Eppure in Europa fanno quasi a gara per avere le centrali

Sul giornale La Provincia di Como leggo un intervento molto interessante di Carlo Sidoli, ingegnere e giornalista specializzato.
Vale la pena riflettere sul fatto che l’Italia è un Paese che oggi come oggi “funziona” ad energia nucleare perché il 20% circa della corrente che utilizziamo è prodotta da centrali nucleari, molto vicine ai nostri confini.
Quindi il referendum dell’87 non ci ha liberato né può liberarci dai “pericoli” del nucleare (che sono due: ipotetiche emanazioni ed effettiva produzione di scorie radioattive). Esso li ha solo allontanati in modo insignificante dal suolo patrio danneggiandoci però in modo determinante sul piano decisionale perché non siamo nella “stanza dei bottoni” e quindi potremmo subire l’arma del ricatto energetico, che già subiamo (tutti abbiamo avuto modo di accorgercene) dai Paesi produttori di petrolio e metano.

Le emissioni
Produrre, come fa l’Italia, il 50% circa dell’energia tramite centrali termiche ci costa e ci costerà moltissimo sul piano della riduzione delle emissioni atmosferiche inquinanti: oltre 200 Euro all’anno per abitante contro i 3 Euro/anno della Germania (che va di nucleare al 33 %, come la media europea) e contro i 2 Euro/anno circa della Francia, che con la sua sessantina di reattori va di nucleare all’80% circa.

Questo se vogliamo rispettare il protocollo di Kyoto. In definitiva, proprio per non addentrarci troppo nello specifico tecnico, basti dire che, oggi come oggi, 8 centrali nucleari “tipo Caorso” lavorano esclusivamente per l’Italia qui vicino, a due passi da casa; nel frattempo paghiamo l’energia elettrica il 60% in più del costo medio europeo e il doppio della Francia. I Comuni che hanno sul proprio territorio una centrale nucleare godono di alcuni importanti vantaggi di tipo economico e paesaggistico. Credo che sia facilmente negoziabile ed ottenibile la fornitura elettrica gratuita, il teleriscaldamento, l’acqua calda sanitaria gratuita. Attorno alla centrale sorgerebbe un autentico parco naturale di rispetto ambientale. Le attività di manutenzione e controllo del territorio darebbero lavoro a molte persone

I controlli
Paradossalmente la centrale nucleare è il luogo più controllato sullo stato di salute dell’aria e più tecnologicamente avanzato del Paese. Quando avvenne in Unione Sovietica il “fattaccio di Cernobyl” se ne accorsero in Svezia proprio vicino alle loro centrali nucleari perché era lì dove in controlli erano sempre all’erta. Fare i “denuclearizzati” è una scelta rispettabilissima a patto di illustrare le cose obiettivamente sapendo le spese collegate e cosa si addossa sulle spalle dei cittadini, magari i più poveri e i senza lavoro. Non desta meraviglia che per l’allocazione in Normandia di una nuova centrale nucleare, tre Comuni abbiano concorso per aggiudicarsela. Sono certo che alcuni ambientalisti, categoria alla quale mi sento di appartenere, protesteranno per quanto sto per dire. Il geologo ha ritenuto inopportuno un sito nucleare in una zona quale sarebbe il Pian di Spagna preferendo il Mantovano? Peccato, avremo gli stessi ipotetici rischi e nessun vantaggio.

I costi
Il nucleare costa troppo? Strano, la Francia ci guadagna ed è ormai provato, con ben oltre 400 impianti nel mondo, che una centrale “rende” a fine vita (presumibilmente una ventina di anni) almeno 80 volte il capitale energetico investito, cioè costi quello che costi si ripaga in pochi mesi e non “in tempi lunghissimi” e i conti si fanno alla fine, non all’inizio altrimenti non avremmo mai realizzato nemmeno l’”elettroidraulico” (hanno idea di cosa costi una diga?) di cui è ricca la Valtellina.

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