reattori nucleari sui 58 di cui dispongono non saranno più operativi perché sottoposti a manutenzione.<br />
Eh si, perché come si legge qui &#8220;Le parc nucléaire assure plus de 76 % de la production d&#8217;électricité de la France&#8230;&#8221;, i francesi con il loro nucleare riescono quasi a soddisfare la richiesta di energia e non gli va proprio giù questa loro dipendenza “momentanea”!</p>
<p>Insomma, i francesi sono preoccupati, come riportato qui , qui e infine qui dove in un commento, se la prendono anche con gli scioperi avvenuti in primavera che hanno fatto slittare i lavori di manutenzione proprio in inverno, quando l’energia era più richiesta:<br />
&#8220;Merci aux écologistes et à geen-pisse : ils ruinent peu à peu la France qu’ils veulent ramener à l’ère préhistorique !&#8221; E se i francesi parlano di preistoria … cosa dovremmo dire noi ?</p>
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		<title>Si sta lavorando per un nucleare sicuro: ecco la prova</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:17:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le autorità di sicurezza nucleare di Finlandia, Regno Unito e Francia hanno sollevato dei dubbi in merito alla sicurezza garantita dai sistemi di “comando/controllo” dei reattori EPR attualmente in costruzione in Finlandia, in Francia e progettati in Gran Bretagna (quindi parliamo di prototipi). In altre parole, secondo le tre Autorità, i sistemi di emergenza della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le autorità di sicurezza nucleare di Finlandia, Regno Unito e Francia hanno sollevato dei dubbi in merito alla sicurezza garantita dai sistemi di “comando/controllo” dei reattori EPR attualmente in costruzione in Finlandia, in Francia e progettati in Gran Bretagna (quindi parliamo di prototipi).<br />
In altre parole, secondo le tre Autorità, i sistemi di emergenza della centrale hanno ancora delle parti in comune con i normali sistemi di gestione, cosa da evitare per avere il massimo di sicurezza in caso di incidente. Pertanto le tre Autorità «hanno chiesto ai gestori e al fabbricante di migliorare la concezione iniziale dell’EPR» e, precisa il comunicato «i gestori e Areva (la società che ha progettato e realizza le centrali – ndr) hanno convenuto di effettuare modifiche all’architettura del progetto dell’EPR, che saranno esaminate dalle Autorità di Sicurezza».</p>
<p>Una notizia che si è subito prestata a sostenere affermazioni generiche del tipo: “I reattori EPR non sono abbastanza sicuri”, o addirittura “Autorità di sicurezza di 3 Paesi bocciano il reattore EPR” (Apcom), tralasciando, quello che per me è il nocciolo della questione: l’industria nucleare è estremamente attenta alla sicurezza e sta lavorando per accrescerla.</p>
<p>Non solo, questa vicenda testimonia ancora una volta come quello nucleare sia in assoluto il settore industriale con il maggior livello di garanzie. Le normative sulla sicurezza e sulla radioprotezione che lo regolano sono sviluppate da organismi internazionali e sono applicate a tutti i livelli in un contesto di controllo continuo. Non solo: in Italia, dove è prevista l’adozione di reattori EPR per il rilancio del nucleare, non avremo i problemi che stanno risolvendo francesi e finlandesi, garantendoci così ulteriormente sul piano della affidabilità di esercizio e della  sicurezza generale. E anche dandoci una mano a ridurre i costi.</p>
<p>Insomma, quale altro settore industriale si avvicina ad un tale livello di garanzie? Anche in fase di esercizio, qualunque malfunzionamento o evento anomalo che si verifichi presso un qualsiasi impianto nucleare di qualsiasi Paese del mondo deve essere immediatamente notificato alle Agenzie internazionali di controllo, che hanno il potere di disporre accertamenti indipendenti da quelli disposti in sede nazionale.</p>
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		<title>Dove gettare i rifiuti nucleari? &#8220;Prego, nel nostro cortile&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 16:16:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno dei Paesi più ecologisti del mondo, la Svezia, cambia idea sull&#8217;energia atomica. Dodici anni dopo aver deciso di chiudere gradualmente tutti i suoi reattori nucleari, 30anni dopo un referendum antinucleare, proprio mentre il petrolio tornato a prezzi ragionevoli fa raffreddare le smanie atomiche, Stoccolma ha deciso di revocare la moratoria, «autorizzando la sostituzione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uno dei Paesi più ecologisti del mondo, la Svezia, cambia idea sull&#8217;energia atomica. Dodici anni dopo aver deciso di chiudere gradualmente tutti i suoi reattori nucleari, 30anni dopo un referendum antinucleare, proprio mentre il petrolio tornato a prezzi ragionevoli fa raffreddare le smanie atomiche, Stoccolma ha deciso di revocare la moratoria, «autorizzando la sostituzione dei reattori esistenti – afferma il Governo nel presentare il nuovo piano energetico – quando avranno raggiunto il loro limite di sfruttamento economico ». La moratoria antinucleare era stata adottata nel febbraio &#8217;97. I reattori atomici soddisfacevano circa la metà del fabbisogno elettrico.</p>
<p>La Svezia è il Paese in cui le macchine al semaforo rosso spengono i motori per inquinare di meno. La Svezia è il Paese dove due comuni litigano per accogliere un deposito di rifiuti nucleari. Dopo una contesa durata sette anni per aggiudicarsi il diritto di ospitare un deposito sotterraneo di rifiuti ad alta radioattività, la città di Osthammar ha sconfitto la rivale Oskarshamn, peraltro sede di una centrale nucleare. Sarà il primo e per ora unico esempio al mondo, di &#8220;cassaforte&#8221; a 500 metri di profondità per stoccare per i prossimi 10mila anni, i fusti contenenti combustibile esaurito.<br />
L’eccezionalità di Osthammar (così come della sua rivale Oskarshamn) non sta tanto nella sua specificità geologica quanto nell’atteggiamento Pimby (please in my backyard) della comunità locale: l’80% degli abitanti delle due cittadine è favorevole al deposito.</p>
<p><a href="http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/10/26/scienze/025scorie.html" target="_blank">Repubblica </a></p>
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		<title>Le fonti rinnovabili sono in grado di soddisfare la richiesta di energia?</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Oct 2009 21:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>umotta</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un breve commento conclusivo sull&#8217;affermazione riportata da Greenpeace (in occasione della bolletta nucleare) secondo cui &#8220;l&#8217;eolico, il geotermico, le biomassesostenibili, e misure di efficienza energetica sono già oggi disponibili e in grado di fornire tutta l&#8217;energia di cui abbiamo bisogno in modo conveniente, pulito, sicuro e per sempre&#8221;. Un reattore nucleare produce energia per circa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Un breve commento conclusivo sull&#8217;affermazione riportata da Greenpeace (in occasione della bolletta nucleare) secondo cui &#8220;l&#8217;eolico, il geotermico, le biomassesostenibili, e misure di efficienza energetica sono già oggi disponibili e in grado di fornire tutta l&#8217;energia di cui abbiamo bisogno in modo conveniente, pulito, sicuro e per sempre&#8221;. Un reattore nucleare produce energia per circa 8.000 ore l&#8217;anno, una pala eolica per circa 2.000 ore l&#8217;anno. Per questa semplice ragione, un solo reattore EPR da 1.600 MW potrebbe approssimativamente coprire il fabbisogno di energia elettrica di due città come Milano per 60 anni. Se volessimo soddisfare tale fabbisogno ricorrendo esclusivamente a fonti rinnovabili, dovremmo: installare oltre 15.000 ettari di pannelli fotovoltaici, pari a 20.000 campi da calcio regolamentari; oppure oltre 3.000 pale eoliche da 2,5 MW, ognuna delle quali supera i 100 m di altezza e gli 80 m di diametro, che disposte in fila coprirebbero la distanza in autostrada tra Rimini e Lecce (720 Km); oppure consumare circa 20 milioni di tonnellate di biomasse all’anno, producibili solo da un’area interamente coltivata a pioppeto estesa come la somma di Emilia Romagna e Marche.<br />
Se realizzassimo il programma nucleare italiano e producessiamo il 25% dell&#8217;energia di cui abbiamo bisogno utilizzando centrali nucleari, produrremmo circa 100 TWh/anno senza emettere CO2. Ecco: producendo 100 TWh da fonte nucleare anzichè con il gas (la fonte termoelettrica a più bassa emissione di CO2) si eviterebbe l&#8217;immissione in atmosfera di circa 35 milioni di tonnellate di CO2.</p>
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